Emiliy Dickinson (1830-1886) – Essere un fiore è profonda responsabilità. Fiorire è il fine.

Emily Dickinson, Fiorire è il fine
Fiorire – è il fine – chi passa un fiore
con uno sguardo distratto
stenterà a sospettare
le minime circostanze
coinvolte in quel luminoso fenomeno
costruito in modo così intricato
poi offerto come una farfalla
al mezzogiorno –
Colmare il bocciolo – combattere il verme –
ottenere quanta rugiada gli spetta –
regolare il calore – eludere il vento –
sfuggire all’ape ladruncola
non deludere la natura grande
che l’attende proprio quel giorno –
essere un fiore, è profonda
responsabilità.
 
Emily Dickinson, trad. Marisa Bulgheroni.

***

Emily Dickinson – Un’anima al cospetto di se stessa
Emily Dickinson (1830-1886) – La parola comincia a vivere soltanto quando vien detta.
Emiliy Dickinson (1830-1886) – Ciò che è lontano e ciò che è vicino
Emily Dickinson (1830-1866) – Semi che germogliano nel buio
Emily Dickinson (1830-1866)  – Dedicata agli esseri umani in fuga dalla mente dell’uomo
Emily Dickinson (1830-1866) – Distilla un senso sorprendente da ordinari significati
Emily Dickinson (1830-1886) – La bellezza e la verità sono una cosa sola. Bellezza è verità, verità è bellezza.
Emiliy Dickinson (1830-1886) – Molta follia è saggezza divina, per chi è in grado di capire. Molta saggezza, pura follia. Ma è la maggioranza in questo, in tutto, che prevale. Conformati: sarai sano di mente. Obietta: sarai pazzo da legare, immediatamente pericoloso e presto incatenato.
Emiliy Dickinson (1830-1886) – Questo era un poeta: distilla straordinari sensi da significati ordinari e Essenze così immense dalle specie familiari che davanti alla porta perirono e ci meravigliamo che non fummo noi ad afferrarle, prima.
Emily Dickinson (1830-1866) – La Bellezza non ha causa, esiste. Inseguila e sparisce. Non inseguirla e appare.
Emily Dickinson (1830-1866) – Ha una sua solitudine lo spazio, solitudine il mare e solitudine la morte. eppure tutte queste son folla in confronto a quel punto più profondo, segretezza polare, che è un’anima a cospetto di se stessa – infinità finita.
M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.
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Amedeo Anelli – È in stampa il sessantesimo numero (n. 59, giugno 2021) della rivista internazionale di Poesia e Filosofia «Kamen’», il numero del suo trentesimo anno.

Amedeo Anelli 03


Amedeo Anelli – «Quartetti». Tempi sospesi e riflessioni filosofiche giocate con un linguaggio all’apparenza semplice, con i ritmi della filastrocca. Amedeo Anelli scrive di sogni sognati e il pennello di Guido Conti cerca un segno che diventi senso.
Amedeo Anelli – Occidente e oriente a confronto nella voce poetica di Maura Del Serra.

M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.
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Maura Del Serra – In voce. 55 poesie lette dall’autrice, che in video presenta il suo libro.

Maura Del Serra, In voc blog

Maura del Serra presenta il suo libro in video

Maura Del Serra

In voce

55 poesie lette dall’autrice

ISBN 978-88-7588-302-7, 2020, pp. 64,  Euro 12.

indicepresentazioneautoresintesi



Al popolo della pace, la poesia incipitale di questa raccolta, letta da Maura Del Serra nel 2009 in occasione dell’iniziativa 25 TV per 25 guerre, realizzata dall’artista Gerardo Paoletti per “World March” Associazione Mondiale per la Pace, era finora l’unica traccia esistente di interpretazione autoriale dei suoi testi. Adesso, con la selezione di altre 54 poesie, l’autrice offre ai suoi lettori/ascoltatori, un articolato ventaglio della sua produzione poetica, dei temi, luoghi, voci e ritratti in cui l’esperienza personale si fa corale e universale.

Nutrita con intensità empatica e dialogica dalle radici culturali e sapienziali dell’Occidente nel loro intersecarsi con le vene più feconde delle tradizioni orientali, la poesia della Del Serra è percorsa dal costante agonismo tra assolutezza metatemporale della rivelazione e tenebre della violenza storica, solitudine identitaria e unanimismo creaturale, con un ethos appassionato e rigoroso e con una finezza ed originalità stilistica scandita con vibrante emozione anche dalla sua viva voce.

 

Maura Del Serra, poetessa, drammaturga, traduttrice e critico letterario, già comparatista nell’Università di Firenze, ha riunito le sue poesie nei volumi: L’opera del vento e Tentativi di certezza, Venezia, Marsilio, 2006 e 2010; Scala dei giuramenti, Roma, Newton Compton, 2016; Bios, Firenze, Le Lettere, 2020. Tutti i suoi testi teatrali sono pubblicati nei volumi: Teatro e Altro teatro, Pistoia, petite plaisance, 2015 e 2019.

Fra gli autori da lei tradotti dal latino, tedesco, inglese, francese e spagnolo: Cicerone, Shakespeare, Woolf, Mansfield, Tagore, Proust, Weil, Lasker-Schüler, Sor Juana Inès de la Cruz. (www.mauradelserra.com)


Maura Del Serra – Adattamento teatrale de “La vita accanto” di Mariapia Veladiano
Maura Del Serra, Franca Nuti – Voce di Voci. Franca Nuti legge Maura Del Serra.
Intervista a Maura Del Serra. A cura di Nuria Kanzian. «Mantenersi fedeli alla propria vocazione e all’onestà intellettuale, senza cedere alle lusinghe di un facile successo massmediatico»
Maura Del Serra – Il lavoro impossibile dell’artigiano di parole
Maura Del Serra – La parola della poesia: un “coro a bocca chiusa”
Maura Del Serra, «Teatro», 2015, pp. 864
Maura Del Serra – Quadrifoglio in onore di Dino Campana
Maura Del Serra – I LIBRI ed altro
Maura Del Serra – Miklós Szentkuthy, il manierista enciclopedico della Weltliteratur: verso l’unica e sola metafora
Maura Del Serra – Al popolo della pace.
Maura Del Serra – «L’albero delle parole». La mia vita è stata un ponte per centinaia di vite, che mi hanno consumato e rinnovato, per loro libera necessità.
Maura Del Serra – «Altro Teatro», rimanendo fedele alla mia vocazione, senza cedere alle lusinghe di un facile successo massmediatico o alla rassicurante ma snaturante appartenenza a consorterie di potere.
Maura Del Serra – «Lettera agli amici». Apocalissi di una civiltà ingiusta, predatoria, pervasa dalla ybris materialista ed ipertecnologica. Sarà insieme doloroso e salutare, quanto mi auguro inevitabile e consapevole, un mutamento di rotta. Ascoltiamo le voci di chi ci invita ad «aprire la porta che non abbiamo visto».
Maura Del Serra – Ma come ricambiare alla stella la sua luce danzante, all’albero il suo slancio fra due mondi, … alle stagioni i loro ritmici doni …? … Distruggiamo fuori o dentro di noi solamente per scrollare questo debito immenso da portare come Atlante il suo globo terrestre

M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.
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Danila Boggiano – Libro prezioso questo di Margherita Guidacci sulle Sibille che qui, nella poesia, non pre-dicono, ma ricordano sino alla dimensione confessionale dell’ultima parte in prosa in cui Margherita ci prende per mano …

Danila Boggiano

Margherita Guidacci

Sibille

Seguito da Come ho scritto “Sibille”.
A cura di Ilaria Rabatti.

