Costanzo Preve (1943-2013) – Il Sessantotto è una costellazione di eventi eterogenei impropriamente unificati. Il mettere in comune questi eventi eterogenei è un falso storiografico.

Preve Costanzo 025

Coperta 300

Costanzo Preve

L’alba del Sessantotto. Una interpretazione filosofica

[Nuova edizione riveduta e corretta]

indicepresentazioneautoresintesi

l Sessantotto è diventato un evento simbolico della storia del Novecento, e per comprenderlo adeguatamente bisogna unirne nel pensiero i suoi due aspetti contraddittori. Da un lato, un estremo tentativo di ringiovanimento delle rivoluzioni anticapitalistiche ottocentesche e novecentesche. Dall’altro, una riuscita modernizzazione del costume e delle forme di dominio sociali, rese più flessibili ed informali. Chi si limita ad evidenziare un solo aspetto del problema non coglie la duplicità del fenomeno.

Come estremo tentativo di ringiovanimento delle rivoluzioni sociali della modernità, il Sessantotto ha dato luogo a filosofie di ottimo livello (da Louis Althusser a György Lukàcs), a pratiche politiche specifiche (dall’antifascismo all’operaismo), ed è stato il momento spartiacque fra la conclusione di un lungo dopoguerra e l’inizio di un’irresistibile mutamento di fase storica. Come momento di modernizzazione capitalistico, il Sessantotto è divenuto un mito di fondazione ideologica di una nuova classe dirigente “flessibile”, allora ancora indistinguibile.

L’interpretazione proposta è quella del Sessantotto come passaggio (cioè come condensazione temporale esemplare) di un processo di modernizzazione capitalistica che ha assunto la forma di una rivolta antiborghese, sulla base di una falsa coscienza necessaria basata su di una ideologia del ritorno alle sorgenti rivoluzionarie originali dell’utopia comunista. Il Sessantotto non fu dunque un “gioco”, ma un evento legittimo e per molti aspetti tragico della storia del Novecento.


Costanzo Preve – Recensione a: Carmine Fiorillo – Luca Grecchi, «Il necessario fondamento umanistico del “comunismo”», Petite Plaisance, Pistoia, 2013
Costanzo Preve – Introduzione ai «Manoscritti economico-filosofici del 1844» di Karl Marx.
Costanzo Preve – Le avventure della coscienza storica occidentale. Note di ricostruzione alternativa della storia della filosofia e della filosofia della storia.
Costanzo Preve – Nel labirinto delle scuole filosofiche contemporanee. A partire dalla bussola di Luca Grecchi.
Costanzo Preve – Questioni di filosofia, di verità, di storia, di comunità. INTERVISTA A COSTANZO PREVE a cura di Saša Hrnjez
Costanzo Preve – Capitalismo senza classi e società neofeudale. Ipotesi a partire da una interpretazione originale della teoria di Marx.
Costanzo Preve – Elementi di Politicamente Corretto. Studio preliminare su di un fenomeno ideologico destinato a diventare in futuro sempre più invasivo e importante
Costanzo Preve – Religione Politica Dualista Destra/Sinistra. Considerazioni preliminari sulla genesi storica passata, sulla funzionalità sistemica presente e sulle prospettive future di questa moderna Religione
Costanzo Preve – Invito allo Straniamento 2° • Costanzo Preve marxiano ci invita ad un riorientamento, ad uno “scuotimento” associato a un mutamento radicale di prospettiva, alla trasformazione dello sguardo con cui ci si accosta al mondo.
Costanzo Preve (1943-2013) – Prefazione di Costanzo Preve alla traduzione greca (luglio 2012) de “Il Bombardamento Etico”. Un libro che è ancora più attuale di quando fu scritto, sedici anni or sono.
Costanzo Preve – Marx lettore di Hegel e … Hegel lettore di Marx. Considerazioni sull’idealismo, il materialismo e la dialettica
Costanzo Preve (1943 – 2013) – «Il ritorno del clero. La questione degli intellettuali oggi». La ricerca della visibilità a tutti i costi è illusoria. L’impegno intellettuale e morale, conoscitivo e pratico, deve essere esercitato direttamente. Saremo giudicati solo dalle nostre opere.


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Koinè – Per un pensiero forte

Per un pensiero forte blog copia

Una rivista ha bisogno di tempo per nascere e per crescere. Ha bisogno soprattutto di un particolare complesso di elementi spirituali, culturali, sociali nel cui seno l’idea stessa possa germinare e trovare alimento per il suo sviluppo.


Koinè, Periodico culturale, Anno XIX, NN° 1-4, Gennaio-Dicembre 2012, Reg. Trib. di Pistoia n° 2/93 del 16/2/93. Direttore responsabile: Carmine Fiorillo.

Direttori: Luca GrecchiDiego Fusaro

Hanno contribuito e reso possibile la pubblicazione di questo numero di Koinè:

Olivia Campana, Francisco Canepa, Gianluca Cavallo, Andrea Cavazzini,
Linda Cesana, Stella Maria Congiu, Valentina Cordero, Lorenzo Dorato,
Carmine Fiorillo, Diego Fusaro, Luca Grecchi,
Michele Marolla, Alessandro Monchietto, Giacomo Pezzano,
Giancarlo Paciello, Costanzo Preve, Ilaria Rabatti, Emilia Savi,
Franco Toscani, Daniele Trematore, Francesco Valagussa, Carmelo Vigna.

 

Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo,
che dunque vogliano pure pensare da sé.

