Plutarco (46/48 d.C. – 125/127 d.C.) – Quanti hanno assennatezza devono preoccuparsi di tutte quelle ragioni che recano conforto contro le sofferenze, prima che le sofferenze stesse si manifestino.

Plutarco 002
La serenità d'animo

La serenità d’animo

«Quanti hanno assennatezza devono preoccuparsi di tutte quelle ragioni che recano conforto contro le sofferenze, prima che le sofferenze stesse si manifestino, perché, preparati ormai da molto tempo, possano recare maggiore giovamento».

Plutarco, La serenità d’animo, 1, 465b.

 

Mentre

« […] non è facile attutire le passioni dell’anima, quando sono selvaggiamente scatenate, se non sono presenti ragionamenti familiari e abituali che riescano a dominarle quando sono in piena tempesta».

Plutarco, La serenità d’animo, 1, 465c.


Plutarco (45 d.C.-120 d.C.) – Lo sguardo ininterrotto sui soli nostri pensieri, specie se in preda all’ira, impedendoci di guadagnare una distanza prospettica, può nascondere alla vista errori e discordanze

Plutarco (46/48 d.C. – 125/127 d.C.) – Occorre un’educazione seria e un’istruzione corretta. La mente non ha bisogno, come un vaso, di essere riempita, ma di una scintilla, che la accenda, che vi infonda l’impulso alla ricerca e il desiderio della verità. Bisogna assegnare un ruolo preminente alla filosofia.


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Rainer Maria Rilke (1875-1926) – Estendo alle mie figlie il consiglio di Rilke al giovane poeta. Occorre praticare una sorta di «giardinaggio interiore» per accettare in modo attivo anche gli eventi dolorosi.

Rainer Maria Rilke04

occhi di Lilith, Chiara e Costanza

Mie care figlie,

ciò che ci accade non può essere sempre piacevole. Alcuni eventi della vita spesso invece portano tristezza, angoscia, dolore. E certamente noi vorremmo che non accedessero: spesso si è presi da una smania di rifiutarli. È sbagliato, perché sono reali e non possono essere negati. Vanno accettati, anche se non passivamente, proprio perché in modo attivo vengono compresi nella loro realtà. Occorre in questo saper coltivare la propria interiore spiritualità, occore, come scriveva Rainer Maria Kilke nel 1929, praticare una sorta di:

«giardinaggio interiore».

Rainer Maria Rilke [1929], Lettere a un giovane poeta, Adelphi, Milano 1980, p. 100.

Scriveva ancora:

«[…] perché volete voi escludere alcuna inquietudine, alcuna sofferenza, alcuna amarezza dalla vostra vita, poiché non sapete ancora che cosa tali stati stiano lavorando in voi? […]  e questo è quello che voi, in quanto siete voi il vostro medico […]. Non ricavate conclusioni troppo rapide da quello che vi accade; lasciate che semplicemente vi accada».

(Ibidem, p. 61)


Rainer M. Rilke (1875-1926) – Non dimenticare mai di formulare un desiderio: i desideri durano a lungo, tutta la vita, tanto che non potremmo aspettarne l’adempimento.

Rainer Maria Rilke (1875 – 1926) – La pazienza è tutto

Rainer Maria Rilke (1875-1926) – E queste cose, che passano ma ci credono capaci di salvarle, noi che passiamo più di tutto, vogliono essere trasmutate, entro il nostro invisibile cuore in – oh Infinito – in noi! Quale che sia quel che siamo alla fine.


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Michele Federico Sciacca (1908-1975) – La nostra epoca rumorosa è senza silenzi, senza armonie. Povera di parole, ricca di voci. Viviamo dispersi nella dispersione di mille cose inessenziali, incapaci di un minuto di silenzioso raccoglimento e arriviamo sempre in ritardo all’appuntamento con noi stessi.

Sciacca Michele Federico01

«Il silenzio è il linguaggio di tutte le forti passioni, dell’amore, dell’ira, della maraviglia, del timore». Giacomo Leopardi

 

«Priva di rapporto col silenzio, la parola diviene vaniloquio; senza rapporto con la parola il silenzio diviene mutismo. L’umanità di chi non tace mai, si dissolve». Romano Guardini, Virtù.

 

 

«Il silenzio appartiene alla struttura fondamentale dell’uomo». Max Picard, Il mondo del silenzio.

