Aristotele (384-322 a.C.) – Diventiamo giusti facendo ciò che è giusto. Nessuno che vuol diventare buono lo diventerà senza fare cose buone. Il fine deve essere ipotizzato come un inizio perché il fine è l’inizio del pensiero, e il completamento del pensiero è l’inizio di azione. ⇒ Una Trilogia su Aristotele: «Sistema e sistematicità in Aristotele». «Immanenza e trascendenza in Aristotele». «Teoria e prassi in Aristotele».

Aristotele 007

«[…] diventiamo giusti facendo ciò che è giusto» (Etica Nicomachea, 1103a37).

 

«[…] è bene dire che è dal fare ciò che è giusto o temperato che un essere umano diventa rispettivamente giusto o temperante; e nessuno che deve diventare buono lo diventerà senza fare cose buone. Eppure la maggior parte degli esseri umani non fa così, ricorrono invece al parlare (λóγoν) di tali cose e pensano di stare filosofando e che facendo così diventano eccellenti, comportantandosi insomma un po’ come i pazienti che ascoltano i loro medici con attenzione, ma non fanno nulla di quello che gli vien loro prescritto. E proprio come questi pazienti non curano il proprio corpo comportandosi in questo modo, così coloro che filosofano in questo modo non miglioreranno la loro anima» (Etica Nicomachea, 1105b5-18).

 

«[…] il fine deve essere ipotizzato come un inizio […] il fine è l’inizio del pensiero (νοησεως αρχη), il completamento (τελευτη) del pensiero è l’inizio di azione» (Etica Eudemia, 1227b23-34).

Aristotele

Trilogia AristoteleGiampaolo Abbate – Claudia Baracchi – Enrico Berti- Barbara Botter
Matteo Cosci – Annabella d’Atri – Andrea Falcon – Silvia Fazzo
Arianna Fermani – Silvia Gastaldi – Giovanna R. Giardina
Luca Grecchi – Silvia Gullino – Alberto Jori – Giulio A. Lucchetta
Lucia Palpacelli – Diana Quarantotto – Luigi Ruggiu – Monica Ugaglia
Mario Vegetti – Carmelo Vigna – Marcello Zanatta

 

Logo-Adobe-Acrobat-300x293   Brochure per la Trilogia su Aristotele (pp. 32)   Logo-Adobe-Acrobat-300x293

 


Prometeo legato alla colonna con Atlante che regge il cielo, VI a.C. colore***

 

260 ISBN

Claudia Baracchi, Enrico Berti, Barbara Botter, Matteo Cosci, Silvia Fazzo, Arianna Fermani, Giovanna R. Giardina, Carmelo Vigna, Marcello Zanatta

indicepresentazioneautoresintesi


282 ISBN

Giampaolo Abbate, Claudia Baracchi, Enrico Berti, Barbara Botter, Matteo Cosci, Annabella D’Atri, Andrea Falcon, Arianna Fermani, Luca Grecchi, Alberto Jori, Diana Quarantotto, Monica Ugaglia, Carmelo Vigna, Marcello Zanatta

indicepresentazioneautoresintesi

 


311 ISBNindicepresentazioneautoresintesi

Claudia Baracchi, Enrico Berti, Arianna Fermani, Silvia Gastaldi, Luca Grecchi, Silvia Gullino, Alberto Jori, Giulio A. Lucchetta, Lucia Palpacelli, Luigi Ruggiu, Mario Vegetti, Carmelo Vigna, Marcello Zanatta

 


Aristotele – Questa è la vita secondo intelletto: vivere secondo la parte più nobile che è in noi

Aristotele (384-322 a.C.) – La «crematistica»: la polis e la logica del profitto. Il commercio è un’arte più scaltrita per realizzare un profitto maggiore. Il denaro è l’oggetto del commercio e della crematistica. Ma il denaro è una mera convenzione, priva di valore naturale.

Aristotele (384-322 a.C.) – La mano di Aristotele: più intelligente dev’essere colui che sa opportunamente servirsi del maggior numero di strumenti; la mano costituisce non uno ma più strumenti, è uno strumento preposto ad altri strumenti.

Aristotele (384-322 a.C.) – Da ciascun seme non si forma a caso una creatura qualunque. La nascita viene dal seme.

Aristotele (384-322 a.C.) – In tutte le cose naturali si trova qualcosa di meraviglioso.