Karl Marx

 

Coperta 192

 

Gianluca Cavallo, Andrea Cavazzini, Linda Cesana, Valentina Cordero,
Lorenzo Dorato, Diego Fusaro, Luca Grecchi,  Michele Marolla,
Giacomo Pezzano, Costanzo Preve, Franco Toscani, Daniele Trematore,
Francesco Valagussa, Carmelo Vigna

Per un pensiero forte

indicepresentazioneautoresintesi

 

Questo numero di Koinè, in continuità con i precedenti e, più in generale, con lo spirito della rivista, che nel 2013 festeggerà il suo ventesimo anniversario, è dedicato a un’appassionata difesa del pensiero veritativo. Si tratta, in termini generalissimi, di quel pensiero che ritiene tuttora filosoficamente necessario continuare a porre, come riferimenti onto-assiologici primari, la Verità ed il Bene (scritti con la maiuscola proprio per sottolineare il loro carattere universale). Questi riferimenti sono necessari soprattutto in quanto indicano ciò che l’uomo deve pensare, e deve fare, per vivere realmente da uomo, ossia per esprimere nel modo più compiuto le proprie potenzialità ontologiche; essi sono particolarmente necessari anche in quanto ci troviamo oggi a vivere all’interno di un modo di produzione sociale che nega strutturalmente, nei pensieri e nei fatti, questi contenuti di compiuta umanità. Nichilismo, relativismo e scetticismo formano, infatti, una costellazione unitaria che, nell’attuale congiuntura, maschera il fondamentalismo integralistico del capitale, rendendo impossibile, per chi ne accetti l’ideologia, una critica radicale di ciò che siamo.
La filosofia come sapere forte in grado di proporre fondamenti “altri” del vivere sociale e comunitario, e dunque di sottoporre a critica radicale l’esistente, è sempre più spesso oggetto di derisione ad opera delle nuove formazioni ideologiche affini alla riproduzione simbolica del cosmo a morfologia capitalistica: dal pensiero debole alla filosofia analitica, fino ai realismi vecchi e nuovi, la filosofia come pratica veritativa in grado di conoscere ontologicamente l’intero e di valutarlo assiologicamente è puntualmente squalificata, delegittimata, vuoi anche derisa. Di qui, appunto, la necessità di un ritorno al pensiero forte come sola via per reagire alla crisi – non solo economica – che stiamo attraversando a livello globale.
Il titolo, Per un pensiero forte, richiama dunque, volutamente, la critica maggiore che viene rivolta al pensiero filosofico veritativo, ovvero a quello metafisico, umanistico, classico, o comunque lo si voglia definire: questa critica sarebbe, appunto, quella di una presunta “violenza” che lo stesso albergherebbe. In realtà, la tesi secondo cui ogni pensiero che cerca di porsi con verità, ossia in modo argomentato e fondato, sarebbe per ciò stesso “dogmatico” e “prevaricatore”, è già stata ampiamente mostrata come infondata, per non dire risibile.
È semmai, al contrario, ogni pensiero che afferma di non porsi con verità, e che dunque non fonda in modo argomentato le proprie affermazioni, ad essere pericoloso: esso lascia essere le cose come sono, e dunque scoraggia preventivamente ogni critica e ogni prassi diretta contro il regno animale dello spirito di cui siamo oggi abitatori. Un simile pensiero è tanto più pericoloso, quanto più le sue affermazioni sono basate sulla effettualità, ossia su ciò che costoro ritengono essere “i fatti”, e che sovente altro non sono se non il semplice “senso comune”, oggi appunto antimetafisico ed antiumanistico proprio in quanto la metafisica e l’umanesimo costituiscono i due maggiori supporti teorici di ogni progettualità alternativa sulla totalità sociale. La “forza” di un pensiero filosofico “forte”, sta dunque solo nel carattere fondatamente veritativo ed umanistico di tale pensiero. Tanto più che solo un pensiero forte, nel senso appena delineato, può permettere una critica radicale del mondo storico in cui siamo proiettati, mostrandone le contraddizioni e la falsità.
Come è consuetudine della rivista negli ultimi anni, accanto a una serie di saggi (sostanzialmente i primi, presenti in numero maggiore) in cui questa tesi è in vario modo sostenuta, vi è un’altra serie di saggi (sostanzialmente i secondi, presenti in numero minore) in cui questa tesi, se non propriamente contestata, è comunque problematizzata; questo a riprova della “non chiusura” praticata anche da chi ritiene necessario un “pensiero forte”, il quale appunto si rivela “forte” proprio resistendo dialetticamente alle argomentazioni avversarie. Il pensiero forte, anima della filosofia, è tale perché mira alla verità e, insieme, si regge sull’idea che la sola via per raggiungerla sia quella del dialogo, del confronto socratico delle posizioni più diverse.
La resistenza maggiore da porre in campo, oggi, è quella contro l’attuale totalità sociale, che nega sempre più nella vita, alle persone, la possibilità di realizzare la propria umanità, costringendole ad abitare uno spazio sociale ridotto alla sola dimensione alienata della produzione e dello scambio delle merci. L’odierna congiuntura segna, di conseguenza, il massimo allontanamento dalla realizzazione delle potenzialità ontologiche del genere umano: essa è, pertanto, l’apice dell’alienazione, e come tale dev’essere connotata, criticata e trasformata a partire da un pensiero che non abbia paura a riconoscersi come “forte”.
Questa “resistenza”, sul piano culturale, è ciò che caratterizza da sempre lo spirito di fondo della rivista Koinè.