Come si vince a Waterloo

Come si vince a Waterloo

«La nostra epoca rumorosa  senza silenzi, senza armonie. Povera di parole, ricca di voci. Mancano gli spazi di meditazione e di raccoglimento. Viviamo dispersi nella dispersione di mille cose inessenziali. Ci vince la stanchezza, alla fine di un giorno qualunque, non ci attrae il silenzio. Decine di appuntamenti al giorno, puntuali a tutti, siamo incapaci di un minuto di silenzioso raccoglimento e arriviamo sempre in ritardo all’appuntamento con noi stessi».

 

Michele Federico Sciacca, Come si vince a Waterloo, Marzorati, Milano, 1961.

 

 

Giorgio Kienerk, Il silenzio, 1900

Giorgio Kienerk, Il silenzio, 1900

 

J. H. Fussli, “Il silenzio”, 1799-1800. Olio su tela. Zurigo, Kunsthaus

J. H. Fussli, “Il silenzio”, 1799-1800. Zurigo, Kunsthaus

 

Vilhelm Hammershol, Interno danese, 1900

Vilhelm Hammershol, Interno danese, 1900

 

Edward Munch, Il mattino. Ragazza sul bordo del letto.

Edward Munch, Il mattino. Ragazza sul bordo del letto.

 

Fernand Khnopff, “Il Silenzio”, 1890, Musée d’Art moderne, Bruxelles

Fernand Khnopff, “Il Silenzio”, 1890, Musée d’Art moderne, Bruxelles

Paris Nogari, Allegoria del silenzio. 1582, affresco, Città del Vaticano, sala degliSvizzeri.

Paris Nogari, Allegoria del silenzio. 1582, affresco, Città del Vaticano, sala degliSvizzeri.


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David Le Breton – Il rumore non molla mai la presa sull’umanità contemporanea e nasce la nostalgia del silenzio e l’aspirazione a ritrovarlo. Il silenzio è un omaggio che la parola rende allo spirito.

David Le Breton 01
Giorgio Kienerk, Il silenzio, 1900

Giorgio Kienerk, Il silenzio, 1900

 

«Il silenzio è il linguaggio di tutte le forti passioni, dell’amore, dell’ira, della maraviglia, del timore». Giacomo Leopardi

 

«Priva di rapporto col silenzio, la parola diviene vaniloquio; senza rapporto con la parola il silenzio diviene mutismo. L’umanità di chi non tace mai, si dissolve». Romano Guardini, Virtù.

 

 

«Il silenzio appartiene alla struttura fondamentale dell’uomo». Max Picard, Il mondo del silenzio.

 

Sul silenzio. Fuggire dal rumore del mondo

Sul silenzio. Fuggire dal rumore del mondo

 

«Nelle città i rumori si susseguono come una presenza incessante nella vita delle persone: automobili, camion, […] innumerevoli fonti sonore saturano gli appartamenti: radio, televisione, elettrodomestici, cellulari […]. Il rumore non molla mai la presa sull’umanità contemporanea e […] nasce la nostalgia del silenzio e l’aspirazione a ritrovarlo. […] Il silenzio è un omaggio che la parola rende allo spirito […]».

David Le Breton, Sul silenzio. Fuggire dal rumore del mondo, Raffaello Cortina, Milano 2018.

Descrizione

David Le Breton mostra come il silenzio sia oggi un bene comune da riconquistare, nella conversazione, nella dimensione politica, nella spiritualità e nella religione.
Il nostro tempo è inquinato dal rumore. Pare che il desiderio di distrazione abbia vinto la partita: diffi cile trovare un luogo in cui il silenzio non sia rotto da qualcuno che schiaccia un pulsante e lo distrugge. Per non dire dei dispositivi elettronici. Prima dell’avvento degli smartphone ci si parlava a tavola, sui tram, durante una passeggiata. Adesso, si consultano le mail o si manda un sms, buttando là di tanto in tanto una parola per dimostrare agli altri che esistono, anche se a intermittenza. In questo frastuono frenetico, diventa difficile ascoltare la parte più vera di sé. Come forma di resistenza nasce allora l’aspirazione al silenzio attraverso la disconnessione, il ritiro in luoghi isolati e il camminare, che conosce un successo prodigioso. David Le Breton mostra come il silenzio sia oggi un bene comune da riconquistare, nella conversazione, nella dimensione politica, nella spiritualità e nella religione. Il silenzio è un valore necessario al legame sociale e una sorta di profondo respiro che placa la nostra inquietudine.

 


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Johan Huizinga (1872-1947) – Viviamo in un mondo ossessionato. Un notevole intorbidamento della facoltà pensante si è impossessato di molte menti. Si tratta di atrofia della coscienza intellettuale.