ISBN 978-88-7588-238-9, 2019, pp. 88Euro 12 – Collana “Filo di perle”.
In copertina: Luca Lucherini, Sibilla (2019).

indicepresentazioneautoresintesi


Passa come un filo trasparente e sottile tra le dieci Sibille che parlano nel libro di Margherita Guidacci, un filo fatto di vento, acqua, sabbia, nebbia, velo, tremore, tutto ciò insomma che è segno della mutevolezza del Tempo e della precarietà delle piccole grandi vicende che lo declinano e lo lasciano così sospeso sulla sua fragilità e sulla sua feroce tenacia.
E nel passare quasi impercettibile di quel filo attraverso isole, mari, monti, valli, antri, brilla la tenacia delle cose che, perché sfuggono, esigono sempre nuovi accostamenti e svelamenti.
Dalle piccole misteriose cose della terra al Mito.
Così le Sibille, grazie alla voce innamorata di Margherita Guidacci e alla precisione delle sue conoscenze, percorrono a ritroso il tempo della storia sino alla sua radice mitica e rappresentano la possibilità del sentire e del conoscere di guardare ai suoi contenuti con quasi incantato distacco.
Muovendosi dentro una loro personalissima Recherche, queste dieci Sibille ci rendono tutto l’oro dell’antico sguardo, conciliano colpe e pentimenti, allestiscono ponti tra terra e cielo, abbracciano i vivi e i morti e sembrano risanare con il balsamo della poesia quelle ferite su cui, loro malgrado, furono destinate a sollevare il velo.
Davvero un libro prezioso questo di Margherita Guidacci, puntuale nei rimandi storici ed espressivo di tenera intenzionalità nell’incontro tra la sua voce e quella delle Sibille, che qui non pre-dicono, ma ricordano – e nella parola “ricordo” batte il cuore – sino alla dimensione confessionale dell’ultima parte in prosa in cui Margherita ci prende per mano e fiduciosa della nostra degnità, ci porta nel mondo intimo della casa, del suo tempo, delle sue amicizie mentre, lei Sibilla, cerca la parola-vaso in cui far cadere – o da cui trarre – il senso dolceamaro dell’effimero.

Danila Boggiano


Danila Boggiano
È nata nel 1951 a Sestri Levante dove vive. Si è laureata in Filosofia all’università di Genova.
Ha pubblicato le raccolte di versi Piccole foglie e sparse (S. Marco dei Giustiniani, 1997); La pazienza del tempo (Resine, 1999); La tessitrice di vento (Le Mani, 2004); Amorosi sentieri (Bastogi, 2008) e Inconsapevole musa (S. Marco dei Giustiniani, 2010). Cura il “Quaderno”, pubblicazione del Centro di cultura “Agave” di Chiavari. E naturalmente tiene conferenze e presenta libri, qui e là, dove capita e quando può.


M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.
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Amedeo Anelli – Occidente e oriente a confronto nella voce poetica di Maura Del Serra.

Amedeo Anelli 02

Testo già pubblicato sulle pagine de “Il Cittadino”, 10-06-2021.



Maura Del Serra

In voce

55 poesie lette dall’autrice

ISBN 978-88-7588-302-7, 2020, pp. 64,  Euro 12.

indicepresentazioneautoresintesi



Al popolo della pace, la poesia incipitale di questa raccolta, letta da Maura Del Serra nel 2009 in occasione dell’iniziativa 25 TV per 25 guerre, realizzata dall’artista Gerardo Paoletti per “World March” Associazione Mondiale per la Pace, era finora l’unica traccia esistente di interpretazione autoriale dei suoi testi. Adesso, con la selezione di altre 54 poesie, l’autrice offre ai suoi lettori/ascoltatori, un articolato ventaglio della sua produzione poetica, dei temi, luoghi, voci e ritratti in cui l’esperienza personale si fa corale e universale.

Nutrita con intensità empatica e dialogica dalle radici culturali e sapienziali dell’Occidente nel loro intersecarsi con le vene più feconde delle tradizioni orientali, la poesia della Del Serra è percorsa dal costante agonismo tra assolutezza metatemporale della rivelazione e tenebre della violenza storica, solitudine identitaria e unanimismo creaturale, con un ethos appassionato e rigoroso e con una finezza ed originalità stilistica scandita con vibrante emozione anche dalla sua viva voce.

 

Maura Del Serra, poetessa, drammaturga, traduttrice e critico letterario, già comparatista nell’Università di Firenze, ha riunito le sue poesie nei volumi: L’opera del vento e Tentativi di certezza, Venezia, Marsilio, 2006 e 2010; Scala dei giuramenti, Roma, Newton Compton, 2016; Bios, Firenze, Le Lettere, 2020. Tutti i suoi testi teatrali sono pubblicati nei volumi: Teatro e Altro teatro, Pistoia, petite plaisance, 2015 e 2019.

Fra gli autori da lei tradotti dal latino, tedesco, inglese, francese e spagnolo: Cicerone, Shakespeare, Woolf, Mansfield, Tagore, Proust, Weil, Lasker-Schüler, Sor Juana Inès de la Cruz. (www.mauradelserra.com)


Amedeo Anelli – «Quartetti». Tempi sospesi e riflessioni filosofiche giocate con un linguaggio all’apparenza semplice, con i ritmi della filastrocca. Amedeo Anelli scrive di sogni sognati e il pennello di Guido Conti cerca un segno che diventi senso.

Maura Del Serra – Adattamento teatrale de “La vita accanto” di Mariapia Veladiano
Maura Del Serra, Franca Nuti – Voce di Voci. Franca Nuti legge Maura Del Serra.
Intervista a Maura Del Serra. A cura di Nuria Kanzian. «Mantenersi fedeli alla propria vocazione e all’onestà intellettuale, senza cedere alle lusinghe di un facile successo massmediatico»
Maura Del Serra – Il lavoro impossibile dell’artigiano di parole
Maura Del Serra – La parola della poesia: un “coro a bocca chiusa”
Maura Del Serra, «Teatro», 2015, pp. 864
Maura Del Serra – Quadrifoglio in onore di Dino Campana
Maura Del Serra – I LIBRI ed altro
Maura Del Serra – Miklós Szentkuthy, il manierista enciclopedico della Weltliteratur: verso l’unica e sola metafora
Maura Del Serra – Al popolo della pace.
Maura Del Serra – «L’albero delle parole». La mia vita è stata un ponte per centinaia di vite, che mi hanno consumato e rinnovato, per loro libera necessità.
Maura Del Serra – «Altro Teatro», rimanendo fedele alla mia vocazione, senza cedere alle lusinghe di un facile successo massmediatico o alla rassicurante ma snaturante appartenenza a consorterie di potere.
Maura Del Serra – «Lettera agli amici». Apocalissi di una civiltà ingiusta, predatoria, pervasa dalla ybris materialista ed ipertecnologica. Sarà insieme doloroso e salutare, quanto mi auguro inevitabile e consapevole, un mutamento di rotta. Ascoltiamo le voci di chi ci invita ad «aprire la porta che non abbiamo visto».
Maura Del Serra – Ma come ricambiare alla stella la sua luce danzante, all’albero il suo slancio fra due mondi, … alle stagioni i loro ritmici doni …? … Distruggiamo fuori o dentro di noi solamente per scrollare questo debito immenso da portare come Atlante il suo globo terrestre

M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.
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Wisława Szymborska (1923-2012) – Utopia è l’isola dove tutto si chiarisce. Qui ci si può fondare su prove. Qui cresce l’albero della Giusta Ipotesi. Dalla sua cima si spazia sull’Essenza delle Cose. Malgrado le sue attrattive l’isola è deserta, e le tenui orme visibili sulle rive sono tutte dirette verso il mare.

Wisława Szymborska002

UTOPIA

 

Isola dove tutto si chiarisce.

Qui ci si può fondare su prove.

L’unica strada è quella d’accesso.

Gli arbusti fin si piegano sotto le risposte.

Qui cresce l’albero della Giusta Ipotesi

con rami districati da sempre.

Di abbagliante linearità è l’albero del Senno

presso la fonte detta Ah Dunque E’ Così.

Più ti addentri nel bosco, più si allarga

la Valle dell’Evidenza.

Se sorge un dubbio, il vento lo disperde.

L’eco prende la parola senza che la si desti

e chiarisce volenterosa i misteri dei mondi.

A destra una grotta in cui giace il senso.

A sinistra il lago della profonda Convinzione.

Dal fondo si stacca la verità e lieve viene a galla.