Carmine Fiorillo, Diego Fusaro, Luca Grecchi, Giancarlo Paciello

 

 

I testi

 

Lorenzo Dorato,
Verità, ontologia umana e capitalismo

Costanzo Preve,
Questioni di filosofia, di verità, di storia, di comunità

Luca Grecchi,
Ancora sul pensiero di Emanuele Severino

Diego Fusaro,
Il realismo, fase suprema del postmodernismo?
Note su «New Realism», postmodernità e idealismo

Giacomo Pezzano,
Per un’antropologia del «metron». Brevi considerazioni preliminari

Gianluca Cavallo,
Potere e natura umana. Paradigmi a confronto

Linda Cesana,
Karel Kosík- Praxis e verità. «L’uomo si realizza, cioè si umanizza nella storia»

Michele Marolla,
Ratzinger- fasi e natura del relativismo contemporaneo

Franco Toscani,
L’anima e la morte nel Fedone di Platone. Sugli inizi della metafisica occidentale

Daniele Trematore,
Un parricidio postmoderno

Valentina Cordero,
La metafisica è ancora viva

Francesco Valagussa,
Nietzsche. Il Senso come “poiesi” del Pensiero. «Sostenersi senza appoggio»

Giacomo Pezzano,
Note critiche intorno a Gianluigi Pasquale, La ragione della storia. Per una filosofia della storia come scienza

Andrea Cavazzini,
Note critiche intorno a Cristian Lo Iacono, Althusser in Italia. Saggio bibliografico (1959-2009)

Michele Marolla,
Note critiche intorno a Calogero Caltagirone, La misura dell’uomo. La questione veritativa dell’antropologia

Giacomo Pezzano,
Note critiche intorno a Claudio Lucchini,
Il bene come processo possibile concreto. Natura umana e ontologia sociale

Costanzo Preve,
Nel labirinto delle scuole filosofiche contemporanee. A partire dalla bussola di Luca Grecchi

Carmelo Vigna,
Sull’Europa

***

 

 

 


Immagine in evidenza:
V. Kandinsky, Accento in rosa, 1926. Parigi, Musée national d’Art moderne.



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Koinè – Senso e valore della filosofia. Tre domande, alcune risposte

Senso e valore della filosofia_blog copia

Una rivista ha bisogno di tempo per nascere e per crescere. Ha bisogno soprattutto di un particolare complesso di elementi spirituali, culturali, sociali nel cui seno l’idea stessa possa germinare e trovare alimento per il suo sviluppo.


Koinè, Periodico culturale, Anno XX, NN° 1-4, Gennaio-Dicembre 2013, Reg. Trib. di Pistoia n° 2/93 del 16/2/93. Direttore responsabile: Carmine Fiorillo.

Direttori: Luca GrecchiDiego Fusaro

Hanno contribuito e reso possibile la pubblicazione di questo numero di Koinè:

Alberto Giovanni Biuso, Olivia Campana, Francisco Canepa, Augusto Cavadi,  Stella Maria Congiu, Lorenzo Dorato, Carmine Fiorillo, Diego Fusaro, Luca Grecchi, Alessandro Monchietto, Giacomo Pezzano,  Giancarlo Paciello, Costanzo Preve, Ilaria Rabatti, Emilia Savi, Franco Toscani.

 

Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo,
che dunque vogliano pure pensare da sé.

Karl Marx

 

Coperta 210

Costanzo Preve, Luca Grecchi, Lorenzo Dorato, Giovanni Stelli, Augusto Cavadi, Franco Toscani, Alberto Giovanni Biuso, Giacomo Pezzano

Senso e valore della filosofia.
Tre domande, alcune risposte

indicepresentazioneautoresintesi

 

In questo numero di Koinè abbiamo deciso di porre tre domande rilevanti circa il senso ed il valore della attività filosofica, che è attività non solo di comprensione dell’intero, ma anche di valutazione della totalità sociale; dunque, se necessario, anche di progettualità alternativa. La filosofia, in Grecia, nacque infatti politica.  La proposta è stata rivolta ad un discreto numero di studiosi i quali, pur accettando inizialmente l’invito ed apprezzando la rilevanza della proposta, si sono poi in ultimo ritirati. Crediamo che questa serie di defezioni sia stata dovuta non solo ai numerosi impegni, che pure sappiamo essere molti, quanto ad una reale difficoltà, presente nella maggior parte degli accademici, ad attribuire un senso ed un valore generale alla propria attività filosofica; oggi infatti, in università, l’attività filosofica è svolta in modo specialistico, spesso con un eccessivo riferimento a singole tematiche, sicché la filosofia ha progressivamente smarrito la propria capacità di rivolgersi direttamente all’intero, alla progettualità, alla fondazione onto-assiologica. Di questo ci rammarichiamo, ma tentiamo, nei limiti delle nostre possibilità, di portare la riflessione proprio su questi temi.  Koinè desidera ringraziare, oltre a tutti coloro che hanno partecipato alla definizione di questo volume, anche i giovani studiosi che, pur non sentendosi ancora pronti per rispondere a queste domande, le hanno comunque incoraggiate e sentite proprie. Un ringraziamento particolare spetta infine a Costanzo Preve che, nonostante le sue gravi condizioni di salute, poche settimane prima della sua scomparsa (avvenuta il 23 novembre 2013), volle comunque contribuire a questo numero rispondendo a voce alle tre domande, per non fare mancare la propria vicinanza a noi ed a Koinè. Anche per questo il numero inizia riportando le sue parole.

Le tre domande

Ritiene che la attività filosofica consista, nella sua essenza, in una attribuzione di senso e di valore alla vita umana nell’intero (o, in alternativa, in cosa ritiene consista l‘attività filosofica)?

In quale modo ritiene che la Sua attività filosofica abbia contribuito alla comprensione ed al conseguente miglioramento della realtà (o, in alternativa, quali descriverebbe essere i fini della Sua attività filosofica)?