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La crisi della civiltà

La crisi della civiltà

«Noi viviamo in un mondo ossessionato. E lo sappiamo. Nessuno si stupirebbe se, un bel giorno, questa nostra demenza sfociasse in una crisi di pazzia furiosa, che, calmatasi, lascerebbe l’Europa ottusa e smarrita; i motori continuerebbero a ronzare e le bandiere a sventolare, ma lo spirito sarebbe spento.
Dappertutto il dubbio intorno alla durevolezza del sistema sociale sotto cui viviamo; un’ansia indefinita dell’immediato domani; il senso del decadimento e del tramonto della civiltà.
Queste non sono soltanto angosce che ci colgano durante le insonnie notturne, quando è bassa la fiamma vitale. Sono, anzi, meditate prospettive, fondate sulla constatazione dei fatti e sul giudizio.
La realtà c’incalza.
Vediamo distintamente come quasi tutte le cose, che altra volta ci apparivano salde e sacre, si siano messe a vacillare: verità e umanità, ragione e diritto» (p. 11).

«Si tratta di atrofia della coscienza intellettuale. II bisogno di pensare esattamente e obiettivamente, quanto si può, intorno alle cose afferrabili dalla ragione, e di vagliare criticamente il pensiero stesso, si fa più debole. Un notevole intorbidamento della facoltà pensante si è impossessato di molte menti. Ogni delimitazione di confine tra le funzioni logiche, quelle estetiche e quelle affettive, è intenzionalmente negletta. Nel pronunciare un giudizio, qualunque ne sia l’oggetto, si tira in ballo il sentimento, senza che la ragione reagisca criticamente, anzi coscientemente, in contraddizione con esso. Viene proclamato intuizione ciò che, in realtà, non è altro che una scelta intenzionale per ragione affettiva. Si confondono le suggestioni dell’interesse e del desiderio con la convinzione fondata su una conoscenza. Per giustificare tutto ciò si chiama necessaria resistenza alla dittatura della ragione ciò che, in realtà, è una rinuncia al principio logico» (p. 54).

 

Johan Huizinga, La crisi della civiltà, Giulio Einaudi Editore, 1938. L’edizione originale di questo volume fu pubblicata nell’ottobre 1935 ad Haarlem (Olanda)

 



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José Saramago (1922-2010) – Quanti anni ho, io? Ho l’età in cui le cose si osservano con più calma, ma con l’intento di continuare a crescere. Ho gli anni che servono per abbandonare la paura e fare ciò che voglio e sento. Per continuare senza timore il mio cammino, perché porto con me l’esperienza acquisita e la forza dei miei sogni.

José Saramago 05a

 

Saramago J

 

Ho l’età in cui le cose si osservano con più calma, ma con l’intento di continuare a crescere. Ho gli anni in cui si cominciano ad accarezzare i sogni con le dita e le illusioni diventano speranza. Ho gli anni in cui l’amore, a volte, è una folle vampata, ansiosa di consumarsi nel fuoco di una passione attesa. E altre volte, è un angolo di pace, come un tramonto sulla spiaggia.

Quanti anni ho, io? Non ho bisogno di segnarli con un numero, perché i miei desideri avverati, le lacrime versate lungo il cammino al vedere le mie illusioni infrante valgono molto più di questo. Che importa se compio venti, quaranta o sessant’anni! Quel che importa è l’età che sento. Ho gli anni che mi servono per vivere libero e senza paure.

Per continuare senza timore il mio cammino, perché porto con me l’esperienza acquisita e la forza dei miei sogni.

Quanti anni ho, io? A chi importa! Ho gli anni che servono per abbandonare la paura e fare ciò che voglio e sento.

José Saramago, Le poesie.

Le poesie

Le poesie


indicepresentazioneautoresintesi



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Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844-1900) – Un’educazione che faccia intravedere alla fine del suo corso un impiego, o un guadagno materiale, non è affatto un’educazione in vista di quella cultura che noi intendiamo, ma semplicemente un’indicazione delle strade che si possono percorrere per salvare e difendere la propria persona, nella lotta per l’esistenza.