Domina sulla valle la Certezza Incrollabile.

Dalla sua cima si spazia sull’Essenza delle Cose.

Malgrado le sue attrattive l’isola è deserta,

e le tenui orme visibili sulle rive

sono tutte dirette verso il mare.

Come se da qui si andasse soltanto via,

immergendosi irrevocabilmente nell’abisso.

Nella vita inconcepibile.

 

Wislawa Szymborska, Grande numero, Libri Scheiwiller, 2006.


Wislawa Szymborska – «SULLA MORTE SENZA ESAGERARE». Non c’è vita che almeno per un attimo non sia stata immortale. La morte è sempre in ritardo di quell’attimo.
Wisława Szymborska (1923-2012) – La poesia non tollera né il superfluo, né il vano.

M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.
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Emily Dickinson (1830-1866) – Ha una sua solitudine lo spazio, solitudine il mare e solitudine la morte. eppure tutte queste son folla in confronto a quel punto più profondo, segretezza polare, che è un’anima a cospetto di se stessa – infinità finita.

Emiliy Dickinson - La solitudine

Forse sarei più sola
senza la mia solitudine


Ha una sua solitudine lo spazio,
solitudine il mare
e solitudine la morte – eppure
tutte queste son folla
in confronto a quel punto più profondo,
segretezza polare,
che è un’anima a cospetto di se stessa –
infinità finita.

Emily Dickinson
(Traduzione di Margherita Guidacci)

****

There is a solitude of space

There is a solitude of space
A solitude of sea
A solitude of death, but these
Society shall be
Compared with that profounder site
That polar privacy
A soul admitted to itself –
Finite infinity

Emily Dickinson, Tutte le poesie, Mondadori, Milano 1997.


Emily Dickinson – Un’anima al cospetto di se stessa
Emily Dickinson (1830-1886) – La parola comincia a vivere soltanto quando vien detta.
Emiliy Dickinson (1830-1886) – Ciò che è lontano e ciò che è vicino
Emily Dickinson (1830-1866) – Semi che germogliano nel buio
Emily Dickinson (1830-1866)  – Dedicata agli esseri umani in fuga dalla mente dell’uomo
Emily Dickinson (1830-1866) – Distilla un senso sorprendente da ordinari significati
Emily Dickinson (1830-1886) – La bellezza e la verità sono una cosa sola. Bellezza è verità, verità è bellezza.
Emiliy Dickinson (1830-1886) – Molta follia è saggezza divina, per chi è in grado di capire. Molta saggezza, pura follia. Ma è la maggioranza in questo, in tutto, che prevale. Conformati: sarai sano di mente. Obietta: sarai pazzo da legare, immediatamente pericoloso e presto incatenato.
Emiliy Dickinson (1830-1886) – Questo era un poeta: distilla straordinari sensi da significati ordinari e Essenze così immense dalle specie familiari che davanti alla porta perirono e ci meravigliamo che non fummo noi ad afferrarle, prima.
Emily Dickinson (1830-1866) – La Bellezza non ha causa, esiste. Inseguila e sparisce. Non inseguirla e appare.

M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.
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J. W.  von Goethe (1749-1832) – Perché sono effimera, Zeus? Così domandò la Bellezza. È solo l’effimero a farti bella, il dio rispose.

Johann Wolfgang Goethe - Lagnanza della Bellezza

 

Klage der Schönheit

Warum bin ich vergänglich? o Zeus! so fragte die Schönheit.

Macht dich doch, sagte der Gott, nur das Vergängliche schön.

 

Lagnanza della Bellezza

Perché sono effimera, Zeus? Così domandò la Bellezza.

È solo l’effimero a farti bella, il dio rispose.

 

J. W. von Goethe, Klage der Schönheit (Lagnanza della Bellezza), Xenien (Xenie) [1796], In Id., Tutte le poesie, Volume II, Tomo I, edizione diretta da Roberto Fertonani, con la collaborazione di Enrico Ganni,  Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1994, pp. 624-625.


Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) – Non si può chiedere al fisico di essere filosofo; ma ci si può attendere da esso che abbia sufficiente formazione filosofica
Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) – Qualunque sogno tu possa sognare, comincia ora.
Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) – Questa è l’ultima conclusione della saggezza: la libertà come la vita si merita soltanto chi ogni giorno la dovrà conquistare.
Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) – Ma le notti Amore mi vuole intento a opere diverse: vedo con occhio che sente, sento con mano che vede.
Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) – Nell’uomo vi è una scintilla più alta, la quale, se non riceve nutrimento, se non è ravvivata, viene coperta dalle ceneri della necessità e dell’indifferenza quotidiana.
Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) – Ciascun momento, ciascun attimo è di un valore infinito. Noi esistiamo proprio per rendere eterno ciò che è passeggero.
Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) – Per non rinunciare alla nostra personalità, molte cose che sono in nostro sicuro possesso interiore non dobbiamo esteriorizzarle.
Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) – La mente deve essere addestrata, calzata e stretta in stivali spagnoli, perché s’incammini con prudenza sulle vie del pensiero, e non sfavilli come un fuoco fatuo.
Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) – Questo cuore è sempre costante, turgido come il più giovanile fiore. Io non voglio perderti mai! L’amore rende l’amore più forte. La vita è l’amore, e lo spirito è la vita della vita.
Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) – Chi è nell’errore vuol supplire con violenza a ciò che gli manca in verità e forza.
J. W. Goethe (1749-1832) – Possiamo e dobbiamo godere delle vere forze attive della vita terrena. Quanto più siamo aperti a questi godimenti, tanto più ci sentiamo felici. Se non vi partecipiamo, si manifesta la più grande malattia: considerare la vita come un peso nauseante.
J. W.  von Goethe (1749-1832) – Non c’è segno esteriore di cortesia che non abbia una profonda base morale. C’è una cortesia del cuore che è vicina all’amore.
J. W.  von Goethe (1749-1832) – Quando ci poniamo di fronte all’antichità e la contemppliamo con serietà nell’intento di formarci su di essa, abbiamo il senso come di essere solo allora diventati veramente uomini.
M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.
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Emily Dickinson (1830-1866) – La Bellezza non ha causa, esiste. Inseguila e sparisce. Non inseguirla e appare.

Emiliy Dickinson - La Bellezza

La Bellezza non ha causa – esiste

Inseguila e sparisce – Non inseguirla e appare.

*

Emily Dickinson, in Pochi amano veramente. Aforismi in versi e in prosa,
a cura di Silvio Raffo, De Piante Editore, Milano 2021.

 

Emily Dickinson in una foto del 1850.

Emily Dickinson – Un’anima al cospetto di se stessa
Emily Dickinson (1830-1886) – La parola comincia a vivere soltanto quando vien detta.
Emiliy Dickinson (1830-1886) – Ciò che è lontano e ciò che è vicino
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Emily Dickinson (1830-1866) – Distilla un senso sorprendente da ordinari significati
Emily Dickinson (1830-1886) – La bellezza e la verità sono una cosa sola. Bellezza è verità, verità è bellezza.
Emiliy Dickinson (1830-1886) – Molta follia è saggezza divina, per chi è in grado di capire. Molta saggezza, pura follia. Ma è la maggioranza in questo, in tutto, che prevale. Conformati: sarai sano di mente. Obietta: sarai pazzo da legare, immediatamente pericoloso e presto incatenato.
Emiliy Dickinson (1830-1886) – Questo era un poeta: distilla straordinari sensi da significati ordinari e Essenze così immense dalle specie familiari che davanti alla porta perirono e ci meravigliamo che non fummo noi ad afferrarle, prima.

M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.
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Silvio Raffo – In voce. 64 poesie lette dall’autore

Silvio Raffo 01

Silvio Raffo

In voce

64 poesie lette dall’autore

Il libro è in vendita con CD allegato.

