Giancarlo Paciello – Diciamocelo: un po’ di storia non guasta. Dalle “battaglie dell’estate” del 1943 in Europa, all’avvento dell’Italia democristiana nel 1949

25 aprile
Sommario

Le “battaglie dell’estate” in Europa
 
Lo sfascio del regime fascista e la caduta di Mussolini
Lo sciopero di Torino
Lo sbarco in Sicilia
L’ordine del giorno Grandi
Il governo Badoglio
 
La resa senza condizioni ovvero l’armistizio dell’8 settembre
La Repubblica di Salò
 
L’Italia dalla Resistenza alla Liberazione
Le formazioni partigiane
La reazione nazifascista
Lo sciopero del marzo 1944
La situazione al Sud
La “svolta di Salerno
“L’inverno terribile” della Resistenza
L’insurrezione
 
Nascita della Repubblica
I governi di unità antifascista
Il governo Parri
Il governo De Gasperi
Il referendum del 2 giugno 1946
La rottura dell'unità antifascista
L’avvento dell’Italia democristiana

 

Nel gennaio 1943, nell’attesa di un’imminente evacuazione delle ultime forze italo-tedesche dall’Africa, a Casablanca, in Marocco, si svolge una conferenza anglo-americana per decidere la strategia con cui proseguire la guerra. Stati Uniti e Inghilterra devono rispondere alle pressanti richieste della Russia di uno sbarco di forze anglo-americane in Francia, per facilitarle il compito di respingere l’esercito tedesco dal suo territorio e per accelerare il crollo della Germania costringendola a combattere su due fronti. Dopo la battaglia di Stalingrado ed il crollo italo-tedesco in Africa, l’invasione della Francia è possibile, ed è vista con un certo favore da Roosevelt, che punta ad una vittoria più rapida sulla Germania per poter poi concentrare tutti gli sforzi contro il Giappone in Asia.
Ma prevale il calcolo politico quanto mai cinico di Churchill. Al quale non preme che la guerra finisca presto e che le sofferenze dei popoli vengano abbreviate, preme invece che la Russia, diventata punto di riferimento dei partiti comunisti e dei settori più combattivi del proletariato in Europa, non ne esca rafforzata. E’ bene che le armate naziste restino a lungo in territorio russo prima della sconfitta finale della Germania, in modo che la Russia esca dal conflitto vittoriosa, ma dissanguata ed indebolita. Non intende perciò agevolare la lotta della Russia contro gli invasori aprendo un secondo fronte contro la Germania, e mira a concentrare lo sforzo bellico anglo-americano, per il momento, non contro la Germania ma contro i suoi “satelliti” mediterranei, in particolare l’Italia, assai indeboliti per l’aiuto tedesco sempre più scarso e dal dominio anglo-americano del Mediterraneo.
La conferenza anglo-americana di Casablanca si conclude con la decisione che non sarà concessa pace a nessuno, se non in séguito ad una loro resa incondizionata, e con l’impegno a concentrare lo sforzo bellico innanzitutto contro l’Italia, perché ritenuta il paese più prossimo alla sconfitta (ed anche perché dalla sua sconfitta l’Inghilterra si propone di trarre un grosso vantaggio, impadronendosi della sua flotta e delle sue colonie).

  1. Le “battaglie dell’estate” in Europa

 In Russia, il 4 luglio 1943, Hitler ordina una grande offensiva sul fronte di Kursk, con l’obiettivo della conquista delle miniere di cromo dell’alto Don, metallo assai usato nelle leghe dell’acciaio per la fabbricazione della corazzatura dei carri armati. La battaglia di Kursk (4-13 luglio), una delle maggiori della seconda guerra mondiale, passata alla storia anche come “la battaglia dei carri armati” per l’enorme numero di mezzi cingolati utilizzati, in mezzo a veri uragani di fuoco delle opposte artiglierie, vede un grande successo difensivo dei Russi, che non permettono all’esercito nazista alcuna avanzata e gli infliggono perdite durissime. Nella seconda metà di luglio i Russi passano addirittura ad una controffensiva a nord di Kursk – un’altra grande battaglia, quella di Orel – e, tra la sorpresa del mondo intero, sfondano le linee tedesche e con una travolgente avanzata arrivano fino a Smolensk… [Leggi tutte le 22 pagine in PDF]

Giancarlo Paciello – Diciamocelo, un po’ di storia non guasta

 

 


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Giancarlo Paciello – Ministoria della Rivoluzione cubana

rivoluzione cubana

 

 

 

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  1. Lotta politica democratica / 2. Verso la lotta armata / 3. L’assalto al Moncada / 4. La storia mi assolverà / 5. A volte, per fortuna, ritornano / 6. I barbudos in azione / 7. L’epopea castrista

 

 

 

 

Das Archivbild vom 21. August 1960 zeigt Kubas MinisterprŠsidenten Fidel Castro und Ernesto "Che" Guevara, damals PrŠsident der kubanischen Nationalbank, bei einer MilitŠrparade. Nach Ches Tod am 9. Oktober 1967 sind verschiedene Biographien Ÿber den lateinamerikanischen RevolutionŠr erschienen. dpa nur s/w (zu dpa-Korr: "Che Guevara ist auch 30 Jahre nach seinem Tod noch aktuell" vom 03.11.1997)

  1. Lotta politica democratica

 

