Alessandro Alfieri – Dal simulacro alla Storia. Estetica ed etica in Quentin Tarantino.

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Coperta Alfieri

Alessandro Alfieri

Dal simulacro alla Storia. Estetica ed etica in Quentin Tarantino

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l presente volume è dedicato a quella che probabilmente è l’icona più celebre e influente dell’immaginario culturale contemporaneo, oltre che del cinema degli ultimi decenni. Quentin Tarantino infatti, attraverso una manciata di film, è riuscito da un lato a riflettere al meglio le tendenze caratteristiche della postmodernità, dall’altro però la sua grandezza sta nel fatto di essere riuscito a rinnovare il suo stile e la sua poetica in base alle esigenze che la nuova società ha imposto a partire da eventi di impatto gigantesco che hanno stravolto norme e convenzioni dei passati decenni. Tarantino ha infatti attraversato col suo cinema l’instaurarsi di una nuova cultura popolare basata sul consumo massificato e sulla spettacolarizzazione, ma anche l’affermazione dei nuovi strumenti di comunicazione (la diffusione della cultura del web e della serialità narrativa), per non parlare di come il suo cinema si sia rapportato agli attacchi dell’11 settembre e alla crisi economica del 2007. Questo per sottolineare come l’opera del regista non si limiti esclusivamente a riflettere e a restituire un orizzonte già consolidato, ma sia diventata una potente macchina dell’immaginario in grado essa stessa di direzionare e di influenzare la cultura. Un potere perciò riflessivo, ma anche fondativo del mondo che ci troviamo a vivere oggi, immersi in un flusso ininterrotto di messaggi e di stimolazioni audiovisive.

Per arrivare a ricoprire questo ruolo, Tarantino ha dovuto in più occasioni mettere in discussione se stesso, tanto da passare dall’essere uno dei cavalieri più significativi del postmodernismo al re­cupero di una sensibilità tipicamente moderna: se infatti la pratica “citazionistica” della sua estetica simulacrale – simulacrale perché, come vedremo, tautologica nell’invenzione di un universo che si alimenta di cinema e all’interno dei confini del cinema si sviluppa – resta una firma distintiva dell’autore, è anche vero però che la seconda fase della sua produzione testimonia un’esigenza (dettata dalle condizioni socio-politiche attuali) di passare dal simulacro alla Storia, ovvero dal divertissment autoappagante capace di soddisfare le esigenze libidiche dello spettatore, al contenuto di matrice morale e critica. Questo è un passaggio complesso dal momento che non si tratta di fasi contrapposte, ma di un confluire della prima (la dimensione simulacrale) nella seconda (il riferimento alla Storia), offrendo una visione della Storia “simulacrale” in quanto anch’essa da subi­ta intessuta e impregnata dalla finzione cinematografica. Riflettere sul cinema di Tarantino da una prospettiva filosofica significa fare emergere problematiche e tendenze della cultura visuale degli ultimi decenni; la bibliografia critica sul regista di Knoxville infatti, a livello internazionale, è particolarmente nutrita, ma l’esercizio filosofico rappresentato dal presente libro non intende esaurire in maniera compiuta tutte le implicazioni della sua produzione filmica, quanto rileggere e analizzare tale produzione considerandola alla base di una tesi o idea: si tratta dell’esigenza da parte del cinema di infrangere la chiusura autoreferenziale che aveva caratterizzato il postmodernismo, senza però scadere nel didascalismo che, ad oggi, sarebbe completamente inutile e inefficace. Partendo da considerazioni di ordine generale sul significato che categorie basilari quali quelle della violenza esibita e della temporalità frantumata, e attraverso una comprensione del cinema “di genere” degli ultimi anni (così importante per la definizione dello stile tarantiniano), il saggio evidenzia come lo scarto e la svolta sia avvenuta nel 2009, ovvero dopo Kill Bill e Death Proof, rappresentanti ideali del cinema simulacrale già avviato nei film precedenti. Con Inglorious Basterds e Django Unchained, Tarantino “complica” il suo cinema, senza rinnegare il passato: la Storia che irrompe nel suo immaginario passa attraverso quell’estetica del simulacro da lui stesso rappresentata, fondata e potenziata all’estremo. Questo approccio mette in evidenza come il rapporto tra simulacro e Storia, tra godimento e morale, implichi da subito anche il problema, centrale nell’estetica moderna e contemporanea, del rapporto tra arte e vita, tra immagine e realtà. Questo volume perciò intende non tanto offrire un ulteriore contributo critico nell’ambito degli studi su Tarantino, quanto proporre degli spunti di riflessione filosofica a partire dall’opera del regista americano, adottando quest’ultima come un trampolino di lancio verso una comprensione di più ampio respiro della nostra contem­poraneità.