Quali sono i contenuti di critica della attuale totalità sociale che ritiene più rilevanti, e soprattutto quali progetti di miglioramento della stessa ritiene più opportuno porre in essere (o, in alternativa, per quale motivo ritiene più opportuno non trattare della totalità sociale, o non porre ad essa delle critiche)?

Alcune risposte

Risponde Costanzo Preve
Risponde Luca Grecchi
Risponde Lorenzo Dorato
Risponde Giovanni Stelli
Risponde Augusto Cavadi
Risponde Franco Toscani
Risponde Alberto Giovanni Biuso
***
Costanzo Preve,
Recensione a Carmine Fiorillo – Luca Grecchi, Il necessario fondamento umanistico del “comunismo”

Immagine in evidenza:
Jacques-Louis David, La morte di Socrate, 1786-1787.
New York, The Metropolitan Museum of Art.



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Karel Kosík (1926-2003) – Per la conoscenza della realtà umana nel suo complesso e per scoprire la verità della realtà nella sua autenticità, l’uomo dispone di due “mezzi”: la filosofia e l’arte. Nella loro funzione l’arte e la filosofia sono per l’uomo vitalmente importanti, impagabili e insostituibili. Rousseau avrebbe detto che sono inalienabili.

Kosik Karel copia
Dialettica-del-concreto-1972

Dialettica del concreto.