Fidel Castro, entra all’università nel 1945 e si butta con impeto nelle lotte studentesche. Periodo di apprendistato, per il duro compito della lotta politica. E si dà subito da fare! In lotta con l’impresa privata dei trasporti urbani, Fidel diciottenne organizzò la requisizione degli autobus all’interno del recinto universitario, e vinse. Fidel faceva parte del gruppo dei manicatos, studenti che lottavano per la giustizia, denunciando i mali della vita pubblica. Questi, una volta erano andati a visitare il “penitenziario modello” dell’Isla de Pinos, e le guardie avevano tentato di impedire che gli studenti parlassero coi detenuti: Fidel aveva dato il via allo scontro – quasi una rissa – con le guardie e poi aveva denunciato l’incidente sul giornaletto dei manicatos. In seguito le autorità di polizia tentarono di coinvolgere Castro in provocazioni e processi. Una volta, nel corso di una manifestazione, un agente cadde ferito: accusarono Fidel. Ma lo studente che aveva deposto contro di lui, ritirò l’accusa e Fidel ne uscì ancora una volta indenne. Batista lo accusava di avere ucciso tre agenti di polizia, ma le più insospettabili fonti nordamericane – da Jules Dubois, uomo del Dipartimento di Stato, a Herbert Matthews, il direttore del New York Times che intervistò per primo Fidel sulla Sierra – scriveranno sempre parlando di una falsa accusa. Nel 1948 Castro fu mandato a Bogotà a rappresentare la FEU – la Federazione studenti universitari di Cuba – a un congresso del movimento studentesco latino-americano. In contemporanea al congresso studentesco, nella capitale della Colombia, si teneva una riunione dei ministri degli esteri dell’Organizzazione degli stati americani. Appena celebrata l’inaugurazione ufficiale di questa conferenza, il presidente liberale della Colombia, José E. Gaitan, fu assassinato. E Fidel si trovò all’interno di una insurrezione popolare. Studenti e operai, disorganizzati, tentarono di dare una guida allo spontaneo moto popolare. Apparvero bandiere rosse con falce e martello e vi furono parecchi morti.
Di lì a pochi giorni – osserva il Dubois – dovevano svolgersi in Italia le elezioni politiche più importanti del dopoguerra. Erano i primi di aprile del 1948. Una vittoriosa insurrezione comunista, sia pure nella lontana Colombia, avrebbe potuto influire sul risultato delle elezioni italiane. Ma i combattenti di quelle giornate popolari si ritirarono sui monti che circondano la capitale colombiana. Ridisceso a Bogotà, Fidel si presentò all’ambasciata cubana e riuscì a rientrare subito a Cuba, su un aereo che aveva portato tori di razza in Colombia. Con lui viaggiava un altro studente cubano che si era stupidamente vantato di avere ammazzato un prete, durante la rivolta. Poi si seppe che nessun prete era stato ucciso a Bogotà. A Fidel Castro si attribuì subito l’uccisione di ben tre preti. Fidel trasse dai fatti di Bogotà una lezione essenziale sulla debolezza dei moti spontanei popolari, anche quando questi giungono alla soglia della presa del potere. A Bogotà il movimento mancava di qualsiasi coordinazione. [Leggi tutto]

 

 

 

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Giancarlo Paciello,
Ministoria della Rivoluzione cubana

 

 


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Alessandro Monchietto – Le molte facce del neoliberismo: squilibrio distributivo e crisi finanziaria. Intervista a cura di Luigi Tedeschi

economy
  1. Il principio dominante di ogni società liberale è quello della fondamentale libertà dell’individuo, quale soggetto titolare di diritti civili, politici ed economici. Il riconoscimento di tali diritti comporta la necessaria non ingerenza dello stato rispetto alla libera determinazione politica ed economica dell’individuo. Ma tali diritti, in palese contraddizione con i fondamentali diritti dell’uomo, oggi vengono ad essere negati nella società globalizzata del nostro secolo. Infatti l’odierno capitalismo è la negazione del laissez – faire del liberismo classico. Oggi il capitalismo si identifica con l’egemonia pressoché assoluta degli oligopoli delle multinazionali e delle holding finanziarie. Il capitalismo attuale è estremamente elitario e dirigista, impone riforme strutturali in campo politico e sociale, rigide regolamentazioni finanziarie che annullano di fatto le libertà politiche ed economiche. Ai poteri sovrani degli stati nazionali, in via di estinzione, si sostituisce la governance degli organismi internazionali: la democrazia viene ad essere esautorata dalle oligarchie economiche. La liberal democrazia ha dunque subito una eterogenesi dei fini creando un ordine mondiale che è l’opposto di essa stessa, oppure tale nuovo ordine rappresenta il logico, conseguente risultato di un processo di evoluzione di una ideologia liberale che di per sé stessa conduce al totalitarismo economico attuale?

 

Monchietto

L’idea comune di molte spiegazioni mainstream è che la crisi in atto, nata nella finanza, trovi spiegazione – e soluzione – dentro la finanza stessa, nelle sue regole e nei comportamenti degli operatori.

La tesi predominante (nei media come nell’accademia) attribuisce tutta la colpa alla “finanza cattiva” la quale, complice l’inadeguatezza dei regolatori, ha trascinato nel suo fallimento anche l’economia reale. Insomma, se non ci fosse stato il Lupo Cattivo Finanza il Cappuccetto Rosso Impresa sarebbe in ottima salute.

A mio parere quella che vede la causa della crisi solo nell’avidità dei banchieri, negli errori della regolazione, nei prodotti finanziari opachi è una spiegazione alquanto parziale, utile a distogliere l’attenzione dagli squilibri reali.

La crisi attuale, pur essendosi indubbiamente resa visibile nella sfera finanziaria, non per questo trova una spiegazione al suo interno: il rischio sistemico della finanza ha invece origine dall’attacco al lavoro degli ultimi decenni. La finanza è infatti stata il modo singolare ma efficace per rispondere alla tendenza alla stagnazione da domanda, che è l’altra faccia della massiccia precarizzazione del mercato del lavoro.

