Koinè – Diciamoci la verità, oltre l’orizzonte del pensiero dominante

Diciamoci-in-verita

Diciamoci oltreSommario

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***  Logo Adobe AcrobatLa società ad una dimensione

I. Società articolata ma non complessa / II. Società di mercato / III. L’ideologia dell’aziendalismo / IV. La tecnica come orizzonte storico / V. L’ideologia tecnocratica / VI. La falsità dell’idea della fine delle ideologie / VII. Una mitologia spiritualmente arida / VIII. L’economia come religione / IX. L’occultamento dell’economia umana concreta / X. Un universo tecnico che aggiunge problemi a problemi / XI. Il progresso capitalistico come regresso umano / XII. L’economia capitalistica come economia asociale / XIII. L’urgenza di un’economia che risponda ai bisogni umani / XIV. L’ambiente naturale come ambiente tecnico / XV. La lesione dell’integrità personale.

***  Logo Adobe AcrobatCritica dell’uomo ad una dimensione

XVI. Le strutture della personalità umana nella società di mercato / XVII. I cinque assiomi di un modo di pensare capace di contrastare la barbarie sociale /XVIII. L’assolutizzazione dell’orizzonte storico contemporaneo / XIX. Tecnica del plusvalore e valori umani / XX. Relativizzazione dell’economia del plusvalore / XXI. Da dove trarre le motivazioni per una nuova interpretazione del mondo? / XXII. L’uomo morale / XXIII. Una categoria esclusivamente umana: la fragilità / XXIV. Il nucleo essenziale di ogni morale / XXV. L’uomo che non si misura con la morale / XXVI. Narcisismo e concretismo / XXVII. La tecnica come potenza deprivatrice di senso / XXVIII. La tecnicizzazione della vita come espressione dell’odio dell’uomo per la propria umanità.

***  Logo Adobe AcrobatUna concezione forte della verità
come fondamento di una pratica anticapitalistica 

XXIX. Economia del plusvalore e costituzione della personalità / XXX. Forme di organizzazione della personalità individuale / XXXI. Il capitalismo si impone abbattendo ogni limite / XXXII. La storia insegna la storicità di ogni sua prospettiva / XXXIII. L’idea ultracapitalistica della illimitata plasmabilità della natura / XXXIV. Lo scopo morale / XXXV. L’orizzonte nichilistico della modernità / XXXVI. La riduzione dell’ontologia ad empiria / XXXVII. La concezione metafisica della verità / XXXVIII. La metafisica come dimensione entro la quale si costituiscono ragione e verità / XXXIX. Miseria del realitivismo antimetafisico / XL. La superficialità: cifra del relativismo antimetafisico / XLI. La concezione metafisica della verità non è un nuovo fondamentalismo / XLII. Concezione metafisica della verità e gerarchia di valori / XLIII. La verità oggettiva della ragione è la fonte dell’eticità umana / XLIV. La verità oggettiva della ragione è la fonte della dialogicità umana.

***  Logo Adobe AcrobatL’essere della libera comunità e l’amore  

XLV. Comunità arcaica e libera comunità / XLVI. Lo spazio dialogico / XLVII. L’uomo universale / XLVIII. La libera comunità come universalità umana / XLIX. Libera comunità e resistenza / L. L’inesistenza di un soggetto sociale anticapitalistico/ LI. L’amore: rapporto dell’uomo con la fragilità / LII. Le quattro condizioni ontologiche dell’amore / LIII. La radice ontologica dell’amore.


L’intero testo di 49 pagine in PDF.

Diciamoci oltre

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Chi non spera quello
che non sembra sperabile
non potrà scoprirne la realtà,
poiché lo avrà fatto diventare,
con il suo non sperarlo,
qualcosa che non può essere trovato
e a cui non porta nessuna strada.
 Eraclito



 

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al 11-02-2016

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AA. VV. – «Immanenza e trascendenza in Aristotele». Scritti di: Giampaolo Abbate, Claudia Baracchi, Enrico Berti, Barbara Botter, Matteo Cosci, Annabella D’Atri, Andrea Falcon, Arianna Fermani, Luca Grecchi, Alberto Jori, Diana Quarantotto, Monica Ugaglia, Carmelo Vigna, Marcello Zanatta.

Aristotele, Immanenza e trascendenza copia

 

Coperta 282

Immanenza e trascendenza in Aristotele

 

indicepresentazioneautorisintesi

Immanenza e trascendenza in Aristotele, a cura di Luca Grecchi.
Petite Plaisance, ISBN 978-88-7588-190-0, 2017, pp. 384, Euro 25

Questo volume, sèguito ideale di Sistema e sistematicità in Aristotele (Petite Plaisance, 2016, a cura di Luca Grecchi), raccoglie i contributi di alcuni fra i maggiori studiosi di Aristotele sul rapporto fra fisica e metafisica nel pensiero dello Stagirita.