«In quale linguaggio è scritto il libro del mondo umano e della realtà umano-sociale? Come e per chi si svela tale realtà? Se la realtà umano-sociale venisse conosciuta nella sua realtà di per se stessa e nella coscienza ingenua quotidiana, in tal caso la filosofia e l’arte diventerebbero un lusso inutile che, secondo le esigenze, può venir preso in considerazione o rigettato. La filosofia e l’arte non farebbero altro che ripetere ancora una volta – sia concettualmente con linguaggio intellettuale, sia per immagini con linguaggio emozionale – ciò che è già noto anche senza di esse e ciò che esiste per l’uomo indipendentemente da esse.íí
L’uomo vuole comprendere la realtà, ma spesso riesce ad avere “in mano” soltanto la superficie della realtà o una sua falsa apparenza. Come quindi si svela la realtà nella sua autenticità? Come si manifesta per l’uomo la verità della realtà umana? L’uomo giunge per
mezzo di scienze speciali alla conoscenza di parziali settori della realtà umano-sociale e alla verifica delle loro verità. Per la conoscenza della realtà umana nel suo complesso e per scoprire la verità della realtà nella sua autenticità, l’uomo dispone di due “mezzi”: la filosofia e l’arte. Per questa ragione l’arte e la filosofia possiedono per l’uomo un significato specifico e una particolare miissione. Nella loro funzione l’arte e la filosofia sono per l’uomo vitalmente importanti, impagabili e insostituibili. Rousseau avrebbe detto che sono inalienabili.
Nella grande arte la realtà si svela all’uomo. L’arte, nel senso proprio della parola, è allo stesso tempo demistificatrice e rivoluzionaria, giacché conduce l’uomo, dalle rappresentazioni e dai pregiudizi sulla realtà, fino alla realtà stessa e alla sua verità. Nell’arte autentica e nell’autentica filosofia si svela la verità della storia: qui l’umanità è posta di fronte alla sua propria realtà.
Qual è la realtà che si svela all’uomo nell’arte? Forse una realtà che l’uomo già conosce e di cui vuole soltanto appropriarsi in altra forma, rappresentandoseIa cioè sensibilmente? Se le opere drammatiche di Shakespeare non sono “nient’altro che” la rappresentazione artistica della lotta di classe nell ‘epoca dell’accumulazione primitiva, se un palazzo rinascimentale non è ”’nient’altro che” l’espressione del potere di classe della borghesia capitalistica allora nascente, si pone a questo punto la domanda: perché questi fenomeni sociali che esistono di per se stessi e indipendentemente dall’arte devono venire ancora una volta rappresentati dall’arte, e cioè sotto un’apparenza che costituisce un mascheramento della loro reale natura e che, in un certo senso, allo stesso tempo nasconde e manifesta la loro vera essenza? In una tale concezione si presuppone che la verità espressa dall’arte può venir raggiunta anche per un’altra via, soltanto con la differenza che l’arte presenta una tale verità “artisticamente”, in immagini che possiedono
un’ evidenza sensibile, mentre sotto un altro aspetto quella stessa verità sarebbe stata molto meno suggestiva.
Un tempio greco, una cattedrale medioevale o un palazzo rinascimentale esprimono la realtà, ma al tempo stesso anche creano la realtà. Tuttavia essi non creano soltanto la realtà antica, medioevale o rinascimentale, non sono soltanto elementi costruttivi ciascuno
della rispettiva realtà, bensl essi creano come perfette opere artistiche una realtà che sopravvive al mondo storico dell’antichità, del medioevo e del rinascimento. In una tale sopravvivenza si svela il carattere specifico della loro realtà. Il tempio greco è qualcosa di diverso da una moneta antica che col tramonto del mondo antico ha perso la propria realtà, non ha piu validità, e ormai non vale più come mezzo di pagamento e materializzazione di un valore. Con il tramonto del mondo storico perdono la loro realtà anche gli elementi che in esso avevano una funzione; il tempio antico ha perso la sua immediata funzione sociale come luogo destinato agli uffici divini e alle cerimonie religiose; il palazzo rinascimentale non è ormai piu il simbolo visibile del potere né l’autentica sede di un magnate del rinascimento. Ma con il tramonto del mondo storico e con l’abolizione delle loro funzioni sociali né il tempio antico né il palazzo rinascimentale hanno perduto il loro valore artistico. Perché? Essi esprimono forse un mondo che nella sua storicità è già scomparso, ma che sopravvive sempre in essi? Come e con che sopravvive? Come complesso di condizioni date? Come materiale lavorato ed elaborato da uomini che hanno impresso in essi le proprie caratteristiche? A partire da un palazzo rinascimentale è possibile svolgere delle induzioni sul mondo rinascimentale; per mezzo del palazzo rinascimentale è possibile indovinare la posizione dell’uomo nella natura, il grado di realizzazione della libertà dell’individuo, la divisione dello spazio e l’espressione del tempo,
la concezione della natura. Ma l’opera d’arte esprime il mondo in quanto lo crea. Essa crea il mondo in quanto svela la verità della realtà, in quanto la realtà si esprime nell’opera d’arte. Nell’opera d’arte la realtà parla all’uomo.
[…] Proprio l’analisi dell’opera d’arte ci conduce a porci la domanda che costituisce il principale oggetto delle nostre considerazioni: che cos’è la realtà umano-sociale e come questa stessa realtà viene creata?
Se la realtà sociale in rapporto con l’opera d’arte si considera esclusivamente come le condizioni e le circostanze storiche che hanno determinato o condizionato l’origine dell’opera, l’opera stessa e la sua artisticità diventano qualcosa d’inumano. Se l’opera è fissata solo come opera sociale, prevalentemente o esclusivamente nella forma di oggettività reificata, la soggettività viene concepita come qualcosa di asociale, come un fatto che è condizionato, ma non creato né costituito dalla realtà sociale. […] Nella società
capitalistica moderna il momento soggettivo della realtà sociale è stato distaccato dall’oggettivo e i due momentì si drizzano l’uno contro l’altro come due sostanze indipendenti: come mera soggettività da una parte e come oggettività reificata dall’altra. Di qui hanno origine le mistificazioni: da una parte l’automatismo della situazione data, dall’altra la psicologizzazione e la passività del soggetto. Ma la realtà sociale è infinitamente piu ricca e piu concreta della situazione data e delle circostanze storiche, perché essa include in sé la prassi umana oggettiva, la quale crea sia la situazione che le circostanze. Le circostanze costituiscono l’aspetto fissato della realtà sociale. Non appena esse vengono distaccate dalla prassi umana, dall’attività oggettiva dell’uomo, diventano qualcosa di rigido e d’inanimato.
[…] Il sociologismo riduce la realtà sociale alla situazione, alle circostanze, alle condizioni storiche, che, così deformate, assumono l’aspetto dell’oggettività naturale. Il rapporto tra le “condizioni” e le “circostanze storiche” cosi intese da una parte e la filosofia e l’arte dall’altra non può essere essenzialmente altro che meccanico ed esteriore. Il sociologismo illuminato si sforza di eliminare un tale meccanicismo mediante una complessa gerarchia di “termini mediatori” autentici o costruiti (“l’economia” si trova “mediatamente” in contatto con l’arte), ma fa il lavoro di Sisifo.  […] Come viene creata la realtà sociale?, la realtà sociale stessa esiste non soltanto sotto la forma di “oggetto”, di situazione data, di circostanze, ma anzitutto come attività oggettiva dell’uomo, che crea le situazioni come parte oggettivizzata della realtà sociale.
Per il sociologismo, la cui più laconica definizione è lo scambio della situazione data al posto dell’essere sociale, la situazione muta e il soggetto umano reagisce ad essa. Reagisce come un complesso immutabile di facoltà emozionali e spirituali, e cioè cogliendo, conoscendo e rappresentando artisticamente o scientificamente la situazione stessa. La situazione muta, si svolge, e il soggetto umano marcia parallelamente ad essa e la fotografa. L’uomo diventa un fotografo della situazione. Tacitamente si parte dal presupposto che nel corso della storia varie strutture economiche si sono alternate, sono stati abbattuti dei troni, delle rivoluzioni hanno trionfato, ma la facoltà dell’uomo di “fotografare” il mondop è rimasta la stessa dall’intichità ad oggi.
L’uomo coglie e si appropria la realtà “con tutti i sensi”, come affermò Marx […].
L’uomo scopre il senso delle cose per il fatto che egli si crea un senso umano per le cose. Pertanto un uomo dai sensi sviluppati possiede un senso anche per tutto ciò che è umano, mentre un uomo dai sensi non sviluppati è chiuso di fronte al mondo e lo “percepisce” non universalmente e totalmente, con sensibilità e intensità, bensì in modo unilaterale e superficiale […]
Non critichiamo il sociologismo per il fatto che si volge alla situazione data, alle circostanze, alle condizioni per spiegare la cultura, bensl per il fatto che non comprende il significato della situazione in se stessa, né il significato delle situazioni in rapporto con la cultura. La situazione al di fuori della storia, la situazione senza soggetto, non soltanto costituisce una configurazione pietrificata e mistificata, ma allo stesso tempo una configurazione priva di senso oggettivo. Sotto questo aspetto le “condizioni” mancano di ciò che è piu importante anche dal punto di vista metodologico, e cioè un proprio significato oggettivo, e ricevono invece un senso illegittimo in dipendenza dalle opinioni, dai riflessi e dalla cultura dello scienziato.
La realtà sociale ha cessato di essere per l’indagine ciò che essa oggettivamente è, e cioè totalità concreta e si scinde in due interi eterogenei e indipendenti, che il “metodo” e la “teoria” si sforzano di riunire; la scissione della totalità concreta della realtà sociale mette capo alla conclusione seguente: da una parte viene pietrificata la situazione, mentre dall’altra parte vengono pietrificati lo spirito, la psichicità, il soggetto. […]
Una tale insufficienza si manifesta tanto nell’accettazione di forme ideologiche già pronte, per le quali viene trovato un equivalente economico o sociale, quanto nella rigidezza conservatrice con cui ci si sbarra l’accesso alla comprensione dell’arte moderna […].
Tuttavia sembra che i presupposti teoretico-filosofici di una tale insufficienza non siano stati sufficientemente esaminati».