A partire dalla fine degli anni ottanta si è affermato un meccanismo di accumulazione capace di spingere verso l’alto la produzione senza aumentare i salari, capace di accrescere l’occupazione senza aumentare l’inflazione. Il risultato è stata la quadratura del cerchio, il sogno di ogni capitalista: un lavoratore che vede diminuire il proprio salario, ma che nonostante questo consuma come (se non più) di prima.

Si è così affermato un nuovo sistema finanziario che non solo svolge la consueta funzione di infrastruttura a supporto della produzione, ma che provoca un “effetto ricchezza” attraverso cui è possibile allargare il debito privato delle aziende e dei consumatori.

Da questo punto di vista, la finanza non è la malattia, ma il sintomo della malattia e al tempo stesso la droga che ha permesso di non avvertirla (e che quindi l’ha cronicizzata). Non è dunque un problema di instabilità finanziaria: è un problema di domanda effettiva, che nasce dalla organizzazione della produzione e del lavoro. Se le economie avanzate dell’Occidente vogliono continuare a svilupparsi nella democrazia devono tornare a far oscillare il pendolo della storia nella direzione contraria. [Continua a leggere]

Alessandro Monchietto,

Le molte facce del neoliberismo- squilibrio distributivo e crisi finanziaria.

Intervista a cura di Luigi Tedeschi

Intervista già pubblicata su:

Italicum_2015_0910 1Periodico di cultura, attualità e informazione del Centro Culturale ITALICUM


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Berta Caceres – Aveva detto: «Finire in carcere è il meno che ti possa capitare. Recentemente ci hanno sabotato l’auto su cui viaggiavamo, hanno minacciato la mia famiglia. In Honduras non esiste stato di diritto, ogni giorno è una scommessa». Il 2 marzo è stata assassinata.

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Berta Caceres
è stata assassinata
mercoledì 2 marzo in Honduras, nella città di Esperanza, dipartimento di Intibucá,
dove viveva.

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Non dimentichiamola!

 

Le parole profetiche di Berta Caceres

Honduras. L’ultima intervista al manifesto: «La nostra vita è appesa a un filo»

 

 


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David Lifodi – Il grido è già un coro: in Argentina libera Milagro Sala

Milagro Sala
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Milagro Sala.

Nonostante il nuovo presidente argentino Mauricio Macri e il governatore di Jujuy, Gerardo Morales, facciano di tutto per silenziare il caso di Milagro Sala, in carcere ormai da un mese, la detenzione della dirigente dell’associazione Tupac Amaru è divenuta una caso internazionale.

A sostegno della donna, in prigione con le surreali accuse di frode, estorsione e associazione illecita, si è mossa anche la Santa Sede tramite papa Francesco in persona. Una cosa è certa: Macri dovrà offrire spiegazioni particolarmente convincenti al Pontefice, che il 27 febbraio lo incontrerà in occasione del viaggio del presidente argentino in Italia. Bergoglio ha fatto recapitare un rosario a Milagro Sala tramite Enrique Palmeyro, uomo di sua fiducia che già aveva lavorato con lui quando il Papa era cardinale all’arcivescovado di Buenos Aires e gli aveva dato mandato di avvicinarsi alle cooperative dei cartoneros. Palmeyro ha parlato con gli acampados della Plaza de Mayo e con Alejandro Garfagnini, uno degli esponenti della Tupac Amaru, per esprimere la preoccupazione della Santa Sede alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani. La stessa Cidh, tramite Eugenio Zaffaroni, ex giudice della Corte Suprema, ha definito la detenzione di Milagro Sala come “uno scandalo internazionale”.

A favore della liberazione della donna si sono espressi, oltre alle Madres e Abuelas de Plaza de Mayo, i sacerdoti appartenenti al gruppo Curas en Opción por los Pobres, che hanno chiesto a Bergoglio di non ricevere Macri se quest’ultimo non si adopererà per liberare Milagro Sala. Tuttavia, nonostante la forte pressione esercitata dai movimenti sociali e dalla Chiesa (il presidente della Pastorale Sociale argentina, Jorge Lozano, si era offerto di svolgere il ruolo di facilitatore nei negoziati in corso per restituire la libertà alla donna), Macri e Morales non solo fanno orecchie da mercante, ma provocano. Il presidente non ha fatto altro che ribadire tutto il suo sostegno al governatore di Jujuy e, mentre Macri rifiutava di ricevere Estela de Carlotto ed altri esponenti delle associazioni per i diritti umani che, tra le altre cose, intendevano sollecitare la liberazione di Milagro Sala, si faceva immortalare insieme allo stesso Gerardo Morales mentre ballavano per festeggiare il Carnevale.

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Il fatto che la detenzione della dirigente della Tupac Amaru sia del tutto illegittima, in quanto Milagro Sala è parlamentare del Parlasur e quindi godrebbe dell’immunità, nemmeno sfiora la nuova coppia forte dell’Argentina, nonostante lo status della donna sia equiparabile, per legge, a quello di deputati e senatori. Le accuse piovute su Milagro Sala, tra cui quella, ancor più assurda, di avere legami con il narcotraffico, sono del tutto prive di fondamento e, anzi, denotano che la detenzione della leader della Tupac Amaru è di natura esclusivamente politica. Dal carcere, Milagro Sala non solo evidenzia che la Tupac Amaru si è adoperata anche per il recupero di giovani con problemi di dipendenze, oltre a gestire, scuole, centri sanitari ed aver costruito interi quartieri per le fasce più indigenti della popolazione grazie ai fondi che riceveva in epoca kirchnerista, ma ha aiutato ad uscire dalla tossicodipendenza anche un giornalista che adesso lavora per Gerardo Morales e critica senza alcuna vergogna l’associazione.

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Ultimo Tweet di Milagro Sala.