Aristotele (384-322 a.C.) – Se l’intelletto costituisce qualcosa di divino rispetto all’essere umano, anche la vita secondo l’intelletto sarà divina rispetto alla vita umana. Per quanto è possibile, ci si deve immortalare e fare di tutto per vivere secondo la parte migliore che è in noi

 


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AA. VV. – «Immanenza e trascendenza in Aristotele». Scritti di: Giampaolo Abbate, Claudia Baracchi, Enrico Berti, Barbara Botter, Matteo Cosci, Annabella D’Atri, Andrea Falcon, Arianna Fermani, Luca Grecchi, Alberto Jori, Diana Quarantotto, Monica Ugaglia, Carmelo Vigna, Marcello Zanatta.

Aristotele, Immanenza e trascendenza copia

 

Coperta 282

Immanenza e trascendenza in Aristotele

 

indicepresentazioneautorisintesi

Immanenza e trascendenza in Aristotele, a cura di Luca Grecchi.
Petite Plaisance, ISBN 978-88-7588-190-0, 2017, pp. 384, Euro 25

Questo volume, sèguito ideale di Sistema e sistematicità in Aristotele (Petite Plaisance, 2016, a cura di Luca Grecchi), raccoglie i contributi di alcuni fra i maggiori studiosi di Aristotele sul rapporto fra fisica e metafisica nel pensiero dello Stagirita.

Si troveranno esposti, nell’ordine: il tema della dimostrazione della esistenza del trascendente nel pensiero dello Stagirita (Carmelo Vigna, Luca Grecchi ed Enrico Berti); il tema della immanenza e della trascendenza nell’etica di Aristotele (Arianna Fermani); il tema della sostanzialità e trascendenza del bene nella filosofia aristotelica (Marcello Zanatta); il tema della eternità del mondo in Aristotele e nel primo aristotelismo (Andrea Falcon); il tema della finitezza del cosmo in rapporto alla infinità del principio trascendente aristotelico (Alberto Jori); il tema della indicibilità trascendente del nous in Aristotele (Claudia Baracchi); il tema della matematica immanente (e finita) di Aristotele (Monica Ugaglia); il tema degli effetti del Primo motore immobile aristotelico sugli enti naturali (Diana Quarantotto); il tema della nozione non-trascendentale di verità in Aristotele (Matteo Cosci); il tema dei rapporti fra immanenza ontologica e trascendenza epistemologica nel pensiero dello Stagirita (Barbara Botter); il tema della relazione fra immanentismo ed aristotelismo nel pensiero di David Malet Armstrong (Annabella D’Atri); il tema dei rapporti fra finalismo e sillogismo in Aristotele (Giampaolo Abbate).

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Aristotele bronzo

La statua di Aristotele nel cuore di Piazza Aristotele
(Πλατεία Αριστοτέλους),
la principale e più celebre area urbana della città di Salonicco in Grecia.

Una  approfondita analisi delle argomentazioni aristoteliche circa i rapporti fra immanenza e trascendenza, talvolta accettate aproblematicamente da coloro che sono portati a condividerne l’esito trascendentistico, ed ancor più spesso trascurate – ossia non dialettizzate – da coloro che invece tale esito non condividono.
Non si tratta, insomma, di una analisi storico-filologica del tema del divino in Aristotele, su cui del resto anche in questi anni sono stati effettuati ottimi studi. Si tratta di un tentativo più “teoretico” di valutare, in base ad alcune sfaccettature di quel grande prisma costituito dall’opera di Aristotele e dell’aristotelismodell’aristotelismo, se la dimostrazione della esistenza del Motore Immobile sia davvero solida, oppure se possono essere ritenuti percorribili spunti come quelli presenti, ad esempio, in una parte della tradizione […].
Si tratta, in sostanza, di un tentativo di valutare se è possibile ritenere non contraddittoria, e dunque quanto meno possibile, all’interno di alcune coordinate teoretiche del pensiero aristotelico, una spiegazione del cosmo come realtà del tutto autosufficiente.
Un approccio teoretico come questo è sicuramente un approccio non consueto per gli studi aristotelici; eppure, la presenza di questa possibilità nell’aristotelismo più antico, ed il fatto che la riflessione sul naturalismo aristotelico trascuri sovente questo spinoso tema, rende forse questa trattazione di qualche interesse, se non altro per colmare una lacuna, o quanto meno per riflettere su alcune ipotesi solitamente lasciate ai margini.
Per quanto ovvio, preciso che agli Autori, come lo scorso anno, è stato fornito solo il titolo del volume e qualche indicazione generale, ma – pur nella inevitabile opera di coordinamento, necessaria ad evitare ripetizioni ed a non lasciare aspetti importanti scoperti –, anche data la loro autorevolezza, li si è giustamente lasciati liberi di sviluppare il tema nella maniera che ritenevano più fruttuosa, o che comunque sentivano più congeniale.
Luca Grecchi