ISBN 978-88-7588-271-6, 2021, pp. 88, Euro 15.

indicepresentazioneautoresintesi



L’opera poetica di Silvio Raffo è la testimonianza forse più evidente della sopravvivenza, anzi della necessità, della musa lirica nel panorama contemporaneo, così lontano dalla melodia e dal verso “alato”, quello della Parola che luzianamente “vola alta” ed è in grado di “reveillér le coeur”.
Per otto secoli, grazie all’endecasillabo e al settenario, la poesia ha svolto questa duplice funzione: illuminare e “commuovere” attraverso la parola musicale. Si può essere grati a Silvio Raffo per la sua capacità di adattare rime e metri classici alla modernità di un lessico attuale e alle tematiche dell’introspezione e della disappartenenza al reale, che costituiscono le novità più interessanti della produzione letteraria novecentesca.
Il suo è un canzoniere pervaso di tenerezza, di grazia e “arcangelica” saggezza, ma anche di finissima e quasi impietosa ironia. “Livre de chevet” per gli intenditori ma anche per chiunque voglia accostarsi ad un’autentica, inattuale, poesia.


Indice

da I giorni delle cose mute (1967)

L’ho ribevuta in sogno
Vorrei che questa notte ed altre notti
Le lacrime d’amore

da Invano un segno (1975)

… Dunque sarà tutta una vita agli argini
Alla stazione di Formia una mattina
Congedi
Underground lunar sight

da Stanchezza di Mnemosyne (1983)

Ebbra di soli e piogge la memoria
Alla Musa
La fune
L’angelo eremita
L’attore
Le sere veneziane

da Immagini di Eros (1984)

Dedica prima
Eros-Anghelos
Eros-Narcissus
Dedica finale

da Lampi della visione (1988)

Smarrito ogni senso del tempo
Ekstasis
Trame
Da tempo ho in mente un luogo
Confidenze
Per troppa vastità
Rendez vous
Post scriptum da Altrove

da L’equilibrio terrestre (1991)

Il rito
Notti di Grecia
L’equilibrio terrestre
Ritratto dell’artista da morto

da Vocative (2000)

Ahi fanciulli fanciulli mie chimere
O miei timidi alfieri
Venezia Lido

da Maternale (2007)

Non è morboso errore
Ora possiamo andare

da Al fantastico abisso (2011)

La visionnaire
I. Pioveva a brevi scrosci sulla Baia
II. L’oblio che mi diluvia dalla Baia
III. Sto cercando la splendida parola
IV. Io sono il Trapassato della Baia
Che cos’è la paura?

da La vita irreale (2015)

Oh no non è qui la mia vita
Congratulations
La vita è un’irreale pantomima

da Veglia d’autunno (2016)

Puro olvido
L’autunno della vita

da Corpo segreto (2017)

As If
L’alba della partenza
Alien
Avessi un grande amore da rimpiangere
Il Karma dell’attesa
A qualsivoglia amplesso
Espediente
Le Dauphine sage
La débacle prochaine
Il destino dei poeti
Ai lost boys
L’image l’anchorage
La mer, la mère
Spina e rosa
The swinging boy

da La ferita celeste (2019)

Nel ricamo della mia vita
L’errore di Dio
Il passato eventuale
Congedo


Silvio Raffo

Nato a Roma, vive a Varese, dove dirige il Centro di cultura creativa “La Piccola Fenice”, attivo dal 1986. Traduttore, poeta e narratore, ha collaborato con radio, televisioni svizzere e italiane, e giornali, fra cui il mensile «Poesia». Nel 1997 è stato finalista al Premio Strega con il romanzo La voce della pietra (il Saggiatore, 1996) dal quale è tratto il film Voice from the Stone, con Emilia Clarke e Marton Csokas, regia di Eric D. Howell. È considerato fra i massimi esperti della poetessa statunitense Emily Dickinson in Italia.
Esordisce giovanissimo come poeta con I giorni delle cose mute (Kursaal, 1967). Agli stessi anni risale l’amicizia con figure di primo piano nel panorama letterario italiano, quali Natalia Ginzburg, Maria Luisa Spaziani e Daria Menicanti, oltre a Margherita Guidacci e Paola Faccioli. L’attività poetica prosegue negli anni Ottanta con la pubblicazione delle raccolte Lampi della Visione (Crocetti, 1988) e L’equilibrio terrestre (Crocetti, 1991), fino ai più recenti Maternale (Nuova Editrice Magenta, 2007) e Al fantastico abisso (Nomos, 2011).
Sempre agli anni Ottanta risale l’approdo alla traduzione, con la pubblicazione di un’antologia di Emily Dickinson (Fogola, 1986). La traduzione di Emily Dickinson prosegue con due raccolte uscite presso l’editore milanese Crocetti (1988, 1993) e confluisce nelle 1174 poesie tradotte per il Meridiano Arnoldo Mondadori Editore dedicato alla poetessa statunitense (Milano, 1997). Lo studio della Dickinson porta anche alla pubblicazione di un saggio (La sposa del terrore) e una biografia (Io sono nessuno, Le Lettere, 2011). Ad oggi è forse il più prolifico traduttore e studioso di poetesse anglo-americane, fra cui, oltre alla Dickinson, Emily Brontë, Charlotte Brontë, Anne Brontë, Christina Rossetti, Edna St. Vincent Millay, Dorothy Parker, Sara Teasdale, Wendy Cope. Per Arnoldo Mondadori Editore ha riportato alle stampe, dopo anni di silenzio, le poesie di Ada Negri (Arnoldo Mondadori Editore, 2002), e Sibilla Aleramo (Arnoldo Mondadori Editore, 2004). Nel 2012 ha curato la prima riedizione delle poesie e delle lettere della poetessa torinese Amalia Guglielminetti, a lungo dimenticate. Nel 2013 ha curato, insieme ad Alessandra Cenni, per l’editore Bietti, la più completa edizione dell’opera della poetessa milanese Antonia Pozzi, Lieve offerta.
Nel 2008, insieme a Linda Terziroli, ha ideato e organizzato il Premio Guido Morselli che ogni anno organizza, oltre al premio letterario, giornate di studio dedicate all’autore di Dissipatio H.G. fra Italia e Svizzera.
Ha insegnato fino al 2014 lettere classiche al Liceo Classico Ernesto Cairoli di Varese.

Attualmente è docente di Traduzione Letteraria all’Università dell’insubria di Varese.



Un tuffo …

… tra alcuni dei  libri di Silvio Raffo…


Prima in Galleria,
poi, più sotto,
ogni singolo volume …

Galleria


i singoli volumi


Da più remote stanze, prefazione di Daria Menicanti, Hellas, 1984


Immagini di Eros, Forum Quinta Generazione, 1984


Emily Dickinson, Poesie,
a cura di Silvio Raffo, Fogola editore, I ed. numerata, 1986


Emily Dickinson, Geometrie dell’estasi,
a cura di Silvio Raffo, Crocetti Editore, 1988


Lampi della visione, Crocetti Editore, 1988


Il lago delle sfingi, Marna, 1990


Donna, mistero senza fine bello, Newton Compton, Roma 1994

È questa un’antologia della poesia femminile europea dalle sue origini fino alle soglie del Novecento. Dalle mitiche plaghe della lirica greca che costituisce come un universo a sé stante, alle prime sparute voci di donna che nel Medioevo non possono ancora rivendicare un’identità letterariamente definita, all’affermazione delle poetesse cortigiane del Cinquecento fino agli splendidi esempi della letteratura ottocentesca, la poesia “femminile” – non sempre o non necessariamente “femminile” – esprime in linguaggi di volta in volta diversi un modo di sentire e vivere la realtà inconfondibilmente autentico e intensamente lirico.


