Jurij M. Lotman (1922-1993), Boris A. Uspenskij – La storia intellettuale dell’umanità si può considerare una lotta per la memoria. Non a caso la distruzione di una cultura si manifesta come distruzione della memoria, annientamento dei testi, oblio dei nessi.

Jurij Mihajlovic Lotman,Boris A. Uspenskij

La storia intellettuale dell’umanità

si può considerare una lotta per la memoria.

Non a caso la distruzione di una cultura

si manifesta come distruzione della memoria,

annientamento dei testi,

oblio dei nessi.

Jurij Michajlovic Lotman, Boris Andreevic Uspenskij, Tipologia della cultura, Bompiani, Milano 1975, p. 31.


Jurij Michajlovič Lotman scrive su Aleksandr Nikolaevič Radiščev (1749-1802) – Vuoi sapere chi sono? cosa faccio? dove vado? Sono colui che ero e sarò sempre nella vita: uomo! Lo scrittore può essere profeta di verità o essere al servizio della menzogna.

M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.
M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.


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Roland Barthes (1915-1980) – Il mondo è pieno di segni. Decifrare i segni del mondo significa lottare sempre con una certa innocenza degli oggetti.

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Il mondo è pieno di segni, ma questi segni non hanno tutti la bella semplicità delle lettere dell’alfabeto, dei segnali stradali o delle uniformi militari: sono infinitamente più sottili. La maggior parte del tempo li prendiamo per informazioni “naturali”[…].
Decifrare i segni del mondo significa lottare sempre con una certa innocenza degli oggetti. Tutti noi comprendiamo il francese così “naturalmente” che non ci viene mai in mente che la lingua francese è un sistema molto complesso e niente affatto “naturale” di segni e di regole: nello stesso modo, bisogna continuamente scuotere l’osservazione affinché si adatti non al contenuto delle immagini, ma alla loro costruzione: in breve, il semiologo, come il linguista, deve entrare nella “cucina del senso”.
È un’impresa enorme. Perché? Perché un senso non può mai essere analizzato isolatamente. […] I segni sono costituiti da differenze. All’inizio del processo semiologico si è pensato che l’obiettivo principale fosse – per utilizzare le parole di de Saussure – quello di studiare la vita dei segni in seno alla vita sociale, e di conseguenza di ricostituire dei sistemi semantici di oggetti (vestiti, cibo, immagini, rituali, protocolli, musiche, eccetera). E una cosa da fare. Ma avanzando in questo progetto già immenso, la semiologia si trova davanti a nuovi obiettivi; per esempio, studiare l’operazione misteriosa attraverso la quale un messaggio qualsiasi assume un secondo senso, diffuso, generalmente ideologico, e che si chiama “senso connotato”: se in un giornale leggo il titolo seguente: “A Bombay regna un’atmosfera di fervore che non esclude né il lusso né il trionfalismo”, ottengo un’informazione letterale sull’atmosfera del Congresso eucaristico; ma percepisco anche un certo stereotipo costituito da un sottile equilibrio di negazioni, che mi rimanda a una visione equilibrante del mondo; questi fenomeni sono costanti, bisogna studiarli a fondo con tutti i mezzi messi a disposizione dalla linguistica.
Se gli obiettivi della semiologia si ingrandiscono continuamente è perché ci accorgiamo sempre di più dell’importanza e della diffusione della significazione nel mondo.

Roland Barthes, L’avventura semiologica [L’aventure sémiologique, Éd. du Seuil, Paris 1991], Einaudi, Torino 1991; riportato anche in AA.VV., La cunina del senso. Gusto, significazione, testualità, a cura di G. Marrone e A. Giannitrapani, Mimesis, Milano 2012.


L’avventura semiologica è un incessante interrogarsi sul modo in cui viene imposto un senso al reale attraverso il linguaggio, sulla responsabilità delle forme che caratterizza ogni aspetto della vita sociale e culturale.Nei saggi che compongono questa raccolta, scritti tra il 1962 e il 1973, la riflessione di Barthes sulla semiologia applicata a vari campi (dalla sociologia alla pubblicità, dalla medicina all’urbanistica, dalla linguistica alla letteratura) appare in tutta la sua molteplicità e complessità. Analisi strutturale e testuale, critica e letteratura, teoria e scrittura, sono affrontate in una propspettiva spesso paradossale che tende a metterne in discussione i confini. Origine e termine dell’avventura, la semiologia viene a definirsi nell’orizzonte di tensioni irrisolte tra determinazione sistematica del senso e sua disseminazione.


Questo libro raccoglie testi sparsi dei principali autori, e sui basilari problemi, riguardanti la semiotica della cucina e dell’alimentazione, del gusto e della commensalità. Autori come Lévi-Strauss, Barthes, Greimas, Jakobson hanno difatti già da diversi decenni inaugurato un filone di studi estremamente fecondo – quello del cibo come linguaggio e come sistema di segni – che molti studiosi successivi, qui degnamente rappresentati, stanno proseguendo. I modelli culturali che separano il crudo dal cotto, le strutture ideologiche a essi sottese, le operazioni elementari nell’arte della cucina, la struttura delle ricette, i dispositivi sinestetici dei testi enologici, l’organizzazione sociale dei pasti, i rituali alimentari e i relativi tabù, le riprese mediatiche della gastronomia, le tecnologie culinarie: tutto un sistema semiotico che, reggendo forme di alimentazione, costituisce forme di senso viene discusso in profondità, aprendo la strada a ricerche ulteriori. Testi di: Marialaura Agnello, Roland Barthes, Françoise Bastide, Denis Bertrand, Mary Douglas, Roman Jakobson, Claude Lévi-Strauss, Paolo Fabbri, Jacques Fontanille, Guido Ferrara, Jean-Marie Floch, Jack Goody, Alice Giannitrapani, Algirdas J. Greimas, Giorgio Grignaffini, Gianfranco Marrone, Piero Ricci, Jean Soler.


Roland Barthes (1915-1980) – A cosa serve l’utopia? A produrre del senso. Un tempo si spiegava la letteratura attraverso il suo passato; oggi attraverso la sua utopia. Il senso è fondato come valore e l’utopia permette questa nuova semantica.

M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.
M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.

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