Giancarlo Paciello – 30 Marzo. Yom el-Ard, la “Giornata della terra palestinese”.

Giancarlo Paciello–Giornata della terra

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Mercoledì 30 marzo i Palestinesi celebrano la Giornata della Terra. I manifestanti visiteranno le tombe dei  cittadini palestinesi uccisi il 30 marzo 1976. Altre manifestazioni si svolgeranno in tutta la Cisgiordania e Striscia di Gaza. Anche all’estero, nei luoghi della Diaspora, i Palestinesi ricorderanno con eventi questa giornata. Il 30 marzo del 1976, la polizia israeliana represse proteste di cittadini palestinesi contro la confisca di terre in Galilea e destinate alla costruzione di insediamenti ebraici. Sei manifestanti furono uccisi, altri 100 feriti e a centinaia arrestati. Da allora, ogni anno è commemorata tale data come Giornata della Terra palestinese.

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Giancarlo Paciello

La giornata della terra

 

Nella notte tra il 29 e il 30 marzo 1976 alcune unità dell’esercito israeliano e distaccamenti di guardie di frontiera si mossero, lasciando le posizioni assunte alla vigilia ad una certa distanza da alcuni villaggi arabi, e avanzarono lentamente verso il centro dei villaggi. Già alle cinque del mattino ci furono i primi, violenti scontri, quando un convoglio militare fu attaccato, sulla strada del villaggio di Sakhnin, a sassate, con bottiglie incendiarie e con proiettili improvvisati. Nei tre villaggi che costituivano l’epicentro della resistenza (Sakhnin, Arrabeh e Dir-Hanna), fu immediatamente decretato il coprifuoco totale.

 

Gli abitanti dei villaggi però non lo rispettarono e gli scontri continuarono per tutto il giorno. Non soltanto nella valle di Bet-Netofa, delimitata dai tre villaggi circondati, ma in tutto il paese. La sera, c’erano sei morti, di cui quattro nel perimetro sottoposto a coprifuoco, e più di settanta feriti, fra i quali trentotto soldati e poliziotti. Circa mille arabi furono arrestati.

Tutto questo si svolgeva in Galilea, nel marzo del 1976.

Non c’era la guerra e non si trattava di una nuova conquista. Le frontiere erano lontane, e calme, quel giorno. Era il governo israeliano che mandava le sue truppe contro i suoi cittadini arabi, perché questi avevano proclamato per il 30 marzo uno sciopero generale contro la confisca delle terre arabe e che proprio per questo si sarebbe chiamato:

Yom el-Ard, la “Giornata della terra”.

 

 

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L’appello allo sciopero generale di tutta la popolazione araba d’Israele, raccolto da circa l’80% di una popolazione di mezzo milione di persone, era stato lanciato all’inizio del 1976, da un fronte, la Conferenza nazionale per la difesa delle terre arabe, costituitosi sotto l’impulso del Partito comunista israeliano, e che riuniva, a fianco dei militanti, gli studenti e gli abitanti dei villaggi, la quasi totalità dei dirigenti tradizionali arabi (sindaci e consiglieri municipali dei principali villaggi arabi), in Galilea e nella regione nota come il Triangolo,* i capi tradizionali della comunità drusa e i capi tribali dei beduini del Negev.

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All’origine di questo movimento di protesta la pubblicazione di un nuovo piano del governo israeliano di confisca di 25.000 ettari di terre coltivabili appartenenti agli Arabi di Galilea, ultima parte di un piano permanente nato nel 1949 e chiamato non senza candore, la “giudeizzazione della Galilea” (in ebreo Yehud Ha-Galil).

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Nel corso della campagna che si sviluppò in Israele e altrove, a proposito del piano del 1975, i dirigenti israeliani la ribattezzeranno “popolamento (in ebreo Yikhluss) della Galilea”, denominazione dalla connotazione meno aggressiva, ma che suggerisce tuttavia l’idea di una Galilea, (con i suoi 350.000 abitanti arabi!), come “deserto umano”, da ripopolare. La solita Palestina come terra senza popolo!

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Il piano di confisca, reso noto nel 1975 doveva perfezionare un processo di cui l’essenziale era già stato realizzato: fra il 1949 e il 1975, 320.000 dei 400.000 ettari di terre che appartenevano alla minoranza araba d’Israele erano stati confiscati dallo Stato mediante i più svariati pretesti, prima di essere rimessi nelle mani delle “collettività locali” esclusivamente “ebraiche”, o di istituzioni sioniste.