Giampaolo Abbate, già ricercatore e professore aggregato presso il Centro de Filosofia dell’Università di Lisbona, si occupa principalmente del pensiero fisico e metafisico di Aristotele. A tal riguardo, ha pubblicato una monografia sulla dottrina del luogo e vari articoli sul finalismo, sulla sostanza e sui fondamenti ontologici della Fisica. Si è occupato anche delle opere logiche del filosofo e della loro ricaduta nelle opere biologiche, della possibile giustificabilità della schiavitù a partire dai principi e presupposti espressi nelle opere etiche e delle possibili affinità e divergenze tra la morale aristotelica e il pensiero moderno. Sta terminando una traduzione, supportata da un commentario analitico, del libro VI della Fisica riguardante la dottrina del continuo. A breve è prevista la pubblicazione di una seconda monografia in merito al rapporto tra immagine e materia in Plotino, frutto di due corsi seminariali tenuti presso l’Università di Lisbona.

Finalismo e sillogismo in Aristotele.
Un raffronto tra Analitici Secondi e De papartibus animalium


Claudia Baracchi, Ph. D. in Filosofia (1990-1996), Docente di Filosofia Antica e Filosofia Europea alla University of Oregon (1996-1998) e alla New School for Social Research di New York (1999-2009), dal 2007 è Professore di Filosofia Morale all’Università di Milano-Bicocca. È membro fondatore della AncientPhilosophy Society. Tra le sue pubblicazioni recenti: L’architettura dell’umano: Aristotele e l’etica come filosofia prima (Vita e Pensiero 2014), Bloomsbury Companion to Aristotle (editor, Bloomsbury 2014), Il cosmo della Bildung (con Renato Rizzi, Mimesis 2016), Amicizia (Mursia 2016). La sua ricerca attuale verte sulla filosofia antica in rapporto al mito, alla poesia e al teatro, sulle tradizioni orientali (soprattutto indo-vediche), sulla psicanalisi e le pratiche del sé.

Aristotele e il nous.
Note sulla trascendenza indicibile


Enrico Berti è Professore emerito dell’Università di Padova, socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, membro della Pontificia Accademia delle Scienze e presidente onorario dell’Institut International de Philosophie. Ha insegnato nelle università di Perugia, Padova, Ginevra, Bruxelles. Attualmente insegna filosofia antica nella Facoltà di Teologia di Lugano. È autore di numerosi volumi e articoli su Aristotele e la sua presenza nella storia della filosofia. Tra le sue più recenti pubblicazioni si segnala: la traduzione francese, con introduzione e commento, del libro 366 Epsilon della Metafisica, Paris, Vrin, 2015; una nuova traduzione italiana della Metafisica di Aristotele (Laterza 2017) e un volume su Aristotelismo (Il Mulino 2017).

Sulla dimostrazione dell’esistenza del trascendente
in Aristotele
Commento alla discussione tra Luca Grecchi e Carmelo Vigna


Barbara Botter è professore di Filosofia all’Università Federale dello Espírito Santo (UFES), Brasile. I suoi interessi scientifici sono finalizzati allo studio di Platone e Aristotele, in particolare la filosofia del linguaggio, la cosmologia e la filosofia della natura. Ha pubblicato articoli in riviste (tra le quali Archai. As origens do Pensamento Ocidental (Brasilia, UNB), Aporia. Revista Internacional de Investigaciones Filosóficas (Cile); Classica. Revista de Estudos Classicos (São Paulo) e varie altre riviste pubblicate in Brasile; capitoli di libro in pubblicazioni collettive, come Aristotele, Categorie. Traduzione, commento e saggi critici. Amsterdam: Hakkert, Il problema mente-corpo. Genealogia, modelli, prospettive di ricerca. Milano: Mimesis Edizioni, e libri, tra i quali Dio e divino in Aristotele. Saint Augustin: Academia Verlag 2005. La Necessità Naturale in Aristotele. Napoli: Loffredo Editori, 2009. La creazione di immagini in Platone. Milano: Albo Versorio 2016.

Immanenza ontologica e trascendenza epistemologica
in Aristotele


Matteo Cosci è Assegnista di ricerca presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Si occupa di epistemologia antica e rinascimentale. È autore di Verità e comparazione in Aristotele, Ist. Veneto di Scienze, Lettere e Arti, 2014 e di altri contributi sul pensiero aristotelico.