 


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I libri di Alessandro Alfieri

 

Cinema, Mass Media e la scomparsa della realtà

Cinema, mass media e la scomparsa della realtà.
Immagini e simulacri dell’11 settembre

Gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 sono stati interpretati come l'”evento assoluto” della nostra epoca. Il presente saggio ripercorre la posizione di alcuni tra i maggiori filosofi e sociologi, per mettere in evidenza la connotazione dialettica che caratterizza il concetto stesso di evento, con un’attenzione particolare dedicata all’approccio adottato dai vari media in occasione di quella fatidica data. A partire da ciò, assume una posizione essenziale la riflessione estetica relativa allo snaturarsi dell’immagine in simulacro, dove l'”eccedenza” svanisce assieme alla “realtà”. Attraverso il cinema divengono evidenti alcuni caratteri tipici dell’immaginario americano contemporaneo: colpe mai espiate e mali profondamente radicati nella società contemporanea rivelano come la sciagura dell’11 settembre, pur se determinata da un attacco esterno, possa venire intesa come il necessario sviluppo delle dinamiche spirituali che caratterizzano la cultura di chi l’attacco l’ha subito.

 

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Il cinismo dei media

Il cinismo dei media.
Desiderio, destino e religione dalla pubblicità alle serie tv

Nella cultura di massa degli ultimi decenni, la categoria di “cinismo”, messa in luce da Peter Sloterdijk, ha assunto un valore essenziale per comprendere le più recenti tecniche di fascinazione del linguaggio pubblicitario. Alessandro Alfieri analizza e interpreta videoclip musicali, spot pubblicitari, le tendenze dell’arte contemporanea, il cinema degli ultimi anni per evidenziare i mutamenti avvenuti nell’immaginario contemporaneo e le modalità attraverso le quali tale immaginario ha messo in relazione il cinismo al “desiderio” e al “destino”. L’autore ricostruisce la contrapposizione dialettica di cinismo regressivo e kinismo progressista, la relazione concettuale che il cinismo intrattiene con la “realtà” e il “realismo”, per arrivare ad alcuni episodi della popular culture contemporanea, ovvero le Serie Tv (da Breaking Bad a Boris, dal Dr. House a The Knick), che meglio di altri testi mettono in evidenza il cinismo che caratterizza l’attuale orizzonte culturale.

 

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Necessità e fallimento della forma

Necessità e fallimento della forma.
Saggio su Adorno e l’arte contemporanea

Il presente volume, partendo dalla riflessione estetica di Theodor W. Adorno, mette in evidenza i paradossi costituivi del concetto di “forma” nell’arte moderna. Fin dagli anni dei suoi scritti musicologici infatti, il filosofo tedesco è ben cosciente di come la dialettica incarnata dalla forma costituisca il perno per comprendere le tendenze dell’arte del Novecento, e in “Teoria estetica” la forma stessa diventa l’unica opportunità di esistenza dell’arte moderna, seppur si tratti di una forma sempre destinata al fallimento. Attraverso questo paradosso, il libro attraversa l’opera di Beckett e la musica di Schönberg per arrivare all’Informale e all’Espressionismo astratto americano, proponendo un percorso teorico originale e stimolante.