In occasione dell’attuale visita in Argentina del Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, era stato indirizzato al premier un appello affinché sollevasse il caso di Milagro Sala di fronte a Macri sottolineando la preoccupazione per il ritorno di pratiche illegali e autoritarie che a Buenos Aires e in tutto il resto del paese sono state purtroppo sperimentate a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. Per tutta risposta Renzi, che si è congratulato con Macri per la sua elezione alla Casa Rosada fin dal primo istante (senza sapere o, peggio, ignorando volutamente che razza di personaggio sia l’imprenditore di origine italiana, che in pochi mesi ha già dichiarato guerra alle Madres de la Plaza de Mayo e ha tra i suoi più stretti collaboratori persone che irridono il dramma dei desaparecidos), ha pensato bene di parlare al presidente argentino di un eventuale accordo di libero commercio tra Unione Europea e Mercosur, respinto significativamente solo da Bolivia e Venezuela.

Il quotidiano argentino Página/12 ha significativamente definito Milagro Sala “una prigioniera con la benedizione papale”: chissà che davvero non riesca al Papa sbloccare la situazione, mentre l’Argentina, sotto Mauricio Macri, dovrà ancora piangere molto.

 

(*) tratto da www.peacelink.it  e pubblicato dalla Bottega del Barbieri

 


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Niccolò Machiavelli (1469-1527) – Insegnare ad altri quel bene che per la malignità dei tempi e della fortuna tu non hai potuto operare, acciocché, essendone molti capaci, alcuno di quelli più amati dal cielo possa operarlo

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Niccolo MACHIAVELLI, Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, Venice, Aldus, 1540.

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«Se la virtù che un tempo regnava e il vizio che ora regna non fossero più chiari che il sole, andrei parlando più rattenuto … Ma essendo la cosa sì manifesta che ciascuno la vede, sarò animoso in dire manifestamente quello che intenderò di quelli e di questi tempi, acciocché gli animi dei giovani, che questi miei scritti leggeranno, possano fuggire questi e prepararsi ad imitar quelli.
Perché è ufficio d’uomo buono insegnare ad altri quel bene che per la malignità dei tempi e della fortuna tu non hai potuto operare, acciocché, essendone molti capaci, alcuno di quelli più amati dal cielo possa operarlo».

Niccolò Machiavelli, Discorsi, Proemio, Libro II, 1531.

Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio


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Luigi Cancrini  – Dialoghi con il figlio. «Che cos’è il comunismo, papà?». L’uomo costruisce anche secondo le leggi della bellezza. La cosa di cui Marx era spaventato, allora, era soprattutto l’idea per cui il comunista «rozzo» avrebbe mantenuto una tendenza a ragionare in termini di oggetti invece che di persone

Cancrini

dialoghi con il figlio

FIGLIO Che cos’è il comunismo, papà?

PADRE La risposta piu pertinente mi è sembrata, da sempre, quella del giovane Marx. Nel terzo dei suoi Manoscritti, dedicato alla proprietà privata. Se partiamo da lì, tuttavia, quello che ci aspetta è un discorso piuttosto lungo.

FIGLIO Non importa. […] Possiamo parlarne per tutta la notte.. [Continua a leggere]

 

Luigi Cancrini, Dialoghi con il figlio, Editori Riuniti, 1992, pp. 78-83.

 

Leggine tre pagine aptrendo il file PDF

 

Luigi Cancrini,
Dialoghi con il figlio. «Che cos’è il comunismo, papà?»

dialoghi

L’animale costruisce soltanto secondo la misura e il bisogno della specie a cui appartiene, mentre l’uomo sa produrre secondo la misura di ogni specie e sa ovunque predisporre
la misura inerente a quel determinato oggetto; quindi l’uomo costruisce anche secondo le leggi della bellezza.

Lo sfruttamento è la disumanizzazione progressiva dell'essere umano in quanto tale, una negazione delle potenzialità e delle esigenze caratteristiche della specie umana.

 


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Pier Paolo Pasolini (1922-1975) – Il potere di oggi manipola i corpi in un modo orribile. Li manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore, con valori alienanti e falsi, i valori del consumo, che compiono quello che Marx chiama un genocidio delle culture viventi.

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Pasolini prossimo nostro

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«Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole. E ciò che il potere vuole è completamente arbitrario o dettato da sua necessità di carattere economico, che sfugge alle logiche razionali. Io detesto soprattutto il potere di oggi. Ognuno odia il potere che subisce, quindi odio con particolare veemenza il potere di questi giorni. È un potere che manipola i corpi in un modo orribile, che non ha niente da invidiare alla manipolazione fatta da Himmler o da Hitler. Li manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore, istituendo dei nuovi valori che sono dei valori alienanti e falsi, i valori del consumo, che compiono quello che Marx chiama un genocidio delle culture viventi, reali, precedenti. Sono caduti dei valori, e sono stati sostituiti con altri valori. Sono caduti dei modelli di comportamento e sono stati sostituiti da altri modelli di comportamento. Questa sostituzione non è stata voluta dalla gente, dal basso, ma sono stati imposti dal nuovo potere consumistico, cioè la nostra industria italiana pluri-nazionale e anche quella nazionale degli industrialotti, voleva che gli italiani consumassero in un certo modo, un certo tipo di merce, e per consumarlo dovevano realizzare un nuovo modello umano».

Pier Paolo Pasolini

Citato in Pasolini prossimo nostro, film documentario di Giuseppe Bertolucci (2006).

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Fernanda Elisa Bravo Herrera – Tracce e percorsi di un’utopia: L’emigrazione italiana in Argentina. Il libro di Bravo Herrera, ovvero come si riempie un vuoto culturale.

Emigrazione in Argentina

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Fernanda Elisa Bravo Herrera

Huellas y recorridos de una utopía

La emigración italiana en la Argentina

 

Huellas yrecorridos de una utopia

Scheda del libro

Huellas y recorridos de una utopía. La emigración italiana en la Argentina. Buenos Aires: Teseo, 2015. 372 p. ISBN 978-987-723-004-8

Introduzioni di Romano Luperini e Antonio Melis.