La nozione non-trascendentale di verità
in Aristotele


Annabella d’Atri è professore di Storia della Filosofia nell’Università della Calabria. Dopo una serie di studi su E. Cassirer, in Vita e artificio (BUR, 2008) ha ripercorso la storia dell’idea di tecnica. Per evidenziare il nesso fra la tradizione continentale e quella analitica, ha curato le opere di D. M. Armstrong in Ritorno alla Metafisica (Bompiani, 2014). Il suo libro più recente è La questione della sostanza nella filosofia contemporanea (Unicopli, 2016).

Immanentismo e aristotelismo
in Davi d Malet Armstrong


Andrea Falcon, specialista del pensiero di Aristotele e della sua ricezione nel mondo antico, ha pubblicato le seguenti monografie: Corpi e movimenti: Il “De caelo” di Aristotele e la sua fortuna nel mondo antico (Bibliopolis 2001); Aristotle and the Science of Nature: Unity without Uniformity (Cambridge University Press 2005); Aristotelianism in the First Century BCE: Xenarchus of Seleucia (Cambridge University Press 2011); Aristotelismo (Einaudi 2017).

La dottrina dell’eternità del mondo
in Aristotele e nell’aristotelismo degli inizi


Arianna Fermani insegna Storia della Filosofia Antica all’Università di Macerata. Tra le sue pubblicazioni: Vita felice umana: in dialogo con Platone e Aristotele (2006); L’etica di Aristotele, il mondo della vita umana (2012); By the Sophists to Aristotle through Plato. The necessity and utility of a Multifocal Approach (2016). Ha tradotto, per Bompiani: Aristotele, Le tre Etiche (2008), Topici e Confutazioni Sofistiche (in Aristotele, Organon, 2016).

«Anche qui ci sono dèi»
(καὶ ἐνταῦθα θεούς)
Immanenza e trascendenza nell’eti ca di Aristotele


Luca Grecchi è Cultore di Storia della filosofia presso la Università degli Studi di Milano Bicocca. Direttore della rivista Koinè, ha pubblicato diversi volumi sulla filosofia greca classica, fra cui, per Petite Plaisance, L’umanesimo di Omero (2011) e La filosofia della storia nella Grecia classica (2012).


Alberto Jori è professore di Filosofia all’Università di Tubinga, in Germania, e di Storia della filosofia antica all’Università di Ferrara. Nel 2003 ha vinto il premio dell’International Academy of the History of Science (Paris, la Sorbonne). Tra le sue opere: Medicina e medici nell’antica Grecia. Saggio sul Perì téchnes ippocratico (il Mulino-Istituto Italiano per gli Studi Storici, 1996), Aristotele (Bruno Mondadori, 2008, 3a ed.), Aristoteles, Über den Himmel (Akademie Verlag-WBG, 2009).

Finitezza del cosmo
e infinità del Principio trascendente
in Aristotele


Diana Quarantotto insegna storia della filosofia antica presso l’Università di Roma Sapienza. È autrice di Causa finale sostanza essenza in Aristotele (Bibliopolis, 2005), L’universo senza spazio. Aristotele e la teoria del luogo (Bibliopolis, 2017), di diversi articoli sulla filosofia di Aristotele, relativi soprattutto alla fisica, alla biologia, alla metafisica, all’etica e alle loro relazioni, e curatrice di Aristotle’s Physics Book I. A Systematic Exploration (Cambridge University Press, in corso di stampa).

Aristotele e gli effetti
del primo motore immobile sugli enti naturali


Monica Ugaglia è assegnista di ricerca presso l’Università di Firenze. Fisico matematico di formazione si occupa degli aspetti più tecnici della fisica di Aristotele, nonché del rapporto tra fisica e matematica. Tra le sue pubblicazioni Modelli idrostatici del moto da Aristotele a Galileo (LUP 2004) e la traduzione commentata del libro III della Fisica (Carocci 2012).

La matematica immanente (e finita)
di Aristotele


Carmelo Vigna (1940) è Professore emerito di Filosofia morale presso l’Università degli Studi Ca’ Foscari di Venezia, dove ha diretto il Dipartimento di Filosofia e Teoria delle Scienze e ha fondato e diretto il Centro Interuniversitario per gli Studi sull’Etica (C.I.S.E.). Ha pure presieduto la Società Italiana di Filosofia morale. È stato Presidente della Società italiana di filosofia morale (2013-2016) – SIFM. È attualmente Presidente del Centro di Etica generale e applicata (CEGA), che ha sede presso l’Almo Collegio Borromeo di Pavia. È autore di numerose pubblicazioni. Tra le sue opere recenti: Il frammento e l’intero (2000; 2a ed. riveduta e ampliata 2015), Etica del desiderio come etica del riconoscimento (2015), Sostanza e relazione. Indagini di struttura sull’umano che ci è comune (2016), tutte apparse presso l’ed. Orthotes (Napoli-Salerno). Per lo stesso ed. egli ha pure curato il vol. Differenza di genere e differenza sessuale (2017).