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  • Il “Triangolo” individua un’area geografica di forma più o meno triangolare e che, ancora oggi, a quasi sessant’anni dalla sua incorporazione nello Stato d’Israele, costituisce una zona di forte concentrazione araba. Parte dalla regione del Wadi ‘Ara, a sud di Nazareth e della Galilea, passando poi per il borgo Umm-el-Fahem ed il villaggio Baq’a, fino ad arrivare alle borgate di Tirah e Kafr Kassem, ad una ventina di chilometri da Tel Aviv.

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La trasformazione demografica della Palestina

da una comunità residente di lingua araba, costituita in prevalenza da musulmani, ad una comunità con una schiacciante maggioranza di ebrei, provenienti dall’Europa, dall’Asia e dall’Africa, nel 78% della Palestina (lo Stato d’Israele, dopo le guerre del 1948)

Premessa – Primo periodo: dal 1822 al 1921 – Secondo periodo: dal 1922 al 1931 – Terzo periodo: dal 1932 al 1947 – La rottura dell’equilibrio demografico in Palestina: la spartizione – Conclusioni

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Cronologia (1882-1950)


ed inoltre

Ma chi sono i rifugiati palestinesi?

Il popolo palestinese e il diritto internazionale. Esiste il popolo palestinese, per i sionisti? La frantumazione di un popolo

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Appendice documentaria

IL POPOLO PALESTINESE VISTO DALLA COMUNITA’ INTERNAZIONALE

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Hamas, un ostacolo per la pace?

L’unico vero ostacolo: occupazione militare e colonie

Premessa. 2 Il nazionalismo palestinese. 3 Il movimento islamico palestines. L’Intifada. a) La generazione dell’Intifada; b) L’organizzazione; c) La strategia; Medio Oriente in guerra. Il processo di pace. Camp David e l’Intifada al-Aqsa. Repetita juvant. Le ragioni della vittoria elettorale. Le ragioni della collera. L’ora della verità. Lezioni importanti. Slogan del passato.mReazioni e commenti 11. Conclusioni


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Giancarlo Paciello,
Per il popolo palestinese


Giancarlo Paciello

La conquista della Palestina.
Le origini della tragedia palestinese
.
Con testi di Henry Laurens, Francis Jennings,
Zeev Sternhell, Norman Finkelstein, Gherson Shafir

indicepresentazioneautoresintesi

 


Giancarlo Paciello – Ci risiamo: ancora l’infame riproposizione “Processo di pace” e “Due popoli, due Stati!”

Giancarlo Paciello – La Costituzione tradita. Intervista a cura di Luigi Tedeschi

Giancarlo Paciello – Ministoria della Rivoluzione cubana

Giancarlo Paciello – Diciamocelo: un po’ di storia non guasta. Dalle “battaglie dell’estate” del 1943 in Europa, all’avvento dell’Italia democristiana nel 1949

Giancarlo Paciello – Oggi 29 novembre! Oggi, ancora, solidarietà per il popolo palestinese.

Giancarlo Paciello – Uno scheletro nell’armadio dello Stato: la morte di Pinelli.

Giancarlo Paciello – Per il popolo palestinese. La trasformazione demografica della Palestina. Cronologia (1882-1950). Ma chi sono i rifugiati palestinesi? Hamas, un ostacolo per la pace? L’unico vero ostacolo: occupazione militare e colonie.

Giancarlo Paciello – Ascesa e caduta del nuovo secolo “americano” (Potremo approfittarne? Sapremo approfittarne?)

Giancarlo Paciello – Considerazioni sul sistema elettorale e dintorni. Da tempo ormai, il campo elettorale non è più un vero e proprio luogo di rappresentanza di interessi economici e sociali, ma è una protesi artificiale di apparente pluralismo.

Giancarlo Paciello – La rivolta o meglio, la rivincita del popolo, o meglio ancora, del demos

Giancarlo Paciello, legge il libro «I bianchi, gli ebrei e noi». L’amore rivoluzionario di Houria Bouteldja.

Giancarlo Paciello – Elogio sì, ma di quale democrazia? La rivolta o forse la rivincita del demos.



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