 

Karel Kosík, Dialettica del concreto, Bompiani, 1965, 137-145.


Un filosofo in tempi di farsa e di tragedia

Un filosofo in tempi di farsa e di tragedia


Coperta 183

Linda Cesana – Costanzo Preve

Filosofia della verità e della giustizia. Il pensiero di Karel Kosík

indicepresentazioneautoresintesi


Si può accedere  ad ogni singola pagina pubblicata aprendo il file word     

  logo-wordIndice completo delle pagine pubblicate (ordine alfabetico per autore) al 22-06-2016


N.B. Le immagini e i video sono stati reperiti nel web e quindi considerati di pubblico dominio. Qualora si ritenesse che possano violare diritti di terzi, si prega di scrivere al seguente indirizzo: info@petiteplaisance.it, e saranno immediatamente rimossi.


 

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Costanzo Preve (1943 – 2013) – «Il ritorno del clero. La questione degli intellettuali oggi». La ricerca della visibilità a tutti i costi è illusoria. L’impegno intellettuale e morale, conoscitivo e pratico, deve essere esercitato direttamente. Saremo giudicati solo dalle nostre opere.

Preve_ritorno del clero

«La ricerca della visibilità a tutti i costi, che molti sinceramente ritengono essere la precondizione per una vera esistenza, è fortemente illusoria. […] La sola via realistica è quella che nel Seicento seguì il filosofo olandese Spinoza: testimonianza di assoluta libertà di spirito e resistenza ad ogni forma di coinvolgimento esterno manipolato. […] Viviamo in un momento storico in cui l’impegno intellettuale e morale, conoscitivo e pratico, deve essere esercitato direttamente, senza passare per la mediazione di gruppi intellettuali organizzati e riconosciuti. Si tratta di intellettualizzare direttamente la propria prassi culturale e sociale, non si tratta più di essere riconosciuti da una casta degli illuminati o da una corporazione dei colti.
Saremo giudicati dai presenti e dai posteri solo per le nostre opere, non per le chiacchiere di identità e di appartenenza che avremo prodotto, conformisticamente, in coro.

C. Preve

 

 

Il ritorno del clero

Costanzo Preve

Il ritorno del clero. La questione degli intellettuali oggi

indicepresentazioneautoresintesi

 

1. L’immaginazione sociologica.
 La nuova Nobiltà, il nuovo Clero ed il nuovo Terzo Stato
 dell’attuale globalizzazione ipercapitalistica

2. Dalla Cultura Mc World alla Iperborghesia.
 Sui lentissimi movimenti della immaginazione sociologica

3. I preti non sono più il clero della globalizzazione.
 Una proposta terminologica esplicita

4. Il clero giornalistico secolare, settore primario
 della nuova mediazione simbolica

5. Il clero universitario regolare, settore secondario
 della nuova mediazione simbolica

6. Nascita, sviluppo e declino dell’intellettuale 
 “impegnato” dal caso Dreyfus ad oggi

7. Il modello di Antonio Gramsci
 ed il ruolo sciagurato del blocco identitario

8. Dall’ideologia proletaria ai diritti umani.
 L’interventismo democratico nell’epoca della globalizzazione

9. Testimonianza e resistenza.
 Una strategia intellettuale sensata
 per l’individuo contemporaneo

10. Pensare e agire senza gruppi intellettuali.
 Sull’identità collettiva
 della comprensione del mondo oggi

Nota critica e bibliografica

In questo passaggio d’epoca la vecchia questione degli intellettuali ha bisogno di essere ridiscussa e ridefinita. Nato a fine Ottocento con il caso Dreyfus, l’impegno collettivo degli intellettuali sembra ora esaurirsi nelle insistite richieste di interventismo militare americano per tutelare “diritti umani” a corrente alternata ed a geometria variabile. Nello stesso tempo, la proposta di Antonio Gramsci di scegliere la via della “organicità” ad una classe o ad un partito ha dato luogo ad un ormai evidente blocco identitario che in nome di una cultura di appartenenza ha reso impossibile ogni indispensabile innovazione teorica adatta a comprendere le nuove caratteristiche del moderno capitalismo finanziario transnazionale. Questo nuovo capitalismo presenta caratteri neofeudali evidenti. Questa sua natura neofeudale si sta dotando di un nuovo Clero, prevalentemente giornalistico e mediatico, che organizza lo spettacolo della sua infinita potenza militare, tecnologica e culturale. Al vecchio clero religioso vengono riservate mansioni secondarie di carattere assistenziale. Questa cultura di tipo postborghese (da alcuni definita iperborghese) è stata connotata argutamente come Cultura Mc World, un nuovo tipo di totalitarismo flessibile che non si limita più a manipolare la vecchia opinione pubblica, ma tende a costruirla artificialmente fin dall’inizio. In queste condizioni storiche inedite, la vecchia questione degli intellettuali assume dimensioni nuove ed impensate. Il moderno Terzo Stato globalizzato che si sta costituendo non è ancora in grado di esprimere un’opposizione minimamente coerente alla Nuova Nobiltà finanziaria, ultracapitalistica e postborghese. Siamo dunque in una fase di passaggio nella storia dei gruppi intellettuali di opposizione, che deve essere compresa nei suoi termini esatti.