Illustrazioni di Arnaldo Ferraguti.

Nota introduttiva di Romano Luperini  Logo Adobe Acrobat

Nota introduttiva di Antonio Melis    Logo Adobe Acrobat


 

Aspetti istituzionali

Il Testo riunisce alcuni risultati di una ricerca iniziata prima come borsista del Governo Italiano presso l’Università degli Studi di Siena, sotto la guida dei Professori Romano Luperini e Antonio Melis (1999-2000), e proseguita in seguito all’interno del Progetto di Ricerca sull’incidenza della cultura italiana nella letteratura argentina, come ricercatrice del CONICET (Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Tecnológicas – Argentina), sotto la direzione delle Prof.sse María Rosa Lojo (Universidad de Buenos Aires – CONICET) e Zulma Palermo (Universidad Nacional de Salta).
Il libro ha ricevuto un finanziamento straordinario del CONICET per la pubblicazione. La ricerca è stata supportata grazie a due borse di studio del Governo Italiano rilasciate dall’Istituto Italiano di Cultura a Buenos Aires e una borsa post-dottorale del CONICET.
Il lavoro ha avuto il patrocinio del CONICET, dell’Istituto Italiano di Cultura a Buenos Aires, del Dipartimento di Filologia e Critica delle Letterature Antiche e Moderne della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Siena e della Facultad de Humanidades dell’Universidad Nacional de Salta.
Le ricerche sono state effettuate presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, la Biblioteca di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Siena, la Biblioteca dell’Università per Stranieri di Siena e la Biblioteca Comunale di Siena.Altresì, l’Autrice ha utilizzato materiale, cosiddetto grigio, proveniente da archivi e da fonti più disparate.

L’Autrice è ricercatrice del CONICET (Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas – Argentina) presso l’ILA – FFyL – UBA (Instituto de Literatura Argentina della Facoltà di Filosofia e Lettere dell’Università di Buenos Aires; Dottoressa di Ricerca in Letteratura Comparata e Traduzione del Testo Letterario; Magister in Conservazione e gestione dei Beni Culturali e in Letteratura Comparata per l’Università degli Studi di Siena; laureata in Lettere per l’Università Nazionale di Salta (Argentina). Premio dell’Accademia Argentina di Lettere e Menzione d’Onore della Facoltà di Lettere dell’Università Nazionale di Salta (1997). Ha ricevuto borse di ricerche del Consiglio di Ricerca dell’Università Nazionale di Salta (1997), della Regione Toscana (1997), del Governo Italiano (1999-2000) e del CONICET (Post-dottorale, 2009). Ha lavorato presso le Facoltà di Lettere di Siena e Arezzo dell’Università degli Studi di Siena come docente a contratto di Letterature Ispanoamericane, Letteratura Spagnola, Cultura Ispanoamericana. Ha pubblicato El Fondo de Mercedes de Tierras y Solares (1583-1589) del Archivo y Biblioteca Históricos de Salta (2010) e Sátira política y representaciones de género en la prensa de Salta a fines del siglo XIX (2010), Huellas y recorridos de una utopía. La emigración italiana en la Argentina (2015), Parodias y reescrituras de tradiciones literarias y culturales en Leopoldo Marechal (2015).

 

Dati della controcopertina

Il libro offre una prospettiva circa le stratificazioni ideologiche e culturali che contornano il fenomeno sociale dell’emigrazione. A partire da un dispositivo teorico che affonda le proprie radici nelle analisi di Bacthin, nella prospettiva propria della Sociocritica come metodologia di lettura dei testi, nella teoresi propria New Criticism, così come nella semiotica greimasiana e di Eco e negli studi sull’ideologia – intesa in senso lato – di Therborn, nonché sugli studi sull’emigrazione come quelli di Emilio Franzina e Sebastiano Martelli, tra i molti, il lavoro affronta la costruzione dell’immaginario attorno al fenomeno dell’emigrazione. L’obiettivo della ricerca è quello di rintracciare le configurazioni ideologiche dell’immaginario sociale italiano attorno all’emigrazione verso l’Argentina dall’Ottocento fino ai primi anni del 2000. Vengono studiate le diverse posizioni ideologiche e politiche riguardanti il concetto di nazione e\o patria, la costruzione dell’identità, dell’alterità, degli spazi, la concezione del fenomeno emigratorio (cause e conseguenze, esperienze e valori), i contesti socio-politici dell’Argentina e dell’Italia.

 

Corpus studiato

Testi letterari canonici e non canonici (dimenticati, marginali, “non-letterari”) tra i quali canzoni popolari, lettere, testi “autobiografici”, manuali, libri di lettura per l’infanzia. Testi saggistici o documenti storici. Riferimenti a film, illustrazioni, fotografie. Alcuni di questi possono essere considerati di “scarsa” qualità letteraria, ma sono stati analizzati perché presentano un alto valore come documenti storici e sociali. Il corpus pertanto è composto da testi facenti parte della letteratura canonica, della letteratura classificata come minore, da documenti ufficiali, nonché da tutta una serie di materiali che potrebbero essere classificati come letteratura o testi “grigi”, ovvero difficilmente inseribili in un canone, ma che portano con sé un enorme valore documentale.
Alcuni degli autori (letteratura) studiati: Tito Barbini, Vanni Blengino, Dino Campana, Cesare Cantù, Paolo Lorenzini (Collodi Nipote), Enrico Corradini, Attilio Dabini, Edmondo De Amicis, Erri De Luca, Emilio Franzina, Lucilla Gallavresi, Pietro Gori, Maria Luisa Magagnoli, Claudio Magris, Paolo Mantegazza, Antonio Marazzi, Cesare Mazzonis, Ada Negri, Ippolito Nievo, Laura Pariani, Giovanni Pascoli, Nella Pasini, Alberto Prunetti, Edoardo Salmeri, Mariangela Sedda, Folco Testena, Andrea Zanzotto.
Autori di libri di viaggi: Mirko Ardemagni, Massimo Bontempelli, Nicola Bottiglieri, Alberto Maria De Agostini, Arnaldo Fraccaroli, Giacomo Pavoni, Francesco Scardin, Luca Toscani.
Gli autori di origine toscana sono: Dino Campana, Paolo Lorenzini (Collodi Nipote), Paolo Mantegazza, Tito Barbini.

