Albert Camus (1913-1960) – Non sono esistenzialista. Quando con Sartre ci siamo conosciuti, è stato per appurare che eravamo differenti. “Il mito di Sisifo” era diretto proprio contro i filosofi chiamati esistenzialisti. Sisifo insegna la fedeltà superiore, che nega gli dei e solleva i macigni, persuaso dell’origine esclusivamente umana di tutto ciò che è umano e che la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo.

Albert Camus_Il mito di Sisifo
Il mito di Sisifo

Il mito di Sisifo

 

Se vi è un destino personale, non esiste un fato superiore o, almeno, ve n’è soltanto uno, che l’uomo giudica fatale e disprezzabile. Per il resto, egli sa di essere il padrone dei propri giorni. In questo sottile momento, in cui l’uomo ritorna verso la propria vita, nuovo Sisifo che torna al suo macigno, nella graduale e lenta discesa, contempla la serie di azioni senza legame, che sono divenute il suo destino, da lui stesso creato, riunito sotto lo sguardo della memoria e presto suggellato dalla morte. Così, persuaso dell’origine esclusivamente umana di tutto ciò che è umano, cieco che desidera vedere e che sa che la notte non ha fine, egli è sempre in cammino. Il macigno rotola ancora. Lascio Sisifo ai piedi della montagna! Si ritrova sempre il proprio fardello. Ma Sisifo insegna la fedeltà superiore, che nega gli dei e solleva i macigni. Anch’egli giudica che tutto sia bene. Questo universo, ormai senza padrone, non gli appare sterile né futile. Ogni granello di quella pietra, ogni bagliore minerale di quella montagna, ammantata di notte, formano, da soli, un mondo. Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice.

Albert Camus, Il mito di Sisifo in Opere. Milano, Bompiani, 2003, pp. 318-9

S'il y a un destin personnel, il n'y a point de destinée supérieure ou du moins il n'en est qu'une dont il juge qu'elle est fatale et méprisable. Pour le reste, il se sait le maître de ses jours. À cet instant subtil où l'homme se retourne sur sa vie, Sisyphe, revenant vers son rocher, contemple cette suite d'actions sans lien qui devient son destin, créé par lui, uni sous le regard de sa mémoire, et bientôt scellé par sa mort. Ainsi, persuadé de l'origine tout humaine de tout ce qui est humain, aveugle qui désire voir et qui sait que la nuit n'a pas de fin, il est toujours en marche. Le rocher roule encore. Je laisse Sisyphe au bas de, la montagne ! On retrouve toujours son fardeau. Mais Sisyphe enseigne la fidélité supérieure qui nie les dieux et soulève les rochers. Lui aussi juge que tout est bien. Cet univers désormais sans maître ne lui paraît ni stérile ni futile. Chacun des grains de cette pierre, chaque éclat minéral de cette montagne pleine de nuit, à lui seul, forme un monde. La lutte elle-même vers les sommets suffit à remplir un cœur d'homme. Il faut imaginer Sisyphe heureux.» Albert Camus, Le mythe de Sisyphe.

 

«Non sono esistenzialista.
Sartre e io siamo sempre stupiti nel vedere associati i nostri due nomi. Pensiamo persino di pubblicare un giorno o l’altro un annuncio sul giornale in cui affermeremo di non avere niente in comune e ci rifiuteremo di rispondere dei debiti che avremmo reciprocamente contratto.
Perché, insomma, è uno scherzo. Sartre ed io abbiamo pubblicato tutti i nostri libri, senza alcuna eccezione, prima di conoscerci.
Quando ci siamo conosciuti, è stato per appurare che eravamo differenti. Sartre è esistenzialista, e il solo libro di idee che ho pubblicato, Il mito di Sisifo, era diretto proprio contro i filosofi chiamati esistenzialisti»

 

Albert Camus, Dichiarazione in una intervista ripresa da il manifesto (Alias) del 2-12-2018.


Albert Camus (1913-1960) – Ogni autentica creazione è in realtà un regalo per il futuro.
Albert Camus (1913-1960) – Il teatro è un luogo di verità: è per me esattamente il più alto dei generi letterari e in ogni caso il più universale.
Albert Camus (1913-1960) – Invece di uccidere e morire per diventare quello che “non” siamo, dovremo vivere e lasciare vivere per creare quello che realmente siamo.
Albert Camus (1913-1960) – Perché un pensiero cambi il mondo, bisogna prima che cambi la vita di colui che l’esprime. Che cambi in esempio.
Albert Camus (1913-1960) – Ciò che conta è essere veri. Ogni volta che si cede alle proprie vanità, ogni volta che si pensa e si vive “per apparire”, si tradisce.
Albert Camus (1913-1960) – La malattia dell’Europa si chiama non credere a nulla e pretendere di saper tutto.

 


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