Sulla dimostrazione dell’esistenza del trascendente
in Aristotele
– in dialogo con Luca Grecchi –


Marcello Zanatta (1948) è Professore ordinario di Storia della Filosofia Antica nell’Università della Calabria, dove per molti anni ha insegnato anche Storia della Retorica Classica. Studioso di Aristotele, vi ha dedicato quattro monografie e trentadue saggi, e ha curato l’edizione italiana di molte sue opere. Si è occupato anche dello stoicismo, redigendo la prima edizione italiana delle Contraddizioni degli Stoici di Plutarco e curando l’edizione italiana dei Pensieri di Marco Aurelio. In campo retorico, oltre alla Retorica di Aristotele ha tradotto e commentato (per la prima volta in Italia) i frammenti di Ermagora. È altresì autore di una Storia della filosofia antica.

Sostanzialità e trascendenza del bene
nella fisosofia di Aristotele


Coperta 260

Sistema e sistematicità in Aristotele

Petite Plaisance, ISBN 978-88-7588-202-0, 2016, pp. 256, Euro 25
indicepresentazioneautoresintesi
Scritti di:
Claudia Baracchi, Enrico Berti, Barbara Botter, Matteo Cosci, Silvia Fazzo, Arianna Fermani, Giovanna R. Giardina, Carmelo Vigna, Marcello Zanatta

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Alberto Jori – Il pensiero di Aristotele acquista una straordinaria carica di attualità proprio nella misura in cui si presenta come una “sfida” alla nostra visione della realtà, e propone modelli alternativi, a volte probabilmente più validi, di comprensione dell’esperienza.

Alberto Jori 01

Aristotele01


Quarta di copettina

Aristotele, “il maestro di color che sanno”, secondo la celebre formula dantesca, per molti secoli è stato considerato il Filosofo, e quasi il simbolo stesso della ragione umana. Ancor oggi, le prospettive aperte dallo Stagirita mantengono un’intatta vitalità: se la sua logica e la sua epistemologia sono state riscoperte nella loro grandiosa architettura, le sue analisi ontologiche sono tornate al centro del dibattito filosofico. Varie correnti dell’etica contemporanea hanno posto in luce la straordinaria attualità del pensiero pratico di Aristotele, mentre un’attenzione sempre più viva si proietta anche sulle sue indagini di filosofia naturale.
In tale quadro, la presente introduzione alla filosofia aristotelica «può essere collocata sullo stesso piano degli studi più importanti su Aristotele degli ultimi decenni» (H. Flashar) e rappresenta uno strumento prezioso per quanti cercano un accesso filologicamente rigoroso e filosoficamente affidabile ai testi dello Stagirita.
Emerge dal libro la complessa immagine di un filosofo criticamente aperto a tutte le vie del pensiero e attento, in parallelo, a coniugare l’ispirazione strutturale con un approccio fortemente problematico ai temi di volta in volta affrontati.


Indice del volume

Introduzione

Per quanto gli studi più autorevoli su Aristotele degli ultimi decenni abbiano dimostrato che la filosofia aristotelica, lungi dal costituire un complesso di dottrine di carattere dogmatico, è essenzialmente aperta, “flessibile” e problematica, tale immagine rinnovata e più fedele del pensiero dello Stagirita non pare esser stata adeguatamente recepita, a tutt’oggi, dalla communis opinio. Ancora prevale, al di fuori della cerchia ristretta degli specialisti, lo stereotipo di un Aristotele che presume di possedere un sapere assoluto e totalizzante.

Per mettere in luce l’infondatezza di tale stereotipo, abbiamo voluto mostrare in che modo lo Stagirita procede realmente nelle proprie indagini: ponendosi domande, confrontandosi criticamente con la tradizione, saggiando le soluzioni possibili, per formulare infine delle risposte che, comunque, non considera mai definitive. La strategia migliore per rendere manifesta l’intima articolazione di questo suo costante interrogarsi e interrogare l’uditore e il lettore è parsa quella di affrontare direttamente, una per una, tutte le opere di Aristotele, ricostruendone l’organica tessitura senza tuttavia perdere mai di vista l’orizzonte teoretico complessivo in cui ogni ricerca dello Stagirita – anche la più specifica – trova la sua collocazione e il suo significato.