Si troveranno esposti, nell’ordine: il tema della dimostrazione della esistenza del trascendente nel pensiero dello Stagirita (Carmelo Vigna, Luca Grecchi ed Enrico Berti); il tema della immanenza e della trascendenza nell’etica di Aristotele (Arianna Fermani); il tema della sostanzialità e trascendenza del bene nella filosofia aristotelica (Marcello Zanatta); il tema della eternità del mondo in Aristotele e nel primo aristotelismo (Andrea Falcon); il tema della finitezza del cosmo in rapporto alla infinità del principio trascendente aristotelico (Alberto Jori); il tema della indicibilità trascendente del nous in Aristotele (Claudia Baracchi); il tema della matematica immanente (e finita) di Aristotele (Monica Ugaglia); il tema degli effetti del Primo motore immobile aristotelico sugli enti naturali (Diana Quarantotto); il tema della nozione non-trascendentale di verità in Aristotele (Matteo Cosci); il tema dei rapporti fra immanenza ontologica e trascendenza epistemologica nel pensiero dello Stagirita (Barbara Botter); il tema della relazione fra immanentismo ed aristotelismo nel pensiero di David Malet Armstrong (Annabella D’Atri); il tema dei rapporti fra finalismo e sillogismo in Aristotele (Giampaolo Abbate).

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Aristotele bronzo

La statua di Aristotele nel cuore di Piazza Aristotele
(Πλατεία Αριστοτέλους),
la principale e più celebre area urbana della città di Salonicco in Grecia.

Una  approfondita analisi delle argomentazioni aristoteliche circa i rapporti fra immanenza e trascendenza, talvolta accettate aproblematicamente da coloro che sono portati a condividerne l’esito trascendentistico, ed ancor più spesso trascurate – ossia non dialettizzate – da coloro che invece tale esito non condividono.
Non si tratta, insomma, di una analisi storico-filologica del tema del divino in Aristotele, su cui del resto anche in questi anni sono stati effettuati ottimi studi. Si tratta di un tentativo più “teoretico” di valutare, in base ad alcune sfaccettature di quel grande prisma costituito dall’opera di Aristotele e dell’aristotelismodell’aristotelismo, se la dimostrazione della esistenza del Motore Immobile sia davvero solida, oppure se possono essere ritenuti percorribili spunti come quelli presenti, ad esempio, in una parte della tradizione […].
Si tratta, in sostanza, di un tentativo di valutare se è possibile ritenere non contraddittoria, e dunque quanto meno possibile, all’interno di alcune coordinate teoretiche del pensiero aristotelico, una spiegazione del cosmo come realtà del tutto autosufficiente.
Un approccio teoretico come questo è sicuramente un approccio non consueto per gli studi aristotelici; eppure, la presenza di questa possibilità nell’aristotelismo più antico, ed il fatto che la riflessione sul naturalismo aristotelico trascuri sovente questo spinoso tema, rende forse questa trattazione di qualche interesse, se non altro per colmare una lacuna, o quanto meno per riflettere su alcune ipotesi solitamente lasciate ai margini.
Per quanto ovvio, preciso che agli Autori, come lo scorso anno, è stato fornito solo il titolo del volume e qualche indicazione generale, ma – pur nella inevitabile opera di coordinamento, necessaria ad evitare ripetizioni ed a non lasciare aspetti importanti scoperti –, anche data la loro autorevolezza, li si è giustamente lasciati liberi di sviluppare il tema nella maniera che ritenevano più fruttuosa, o che comunque sentivano più congeniale.
Luca Grecchi

Giampaolo Abbate, già ricercatore e professore aggregato presso il Centro de Filosofia dell’Università di Lisbona, si occupa principalmente del pensiero fisico e metafisico di Aristotele. A tal riguardo, ha pubblicato una monografia sulla dottrina del luogo e vari articoli sul finalismo, sulla sostanza e sui fondamenti ontologici della Fisica. Si è occupato anche delle opere logiche del filosofo e della loro ricaduta nelle opere biologiche, della possibile giustificabilità della schiavitù a partire dai principi e presupposti espressi nelle opere etiche e delle possibili affinità e divergenze tra la morale aristotelica e il pensiero moderno. Sta terminando una traduzione, supportata da un commentario analitico, del libro VI della Fisica riguardante la dottrina del continuo. A breve è prevista la pubblicazione di una seconda monografia in merito al rapporto tra immagine e materia in Plotino, frutto di due corsi seminariali tenuti presso l’Università di Lisbona.

Finalismo e sillogismo in Aristotele.
Un raffronto tra Analitici Secondi e De papartibus animalium


Claudia Baracchi, Ph. D. in Filosofia (1990-1996), Docente di Filosofia Antica e Filosofia Europea alla University of Oregon (1996-1998) e alla New School for Social Research di New York (1999-2009), dal 2007 è Professore di Filosofia Morale all’Università di Milano-Bicocca. È membro fondatore della AncientPhilosophy Society. Tra le sue pubblicazioni recenti: L’architettura dell’umano: Aristotele e l’etica come filosofia prima (Vita e Pensiero 2014), Bloomsbury Companion to Aristotle (editor, Bloomsbury 2014), Il cosmo della Bildung (con Renato Rizzi, Mimesis 2016), Amicizia (Mursia 2016). La sua ricerca attuale verte sulla filosofia antica in rapporto al mito, alla poesia e al teatro, sulle tradizioni orientali (soprattutto indo-vediche), sulla psicanalisi e le pratiche del sé.