L’equilibrio terrestre, Crocetti Editore, 1991


Vocative, LietoColle, 1996


Virginio. Le prodigiose avventure di un bambinaio androgino, il Saggiatore, 1997


Emily Dickinson, Le più belle poesie, Crocetti Editore, II ed., 1997


Emily Dickinson, Tutte le poesie,
a cura di S. Raffo, M. Bagicalupo, N, Campana, M. Guidacci, I Meridiani Mondadori, 1997


Oscar Wilde, Tutti i racconti,
a cura di M. D’Amico, L. Chiavarelli, S. Raffo, Newton Comton, 1977


Gli Specchi della Luna. Un secolo di Poesia al femminile, Edizioni Tettamanti, 1999


Spiaggia paradiso. L’esperimento del doktor Traum, Marna, 2001


Christina Rossetti, Nostalgia del cielo,
a cura di Silvio Raffo, Le Lettere, 2001


Edna St. Vincent Millay, L’amore non è cieco,
a cura di Silvio Raffo, Crocetti Editore, 2001


Ada Negri, Poesie,
a cura di Silvio Raffo, Mondadori, 2002


Dorothy Parker, Tanto vale vivere,
a cura di S. Raffo e C. Libero, La Tartaruga, 2002


Anne, Emily, Charlotte Bronte, Poesie,
a cura si Silvio Raffo, Mondadori, 2004


Sibilla Aleramo, Tutte le poesie,
a cura di Silvio Raffo, Mondadori, 2004


Il canto silenzioso, Marna, 2005


Platone, L’anima,
a cura di Silvio Raffo, Mondadori, 2006


Seneca, La serenità,
a cura di Silvio Raffo, Mondadori, 2006


Marco Aurelio, La libertà interiore,
a cura di Silvio Raffo, Mondadori, 2007


Maternale, NEM, 2007

Questo lavoro poetico di Silvio Raffo traduce e avvalora il senso di ogni vita umana: quello più profondo e naturale, radicato nel legame tra madre e figlio. Quando è il poeta a dichiararlo attraverso le forme più classiche della poesia stessa, il senso dato alle parole raggiunge vette supreme. “Materenale” o il Maternum, Maternage, o ancora Mothering, riallaccia in lingue diverse la forma più ancestrale della vita umana, intesa come atto di libertà assoluta, quello in cui una madre accetta di legarsi in maniera indissolubile ad un’altra vita, quella del figlio, rinforzando e ricreando la propria.


Dependance. Il caso di Evelyn Grant, A.CAR., 2009

Un giovane di diciotto anni, Daniel Grant, è in viaggio con la madre Evelyn verso quella che dovrebbe essere la loro nuova abitazione. La Locanda Sturmer, diretta da un’anziana signora, è situata ai margini di un bosco, in una località chiamata “Valle d’Ombra”. Daniel, che soffre di periodici attacchi di paralisi e di una inspiegabile cecità, ha bisogno di molta tranquillità e di ambienti dove la luce sia ridotta al minimo. La dépendance della locanda sembra il luogo ideale per lui, soprattutto la cantina. Ma sarà proprio il pozzo di questo sotterraneo ad accogliere ben presto un cadavere. Il delitto viene compiuto durante una delle crisi di Daniel; sia il colpevole sia il movente sembrano assai facili da individuare. La realtà è però molto più sconvolgente, e si rivelerà solo con l’arrivo di un quarto personaggio, Miss Baker, la dottoressa che segue da anni madre e figlio. La sorpresa finale non sarà semplicemente quella classica dell’individuazione dell’assassino, ma avrà a che fare con la scoperta dell’identità di ogni figura dell’intricato mosaico.


La sposa del terrore. Poesie di morte e di immortalità in Emily Dickinson.
Ediz. italiana e inglese, Book Editore, 2009

Il saggio di Silvio Raffo indaga le ragioni seminali della poesia di Emily Dickinson. Analizzando e comparando i frammenti della poetessa americana in maniera approfondita e originale, Raffo disvela l’enigma che fa convivere Terrore ed Estasi nei testi di una delle più grandi poetesse di tutti i tempi.


Eros degli inganni, Bietti, 2010,

La quiete sonnolenta e monotona di un liceo classico di provincia viene turbata dall’arrivo di Eros, giovane professore di lettere che porterà lo scompiglio nelle vite dei giovani a cui insegna, fino alla sua misteriosa scomparsa. Al suo allievo prediletto, Gabriel, occorreranno vent’anni per giungere alla dolorosa scoperta di una verità che sarebbe stato meglio non svelare.


Sara Teasdale, Gli amorosi incanti,
a cura di Silvio Raffo, Crocetti Editore, 2010


Io sono nessuno. Vita e poesia di Emily Dickinson, Le Lettere, 2011

“Io sono nessuno” di Silvio Raffo si segnala all’attenzione del lettore come un’opera singolare da più punti di vista. Non si tratta di una biografia nel senso tradizionale del termine, l’intento dell’autore è quello di ricomporre le fasi della formazione di una coscienza poetica “in progress”. In questo libro si dà dunque maggior rilievo al fatto “interiore”, partendo dalla convinzione che un’esistenza uneventful, come viene solitamente definita quella della Dickinson, può essere più ricca di una vita avventurosa e piena d’imprevisti e cambiamenti. Ogni capitolo parte da un testo dickinsoniano, e tale scelta ha un preciso valore: quello di ricondurre ogni evento biografico a una matrice spirituale che in un certo senso “trascende” gli eventi del cosiddetto reale. La reclusione della poetessa, così spesso enfatizzata dai suoi studiosi, non ha nella nostra indagine compiuta alcunché di claustrale o morboso, e viene lasciato spazio nuove, più convincenti interpretazioni.


Giallo matrigna, Robin, 2011

Il tema-base di “Giallo matrigna” è la perdita della memoria, un tópos già presente in grandi mystery del passato: il protagonista è uno scrittore affermato che, il giorno della presentazione del suo ultimo libro (la biografia di una cantante non famosa ma molto particolare come personaggio) si accorge di aver cancellato dalla memoria le ultime ventiquattro ore. In questo lasso di tempo è stato compiuto un delitto. La vittima è proprio la cantante, Nita Landis. Un simile episodio era già accaduto vent’anni prima, il vuoto riguardava il giorno della morte della sua matrigna. Un ulteriore elemento di mistero riguarda il figliastro della cantante, scomparso nel nulla. Il titolo allude al colore del vestito indossato da entrambe le vittime. Atmosfere morbidamente crepuscolari e decadenti (l’Hotel Regina Palace di Stresa e la tenuta in riva a un fiume dove vive il protagonista) danno al racconto un sapore old fashion di squisita eleganza, come del resto la scrittura sapientemente sorvegliata. “Giallo matrigna” si è classificato secondo al premio “Alberto Tedeschi” per il miglior romanzo giallo italiano nel 2002.


Al fantastico abisso, Nomos Edizioni, 2011

Il secondo volume dell’elegante collana che le edizioni Nomos dedicano alla poesia contemporanea propone ai lettori i versi classici e raffinati di Silvio Raffo. Secondo la prefatrice,Marisa Ferrario Denna, “l’uso colto e consapevole della rima,la sonorità calda e precisa dell’endecasillabo e dei settenari” evidenziano una dotta abilità di alternare con uno stile tradizionalmnete erudito e alto “testi di grazia quasi infantile a testi più marcatamente filosofici”. Il tono favoloso e sospeso di alcune composizioni riesce a rendere la particolare levità di un mondo innocente e perduto (lasciando che nel secondo capitolo irrompa la magia della fiaba con i suoi attori più consumati: il principe,il drago,la fanciulla,il bosco,il castello,lo specchio,”i luminosi paggi”), ma sono soprattutto due i temi che si stagliano prepotentemente dalle pagine di questo libro: l’abisso della solitudine e il corteggiamneto assiduo e per nulla tragico della morte. Un’accettazione tranquilla e saggiamente conscia della propria finitudine, quindi, e un accordo placido e rasserenante con il fluire magico e sacro della natura, insieme alla consapevolezza fiera della propria e vivida unicità di persona e di poeta, in un dialogo inesausto con un “tu” che è sì ricerca dell’altro, ma anche una ribadita sottolineatura della propria irriducibile grandezza. Ecco:la gioia, l’inscalfibile pietra preziosa che ogni poeta,interprete di una scintilla di assoluto, porta in sé, e che in Silvio Raffo è orgogliosamente declamata: “Era il mio personale paradiso./E dovevo tenerlo chiuso in me,/senza svelare del mio rango il segno?”. Queste poesie così parche di punteggiatura, quasi a voler esibire un’aperta continuità di pensiero e di collegamento al tutto, hanno sempre una loro leggiadra compiutezza, una loro generosa offerta di gratuita verità, che talvolta le apparenta al tono lieve di Sandro Penna:”Lieto poi,col mio dono/al cuore in subbuglio serrato/la soglia fumosa varcavo”.