 

 


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Andrea Bulgarelli – «Costanzo Preve marxiano», intervista a cura di Luigi Tedeschi sul libro “Invito allo Straniamento” II.

Intervista ad Andrea Bulgarelli sul libro a cura di Alessandro Monchietto:

Costanzo Preve marxiano

“Invito allo Straniamento” II, Editrice Petite Plaisance, 2016

 

254 ISBN

indicepresentazioneautoresintesi

Il concetto marxiano secondo cui “Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza”, viene ad essere reintepretato da Preve alla luce della dialettica della filosofia idealista. L’interpretazione di Preve contraddice il determinismo ideologico marxista, in quanto contesta l’interpretazione economicista del rapporto tra socialità ed individualità umana. La coscienza è un prodotto sociale, ma si determina attraverso un processo dialettico che si istituisce tra individuo e la comunità in cui vive. Qualora la coscienza individuale fosse unicamente determinata dall’essere sociale inteso come rispecchiamento della propria condizione di appartenenza ad una classe sociale, la libera individualità verrebbe annullata. L’uomo è un ente naturale generico e la comunità in cui vive, è il prodotto della interazione solidale tra libere individualità. Quindi le finalità dell’uomo e della comunità non sono né determinabili né prevedibili a priori: l’uomo è “potenzialità immanente”. Tuttavia, vorrei osservare che nella società capitalista contemporanea, sembra invece inverarsi proprio quel principio determinista criticato da Preve. Si è infatti determinata una stratificazione sociale che ha creato una divaricazione sempre più accentuata tra le classi sociali, in termini di redditi, consumi, diritti. Sono quindi i differenziali di produzione e consumo e la cultura mediatica di massa a creare diversi bisogni, desideri indotti inappagati diversificati a creare una differente coscienza negli individui, in coerenza con la condizione sociale dell’individuo nell’ambito della società capitalista.

La tua domanda è molto impegnativa, in quanto chiama in causa non solo il dibattito (ormai consegnato ai libri di storia della filosofia, ma in passato estremamente acceso) interno al marxismo tra determinismo meccanicistico e autonomia della prassi umana, ma anche quello assai più antico sul libero arbitrio. Preve ha tentato una sintesi originale che la coniuga deduzione sociale della produzione intellettuale di stampo marxista con la libera individualità, che di per sé non è “deducibile” in maniera lineare dal contesto sociale. Questa sintesi è esposta in maniera articolata nella sua Una nuova storia alternativa della filosofia, senza però essere sistematizzata fino in fondo. Le ragioni di questa mancata sistematizzazione possono avere a che fare con il percorso filosofico di Preve, ma a mio avviso dipendono anche dalla materia stessa, che non si presta a schematizzazioni: la tensione tra determinazione sociale e libera individualità non può essere risolta da formule astratte. Tuttavia Preve ci ha indicato due concetti che possono fungere da bussola: quello di “ente naturale generico” ripreso da Marx e quello di “potenzialità immanente” ripreso da Aristotele. Sostenere che l’uomo sia un ente generico significa rifiutare il determinismo, ma anche riconoscere che le potenzialità di cui l’umanità è portatrice si coniugano in maniera differente a seconda del quadro storico e sociale. Proprio perché è potenziale, la libertà non è mai indeterminata. E questo ci porta alla seconda parte della tua domanda, in cui ti chiedi se la società capitalistica contemporanea non sia in realtà il trionfo del principio deterministico su quello della libertà. La logica mercantile ha ormai colonizzato tutto lo spazio dell’esistenza quotidiana, compresa la dimensione dei desideri e dell’immaginario. Nel XIX e XX secolo sopravvivevano residui pre-capitalistici o comunque non capitalistici, sia tra la borghesia (cultura aristocratica) che tra le classi popolari (cultura solidale contadina e artigianale). La società attuale appare molto più coerente e meno contraddittoria, il che lascia meno spazi a disposizione del libero sviluppo individuale e comunitario. Ciò non vuol dire però che tali spazi siano scomparsi. [Leggi tutto]

 

 

 

Costanzo Preve marxiano
Intervista ad Andrea Bulgarelli sul libro a cura di Alessandro Monchietto
“Invito allo Straniamento” II

Intervista a cura di Luigi Tedeschi già pubblicata su:

Italicum_2015_0910 1Periodico di cultura, attualità e informazione del Centro Culturale ITALICUM


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Costanzo Preve (1943-2013) – Prefazione di Costanzo Preve alla traduzione greca (luglio 2012) de “Il Bombardamento Etico”. Un libro che è ancora più attuale di quando fu scritto, sedici anni or sono.

prefazione greca
Il 14 aprile 2016, Costanzo avrebbe compiuto 73 anni.
Ed invece ha dovuto congedarsi dalla vita nel novembre 2013.
Ma ha pensato, lavorato, scritto fin che ha potuto.
Nel luglio del 2012 aveva preparato la prefazione alla edizione greca del suo
«Il Bombardamento Etico»,
tre pagine che proponiamo alla considerazione critica dei lettori.

Sono trascorsi 16 anni da quando pubblicammo questo suo importante testo,
che – come dice l'autore – non solo non è invecchiato, ma è ancora più attuale.
Sedici anni, eppure vivida è la memoria di quei giorni in cui,
ospitando Costanzo per qualche giorno a casa mia
 qui nella campagna intorno a Pistoia,
leggevamo il suo dattiloscritto, discutendone in modo appassionato,
per prepararne la pubblicazione
C. F.