 

Parti / capitoli

Il testo si divide in sette capitoli:

  1. Los hilos y las voces: presentazione della ricerca, obiettivi, problemi, principi teorici, organizzazione del corpus, percorso o parti del libro. Si definisce il concetto di “e(in)migración” (p. 33-34) creato per la prima volta dall’Autrice per significare le molteplici prospettive che configurano questo processo socio-culturale inteso come problematica bifronte e poliedrica; si definiscono altresì le modalità di lettura dei testi (anche i testi letterari vengono letti come documenti storici e ideologici). Si definisce il dispositivo teorico su cui appoggiarsi: la teoria bachtiniana, la Teoria della Cultura, la semiotica di Eco, la New Criticism di Angenot e Robin, la sociologia-filosofia-antropologica di Therborn. Vengono presi in considerazione altri studi sulla letteratura italiana che si occupa di emigrazione (non solo verso l’Argentina): Jean-Jacques Marchand, Sebastiano Martelli, Emilio Franzina (e anche Luigi Cepparrone, Martino Marazzi, Gianni Paoletti).
  2. O Paese: presentazione generale del corpus. Presentazione di alcuni autori significativi. Riferimento alle loro esperienze come emigranti o come viaggiatori, o alle loro vicende vincolate con l’emigrazione. Il problema della marginalità/del successo/ dell’oblio. Ragionamento sul perché dell’oblio di questi testi nel canone letterario (negazione del conflitto culturale, marginalità dei protagonisti, indifferenza degli intellettuali, contrasto/opposizione con un progetto politico (unità d’Italia/Risorgimento), trauma sociale, distanze stilistiche, non leggibilità, scarsa qualità, ecc). La formazione di un’altra Italia al di là delle frontiere. Formazione dell’identità italiana all’estero. Importanza della storia dal sotto, delle micro-storie (Hobsbawm, Sharpe). Le ideologie in contrasto e le strategie di manipolazione sociale attraverso i testi, collegati con dei progetti politici, un’interpretazione della storia. Visibilità dei conflitti nella lettura. Presentazione delle quattro posizioni che rappresentano quatto posizioni politiche e ideologiche: anti-emigrazionistica, denuncia sociale, pro-emigrazionistica e della ricerca personale.
  3. Catarsis de la hemorragia: analisi della posizione anti-emigrazionista (difesa della produzione agricola perché l’emigrazione creava dei danni all’agricoltura; socialista; nazionalista). Danno al lavoro italiano. Posizione del lutto, metafora dell’emorragia e del naufragio. Posizione nazionalista di Enrico Corradini. Negatività della nostalgia: analisi nelle canzoni popolari. Posizioni contraddittorie del fascismo: perdita dell’italianità fra gli emigranti / emigrazione come forma di colonizzazione culturale. De-mistificazione dell’America. Problema dell’esilio: l’emigrazione come esilio forzato. Analisi del romanzo Studio e racconto di Marazzi, analisi dei testi di Nella Pasini.
  4. El dolor y la conciencia. Denuncia/critica sociale collegata con l’emigrazione: non implica una difesa o una opposizione all’emigrare o agli emigranti. Analisi della realtà sociale. Posizione vincolata con il realismo, il naturalismo. Importanza delle illustrazioni sui libri e sui giornali (Arnaldo Ferraguti, Achile Beltrame su La Domenica del Corriere, Luigi Bemporad per L’Illustrazione Italiana) e anche i dipinti di Raffaello Gambogi, Angelo Tommasi. Critica alle miserie e al degrado degli emigranti. Lettura di Sull’Oceano di Edmondo De Amicis, Un caffè molto dolce di Magagnoli (analisi della figura di Severino Di Giovanni), Senza patria di Pietro Gori. Si segnalano i conflitti nella società italiana: classi sociali, campanilismi, regionalismi, politici, economici. Lettura dell’anarchismo e la rappresentazione letteraria. Riletture delle utopie e costruzione di nuove utopie.
  5. La conquista refractante a través del héroe. Posizione che concepisce l’emigrazione come opportunità (non a livello individuale ma sociale) politica, nazionale: espansionismo demografico, economico, culturale. L’emigrazione è una forma di redenzione dell’Italia, gli emigranti sono eroi, coloni, portatori della cultura, redimono il Paese. Riprendono valori del Risorgimento, della Roma imperiale, dei principi della conquista dell’Africa (Libia ed Etiopia). Riconoscimento dell’italianità negli emigranti (italiani all’estero). Costruzione dell’identità degli italiani all’estero. Letteratura dell’infanzia (formazione del cittadino). Idealizzazione degli emigranti, delle gesta emigratorie, sul principio dell’eroicità. Principio di conquista.
  6. El viaje de la búsqueda interior. Il viaggio dell’emigrazione visto nell’individualità, come gesta unica, non sociale, è un percorso di crescita individuale, formazione. Scritti di religiosi, avventurieri. Letteratura di viaggio (non tanto di emigrazione, anche se potenzialmente collegabile ed in relazione con l’emigrazione). Percorso dell’eroe o del fuggitivo. Viaggio come luogo di utopie. Carattere autobiografico del viaggio.
  7. Los desembarcos y los puertos. Sintesi dei capitoli attorno le problematiche dell’identità e dell’e(in)migrazione, considerando alcuni dei nodi semantici principali.