Aristotele e il nous.
Note sulla trascendenza indicibile


Enrico Berti è Professore emerito dell’Università di Padova, socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, membro della Pontificia Accademia delle Scienze e presidente onorario dell’Institut International de Philosophie. Ha insegnato nelle università di Perugia, Padova, Ginevra, Bruxelles. Attualmente insegna filosofia antica nella Facoltà di Teologia di Lugano. È autore di numerosi volumi e articoli su Aristotele e la sua presenza nella storia della filosofia. Tra le sue più recenti pubblicazioni si segnala: la traduzione francese, con introduzione e commento, del libro 366 Epsilon della Metafisica, Paris, Vrin, 2015; una nuova traduzione italiana della Metafisica di Aristotele (Laterza 2017) e un volume su Aristotelismo (Il Mulino 2017).

Sulla dimostrazione dell’esistenza del trascendente
in Aristotele
Commento alla discussione tra Luca Grecchi e Carmelo Vigna


Barbara Botter è professore di Filosofia all’Università Federale dello Espírito Santo (UFES), Brasile. I suoi interessi scientifici sono finalizzati allo studio di Platone e Aristotele, in particolare la filosofia del linguaggio, la cosmologia e la filosofia della natura. Ha pubblicato articoli in riviste (tra le quali Archai. As origens do Pensamento Ocidental (Brasilia, UNB), Aporia. Revista Internacional de Investigaciones Filosóficas (Cile); Classica. Revista de Estudos Classicos (São Paulo) e varie altre riviste pubblicate in Brasile; capitoli di libro in pubblicazioni collettive, come Aristotele, Categorie. Traduzione, commento e saggi critici. Amsterdam: Hakkert, Il problema mente-corpo. Genealogia, modelli, prospettive di ricerca. Milano: Mimesis Edizioni, e libri, tra i quali Dio e divino in Aristotele. Saint Augustin: Academia Verlag 2005. La Necessità Naturale in Aristotele. Napoli: Loffredo Editori, 2009. La creazione di immagini in Platone. Milano: Albo Versorio 2016.

Immanenza ontologica e trascendenza epistemologica
in Aristotele


Matteo Cosci è Assegnista di ricerca presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Si occupa di epistemologia antica e rinascimentale. È autore di Verità e comparazione in Aristotele, Ist. Veneto di Scienze, Lettere e Arti, 2014 e di altri contributi sul pensiero aristotelico.

La nozione non-trascendentale di verità
in Aristotele


Annabella d’Atri è professore di Storia della Filosofia nell’Università della Calabria. Dopo una serie di studi su E. Cassirer, in Vita e artificio (BUR, 2008) ha ripercorso la storia dell’idea di tecnica. Per evidenziare il nesso fra la tradizione continentale e quella analitica, ha curato le opere di D. M. Armstrong in Ritorno alla Metafisica (Bompiani, 2014). Il suo libro più recente è La questione della sostanza nella filosofia contemporanea (Unicopli, 2016).

Immanentismo e aristotelismo
in Davi d Malet Armstrong


Andrea Falcon, specialista del pensiero di Aristotele e della sua ricezione nel mondo antico, ha pubblicato le seguenti monografie: Corpi e movimenti: Il “De caelo” di Aristotele e la sua fortuna nel mondo antico (Bibliopolis 2001); Aristotle and the Science of Nature: Unity without Uniformity (Cambridge University Press 2005); Aristotelianism in the First Century BCE: Xenarchus of Seleucia (Cambridge University Press 2011); Aristotelismo (Einaudi 2017).

La dottrina dell’eternità del mondo
in Aristotele e nell’aristotelismo degli inizi


Arianna Fermani insegna Storia della Filosofia Antica all’Università di Macerata. Tra le sue pubblicazioni: Vita felice umana: in dialogo con Platone e Aristotele (2006); L’etica di Aristotele, il mondo della vita umana (2012); By the Sophists to Aristotle through Plato. The necessity and utility of a Multifocal Approach (2016). Ha tradotto, per Bompiani: Aristotele, Le tre Etiche (2008), Topici e Confutazioni Sofistiche (in Aristotele, Organon, 2016).

«Anche qui ci sono dèi»
(καὶ ἐνταῦθα θεούς)
Immanenza e trascendenza nell’eti ca di Aristotele


Luca Grecchi è Cultore di Storia della filosofia presso la Università degli Studi di Milano Bicocca. Direttore della rivista Koinè, ha pubblicato diversi volumi sulla filosofia greca classica, fra cui, per Petite Plaisance, L’umanesimo di Omero (2011) e La filosofia della storia nella Grecia classica (2012).


Alberto Jori è professore di Filosofia all’Università di Tubinga, in Germania, e di Storia della filosofia antica all’Università di Ferrara. Nel 2003 ha vinto il premio dell’International Academy of the History of Science (Paris, la Sorbonne). Tra le sue opere: Medicina e medici nell’antica Grecia. Saggio sul Perì téchnes ippocratico (il Mulino-Istituto Italiano per gli Studi Storici, 1996), Aristotele (Bruno Mondadori, 2008, 3a ed.), Aristoteles, Über den Himmel (Akademie Verlag-WBG, 2009).

Finitezza del cosmo
e infinità del Principio trascendente
in Aristotele


Diana Quarantotto insegna storia della filosofia antica presso l’Università di Roma Sapienza. È autrice di Causa finale sostanza essenza in Aristotele (Bibliopolis, 2005), L’universo senza spazio. Aristotele e la teoria del luogo (Bibliopolis, 2017), di diversi articoli sulla filosofia di Aristotele, relativi soprattutto alla fisica, alla biologia, alla metafisica, all’etica e alle loro relazioni, e curatrice di Aristotle’s Physics Book I. A Systematic Exploration (Cambridge University Press, in corso di stampa).