Friedrich Wilhelm Nietzsche 11
La filosofia nell'epoca tragica dei Greci e Scritti dal 1870 al 1873

La filosofia nell’epoca tragica dei Greci e Scritti dal 1870 al 1873

 

«La vera cultura disdegna […] contaminarsi con un individuo bisognoso e pieno di desideri: essa sa sgusciare accortamente dalle mani di colui che vorrebbe impossessarsi della cultura come di un mezzo per i suoi fini egoistici. E quando qualcuno crede di averla afferrata, per ricavarne in qualche modo un guadagno, e sfruttandola placare i bisogni della sua vita, essa allora corre via subitaneamente, a passi impercettibili e con atteggiamento di disdegno.
Di conseguenza, amici miei, non scambiate questa cultura, questa dea eterea, raffinata, dal piede leggero, con quell’utile domestica che talvolta viene anche chiamata ‘la cultura’, ma non è altro se non la serva e la consigliera intellettuale delle necessità della vita, del guadagno e della miseria. Un’educazione, peraltro, che faccia intravedere alla fine del suo corso un impiego, o un guadagno materiale, non è affatto un’educazione in vista di quella cultura che noi intendiamo, ma semplicemente un’indicazione delle strade che si possono percorrere per salvare e difendere la propria persona, nella lotta per l’esistenza».

***

Friedrich Wilhelm Nietzsche, Über die Zukunft unserer Bildungsanstalten (1872); trad. it., Sull’avvenire delle nostre scuole, ne La filosofia nell’epoca tragica dei Greci e Scritti dal 1870 al 1873, in Opere, a cura di G. Colli e M. Montinari, Adelphi, Milano 1980, vol. III, tomo II, p. 164. Il testo completo delle cinque conferenze si può leggere alle pp. 79-206 di questo volume.


Friedrich Nietzsche (1844-1900) – Scrivi col sangue: imparerai che il sangue è spirito


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Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844-1900) – Chi si sente completamente in accordo con questo presente, e lo assume come qualcosa ‘che si comprende da sé’ non è da noi certo invidiato. Tra costoro e i solitari, stanno tuttavia in mezzo i combattenti, cioè coloro che sono ricchi di speranza.

Friedrich Wilhelm Nietzsche 10
La filosofia nell'epoca tragica dei Greci e Scritti dal 1870 al 1873

La filosofia nell’epoca tragica dei Greci e Scritti dal 1870 al 1873

 

«Chi si sente completamente in accordo con questo presente, e lo assume come qualcosa ‘che si comprende da sé’ (‘selbstverständlich’), non è da noi certo invidiato, né per questa fede né per questa parola di moda ‘che si comprende da sé’, formata in modo scandaloso; chi invece, giunto all’opposto punto di vista, è già disperato, non ha più bisogno di combattere, e non appena si arrenderà alla solitudine, sarà senz’altro solo. Tra costoro ‘che si comprendono da sé’ e i solitari, stanno tuttavia in mezzo i combattenti, cioè coloro che sono ricchi di speranza».

***

Friedrich Wilhelm Nietzsche, Über die Zukunft unserer Bildungsanstalten (1872); trad. it., Sull’avvenire delle nostre scuole, ne La filosofia nell’epoca tragica dei Greci e Scritti dal 1870 al 1873, in Opere, a cura di G. Colli e M. Montinari, Adelphi, Milano 1980, vol. III, tomo II, p. 84. Il testo completo delle cinque conferenze si può leggere alle pp. 79-206 di questo volume.


Friedrich Nietzsche (1844-1900) – Scrivi col sangue: imparerai che il sangue è spirito


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Pier Paolo Pasolini (1922-1975) – La società dei consumi ha profondamente trasformato i giovani. Non si tratta più, come all’epoca mussoliniana, di una irreggimentazione scenografica, ma di una irreggimentazione reale che ha rubato e cambiato loro l’anima. Questa ‘civiltà dei consumi’ è una civiltà dittatoriale.

Pier Paolo Pasolini 50
Scritti corsari

Scritti corsari

Questo nuovo fascismo, questa società dei consumi […]
ha profondamente trasformato i giovani, li ha toccati nell’intimo,
ha dato loro altri sentimenti, altri modi di pensare, di vivere,
altri modelli culturali.
Non si tratta più, come all’epoca mussoliniana,
di una irreggimentazione superficiale, scenografica,
ma di una irreggimentazione reale
che ha rubato e cambiato loro l’anima.
Il che significa, in definitiva, che questa ‘civiltà dei consumi’
è una civiltà dittatoriale.
Insomma, se la parola fascismo significa la prepotenza del potere,
la ‘società dei consumi’ ha bene realizzato il fascismo.