 

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Vasco, il male

Vasco, il male. Il trionfo della logica dell’identico

Vasco è Vasco, Vasco è un mito e un’icona, impossibile negarlo. Che cosa può fare emergere una trattazione rigorosa e seria rivolta al fenomeno dominante della cultura popolare italiana da oltre 30 anni e alla sua musica? Senza voler fare un attacco sconclusionato e fazioso, Vasco, il Male vuole colmare un vuoto negli studi critico-filosofici, che troppo spesso trascurano l’importanza che fenomeni di tale portata hanno per l’orizzonte sociale nel quale viviamo. Quella di Vasco è stata la voce più seguita, più amata, più idolatrata e imitata degli ultimi decenni, e nessuno come lui può vantare una così sterminata platea di accaniti fan e autentici adoratori di tutte le età; per questa ragione non può essere esente da responsabilità sulla situazione odierna. Consegnandosi alla logica dell’identità perpetuata, ed avendo esaurito il valore artistico di una ponderata corrispondenza tra icona visiva e composizione musicale, Vasco si fa espressione del Male contemporaneo reiterando a prescindere da tutto il suo indiscutibile successo.

 

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Dogville

Dogville. Della mancata redenzione

Pur avendo per oggetto l’analisi di un film quale è appunto Dogville di Lars Von Trier, questo saggio omonimo intende oltrepassare i limiti della critica cinematografica, per addentrarsi in un fitto ricettacolo di problematiche e interrogativi di natura filosofica. Dal confronto con le teorie brechtiane, ai rimandi alla letteratura di Dostoevskij, dalle suggestioni di natura politica ai temi di ispirazione religiosa… Proprio la dimensione interpretativa legata al significato che la “redenzione” ha ricoperto nella teologia cristiana, come attesta il sottotitolo del presente saggio, offre l’opportunità di interpretare Dogville come un autentico e choccante apologo sulla natura umana, sulle sue debolezze e sull’inevitabile presenza del “male”. Alessandro Alfieri si muove all’interno di questa serie di problematiche rivelando tutta la profondità di quello che è un capolavoro cinematografico di rara intensità, efficace “alimento” per la riflessione di ognuno in quanto privo di risposte esaustive ed a senso unico.

Musica dei tempi bui

Musica dei tempi bui. Nuove band italiane dinanzi alla catastrofe

Difficile trovare tempi più bui di quelli che stiamo vivendo in questo sciagurato secondo decennio del nuovo Millennio, specie nel nostro paese dove la crisi finanziaria ha determinato un deserto tale da annientare il futuro di intere generazioni. Come sempre accade, è la musica a farsi interprete di questo disagio, e in questi anni sono numerose le proposte particolarmente efficaci e suggestive che si sono inoltrate nella catastrofe, a volte per reagire audacemente, altre volte per gridare la collera condivisa, altre volte ancora invece per venirne a patti. Se la popular music ha spesso avuto la tendenza di occultare la catastrofe, è anche vero che in diverse occasioni, come è prerogativa dell’arte matura, essa ha offerto formule di “accettazione” che possono diventare opportunità di emancipazione e speranza per il mutamento. Il presente saggio propone una classificazione filosofica di alcune delle realtà musicali italiane più significative emerse negli ultimi anni, da Il Teatro degli orrori a Le luci della centrale elettrica, da I Cani a Il Pan del diavolo, dagli Offlaga Disco Pax ai Ministri, per evidenziarne le differenti modalità di risposta alla catastrofe.

 

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Frammenti della catastrofe

Frammenti della catastrofe.
Ricognizione filosofica di immagini, fenomeni e disgrazie dell’oggi

L’autore indaga in maniera trasversale fatti e fenomeni sociali e di costume e icone del mondo pop dal mito della fine del mondo nel 2012 a Bender di Futurama, dal cinema catastrofista e d’horror a Vasco Rossi, da Ping Ping a Bonolis e Fiorello, da Corona a Tiziano Ferro, dal SUV ai serial televisivi, alla Pet society con notazioni filosofiche e sociologiche di grande interesse, che ci aiutano a comprendere meglio il presente.

 


 



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