Saffo. Antologia lirica, Nomos Edizioni, 2012

Il nome di Saffo, poetessa greca vissuta nel settimo secolo avanti Cristo, è sinonimodi “lirica” in senso universale ed eterno: le ragioni del cuore e il potere della parola”pura” si fondono nella sua produzione con mirabile armonia e risultati di altissimo livello. A distanza di tanti secoli, il suo messaggio si rivela ancora di una straordinaria forza e attualità. Silvio Raffo, alla sua decima prova di traduzione “al femminile”, ripropone i testi più significativi della musa di Lesbo mantenendo una pregevole fedeltà agli schemi metrici dell’originale. Questo libro vuole essere un dono agli estimatori della cultura classica e al tempo stesso un’occasione per ogni lettore di scoprire la “fiamma al calor bianco” del sacro fuoco della Bellezza.


Wendy Cope, Guarire dall’amore,
a cura di Silvio Raffo, Crocetti editore, 2012


Lady Medusa. Vita, poesia e amori di Amalia Guglielminetti, Bietti, 2012

Uno dei più clamorosi casi di damnatio memoriae della letteratura novecentesca è costituito da Amalia Guglielminetti. Scrittrice, giornalista d’avanguardia e soprattutto brillante poetessa, godette di un successo effimero nell’Italietta dannunziana e liberty, per poi sprofondare ingiustamente nell’oblio. Ignorata anche dall’editoria per più di cinquant’anni, finalmente essa riemerge alla ribalta grazie a questo volume che si impone nel panorama culturale come l’opera più completa mai pubblicata sulla poetessa. Oltre a un articolato ed esaustivo apparato biografico e all’opera omnia di poesia, esso porta alla luce rarissimi documenti, illuminanti per un identikit finalmente attendibile di “Lady Medusa”.


La sposa della morte, Robin, 2013

Può un’opera d’arte, per quanto misteriosa e difficile da decifrare, attrarre con forza disorientante l’anima delle persone, travolgendola fino allo stordimento? Un dipinto che raffigura un cavaliere e una strana coppia di sposi sullo sfondo di una campagna minacciata dall’alta marea, esercita proprio questa inspiegabile attrazione sui personaggi che vi ruotano intorno. Di quest’opera alquanto singolare, il cui titolo – La Sposa della Morte – non aiuta a rivelare l’enigmatico significato, si conosce solo il nome dell’autore, un certo Markus Eberden, vissuto per qualche tempo in un convento a Lonely Island, nelle regioni delle maree, a sud della Gran Bretagna. La storia si svolge in un presente non definito poiché il passato torna a rivivere in esso, e i destini sembrano sovrapporsi come in un allucinato déjà vu. Le voci dei personaggi narranti – i cui nomi sono non a caso anagrammi l’uno dell’altro (Eros-Rose, Nevile-Evelyne, Delio-Odile) – si alternano nel tempo che passa, raccontando la loro esperienza, il proprio punto di vista, confondendosi con l’alzarsi e l’abbassarsi della marea, in un ritmo incessante, come quello della vita e della morte. A ricomporsi infine con implacabile simmetria nel vortice delle corrispondenze karmiche è un mosaico talmente perfetto da riproporre un nuovo insondabile enigma.

Angelici delitti. Incubi in azzurro e nero, La Vita Felice, 2013

Se è vero che il delitto è la più raffinata delle arti, difficilmente si potranno trovare nella letteratura contemporanea resoconti di delitti più sofisticati e aristocratici di quelli illustrati nelle short stories degli “Angelici delitti” di Silvio Raffio. Il filo rosso che unisce questi racconti è la totale assenza di responsabilità o senso di colpa degli assassini: che si tratti di bambini prodigio abbandonati dalle madri, di artisti o attori del cinema, zitelle sessuofobe o giovani aspiranti vedove, tutti sono determinati nel portare a termine i loro piani criminosi come un’opera d’arte ma ancor di più di risanamento, compensazione di una qualche nefanda iniquità per cui non sono previste punizioni nel codice penale. L’altra assenza che si riscontra è quella dell’istituzione: non troverete mai un’uniforme di poliziotto o un pedante commissario. I conti si regolano tutti ‘en famille’, quanto più cruenta la modalità dell’esecuzione, tanto più beve il tocco della scrittura, anche per conferire alle vicende quel senso di straniamento dalla realtà che manca alla produzione letteraria odierna. Todorov, nel saggio La ‘letteratura fantastica’, esalta il particolare status dell'”esitazione” in cui un certo genere di scrittori pone il lettore, inducendolo a chiedersi in quale specie di anomalo universo è stato trasportato: è questo che si prova leggendo Silvio Raffio, e alla fine della lettura la realtà sembra un susseguirsi di banali nessi pretestuosamente logici.


Daria Menicanti, Il concerto del grillo. L’opera poetica completa con tutte le poesie inedite,
a cura di F. Minazzi, B. Bonghi, S. Raffo,, Mimesis, 2013

In questo volume si raccoglie l’opera poetica completa di Daria Menicanti, unitamente ad alcuni suoi importanti testi in prosa. “La poesia di Daria Menicanti, priva degli strombazzamenti critici di cui godono normalmente i poeti (alla moda), pare a me, nella sua nuda semplicità e sincerità, una delle più vive e schiette dei nostri giorni”. Così scriveva Sergio Solmi, nel 1978, suggerendo di inserire l’opera poetica di questa poetessa nella tradizione della “poesia d’ogni tempo, dai primi lirici greci fino a Leopardi”, che si articola sempre “nei suoi poli fondamentali di amore-morte”. Per la medesima ragione Vittorio Sereni individuava “nella poesia della Menicanti, un credito d’amarezza del quale la buona creanza, il ragionevole notare delle sue scelte sintattiche e metriche costituisce la voce a pareggio, l’attento contrappeso e, insieme, il paradossale equivalente linguistico”. In questa scelta lirica, culturale e filosofica la Menicanti riesce “a dar voce persuasiva e struggente al suo atroce innamoramento di una vita che sfugge e le si nega, a una sua sommessa, ma precisa e ostinata, rivolta esistenziale”, riportandoci ai temi classici della poesia d’ogni tempo.


Antonia Pozzi, Lieve offerta. Poesie e prose,
a cura di Silvio Raffo e Alessandra Cenni, Bietti, 2013


Saffo, Antologia lirica,
a cura di Silvio Raffo, Nomos Edizioni, 2013


La pupilla della tigre, Robin, 2014

Consuelo Bannister, diciassettenne cieca dalla nascita, è la figlia del console inglese a San Sebastian. Nonostante viva nelle tenebre, la ragazza ha la possibilità di percepire il mondo grazie all’aiuto del fedele servitore Manolito. Alla morte dei genitori Consuelo viene affidata alla tutela di Iris Regueiro, amica della madre ed ex suora laica appartenente a una setta di fanatiche religiose che ha la sua sede segreta in un villaggio vicino a Glendalough, in Irlanda. Sfigurata in gioventù dall’artiglio di una tigre, Iris le propone un viaggio alla volta di una fontana miracolosa, dove le promette che potrà riacquistare la vista. La ragazza, colma di speranza, accetta l’invito; ma forse dietro quel gesto all’apparenza generoso si cela una sinistra macchinazione della setta… Il racconto si dirama in un’ambigua contraddanza tra realtà e visione; ambiguità che suggella inesorabilmente anche l’inatteso finale.


Lo schermo oscuro. Cinema noir e dintorni, Bietti, 2014

Il noir non è solamente un “genere” cinematografico, è anche e soprattutto uno stile, una dimensione psicologica, un modo di sentire la vita (oltre che il cinema): è il trionfo del chiaroscuro, dell’ambiguità, la percezione di un destino tanto crudele quanto ineluttabile. Silvio Raffo, cultore del giallo e del fantastico-visionario, propone in questo singolare libro una cronistoria “affettiva” ed estetica dell’universo noir, senza perdere mai di vista i riferimenti letterari e di costume, nella convinzione squisitamente “antimoderna” che un certo gusto e una certa bellezza abbiano davvero e definitivamente lasciato l’Olimpo.