 

 

P. P. Pasolini, Fascista (1974), in Scritti corsari (1975), Prefazione di P. Di Stefano, Edizioni Corriere della Sera, Milano 2015, pp. 282-283.


Pier Paolo Pasolini – Amo la vita
Pier Paolo Pasolini (1922-1975) – Marilyn. Quella bellezza l’avevi addosso umilmente
Pier Paolo Pasolini (1922-1975) – Il potere di oggi manipola i corpi in un modo orribile. Li manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore, con valori alienanti e falsi, i valori del consumo, che compiono quello che Marx chiama un genocidio delle culture viventi.
Pier Paolo Pasolini (1922-1975) – Nel teatro la parola vive di una doppia gloria, mai essa è così glorificata.

 



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Michel Pastoureau – Il rosso per millenni è stato dominante sia nella cultura materiale, che nei codici sociali e nei sistemi di pensiero.

Michel Pastoureau
Rosso. Storia di un colore

Rosso. Storia di un colore

008«Lo storico deve costantemente rammentare che non esiste alcuna verità universale del colore, né per quanto riguarda le sue definizioni, le sue pratiche o i suoi significati, né per quanto riguarda la sua percezione. Anche in questo caso, tutto è culturale, strettamente culturale». M. Pastoureau, in Medioevo simbolico.


Michel Pastoureau, Rosso. Storia di un colore, traduzione di Guido Calza, Ponte alle Grazie, 2017, pp. 261.

 


 Risvolto di copertina

Nella civiltà occidentale, il rosso è il primo colore che viene usato sia in pittura che in tintoria. Probabilmente è per questo che è stato a lungo il colore per eccellenza, il più ricco dal punto di vista sociale, artistico e simbolico. Nell’Antichità è stato il simbolo della guerra, della ricchezza e del potere. Nel Medioevo ha assunto una forte connotazione religiosa, evocando sia il sangue di Cristo che le fiamme dell’Inferno, ma nella dimensione profana è stato anche il colore dell’amore, della gloria e della bellezza e la Rivoluzione francese lo farà diventare anche un colore ideologico e politico. Il primo colore che l’uomo abbia padroneggiato, fabbricato, riprodotto e dunque quello sul quale lo storico, il sociologo o l’antropologo hanno più cose da dire che su tutti gli altri. Rosso – quarto capitolo di un’opera di alto profilo che vede in libreria Blu, Nero, Verde e prevede il giallo come quinta e ultima tappa – è un testo ricchissimo, che considera il rosso lungo un orizzonte temporale molto ampio e sotto tutti i punti di vista: una bussola che ci permetterà di orientarci nel labirinto cromatico di questo colore archetipico della storia e della cultura occidentale.


 

«Oggi il blu è il colore preferito in Occidente ma nell’antichità contava poco, al contrario del rosso che per millenni è stato dominante sia nella cultura materiale, che nei codici sociali e nei sistemi di pensiero».
«La sua egemonia nasce per questioni materiali visto che è il colore i cui pigmenti sono più facili da trovare in natura e da fabbricare, con una vasta gamma di tonalità. Come sempre, al dato materiale si aggiunge quello simbolico. È il colore ambivalente, ispirato al sangue, dunque alla vita ma anche alla morte, o a un elemento distruttore come il fuoco».
«Già durante il paleolitico viene considerato come un colore che protegge. I capi se lo cospargono sul corpo, viene messo nei sepolcri con blocchi d’argilla. Nell’antica Roma solo l’imperatore ha il diritto di vestirsi interamente di porpora. Anche i Papi per secoli sono stati ammantati di rosso, solo dopo il Medioevo è comparso il bianco. Ancora oggi la simbologia degli onori sociali è legata a questo colore: si dice per esempio “stendere il tappeto rosso”. È anche un accessorio della bellezza, dei primi trucchi, tra l’altro anche maschili. Fino al Diciottesimo secolo, i nobili si truccavano il viso di rosso».
«L’evoluzione più recente si ha con la storia della bandiera rossa sventolata come simbolo di pace durante una manifestazione della Rivoluzione francese, nel 1791. Allora l’esercito sparò lo stesso e con i martiri quel drappo è diventato emblema politico della rivolta popolare, poi della sinistra».
«E poi c’è l’amore in ogni sua forma …».
Michel Pastoureau

Michel Pastoureau

Medioevo simbolico
Laterza
Sinossi
La mitologia di alberi e boschi, i bestiari delle fiabe, il gioco degli scacchi, la storia e l’archeologia dei colori, l’origine degli stemmi e delle bandiere, la leggenda di re Artù e quella di Ivanhoe. Un grande storico dei simboli alle prese con l’affascinante complessità di segni e sogni del Medioevo occidentale.
Indice

Il simbolo medievale. In che modo l’immaginario fa parte della realtà

Una storia da costruire – L’etimologia – L’analogia – Lo scarto, la parte e il tutto – I modi di intervento

L’animale

I processi ad animali. Una giustizia esemplare?