 

 Il libro è disponibile in formato cartaceo su Amazon,
presso le Librerías Hernández (Buenos Aires)
e per scaricarlo (ebook – pdf) dal sito della casa editrice Teseo

https://www.editorialteseo.com/archivos/13346/huellas-y-recorridos-de-una-utopia/


 

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Fernanda Elisa Bravo Herrera

 

Libri di Fernanda Elisa Bravo Herrera

 

Parodias y reescrituras de tradiciones literarias y culturales en Leopoldo Marechal. Buenos Aires: Corregidor, 2015. Colección La vida en las Pampas. [ISBN 978-950-05-3083-5]. 432 pp.

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Huellas y recorridos de una utopía. La emigración italiana en la Argentina. Buenos Aires: Teseo, 2015. [ISBN 9789877230048]. 372 pp.

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El Fondo Mercedes de Tierras y Solares (1583 – 1589) del Archivo y Biblioteca Históricos de Salta. Salta: Fundación Capacit-Ar del NOA, 2010. [I.S.B.N. 978-987-22728-3-8]. 172 p. + CD ROM.

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Sátira política y representaciones de género en la prensa de Salta a fines del siglo XIX. La Civilización, La Revista Salteña y La Revista. Avances de Investigación CEPIHA N° 8, 2010. Salta: CEPIHA – Fac. de Humanidades – Univ. Nac. de Salta, 2010. 142 pp.

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 Articoli

“Parodias y reescrituras de tradiciones literarias en Leopoldo Marechal” en Hammerschmidt, Claudia (ed.), Leopoldo Marechal y la fundación de la literatura argentina moderna. Potsdam: Inolas Publishers LTD, 2015, pp. 411-431 [ISBN 978-3-946139-03-4].

“Memoria y paisaje en la poesía de Vicente Gerbasi y Jorge Isaías” en Grillo, Rosa Maria (a cura di), Venimos de la noche y hacia la noche vamos. Salerno – Milano: Oèdipus, 2015, pp. 131-148. [ISBN 978-88-7341-206-9].

“E(in)migración italiana en la Argentina y conflictos lingüísticos. Representaciones literarias y variaciones en las dos orillas” en Revista del Instituto de Investigaciones Lingüísticas y Literarias Hispanoamericana (RILL), Vol. 19, núm. 1, 2014, pp. 60-85 [ISSN 2250-6799].

“Recuperación de la memoria en la escritura de Rubén Tizziani y de Roberto Raschella” en Zibaldone. Estudios Italianos, Vol. III, N. 5, enero 2015, pp. 221-228 [ISSN: 2255 – 3576].

“Narrar la memoria y los exilios. Viaje e inmigración en ‘Mar de olvido’ de Rubén Tizziani”, Anales de Literatura Hispanoamericana, 43 (2014) Número especial: Escribir la frontera: itinerancias y sujetos migrantes en la literatura hispanoamericana, pp. 101-113 [ISSN 0210-4547 ISSN-e 1988-2351].

“Rosalba Campra, Travesías de la literatura gauchesca. De Concolocorvo a Fontanarrosa. Buenos Aires, Corregidor, 2013, 153 pp. ISBN 9789500520720”. [Reseña] en Cuadernos AISPI. Estudios de lenguas y literaturas hispánicas 3/2014, de la Associazione Ispanisti Italiani, pp. 239-241 [ISSN 2283-981X].

“Edmondo De Amicis en Argentina” en Claves. Salta: abril, Año XXIII, N° 228, 2014, pp. 12-13.´ Publicado también en: La Gazeta del Progreso. Periódico del Club del Progreso. Año 3. http://gazetaprogreso.com.ar/?page_id=2039 [Recuperado Agosto de 2014].

“La inmigración italiana en Argentina entre la memoria y el olvido” en Grillo, Rosa Maria – Perugini, Carla (a cura di), El olvido está lleno de memoria. Salerno: Oèdipus, 2014, pp. 79-112, CD-Rom [ISBN 978-88-7341-185-7].

“Expansión colonial y Política Nacionalista de la Emigración Italiana en la Argentina”

“Tiempos y espacios de formación de identidades colectivas en Cambacérès, Balbi, Aparicio e Iparraguirre”.

“Inmigración y nacionalismo en El diario de Gabriel Quiroga de Manuel Gálvez”.

“Violencia discursiva y conflicto social en tres revistas salteñas del siglo XIX”

“Cuestiones en torno al poder y la palabra: el entrecruzamiento del proyecto político y de los programas periodísticos del siglo XIX”

“La pasión de los nómades de María Rosa Lojo: contrapunto extraterritorial de Una excursión a los indios ranqueles de Lucio V. Mansilla”

“Teoría y praxis de la narración en la escritura de Ricardo Piglia: el mito del Diario y del secreto”

“Syria Poletti y el oficio de escribir exilios”

“Racconti di viaggio in Argentina: interpretazioni e proposte di lettura. Problemi di storiografia letteraria e conformazione del canone”

“(Des)articulación de memorias, soledades y exilios: Augustus y Fragmentos de Siglo de Liliana Bellone”

“Presentazione. Quando la scrittura diventa amazzone”

“(Auto)biografía e historia en El arpa y la sombra de Alejo Carpentier”

“Entre dos fuegos. Alejandro y los pescadores de Tancay de Braulio Muñoz”

“Los (im)posibles regresos a la tierra (perdida): Si hubiéramos vivido aquí de Roberto Raschella y La tierra incomparable de Antonio Dal Masetto”

“El arte del contrapunto. La copla en el norte argentino”

“Desarraigos, fronteras y exilios de la inmigración: Stéfano de Armando Discépolo y Gris de ausencia de Roberto Cossa”