La Milano dei poeti. Ventisette autori cantano Milano, La Vita Felice, 2015


O. Wilde, Tutti i racconti. Ediz. integrale,
a cura di Silvio Raffo e Lucio Chiavarelli, Newton Copton Editori, 2015

Nei racconti Oscar Wilde si rivela grande narratore non meno che nel “Ritratto di Dorian Gray”. Autentici pezzi di bravura come “Il delitto di Lord Arthur Savile” o “Il fantasma di Canterville” – brillante canzonatura della “imperturbabile” classe dirigente inglese il primo, elegante parodia della letteratura gotica il secondo – hanno conosciuto innumerevoli adattamenti per il teatro, il cinema e la televisione. Le fiabe delle raccolte “Il Principe Felice” e “Una Casa di Melograni” racchiudono tutte, dal canto loro, un ammaestramento morale che non oscura mai la limpidezza e la raffinatezza dello stile. Le fantasticherie fiabesche non sono destinate soltanto all’infanzia giacché, come dichiarò lo stesso autore, esse sono state inventate “in parte per i bambini e in parte per coloro che hanno mantenuto la capacità fanciullesca della gioia e dello stupore”. Introduzione di Masolino d’Amico.


Patrick Branwell Brontë, Poesie. Testo inglese a fronte,
a cura di Silvio Raffo, La Vita Felice,2015

Il fratello minore delle celeberrime sorelle Brontë, Branwell, costituisce uno dei casi letterari più ingiustamente segnati da una assurda damnatio memoriae: autore, oltre che di pregevoli prose, di un cospicuo numero di liriche profondamente ispirate, intrise di sensibilità romantica, ma disciplinate da un gusto severo della forma, si è dovuto rassegnare a costituire anche dopo la morte una figura “in ombra” rispetto a un trio d’eccezione, perdipiù al femminile. È l’unico caso in cui, nell’Ottocento, un intellettuale viene sopraffatto da esponenti del gentil sesso. Le parole con cui il giovane, in punto di morte, riassume la sua vita sono: “Non ho fatto nulla di bello né di buono”, e del resto di lui si era sempre detto senza pietà: “Branwell is a failure”. Questo volume di Silvio Raffo, poeta legato alla “tradizione” più di ogni altro infaticabile traduttore di poetesse anglo-americane, da Emily Dickinson a Sara Teasdale, restituisce finalmente allo sfortunato ‘Brontë boy’ il credito che gli spetta: in Italia le sue opere non sono mai state tradotte, e questo libro viene a colmare una grave lacuna.


Maria Luisa Spaziani. La divina differenza, LietoColle, 2015

“Se è vero, come continuiamo a credere (forse in pochi) che la grande poesia si accompagna naturalmente a questo sentire ‘sublime’ e che almeno in arte esiste, deve esistere, la perfezione, perché la poesia delle ultime generazioni sembra aver perso la speranza e la voglia di scalare quelle vette? […] Maria Luisa Spaziani sembra testimoniare in modi convincenti e ‘moderni’ la sopravvivenza della musa lirica, la sua legittimità e autorità indiscutibili. La sua opera, di recente consacrata dal Meridiano Mondadori, è la prova più lampante della possibilità di coesistenza di registro alto e leggibilità, dunque di ‘tradizione’ e comunicazione.”


Le insidie celesti. Otto racconti neogotici italiani, Robin, 2015

Otto racconti fantastici in cui le categorie di spazio e di tempo travalicano i confini del reale per condurci nel regno del perturbante e nella dimensione della sincronicità junghiana.


Mio padre Renè, Robin, 2015


La vita irreale. Poesia su due toni, Robin, 2015
 
Silvio Raffo, cultore di una musa che coniuga modernità e lirismo in un felice binomio. Una poesia intensa, leggibile, comunicativa e insieme di “alto sentire”, in cui il sublime “melodico” e l’ironico quotidiano sono le voci – i toni – della duplicità di un sentire profondo. Vita vissuta e vita sognata si rispecchiano in un aereo gioco di canto e controcanto potenziandosi a vicenda nell’unica dimensione congenita all’autore, la dimensione estetica.
 

Veglia d’autunno, New Press, 2016


Corpo segreto, LietoColle, 2017


Emily Dickinson, Il giardino della mente. Testo inglese a fronte,
a cura di Silvio Raffo, La Vita Felice, 2017

“In Emily Dickinson, la più pura vestale della lirica metafisica d’Occidente, la vocazione alla poesia e la vocazione alla morte procedono su canali paralleli che spesso sembrano sovrapporsi e unificarsi coincidendo. Per intendere la vera e peculiare natura di tale connubio occorre partire da una premessa fondamentale di ordine biografico: un avvenimento, una situazione o una serie di situazioni dovette mettere Emily ‘in guardia’, o meglio dovette infonderle la precisa convinzione dell’Aldilà, che governa l’intero suo poema, anche se in un senso del tutto particolare e personale. È importante chiarire subito che in Emily Dickinson la poesia è appunto voce anteriore dell’Immortalità, vale a dire esercizio ascetico, preparazione al momento decisivo, finale-iniziale, all’ingresso umile e insieme sfarzoso dell’anima nel Reame del Cielo dopo il ‘soggiorno nel Possibile'” (dall’Introduzione di Silvio Raffo).


La voce della pietra, Elliot, 2018

Nella lugubre solitudine di un’antica dimora di campagna il giovane Jakob, che dalla morte della madre si rifiuta di parlare e affida a un diario i suoi tenebrosi pensieri, ascolta una voce ultraterrena che sussurra arcani messaggi dal grembo della pietra. Verena, l’indifesa infermiera sensitiva che arriva alla villa per prendersi cura di lui, orfana anch’essa e anch’essa priva di una sicura identità, cade vittima dello stesso incantesimo maligno. Che cosa vogliono i morti dai vivi? Qual è la vera misura del loro potere?


William Luce, La bella di Amherst. Il racconto della vita di Emily Dickinson,
a cura di Silvio Raffo, La Vita Felice, 2018

Basata sulla vita della poetessa Emily Dickinson dal 1830 al 1886 e ambientata nella sua casa di Amherst, nel Massachusetts, l’opera si avvale del suo lavoro, dei diari e delle lettere per ricordare i suoi incontri con le persone significative della sua vita – famiglia, vicini, amici e conoscenti. Riequilibra l’agonia della sua reclusione con gli intensi luminosi momenti di una ispirazione estatica e trascendentale. Il libro spinge il lettore a varcare la soglia delle mura domestiche di Emily Dickinson, la “Bella di Amherst”, per addentrarsi nel nodo della sua vita familiare, nel quale individua una magmatica fonte della sua opera letteraria. La pièce di William Luce, tradotta da Silvio Raffo, ci racconta la storia di una figura femminile sensibile e innovativa nel suo modo di agire e pensare, un carattere umano che trovò nella poesia lo strumento più adeguato per esprimere il suo profondo sentire.


Alfred Douglas, L’ amore che non osa. Poesie per Oscar Wilde.
Testo inglese a fronte, a cura di Silvio Raffo, Elliot, 2019

Pochi sanno, e pochissimi vogliono ricordare, che Lord Alfred Bruce Douglas, ovvero Bosie, il ragazzo «troppo amato» a cui Oscar Wilde dedicò la più straziante lettera d’amore di fine Ottocento – il De profundis -, fu poeta se non di eccelso livello sicuramente di apprezzabile talento e ispirazione autentica. La cortina d’oblio discesa sul suo nome dopo il clamoroso processo che decretò la rovina del mitico dandy generò anche la damnatio memoriae di una produzione poetica che non ha molto da invidiare a quella del maestro. Silvio Baffo ci offre con preziosa fedeltà una versione italiana in grado di colmare una grave lacuna e di fornire altresì singolari rivelazioni sull’ambigua natura di un rapporto che non fu solo sentimentale ma anche letterario, ricostruendone le fasi con filologica accuratezza e precisione di cronologia.