Aristotele e gli effetti
del primo motore immobile sugli enti naturali


Monica Ugaglia è assegnista di ricerca presso l’Università di Firenze. Fisico matematico di formazione si occupa degli aspetti più tecnici della fisica di Aristotele, nonché del rapporto tra fisica e matematica. Tra le sue pubblicazioni Modelli idrostatici del moto da Aristotele a Galileo (LUP 2004) e la traduzione commentata del libro III della Fisica (Carocci 2012).

La matematica immanente (e finita)
di Aristotele


Carmelo Vigna (1940) è Professore emerito di Filosofia morale presso l’Università degli Studi Ca’ Foscari di Venezia, dove ha diretto il Dipartimento di Filosofia e Teoria delle Scienze e ha fondato e diretto il Centro Interuniversitario per gli Studi sull’Etica (C.I.S.E.). Ha pure presieduto la Società Italiana di Filosofia morale. È stato Presidente della Società italiana di filosofia morale (2013-2016) – SIFM. È attualmente Presidente del Centro di Etica generale e applicata (CEGA), che ha sede presso l’Almo Collegio Borromeo di Pavia. È autore di numerose pubblicazioni. Tra le sue opere recenti: Il frammento e l’intero (2000; 2a ed. riveduta e ampliata 2015), Etica del desiderio come etica del riconoscimento (2015), Sostanza e relazione. Indagini di struttura sull’umano che ci è comune (2016), tutte apparse presso l’ed. Orthotes (Napoli-Salerno). Per lo stesso ed. egli ha pure curato il vol. Differenza di genere e differenza sessuale (2017).

Sulla dimostrazione dell’esistenza del trascendente
in Aristotele
– in dialogo con Luca Grecchi –


Marcello Zanatta (1948) è Professore ordinario di Storia della Filosofia Antica nell’Università della Calabria, dove per molti anni ha insegnato anche Storia della Retorica Classica. Studioso di Aristotele, vi ha dedicato quattro monografie e trentadue saggi, e ha curato l’edizione italiana di molte sue opere. Si è occupato anche dello stoicismo, redigendo la prima edizione italiana delle Contraddizioni degli Stoici di Plutarco e curando l’edizione italiana dei Pensieri di Marco Aurelio. In campo retorico, oltre alla Retorica di Aristotele ha tradotto e commentato (per la prima volta in Italia) i frammenti di Ermagora. È altresì autore di una Storia della filosofia antica.

Sostanzialità e trascendenza del bene
nella fisosofia di Aristotele


Coperta 260

Sistema e sistematicità in Aristotele

Petite Plaisance, ISBN 978-88-7588-202-0, 2016, pp. 256, Euro 25
indicepresentazioneautoresintesi
Scritti di:
Claudia Baracchi, Enrico Berti, Barbara Botter, Matteo Cosci, Silvia Fazzo, Arianna Fermani, Giovanna R. Giardina, Carmelo Vigna, Marcello Zanatta

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Paul Ricoeur (1913-2005) – Il carattere singolare della situazione di cura è un principio fandamentale. La diversità delle persone umane fa sì che non sia la specie a essere curata, ma ogni volta un essere unico del genere umano

Paul Ricoeur
Il giudizio medico

Il giudizio medico

 

«Mentre la scienza, secondo Aristotele, verte sul generale, la techne verte sul particolare e questo vale in special modo per la situazione nella quale l’arte medica interviene: la sofferenza umana.
[…] Considero precetto primo della saggezza pratica, esercitata sul piano medico, il riconoscimento del carattere singolare della situazione di cura, e innanzitutto di quella del paziente stesso. Questa singolarità implica il carattere non sostituibile di una persona con un’altra[…]; la diversità delle persone umane fa sì che non sia la specie a essere curata, ma ogni volta un essere unico del genere umano».

Paul RICOEUR, Il giudizio medico, a cura di Domenico Jervolino, tr. di Ilario Bertoletti, Morcelliana, Brescia 2006, pp. pp. 29, 31, 35 (titolo originale: Les trois niveaux du jugement médical, «Esprit», 12 (1996), poi in Le Juste 2, Éd. Esprit, Paris 2001).

 

 


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Ernst Bloch (1885-1977) – L’utopia concreta sta all’orizzonte di ogni realtà. L’utopia non è fuga nell’irreale, è scavo per la messa in luce delle possibilità oggettive insite nel reale e lotta per la loro realizzazione.

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«Anche se la speranza non fa altro che sormontare l’orizzonte, mentre solo la conoscenza del reale tramite la prassi lo sposta in avanti saldamente, è pur sempre essa e soltanto essa che fa conquistare l’incoraggiante e consolante comprensione del mondo, a cui essa conduce, come la più salda ed insieme la più tendenzialmente concreta. […] L’importante è imparare a sperare. Il lavoro della speranza non è rinunciatario perché di per sé desidera aver successo invece che fallire. […] Contro l’aspettare è d’aiuto lo sperare. Ma non ci si deve solo nutrire di speranza, bisogna anche trovare in essa qualcosa da cucinare. […] L’utopia concreta sta all’orizzonte di ogni realtà; la possibilità reale circonda fino alla fine le tendenze-latenze dialettiche aperte, l’utopia non è fuga nell’irreale, è scavo per la messa in luce delle possibilità oggettive insite nel reale e lotta per la loro realizzazione».