Non v’è dubbio che la lettura dei testi costituisce il momento autentico e irrinunciabile di confronto con qualsiasi autore. All’incontro diretto con gli scritti aristotelici la presente opera non vuole dunque certo sostituirsi. Il nostro intento è, invece, quello di agevolare l’accesso ai trattati dello Stagirita, suggerendo possibili itinerari ermeneutici e lasciando affiorare, nel contempo, gli interrogativi che tali trattati pongono e ai quali, a volte, duemila anni d’indagini critiche non sono riusciti a dare risposte soddisfacenti.

Com’è ovvio, le analisi più approfondite da noi svolte hanno per oggetto le opere aristoteliche teoreticamente più ricche e complesse, ancor oggi al centro del dibattito filosofico. Così, i capitoli relativi alla Metafisica e all’Etica Nicomachea sono i più “corposi” e articolati; tuttavia, ogni opera dello Stagirita è studiata con attenzione.

Il nostro non è né intende essere un libro per “addetti ai lavori”, bensì uno strumento utile a un pubblico più ampio. Pertanto, abbiamo voluto evitare di appesantire eccessivamente il testo con note e richiami. Le citazioni di passi aristotelici (accompagnate, quand’è sembrato opportuno, dall’originale traslitterato) sono inserite nel vivo dell’analisi. Allorché, poi, abbiamo cercato di chiarire gli snodi fondamentali del filosofare dello Stagirita alla luce delle prospettive critiche odierne, abbiamo fatto un uso quanto mai parco di riferimenti alla letteratura secondaria, richiamandoci, in ogni caso, solo a poche opere d’indiscusso valore.

Nella nostra esplorazione del Corpus Aristotelicum ci siamo attenuti a un criterio preciso e siamo stati guidati, al tempo stesso, da una salda convinzione. Il criterio è quello dell’assoluta fedeltà ai testi. Il metodo più sicuro per evitare che il naturale desiderio di “dialogare” con Aristotele induca ad attribuire al nostro filosofo, più o meno inconsapevolmente, tesi anacronistiche e non sue, è infatti quello di rispettare con scrupolo e, anzi, con umiltà filologica, quanto di lui ci è rimasto.

La convinzione che ci ha guidati è, a sua volta, strettamente connessa con tale impegno di fedeltà e rispetto: si tratta della ferma persuasione che la fecondità e la stessa attualità del messaggio di Aristotele emergono nei termini più limpidi ed efficaci precisamente quando si rinunzia a piegare tale messaggio a contingenti mode di pensiero, e ci si studia, invece, di salvaguardarlo – nella misura del possibile – nella sua autenticità. Autenticità che vuol dire anche parziale alterità. Lo Stagirita non è un nostro contemporaneo, e sarebbe un errore cercare a tutti i costi di farlo diventare tale. Le sue coordinate ideali sono, in parte, diverse dalle nostre.

E tuttavia, a un Aristotele “addomesticato” è infinitamente preferibile, crediamo, il vero Aristotele. Il suo pensiero acquista una straordinaria carica di attualità proprio nella misura in cui, riscoperto nei suoi caratteri originari, si presenta come una “sfida” alla nostra visione della realtà, e propone modelli alternativi, a volte probabilmente più validi, di comprensione dell’esperienza.

Affrontare il Corpus Aristotelicum nel suo complesso è opera non facile, ma altamente gratificante. Per chi scrive, la stesura di questo volume ha costituito una sorta di viaggio, ricco di scoperte e di gioie intellettuali. Alla fine dell’itinerario, la filosofia dello Stagirita – una filosofia, peraltro, sempre in fieri, mai con chiusa in formule definitive –, dispiegandosi in un panorama grandioso, ci è realmente apparsa come una delle imprese più ammirevoli della storia dell’umanità. Al tempo stesso, a mano a mano che l’esplorazione procedeva, Aristotele è andato assumendo il profilo di un compagno di viaggio, le cui parole e riflessioni, affiorando da un lontano passato, possono essere d’aiuto anche all’uomo d’oggi, nel compito ineludibile di confrontarsi con i perenni interrogativi dell’esistenza. Il nostro auspicio è che pure al lettore lo Stagirita possa alla fine presentarsi come un tale compagno di viaggio: saggio e autorevole, e insieme benevolo e profondamente umano.

Alberto Jori, Aristotele, Bruno Mondadori, 2003, pp. 5-7.


Aristotele, Il Cielo

Aristotele, Il Cielo

Il pane tra sacro e profano

Il pane tra sacro e profano

 

La responsabilità ecologica

La responsabilità ecologica

Lessing, Gli ebrei

Lessing, Gli ebrei

 

Medicina e medici nell'antica Grecia

Medicina e medici nell’antica Grecia

 

Panem et circenses

Panem et circenses


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Alberto Jori – La responsabilità ecologica. Con la «colonizzazione» concettuale e tecnologica della natura, la cultura moderna ha perduto la capacità di apprendere i limiti.