Il Medioevo cristiano di fronte all’animale – La scrofa di Falaise – Una storiografia deludente – Tipologia dei processi – Perché tanti maiali in tribunale? – L’anima delle bestie – La buona giustizia

L’incoronazione del leone. In che modo il bestiario medievale si è dato un re

Leoni dappertutto – La fauna del blasone – Una triplice eredità – Nascita del leopardo – L’arca di Noè – L’orso detronizzato

Cacciare il cinghiale. Dalla selvaggina regale alla bestia impura: storia di una svalutazione

Le cacce romane – I libri di caccia coi cani – Dai testi cinegetici ai documenti di archivio – Il cinghiale, un animale diabolico – Il cervo, un animale cristologico – La Chiesa di fronte alla caccia

Il vegetale

Le virtù del legno. Per una storia simbolica dei materiali

Un materiale vivente – La materia per eccellenza – Il taglialegna e il carbonaio – L’ascia e la sega – Gli alberi benefici – Gli alberi malefici

Un fiore per il re. Per una storia medievale del giglio di Francia

Un fiore mariano – Un fiore regale – Un ornamento cosmico – Un fiore condiviso – Una monarchia vegetale, p. 97

Il colore

Vedere i colori del Medioevo. È possibile una storia dei colori?

Difficoltà documentarie – Difficoltà metodologiche – Difficoltà epistemologiche – Il lavoro dello storico – Speculazioni dotte – Pratiche sociali – Vedere i colori nel quotidiano

Nascita di un mondo in bianco e nero. La Chiesa e il colore dalle origini alla Riforma

Luce o materia? – La chiesa medievale, tempio del colore, p. 125 – Liturgia del colore – L’abito: dal simbolo all’emblema – Un colore onesto: il nero – La «cromoclastia» della Riforma

I tintori medievali. Storia sociale di un mestiere riprovato

Artigiani divisi e litigiosi – Il tabù delle mescolanze – Le raccolte di ricette – Difficoltà della tintura medievale, p. 165 – Un mestiere svalutato – I dati del lessico – Gesù tra i tintori

L’uomo rosso. Iconografia medievale di Giuda

Giuda non è solo – Il colore dell’altro – Rosso, giallo e chiazzato – Tutti i mancini sono rossi

L’emblema

La nascita delle arme. Dall’identità individuale all’identità familiare

La questione delle origini – Il problema della datazione, p. 197 – L’espressione dell’identità – La diffusione sociale, p. 201 – Figure e colori – Brisure e arme parlanti – La lingua del blasone – Dallo scudo al cimiero – La mitologia della parentela

Dalle arme alle bandiere. Genesi medievale degli emblemi nazionali

Un oggetto storico poco studiato – Dall’oggetto all’immagine – Una storia lunga – L’esempio bretone – Quando l’emblema fa la Nazione – Un codice europeo a scala planetaria – Come nascono le bandiere – Stato o Nazione?

Il gioco

L’arrivo del gioco degli scacchi in Occidente. Storia di una acculturazione difficile

Un gioco venuto dall’Oriente – La Chiesa e gli scacchi – L’avorio, un materiale vivente – Ripensare i pezzi e la partita – Dal rosso al nero – Una struttura infinita – Un gioco per sognare

Giocare al re Artù. Antroponimia letteraria e ideologia cavalleresca

Una letteratura militante – Dai nomi letterari ai veri nomi, p. 272 – Rituali arturiani – Tristano, l’eroe preferito – Ideologia del nome

Risonanze

Il bestiario di La Fontaine. L’armerista di un poeta nel XVII secolo

Un bestiario familiare – Un armerista letterario – Animali emblematici – Araldica della favola

Il sole nero della malinconia. Nerval lettore delle immagini medievali

Un manoscritto prestigioso – Il sole nero – I fermenti della creazione – Un’opera aperta

Il Medioevo di «Ivanhoe». Un best-seller d’epoca romantica

Uno straordinario successo di libreria – Dalla storia al romanzo e ritorno – Un Medioevo esemplare

Note

Fonti

Indice analitico



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