Ernst Bloch, Il principio speranza, 3 vol., Garzanti, 1994, vol. I, pp. 262-263.


Ernst Bloch (1885 – 1977) – Chi è scialbo si colora come se ardesse. La via esteriore è la più facile. Apparire più che essere: questo il suo motto.
Ernst Bloch (1885-1977) – Tutto ciò che vive ha un orizzonte. Dove l’orizzonte prospettico è tralasciato, la realtà si manifesta soltanto come divenuta, come realtà morta, e sono i morti, cioè i naturalisti e gli empiristi, che qui seppelliscono i loro morti.
Ernst Bloch (1885-1977) – È la filosofia la scienza in cui è viva, ha da esser viva, la consapevolezza del tutto. La filosofia ha a cuore soprattutto l’unità del sapere. La filosofia sta sul fronte.

 


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Walter Benjamin (1892-1940) – Che cos’erano per me i miei primi libri? Io non leggevo un libro, vi entravo, vivevo tra le sue righe; e quando lo riaprivo dopo un’interruzione, ritrovavo me stesso nel punto in cui ero rimasto.

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«Che cos’erano per me i miei primi libri?

 Per ricordarmene dovrei prima cancellare dalla memoria ogni altra cognizione di libri. È certo che tutto ciò che so oggi si basa sulla prontezza con cui allora mi aprii ai libri; ma mentre ora il contenuto, l’argomento, la meteria sono estranei al libro, come oggetto, allora ne erano parte essenziale e intrinseca, come la carta e il numero delle pagine. Il mondo che si rivelava nel libro e il libro stesso erano assolutamente indivisibili. Come il libro, anche il suo contenuto, il suo mondo, era palpabile, si poteva toccare con mano.
E parimenti quel contenuto e quel mondo gtrasfiguravano ogni parte del libro. Vi ardevano dentro, irradiavano da esso; inscritti non solo nella copertina e nelle figure, erano racchiusu nei titoli dei capitoli e nei capilettera, nei paragrafi e nelle colonne.
Io non leggevo un libro, vi entravo, vivevo tra le sue righe; e quando lo riaprivo dopo un’interruzione, ritrovavo me stesso nel punto in cui ero rimasto».
Walter Banjamin

 

 

La mia biblioteca

La mia biblioteca

Walter Benjamin, La mia biblioteca, Elliot, 2016

Quarta di copertina

Nel 1931 un trasloco costrinse Benjamin ad affrontare la mole sterminata dei volumi accumulati nel corso degli anni. Dal mezzogiorno alla mezzanotte, senza essere riuscito a terminare l?impresa, il filosofo tedesco aprì le casse che contenevano la sua biblioteca. Le ore passate tra la polvere e gli scatoloni ispirarono questo saggio. Dalla tensione non risolta tra ordine e disordine, alla presenza massiccia di libri mai letti sugli scaffali, passando per gli acquisti memorabili e le tattiche da adottare nelle aste pubbliche: tutto concorre a delineare la figura del collezionista, il cacciatore di libri, il flâneur che, perdendosi nelle grandi e piccole città, va alla ricerca di una botteguccia antiquaria o di una sperduta cartoleria. Un testo curioso, qui presentato insieme ad altri due scritti, Presso il camino e Come si spiega un grande successo editoriale?, nei quali Benjamin indaga la magia della lettura e le cause che possono rendere un trattato sulle erbe un imprevedibile best seller.


Walter Benjamin sul collezionismo librario: “Disfo la mia biblioteca”


Walter Benjamin (1892-1940) – «Esperienza» . Il giovane farà esperienza dello spirito e quanto più dovrà faticare per raggiungere qualcosa di grande, tanto più incontrerà lo spirito lungo il suo cammino e in tutti gli uomini. Quel giovane da uomo sarà indulgente. Il filisteo è intollerante.
Walter Benjamin (1892-1940) – Ciò che noi chiamiamo il progresso, è questa bufera
Walter Benjamin (1892-1940) – La malinconia tradisce il mondo per amore di sapere. Ma la sua permanente meditazione abbraccia le cose morte nella propria contemplazione, per salvarle.

 


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Jan Patočka (1907-1977) – Chi può rispondere alla domanda se il conflitto di Socrate sia solo un conflitto dei tempi, oppure se si tratti di uno scontro fondamentale irriducibile ed eterno? Socrate non ha una risposta a portata di mano, ma solo una domanda.

Jan Patočka 01
Socrate di Patočka

Socrate di J. Patočka, Rusconi, 1999

«Chi può rispondere in modo soddisfacente alla domanda se il conflitto di Socrate sia solo un conflitto dei tempi, determinato da una specifica situazione storica relativa, oppure se si tratti di uno scontro fondamentale irriducibile ed eterno?». Jan Patočka, Socrate.