Alberto Jori
La responsabilità ecologica

La responsabilità ecologica

 

La «colonizzazione» concettuale e tecnologica della natura

Dall’«umanizzazione» della natura si è […] passati alla sua sistematica «colonizzazione» concettuale e tecnologica. Di tale processo si possono scoprire gli inizi nel nuovo atteggiamento verso la creazione che viene teorizzato da Francesco Bacone e, soprattutto, nella proposta, formulata da Cartesio, di un nuovo metodo d’indagine, imperniato sui principi della ragione analitico-deduttiva (ossia matematica).[1] Contestualmente si verifica un significativo spostamento di accenti e d’interesse, dalla dimensione del prattein a quella del poiein, dall’agere al facere.[2] Ed è precisamente lungo tale itinerario che l’uomo giunge a costituirsi come detentore di un potere assoluto sulla natura. Egli anzi diviene ai propri occhi la realtà assoluta in riferimento alla quale tutti gli altri enti acquisiscono il loro effettivo statuto ontologico: il progetto di un sapere «totale», inteso come equivalente alla capacità di produrre ogni genere di effetto (e, in fondo, ogni sorta di realtà), si accompagna infatti alla pretesa che l’uomo possa diventare simile a Dio, ossia all’auspicata sostituzione del regnum hominis al regnum Dei. Tutto ciò è chiaro già in Bacone.

Per i Greci antichi le attività tecnico-scientifiche avevano un codice etico interno

[…] Nel mondo greco, al quale appunto dobbiamo l’elaborazione della nozione di techne (ossia di scienza-tecnica), fu convinzione comune, almeno per un certo periodo, che ognuna delle attività tecnico-scientifiche avesse una sorta di codice etico interno, vale a dire un momento di autonormatività alle cui indicazioni l’operatore professionale doveva assolutamente attenersi sul piano pratico. In caso contrario, infatti, egli si sarebbe posto al di fuori dell’ambito medesimo di esercizio della propria techne. Così, nel quadro dell’autocoscienza delle technai si aveva una chiara consapevolezza non solo degli obiettivi-cardine (i telai) che andavano perseguiti dai technitai, ma anche e correlativamente dei limiti al di là dei quali per l’operatore professionale era impossibile o comunque inopportuno procedere: chi avesse compiuto tale tentativo sarebbe stato tacciato di hybris, ossia di tracotanza, di presunzione, mentre il suo comportamento sarebbe stato ritenuto obbiettivamente «atecnico».
In parallelo, i Greci manifestarono sempre una diffidenza pressoché insuperabile per quella forma di ingegnosità o di «astuzia» che permette all’uomo di aggirare gli ostacoli frapposti dalla natura e di carpirne i suoi segreti. Tale diffidenza costituì anzi, presumibilmente, una delle cause, se non addirittura la causa principale, del fatto che essi non giunsero né a conoscere né tantomeno a teorizzare l’impiego sistematico dell’ esperimento.

 

Cosmo ed etica «contestuale»

Determinante, nel quadro dell’esperienza greca della realtà – così di quella naturale come pure di quella sociale – fu la nozione di ordine, di armonia, di regolarità: in una parola, il concetto di kosmos. Il carattere «cosmico» (nel senso precisato) della totalità degli enti era inteso come preesistente all’iniziativa conoscitiva e pratica dell’uomo: esso veniva dunque a identificarsi con una gerarchia ontologica e valoriale dotata di significato oggettivo.
All’uomo spettava il compito essenziale di interpretare in modo adeguato l’ordine della realtà: è appunto da qui che scaturiva la centralità del ruolo che i Greci attribuivano all’investigazione «ermeneutica» della natura.
Proprio dall’ordine che struttura il dominio dell’esistente – puntualmente riflettendosi nella regolarità e nell’armonia dei processi che si verificano all’interno delle differenti «regioni antologiche» in cui tale dominio si articola – derivano, secondo i Greci, i criteri di autolimitazione inerenti alle diverse technai, ciascuna delle quali assume come proprio oggetto, teorico e operativo insieme, un differente ambito del mondo naturale. Si comprende agevolmente, allora, per quale motivo i principi etici cui facevano riferimento le technai, soprattutto nella loro fase applicativa, fossero intesi come principi ad esse interni, vale a dire intrinseci alla stessa ricerca e operatività tecnico-scientifiche, e non come «leggi» imposte da un’autorità esterna o, in generale, come norme contesto-indipendenti. La loro validità veniva infatti a fondarsi sull’ordine oggettivo e normativo della stessa realtà indagata. Quella dei technitai era dunque un’etica che potremmo chiamare «contestuale».