“Anarchismo ed emigrazione in Argentina nella scrittura di Pietro Gori e Maria Luisa Magagnoli”

“El yo y la otredad en la nueva novela histórica. A propósito de La pasión de los nómades de María Rosa Lojo”

“Censure, assenze e prigioni. La “poetica” di Ricardo Piglia”

“Memoria, emigración y entrecruzamiento de la palabra de Quasimodo en Oscuramente fuerte es la vida y en La tierra incomparable de Antonio Dal Masetto”

“Utopías en torno a las fronteras entre civilización y barbarie. Nuevas excursiones a los indios ranqueles”

“Cruces y encrucijadas en Al cielo sometidos de Reynaldo González”

“Scavare nella metamorfosi perlongheriana: Tu svástica en las tripas. Corpo e storia in Néstor Perlongher di Edoardo Balletta (Gorée, 2009)”

“Si hubiéramos vivido aquí de Roberto Raschella: pertenencias y extrañamientos identitarios”

“Conjeturas e indagaciones: el doble movimento enunciativo de Ricardo Piglia”

“Cooperación internacional y protección del patrimonio cultural: la gestión de la UNESCO y de la OEA”

“Memoria y relato en Alejandro y los pescadores de Tancay de Braulio Muñoz”

“La emigración italiana en la Argentina entre el fracaso y la epopeya: Emigrati de Antonio Marazzi e I Roscaldi de Nella Pasini”

“La conformación de la tradición cultural en la escritura de Leopoldo Marechal”

“La configuración de la mujer en tres revistas de Salta a fines del siglo XIX”

“Espacio, huella y ausencia de la cultura indígena en la escritura de Leopoldo Marechal”

“Dante, Valli y Marechal: Fedeli d’Amore en diálogo”

“Lo épico en ‘La Patriótica’ de Leopoldo Marechal”.

“Configuraciones del viaje en la literatura de emigración italiana en la Argentina”

“Los asedios y las batallas en ‘Megafón o la guerra’ de Leopoldo Marechal”

“Viajes y fronteras en torno a la e(in)migración”

“Percorsi nella memoria: il lessico nell’esilio affettivo dell’immigrazione”

“Fronteras y conflictos emergentes en el discurso homogeneizador del siglo XIX. Un recorrido por revistas salteñas”

“Reescrituras de textos italianos en la producción de Leopoldo Marechal: sublimación y censura de lo erótico”

La risa antropofágica como sostén de relatos del mundo: estrategias de carnavalización y efecto polifónico en la producción de Leopoldo Marechal

“La escritura marechaliana como apropiación de textos pictóricos”

“La narrativa marechaliana como espacio macarrónico de construcciones míticas”

Tesis Doctoral: “La parodia en la producción de Leopoldo Marechal como lectura/re-escritura de las tradiciones literarias y culturales”.

Tesis de Maestría “El Fondo de Mercedes de Tierras y Solares (1583-1589) del Archivo y Biblioteca Históricos de Salta”

Tesis de Licenciatura «La Teoría del Humor en la producción de Leopoldo Marechal»

RESEÑA. Fernanda E. Bravo Herrera. Diario de viaje a Oriente (1850-51) y otras crónicas del viaje oriental, de Lucio V. Mansilla. Edición, introducción y notas de María Rosa Lojo By Fernanda Elisa Bravo Herrera and Cuadernos del Hipogrifo. Revista de Literatura Hispanoamericana y Comparada (ISSN 2420-918X)


 

 

 

 

Cerchiamo insieme nuovi orizzonti di senso! Ciò che molti dicono essere «impossibile» è invece il possibile cammino verso la realtà, verso la vera umanità dell’uomo, e la vera sapienza.

In fuga

L’impossibile …

Non obbedire a chi ti dice di rinunziare all’impossibile!
L’impossibile solo rende possibile la vita dell’uomo.
Tu fai bene a inseguire il vento con un secchio.
Da te, e da te soltanto, si lascerà catturare.

                                                                  Margherita Guidacci

… è il possibile cammino verso la realtà …

Chi non spera quello che non sembra sperabile
non potrà scoprirne la realtà,
poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo,
qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada.

                                                                                             Eraclito

… e la vera sapienza

 … se uno
ha veramente a cuore la sapienza,
non la ricerchi in vani giri,
come di chi volesse raccogliere le foglie
cadute da una pianta e già disperse dal vento,
sperando di rimetterle sul ramo.

La sapienza è una pianta che rinasce
solo dalla radice, una e molteplice.
Chi vuol vederla frondeggiare alla luce
discenda nel profondo, là dove opera il dio,
segua il germoglio nel suo cammino verticale
e avrà del retto desiderio il retto
adempimento: dovunque egli sia
non gli occorre altro viaggio.

                                                                   Margherita Guidacci


L’immagine: Pere Borrell del Caso, Huyendo de la critica [In fuga dalla critica], 1874.

Il giovane scavalca la cornice per evadere dalla costrizione della fissità (definitoria) della tela in cui si vedeva confinato nella prigione di rigide scansioni spazio-temporali, una weberiana «gabbia d’acciaio».

Il titolo, Huyendo de la critica, ironico e dissacrante, conferisce al giovane la statura di chi si ribella, di chi non obbedisce a chi vuole convincerci a «rinunciare all’impossibile». Qui vuole essere metafora di una sana aspirazione a ricercare nuovi orizzonti di senso per l’arte, per la filosofia, per la società, per la storia, per l’umanità dell’uomo che non deve sottostare immobile e passiva alla perentorietà di chi proclama la “fine della storia” nell’universo capitalistico, che desertifica e inquina lo spirito e che vorrebbe precludere l’apertura di altri orizzonti: soprattutto di modalità sociali autenticamente comunitarie.


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