«Socrate non ha una risposta a portata di mano, ma solo una domanda. E poi cerca di destare negli altri la stessa domanda. Con questo risveglio della domanda negli altri, però, Socrate cambia gli altri. La domanda sul bene ultimo opera nell’anima una conversione totale. La costringe a tornare in se stessa, a cercare ciò che è il suo fine ultimo e la sua propria vocazione». Jan Patočka, Socrate.

«La specificità di Socrate consiste nel fatto che ha compreso e ha sempre sottolineato che il mero immediato superamento irriflesso dell’individualismo non è ancora un integrale atteggiamento morale, bensì dev’essere preceduto dalla domanda. Perciò la risposta propria di Socrate all’incertezza morale del suo tempo è la domanda morale. Essa è la sua scoperta propria. La domanda, però, esprime sempre il non sapere, i dubbi. Socrate reagisce contro la sicurezza ingenua dell’uomo non desto moralmente. A Socrate, quindi, per questo risveglio dalla certezza alla domanda serve la dialettica raffinata, spesso vertiginosa ed ingannevole. Ciò che, quindi, per Socrate è più importante è il risveglio alla domanda, non la risposta». Jan Patočka, Socrate.

Quarta di copertina

Jan Patočka (1907-1977), allievo di Edmund Husserl e considerato il più importante filosofo ceco, ha mediato la fenomenologia appresa dal maestro con la tradizione classica del socratismo e del platonismo, elaborando un pensiero originale che si sta diffondendo con grande successo in Europa. La sua idea di “vivere nella verità”, pur nella problematicità, lo ha condotto a schierarsi durante gli anni oscuri del regime comunista cecoslovacco a favore degli uomini ingiustamente perseguitati e ad essere il primo firmatario di “Charta 77”, la vivace protesta in difesa dei diritti umani. Per questa ragione fu arrestato e condotto alla morte durante un violento interrogatorio da parte della milizia di stato. Giustamente è stato definito il “Socrate di Praga”. Il suo studio su Socrate, risalente al 1947 e tradotto per la prima volta in una lingua occidentale, è quindi assai significativo per comprendere la radici teoriche del suo operato. Il conflitto di Socrate con l’Atene del tempo, per Patočka, diviene il modello di un conflitto fondamentale eterno. L’idea socratica del non-sapere assume per lui il significato di una presa di coscienza della finitezza dell’uomo, che è fonte di umiltà intellettuale; in questo modo, la problematicità diventa anche il primo passo per la “cura dell’anima”, vale a dire per un’esistenza umana in prossimità e in vista del bene. Secondo Patočka, la cura dell’anima costituisce altresì la base spirituale sulla quale l’Europa è nata e si è sviluppata, e in base alla quale potrebbe anche rigenerarsi in futuro. Il testo è stato curato da Martin Cajthaml e Giuseppe Girgenti, ricercatori del “Platoninstitut” presso l’Accademia Internazionale di Filosofia nel Principato del Liechtenstein, che insieme hanno già tradotto di Patočka Platone e L’Europa (Vita e Pensiero, Milano 1997). Il testo ceco riprodotto a fronte è tratto dalla seguente edizione: Sokratés, Praga 1947, seconda edizione a cura di I. Chvatik e P. Kouba, Praga (SPN) 1991.


Indice del volume Socrate


Recensione di Salvatore Bravo al libro di J. Patočka, Socrate


Che cos'è la fenomenologia?

Che cos’è la fenomenologia?

 

Le monde naturel et le mouvement de l'exsistence humaine

Le monde naturel et le mouvement de l’exsistence humaine

 

Lo spazio e la sua problematica

Lo spazio e la sua problematica

 

Platonismo negativo e altri frammenti

Platonismo negativo e altri frammenti

 

Saggi eretici sulla filosofia della storia

Saggi eretici sulla filosofia della storia


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Paul Valéry (1871-1945) – «Le livres ont le mêmes ennemis que l’homme: le feu, l’umide, les bêtes, le temps; et leur propre contenu». Possiamo tradurre «les bêtes» con «la stupidità».

Paul Valéry 01
Valéry Littérature

P. Valéry, Littérature

 

Le livres ont le mêmes ennemis que l’homme:

le feu, l’umide, les bêtes, le temps;

et leur propre contenu.

 

Paul Valéry, Littérature, Gallimard, 1930.

 

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Salvatore Gullì – Opporsi al cinismo e alla sopraffazione dei poteri dominanti, nell’intento di suscitare un moto di indignazione che faccia nascere, nella coscienza di ciascuno, un germe di resistenza civile.

Salvatore Gullì
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Rivolta a venire: etica e utopia

Salvatore Gullì, Rivolta a venire: etica ed utopia, Città del Sole, 2015

 

 

Rivolta a venire è un volume di versi civili e di meditazioni in prosa attraverso cui l’autore ambisce a mettere in luce la valenza etica di figure esemplari, eroiche e geniali. La rivisitazione di tali figure – capaci di ampliare i confini del possibile e di favorire positive riflessioni – avviene in tempi di decadimento civile e culturale nel mondo politico e in quello economico-finanziario, con gravi ricadute sul comportamento dei singoli e delle collettività.
L’autore lancia il suo grido di accusa contro il cinismo e contro la sopraffazione dei poteri dominanti, nell’intento di suscitare un moto di indignazione che faccia nascere, nella coscienza di ciascuno, un germe di resistenza civile, alimentata da inestinguibili idealità e da imprescindibili spinte utopistiche. La rivolta a venire attende fautori disposti a contrastare la negativa corrente prevalente e prefigura una scossa che, accompagnata da crescita di consapevolezza – nel solco del concepimento di un avveduto progetto di cambiamento – potrà contribuire al risanamento delle comunità e alla restaurazione dell’etica. Ma anticipare il senso di un libro equivale a tradirne la funzione. Spetta perciò esclusivamente al volenteroso lettore decidere di rendersi fino in fondo partecipe e di scoprire il percorso ideale lungo il quale l’autore Salvatore Gullì, Rivolta a venire: etica ed utopia si prefigge di far affiorare verità vive ed attive.

