Salvatore A. Bravo – Salviamo le Cattedrali dalle fiamme del plusvalore.

Notre Dame de Paris

«Tutti gli occhi si erano alzati verso il sommo della chiesa, ciò che vedevano era straordinario. In cima alla galleria più elevata, più in alto del rosone centrale, c’era una grande fiamma che montava tra i due campanili, con turbini di scintille, una grande fiamma disordinata e furiosa di cui il vento a tratti portava via un limbo nel fumo».

Victor Hugo, Notre Dame de Paris, (1831)

Lo scrittore francese criticava aspramente lo stato di degrado della cattedrale di Parigi nel romanzo che gli avrebbe dato il successo eterno, con l’obiettivo di riuscire a far partire i necessari restauri per fermarne la rovina. «Il tempo è cieco e l’uomo è stolto», scrisse. E come monito aggiunse: «Se avessimo il piacere di esaminare una ad una le diverse tracce di distruzione impresse sull’antica chiesa, quelle dovute al tempo sarebbero la minima parte, le peggiori sarebbero dovute agli uomini».

La manipolazione finanziaria

I totalitarismi – pur nelle loro differenze di genere, di fini e di contesti – si eguagliano in taluni comportamenti: anzi, l’attenzione al dettaglio ne svela la processualità cannibalica. L’agire totalitario non tollera le differenze: ne tollera la presenza solo se sono organiche al potere.

L’incendio della cattedrale di Notre Dame ha certamente infuocato un dibattito, ma eludendo sistematicamente i contenuti cui rimanda la struttura architettonica, spazio dello spirito, luogo interiore della cristianità, il cui fine è il raccoglimento della comunità cristiana. I totalitarismi – nella loro violenza – deviano i fini, li piegano alle necessità del sistema: è messa in opera, sempre, la razionalità strumentale. Notre Dame, per i media, ha il suo senso non nell’essere uno dei centri più significativi  della comunità cristiana, ma sui numeri

Certamente, la cattedrale ha valore simbolico, e – quel che più conta per i media e i potentati finanziari – valore economico: ma simbolico solo in quanto rammenta la grandeur francese, ed economico proprio perché sono ben sedici milioni i visitatori annui. La chiesa dunque, in quanto tale, scompare. La vita spirituale che ha reso solida nei secoli la cattedrale, e che ne costituisce l’essenza profonda, ha smesso di parlare: è sostituita dall’affarismo, dalla questione di prestigio che prende il posto dell’asse valoriale di cui è intima espressione. Grandeur ed economia sono i parametri veri che hanno sfregiato Notre Dame: la ricostruzione è solo un affare, non una questione di senso e pensiero.

Totalitarismo e beneficienza

Il milionario François-Henri Pinault, proprietario delle più grandi holding del settore lusso, e di marchi come Gucci, Bottega Veneta, Saint Laurent e Pomellato con un fatturato di 15 miliardi l’anno e 40.000 dipendenti finanzierà con cento milioni di euro la ricostruzione. Mentre la cattedrale ancora brucia, nel suo spirito, ogni valore cristiano e comunitario è negato: un singolo “dona cento milioni” – con tutti gli sgravi fiscali che se ne guadagna – per un’abile operazione di “cause-related marketing”, ovvero si finanzia la ricostruzione per farsi pubblicità ed aumentare gli introiti. Si può comprendere la rabbia dei gilet gialli: da una parte la precarizzazione, l’affossamento delle classi medie, dall’altro un manipolo di privilegiati che usa ogni evento per trasformarlo in marketing. Inquieta la somma. Mentre milioni di persone bruciano consumando la loro vita nell’indigenza o lottano per non caderci, c’è chi può donare tale cifra frutto dello sfruttamento del popolo. Naturalmente nessuno dei media si è posto il problema dell’origine di tanto denaro, anzi, in generale, tali magnati sono stati rappresentati come alfieri dell’arte e della nazione. Non può non sfuggire la proposta di Trump di usare i canadair che avrebbero distrutto la cattedrale con il getto d’acqua; non bisogna essere ingegneri sopraffini per capire che tonnellate d’acqua cadenti su una struttura di legno, ne avrebbero decretato la fine. Eppure è il Presidente degli Stati Uniti. Si evince da questo piccolo dettaglio quanto il martello del bombardamento oltre che dell’economia continui ad operare, al punto che in questi anni bombardare è ritenuto risolutivo in ogni circostanza. Il bombardamento come sostanza e fondamento del capitalismo assoluto in tale fase, tragica verità che si ammanta di ridicolo e di incompetenza.

San Lamberto a Immerath

Prendiamo un altro esempio, la chiesa di San Lamberto a Immerath, costruita nel 1891, in stile gotico, è stata abbattuta (10 Gennaio 2018) per lasciare spazio ad una miniera di lignite gestita da un colosso dell’energia RWE che distribuisce energia a 120 milioni di utenti. Lignite implica inquinamento dell’aria in quanto energia di origine fossile, malgrado la Merkel si faccia paladina dell’ambiente, al punto che la Germania ha promesso di ridurre del 40% le immissioni di CO2 entro il 2020. In precedenza anche il cimitero di Immerath era stato trasferito in altro luogo per far spazio alla miniera di lignite, il cui appetito non conosce limite: né la morte, né il sacro possono limitarla. Ancora una volta i magnati agiscono, ciò che non è funzionale al processo di valorizzazione è eliminato. Anche in questo caso, malgrado l’azione di Greenpeace, tutto si è consumato nel silenzio generale. Non solo si è abbattuto un simbolo assiologico di una comunità, ma specialmente, al posto della chiesa, oggi vi è una miniera che produce energia altamente inquinante.

 Talebani

I talebani tanto vituperati sono fra noi. Ogni totalitarismo ha i propri. I nostri sono i magnati della finanza e delle grandi industrie che dove non è possibile trasformare un monumento, un paesaggio, una comunità in attività economiche, le distruggono. È un processo meccanico, automatico, accettato come normale, che non trova resistenza. Non vi è scandalo. Si donano cento milioni per una cattedrale, ma quotidianamente vi è il silenzio sulla violenza perpetrata a carico dei lavoratori; si abbattono le chiese per allargare le miniere, e ci si batte il petto per l’ambiente osannando Greta.

Il nichilismo economicistico necessita di essere guardato in pieno volto per scorgerne le contraddizioni, le illogicità. Solo in questa maniera i monumenti potranno essere salvi dalle fiamme del plusvalore. Il capitalismo malthusiano di questi anni vuole la circolazione del denaro quale assoluto che deve trasmutare ogni esistenza e possibilità in denaro:

«Nella circolazione assistiamo al rovesciamento delle cose nel loro contrario, un fenomeno che evoca la magia e che costituisce l’essenza stessa della circolazione mercantile. Questa permette alla classe dei redditieri di assurgere a classe determinante della società e di concretizzare il proprio dominio sociale. Nella circolazione (dove il capitale si realizza) la merce si trasforma in danaro, divinità visibile che, mutando tutte le qualità e le attività umane nel loro opposto, genera l’universale confusione e concilia le cose inconciliabili. È questo anche il luogo preferito da Malthus che, ergendosi a demiurgo, rovescia tutti i valori: il consumo diventa più importante della produzione e le classi redditiere più necessarie di quelle produttive».[1]

Salvatore A. Bravo


[1] Capitalismo malthusiano, 1978, pag. 13.