Il segreto di Marie-Belle. Diario di un’ombra, Elliot, 2019

Un nodo indissolubile lega l’istitutrice Aurelia e la sua pupilla Marie-Belle, la cui complicità quotidiana origina una spirituale quanto morbosa liaison dangereuse, costellata da una catena di morti apparentemente naturali. Un ricordo dietro l’altro, Aurelia ci rivela il susseguirsi degli eventi, talvolta drammatici, che hanno segnato le loro esistenze, ma le lacune del suo racconto ci portano a chiederci se possiamo credere davvero alle sue parole e se riusciremo infine a conoscere Il segreto di Marie-Belle.


Emilio Bortoluzzi. Il viaggio della vita, Macchione Editore, 2019

Questo libro non è semplicemente un omaggio alla memoria di un uomo esemplare, ma anche il doveroso tributo a un poeta di valore, che si è mantenuto con discrezione e coerenza ammirevoli sempre fuori dal coro, riluttante a qualsiasi appartenenza a conventicole letterarie o modaiole e immune dalle smanie di protagonismo tristemente in voga tra i poeti dei nostri tempi. L’esercizio della scrittura è stato per Emilio Bortoluzzi umile strumento di espressione del suo io più segreto e magico elisir apportatore di conforto spirituale, nella precisa consapevolezza che solo la poesia può tesaurizzare i momenti più preziosi di una vita e sottrarli alla nullificazione dell’oblio.


La ferita celeste 2017-2018, La Vita Felice, 2019

“Con ‘La ferita celeste’, Silvio Raffo rielabora alcuni motivi delle sue precedenti raccolte: la vanitatis vanitatum del biblico Qohelet e le mutazioni causate dal tempo (presto il mio volto non sarà più il mio) tema costante di molta poesia – ma con che tono? Spesso con la levità della sua amata Emily Dickinson, enunciando sconfitte e meraviglie come li possiamo cogliere in Annuncio di nozze della raccolta Stanchezza di Mnemosyne: «Io/ e Madamigella Poesia/ ci siamo sposati/ stasera/ alla Casina Valadier/ senza grandi cerimonie/ proprio all’ora del tè». Matrimonio ideale e senza testimoni, perché il poeta e la sua Damigella – a dispetto dei pronostici novalisiani – sono rimasti soli in un mondo spoetizzato. Come si vede, a preservarlo relativamente dai disagi della vita è la facoltà di rendere bello il dolore e la caducità attraverso la fiaba, la sublimazione e l’arabesco sonoro i cui versi, nella loro circolare bellezza, si snodano in base al principio di costanza tipico delle decorazioni. Proprio per questo il lettore non mancherà di notarne il flusso indefinito, sia per l’assenza di vere figure – noi abbiamo, semmai, delle parvenze – sia per la costante ripresa delle stigmate esistenziali venate da continui riflessi musicali.” (Dalla Postfazione di Silvio Aman: Le ondose malie del poeta-sirenide).


Oscar Wilde, Il principe felice e altri racconti. Ediz. italiana e inglese, a cura di Silvio Raffo,
Jules Férat. Émile Bayard illustratori, La Vita Felice, 2019

«Accade non di rado che in opere cosiddette minori si esprimano, più o meno consciamente, velati da una sorta di discreto pudore o magari lasciati affiorare per stanchezza delle solite “maschere”, certi segreti umori della sensibilità di un autore, certe sfumature del suo essere che a un’analisi appena un po’ attenta si rivelano poi tutt’altro che casuali e irrilevanti, anzi al contrario essenziali per la comprensione di una poetica e, ancor di più, di un’anima. È il caso delle novelle di Oscar Wilde contenute nella raccolta Il Principe Felice, novelle che per molti aspetti possono essere considerate favole, anche se di un genere speciale: favole per adulti più che per bambini. È Wilde stesso a dichiarare – in una lettera a un amico, proprio come Dante a Cangrande della Scala a proposito della Divina Commedia – che scrive queste storie con un intento preciso, quello di proporre “uno specchio della vita moderna in forme lontane dalla realtà, di trattare problemi contemporanei in modi ideali, metaforici e non direttamente rappresentativi”: l’intento di comunicare delle verità, anche e soprattutto tristi, e di proporre degli “esempi” di comportamento morale.» (Dall’introduzione di Silvio Raffo)


Muse del disincanto. Poesia italiana del Novecento. Un’antologia critica, Castelvecchi, 2019

Nella storia della nostra poesia, il Novecento appare il secolo in cui sono state su­perate e infrante diverse frontiere; mai tante voci dispiegate in così evidente con­trasto hanno fatto sentire il loro appello a Muse tanto inquietanti: progetti di de­strutturazione e ricostruzione, accordi discordi, entusiastici fervori d’avanguardie e malinconiche nostalgie, proclami d’impegno e disimpegno, coscienza del vuoto esistenziale nell’«oblio dell’Essere» e più o meno consapevoli neoromanticismi. In quest’antologia, dove trovano spazio anche quei poeti ingiustamente considerati “minori” dalla critica, Silvio Raffo indaga tutte le aritmie del «pensiero poetante», tutte le correspondances e le dissonanze fra le varie tendenze. E lo fa con un’acri­bia filologica sempre accompagnata da un tono di affabile partecipazione: di poe-ta prima che di critico, convinto che sia necessaria la sopravvivenza di una poesia “alta”, equivalente a una scienza irrinunciabile di natura carsica, invisibile agli occhi dei poteri mondani eppure essenziale alla vita dell’anima; una poesia che possa ancora difendere nel «fuoco delle controversie» il valore di quella Bellezza che do­vrebbe salvare il mondo.


Edna St. Vincent Millay, Poesie, a cura di Silvio Raffo, Crocetti, 2020

Edna St. Vincent Millay è stata l’eroina dell’Età del Jazz, la poetessa più amata e più letta nell’America degli anni venti. Di una bellezza inquietante, il suo sex appeal senza rivali aveva “l’effetto di una droga sulle persone”. Thomas Hardy disse che c’erano soltanto due grandi cose negli Stati Uniti: i grattacieli e la poesia di Edna. Tra i letterati anglofoni non c’era nessuno che non conoscesse i suoi versi, i suoi libri vendevano più di tre milioni di copie, e i suoi appassionati sonetti d’amore, grondanti lirismo e sentimento – ma anche ironia e rivalsa femminista -, erano ammirati e imitati da tutti gli aspiranti poeti. Interpretò una femminilità libera e spregiudicata e diede vita al mito dell’eterna giovinezza, all’amore romantico ma privo di illusioni, alla precarietà della vita e alla tristezza, ma senza rassegnazione. La scelta di poesie tradotte da Silvio Raffo ne dimostra la forza, che il tempo non ha scalfito.


Lo specchio attento, Elliot, 2020
 
Giorgino ricostruisce con lucidità spietata una malattia dello spirito vissuta nella stagione più delicata dell’esistenza: un’infanzia e un’adolescenza irrigidite nel cerchio magico di un incantesimo, stregate da una figura materna immateriale e impenetrabile. Per il ragazzo, l’unica possibilità di sopravvivenza è la creazione di un’altra vita, una favola dell’immaginario, in cui l’io ribaltato e riflesso nel suo doppio femminile sembra poter interpretare un ruolo finalmente attivo e dinamico. Presto però il gioco degli equilibri si incrina, e la vicenda dell’alter ego si complica nelle reti dell’ambiguità e del delitto. Postfazione di Sacha Piersanti.
 

Io sono nessuno. Tu chi sei? I’m nobody. Who are you?
Silvio Raffo recita Emily Dickinson. Audiolibro. CD Audio formato MP3,
Kipple Officina Libraria, 2020


Emily Dickinson, Pochi amano veramente. Aforismi e versi in prosa,
a cura di Silvio Raffo, De Piante Editore, 2021

Una inedita raccolta di aforismi di Emily Dickinson, illuminano le profondità dell’animo umano e comunicano le gioie e i dolori dell’amore e della vita.


M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.
M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.

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