***

Salvatore Gullì è laureato in Giurisprudenza presso l’Università La Sapienza di Roma. Esercita la professione di avvocato. Studioso di filosofia, di teoria generale del diritto e di etica, è anche autore di testi e di brani musicali.


Un brano per musica di Salvatore Gullì.

1992

Alba fumosa,
lucciole in posa,
congreghe chiuse,
liquami a iosa,
siringhe e sporco,
sirene e pianto,
buio nei cuori
mercato e luci,
alti palazzi,
brutto che impera:
e quando arriva la primavera ?
E quando arriva ?
Soffoca la città !

Servono eroi.
Mancano eroi.
Eroi ne esistono ?
Eroi che salvino ?

Banche di culto,
mala e denari,
carceri piene,
mercati e cene,
mastica amaro chi più fatica,
chi non ne vede tanto cammino,
chi non ne vede segni di bene,
né leggi fatte come conviene,
ché è messa in gabbia l’anima di città.

Fragili noi,
subiamo noi,
Eroi ne esistono ?
Eroi che salvino ?

Teatri chiusi,
bambole-oche,
nuove catene,
mercati e seme,
maschere e feste,
si offende il vero,
vecchi reclini,
giovani muti,
destino in borsa
anime in gioco,
e chi decide è re di denari,
proprio non resta traccia di bene.

Servono eroi.
Mancano eroi.
Eroi ne esistono ?
Eroi che salvino ?

Bombe di mala,
anime in aria,
per sempre spenti in aria i buoni,
potere ignavo che, pur di stare, si volge indietro,
devia lo sguardo:
eccoli i frutti di azioni omesse !
In aria i giusti, in aria spenti,
per sempre spenti in terra i nostri eroi.

Fragili noi,
quanti rimpianti,
in tempi cupi fragili noi:
non ci eravamo neppure accorti
che c’era in gioco ciò che risplende,
ciò che per nulla al mondo si scambia,
ciò che per nulla al mondo si cambia,
ciò che fa luce nel buio che c’è.

Salvatore Gullì

 


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Renato Curcio – Ben oltre la società industriale, la società dello spettacolo e la modernità liquida, la società artificiale ci mette dunque di fronte al germe accattivante e vorace di un nuovo totalitarismo. Sapremo scegliere o ci accontenteremo di essere scelti?

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Locandina della Presentazione del Libro

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Locandina della Presentazione del Libro

Giovedì 7 settembre 2017, ore 18

Horti Lamiani, Via Giolitti 163  – Roma

 

 

La società artificiale

 

RENATO CURCIO

LA SOCIETÀ ARTIFICIALE

MITI E DERIVE DELL’IMPERO VIRTUALE

È esperienza comune che le nostre relazioni di qualsiasi tipo vengano sempre più frequentemente intermediate da dispositivi digitali. I legami interumani diretti lasciano il posto a mille forme di connessioni indirette e artificiali. Il marketing delle ‘internet company’ accompagna questa mutazione tecno-sociale con nuovi miti. La potenza degli smartphone, le meraviglie dell’intelligenza artificiale, la panacea dei robot per alleviare le fatiche del lavoro, la rivoluzione dei big data e il paradiso terrestre dell’internet delle cose. Un’assuefazione acritica maschera la nostra ignoranza sulle reali implicazioni di questa ulteriore evoluzione del capitalismo. Facendo leva su narrazioni d’esperienza che non indulgono all’anestetizzazione del malessere, questo libro s’interessa delle implicazioni sociali dei nuovi strumenti digitali e del significato concreto che nella vita di relazione quotidiana, nella politica, negli stati di coscienza e nel mondo del lavoro espressioni come big data, profilazione predittiva, intelligenza artificiale, cloud, robot umanoidi, internet delle cose, vengono realmente a configurare. Più in generale questa esplorazione cerca di mostrare come “progresso sociale” e “tecnologie digitali” non siano affatto sinonimi. E anzi, come queste ultime innervino l’architettura di classe capitalistica invadendo e aggredendo dall’interno lo spazio vitale essenziale delle relazioni umane.

Ben oltre la società industriale, la società dello spettacolo e la modernità liquida, la società artificiale ci mette dunque di fronte al germe accattivante e vorace di un nuovo totalitarismo. Un totalitarismo tecnologico che, a differenza di quelli ideologici del Novecento, invade e colonizza il luogo più “sacro” e fondamentale della libertà. D’altra parte, una matura consapevolezza di questa estrema deriva può essere anche il punto di partenza per un’ulteriore rimessa in discussione delle classi sociali e del destino di specie. Sapremo scegliere o ci accontenteremo di essere scelti?