La cosiddetta «legge» di Hume

Le considerazioni ora svolte non sembrano del tutto prive di significato, in ordine a una valutazione di taluni rilevanti aspetti del pensiero moderno. Se, infatti, non si riconosce l’esistenza di un ordine naturale oggettivo – o comunque non si ammette la sua effettiva conoscibilità da parte dell’uomo –, inevitabilmente si arriverà a negare che la realtà possa, attraverso l’«ostensione» della struttura teleologica presente nelle sue varie «regioni», fondare la validità di determinate leggi «naturali» di carattere contestuale.
Non pare casuale, a tale proposito, che sia stato Hume a negare la legittimità del passaggio dalle proposizioni descrittive a quelle prescrittive, con la formulazione di quella che viene ricordata come la sua «legge». Lo stesso Hume, com’è noto, nega, infatti, in sostanza, anche l’intelligibilità del reale, o comunque la legittimità dell’impiego dei concetti – in particolare quelli di causa e di sostanza – mediante i quali si era tradizionalmente presunto di riuscire a comprendere la struttura oggettiva dell’esistente. E il mito maxweberiano dell’«avalutatività» della scienza, al quale è connessa l’elaborazione dell’immagine – e dell’ideale – dello scienziato «neutrale», trae la propria origine, in ultima analisi, precisamente dalla frattura, consumatasi nel quadro del pensiero humiano, tra descrizione e prescrizione, tra «fatto» e «valore».

La cultura moderna ha perduto la capacità di apprendere i limiti

Come scrive P. Donati, «non soltanto la cultura moderna ha perduto il senso del limite, ma ha anche perduto in buona misura la capacità di apprendere i limiti». Ciò finisce col configurare una situazione di notevole gravità, perché, com’egli ancora osserva, «i valori e l’autocoscienza possono emergere solo attraverso processi di autodelimitazione, di auto-imposizione, di auto-preclusione».[3] In tale prospettiva, potrebbe essere utile recuperare oggi almeno una parte dei contenuti concettuali che i Greci associavano alla nozione di techne. Questa nozione infatti implicava, come si è visto, la consapevolezza di avere a che fare con un ordine naturale-oggettivo dotato di una precisa portata normativa, che marcava anche i limiti entro i quali doveva porsi l’intervento del technites. Pertanto, con il recupero di tale visione e delle sue implicazioni si riproporrebbe, al livello della stessa attività tecnico-scientifica, l’esigenza di un approccio profondamente responsabile al mondo naturale, visto come un complesso da investigare nel suo ordine e nella sua interna articolazione, ma anche da rispettare nella sua fondamentale realtà di «cosmo». Questo significherebbe anche – ed essenzialmente – mettere nuovamente a fuoco il ruolo particolarissimo che la vita umana riveste nella totalità del reale.

Alberto Jori, La responsabilità ecologica, Edizioni Studium, 1990, pp. 27-48.

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Note

[1] Cfr. E. BERTI, Ragione scientifica e ragione filosofica nel pensiero moderno, Roma 1977, p. 43 ss.

[2] Va ricordato, a tale proposito, che negli ultimi decenni si è andato manifestando, soprattutto in Germania, un particolare interesse per la problematica relativa all’eclissi, nel quadro della cultura moderna, della dimensione della prassi. In quest’ottica, è stata riscoperta la filosofia pratica classica, con espliciti richiami al pensiero greco e soprattutto ad Aristotele: cfr. E. BERTI, Le vie della ragione, Bologna 1987, p. 55 ss. e p. 271 ss.; si veda anche F. VOLPI, Spaesamento postmetafisico? Per una contestualizzazione dell’attuale diballito sulla razionalità pratica, in AA.VV., La ragione possibile. Per una geografia della cultura, a cura di G. Barbieri e P. Vidali, Milano 1988, pp. 75-87. Ancora E. Berti fornisce un’analisi eccellente del metodo della filosofia pratica in Aristotele nel volume Le ragioni di Aristotele, Roma-Bari 1989 (p. 113 ss.); cfr. anche P. RICOEUR, Dal testo allazione. Saggi di ermeneutica (tit. or.: Du texte à l’action. Essais dherméneutique II), trad. it. G. Grampa, Milano 1989, soprattutto pp. 238-39 (appunto dedicate al concetto aristotelico di praxis).

[3] P. DONATI (a cura di), La cultura della vita. Dalla società tradizionale a quella postmoderna, Milano 1989, p. 26.

 


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