Renato Curcio, socio fondatore di Sensibili alle foglie e socioanalista, ha pubblicato per queste edizioni numerosi titoli. Su questo tema, ricordiamo qui: L’impero virtuale, 2015; L’egemonia digitale, 2016.

ISBN 978-88-98963-75-1, p. 128, Euro 16,00

 


Renato Curcio – Introduzione al libro di Franco Del Moro, «Il dubbio necessario»: “Le persone che si adattano ad attività di pura sopravvivenza non raggiungono mai una piena realizzazione dei propri desideri, delle proprie capacità e aspirazioni: la vastità identitaria è la vera dimensione dell’esperienza umana nella creazione di nuovi mondi di senso”.
Renato Curcio – La materia più preziosa al mondo è l’anima degli umani, il loro immaginario. L’impero virtuale non è che la storia recente di una nuova e più insidiosa strategia di colonizzazione dell’immaginario.

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György Lukács (1885-1971) – Uno dei tratti più fecondi e caratteristici di Lenin è che egli non cessò mai di imparare teoricamente dalla realtà e che in pari tempo era sempre pronto ad agire.

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Questo volumetto è un puro prodotto della metà degli anni Venti. Perciò non è certo privo d’interesse come documento sul modo in cui uno strato di marxisti allora non insignificante considerava la personalità, la missione di Lenin. […]
Se però ofgfgi si vuole respingere in tutti i campi il livellamento dogmatico, le esperienze degli anni Venti possono dare impulsi fecondi solo per vie indirette […].
Lenin possiede, fino nelle reazioni nervose spontanee, la fedeltà ai principi propria dei precedenti grandi asceti della rivoluzione, mentre nel carattere non è neppure sfiorato da un’ombra di ascetismo. […]
Se Che fare? è un titolo simbolico per tutta la sua attività di scrittore, l’idea teorica centrale di questa opera è una sintesi anticipata di tutta la sua visione del mondo. […]
Uno dei tratti più fecondi e caratteristici di Lenin è che egli non cessò mai di imparare teoricamente dalla realtà e che in pari tempo era sempre pronto ad agire. […]
Se oggi, quando la manipolazione divora la prassi e la deideologizzazione divora la teoria, questo ideale non è tenuto in grande onore dalla maggioranza degli “specialisti”. Al di là dell’importanza dei suoi atti e delle sue opere, la figura di Lenin, come incarnazione del continuo “esser preparati”, rappresenta un valore incancellabile come tipo nuovo di atteggiamento esemplare di fronte alla realtà.

György Lukács, Postilla all’edizione italiana, Budapest, gennaio 1967.

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György Lukács, Lenin. Teoria e prassi nella personalità di un rivoluzionario, Einaudi, 1976.

È interessante rileggere oggi, a distanza di 41 anni, la quarta di copertina di questo libro, scritto nel 1924, pubblicato da Einaudi in seconda edizione nel 1976. Il lettore attento saprà cogliere da sé il significato di questa npostra sottolineatura … altri tempi!

Questo saggio di György Lukács su Lenin appare in Italia a più di mezzo secolo dalla sua prima edizione tedesca: ma l’odierno dibattito intellettuale gli conferisce un’inattesa attualità ed efficacia. Sia Lenin che Lukács, in modi diversi, sono al centro di una riflessione critica nuova, che ne ripercorre il pensiero e l’opera in funzione di un’esperienza etico-storica quanto mai aperta e inquieta. Perciò riesce particolarmente vivo e appassionante questo Lenin visto come espressione dell’intima forza motrice di un’età rivoluzionaria da un Lukács immerso nell’atmosfera tempestosa dell’Ottobre e fiducioso nelle sorti del rivolgimento mondiale.

Se il Lenin di Lukács è una figura centrale dello sviluppo della coscienza universale, il Lukács di Lenin è un momento-chiave dell’itinerario speculativo del grande pensatore. Dal loro incontro è nato un libro d’eccezione, che ancor oggi vale a interpretare problematicamente tanto il rivoluzionario russo quanto il filosofo ungherese.


Per chi volesse leggere il testo, sula rete potrà trovare la scansione integrale del libro:

György Lukács, Lenin. Teoria e prassi nella personalità di un rivoluzionario


Salvatore Bravo, Una recensione al libro di G.Lukács


György Lukács (1885-1971)  –  «Thomas Mann e la tragedia dell’arte moderna». Il momento puramente soggettivo, l’estraniarsi da ogni collettività, il disprezzare ogni comunità annulla ogni vincolo con la società e nell’opera stessa: autodissoluzione dell’arte in seguito a quella lontananza dalla vita ch’essa si pone per principio.
György Lukács (1885 – 1971) – Il fuoco che arde nell’anima partecipa all’essenza delle stelle. Perché il fuoco è l’anima di ogni luce, e nella luce si avvolge il fuoco.
György Lukács (1885-1971) – Questo trasformarsi in merce di una funzione umana rivela con la massima pregnanza il carattere disumanizzato e disumanizzante del rapporto di merce.
György Lukács (1885-1971) – Considerazioni su «Marx, il cinema e la critica del film», un libro di Guido Aristarco (1918-1996). La tendenza generale è il dominio della manipolazione, a cui in misura sempre più vasta si va assoggettando anche, e tutt’intero, il campo dell’arte.


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