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Prefazione di Costanzo Preve

alla traduzione greca de “Il Bombardamento Etico” (luglio 2012)

 

Sono molto contento che il mio saggio Il Bombardamento Etico, scritto negli ultimi mesi del 1999 e pubblicato in lingua italiana nel 2000, sia stato tradotto in greco. Rivedendo la traduzione, precisa, corretta e fedele, mi sono reso conto che purtroppo il saggio non è “invecchiato” in dieci anni, ma in un certo senso è ancora più attuale di dodici anni fa. E’ ancora più attuale, purtroppo. E su questo “purtroppo” intendo svolgere alcune rapide riflessioni. Dodici anni non sono pochi, ed è possibile capire meglio che l’uso strumentale e manipolatorio dei cosiddetti “diritti umani” ed il processo mediatico di hitlerizzazione simbolica del Dittatore che di volta in volta deve essere abbattuto (Milosevic, Saddam Hussein, Gheddafi, Assad, domani chissà?) inauguravano una fase storica nuova, che potremo definire dell’intervento imperialistico stabile nell’epoca della globalizzazione con l’uso massiccio della dicotomia simbolica di sicuro effetto Dittatore/Diritti Umani. [Leggi tutto]

 

Prefazione di Costanzo Preve
alla traduzione greca
de “Il Bombardamento Etico” (luglio 2012)

 


 

Il bombardamento etico

Costanzo Preve

Il bombardamento etico.

Saggio sull’Interventismo Umanitario, sull’Embargo Terapeutico
e sulla Menzogna Evidente

indicepresentazioneautoresintesi

Il titolo di questo saggio – ad un tempo storico, politico e filosofico – contiene quattro ossimori, espressamente concepiti per provocare intenzionalmente nel lettore quello “spaesamento” necessario per mettere in moto il suo autonomo processo di riflessione critica.
I primi tre sono il Bombardamento Etico, l’Interventismo Umanitario e l’Embargo Terapeutico. Il quarto ossimoro presente nel titolo rappresenta una sorta di denominatore unificante, il più corrotto e malvagio che esista, quello della Menzogna Evidente. Questo spaesamento è necessario per affrontare con animo libero gli enigmi dell’ideologia di legittimazione di questa inedita società capitalistica fondata sulla globalizzazione geografica coattivamente prescritta e sull’incessante innovazione culturale capillarmente imposta. Nel primo capitolo vengono richiamati i casi delle due scandalose guerre prevalentemente aeree e supertecnologizzate contro l’Irak nel 1991 e contro la Jugoslavia nel 1999.
In entrambi i casi i pretesti addotti dalle potenze imperiali, pretesti amplificati dal sistema giornalistico e culturale dominante, erano privi sia della legittimazione giuridica sia della plausibilità storica. In entrambi i casi però, come avviene nella favo!a del lupo e dell’agnello, la forza ha sostituito la ragione rispettiva.
Nel secondo capitolo, che è a tutti gli effetti centrale, si ricerca il fondamento metafisico segreto di questo comportamento, che è il trattamento differenziato di Auschwitz e di Hiroshima ed il conseguente pentimento diseguale e manipolato che ne è seguito. In questo caso, la metafisica laica del Giudeocentrismo è servita per imporre una nuova lettura storico-religiosa del Novecento, non per contribuire ad una corretta comprensione delle cause che hanno portato al genocidio ebraico, una comprensione che dovrebbe impedire nel futuro il ripetersi di simili catastrofici eventi.
Nel terzo ed ultimo capitolo, infine, si individua in una cultura di resistenza il presupposto necessario per una futura costituzione di forze politiche e sociali, per il momento non ancora esistenti, in grado di sostenere il confronto futuro che certamente verrà, e non soltanto di ripetere in modo esasperante le mosse politiche, sociali e culturali di confronti ormai esauriti e tramontati con il venir meno del Novecento.


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Costanzo Preve – Marx lettore di Hegel e … Hegel lettore di Marx. Considerazioni sull’idealismo, il materialismo e la dialettica

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Costanzo Preve, Marx lettore di Hegel e … Hegel lettore di Marx. Considerazioni sull’idealismo, il materialismo e la dialettica. Torino, 19 febbraio 2009 – Liceo Classico D’Azeglio di Torino – Convegno: Origini e Percorsi dell’idealismo tedesco, 2009, pp. 35.

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L’idealismo tedesco è generalmente considerato nei manuali di storia della filosofia come la scuola filosofica di tre personaggi, Fichte, Schelling e Hegel. Chi lo inquadra all’interno di una successione storica tende a mettere “a monte” il criticismo di Kant, ed “a valle” il materialismo di Marx, oppure la via filosofica pessimistica e individualistica di Schopenhauer e la critica proto-esistenzialistica a Hegel di Kierkegaard. La sostanziale dissoluzione del sistema hegeliano è vista con favore da alcuni interpreti (cfr. Karl Löwith, Da Hegel a Nietzsche) ed è invece vista in modo negativo da altri, maggiormente filo hegeliani (cfr. Herbert Marcuse, Ragione e Rivoluzione, oppure Georg Lukàcs, La distruzione della Ragione).
Personalmente, preferisco una dizione differente, quella di “filosofia classica tedesca”. Se accettiamo questa dizione, che comporta immediatamente un vero e proprio “riorientamento gestaltico” ed una diversa periodizzazione, la filosofia classica tedesca inizia con Lessing e Herder, include Kant ed il dibattito sul kantismo che ha dato origine al vero e proprio idealismo filosofico posteriore, comprende ovviamente Fichte, Schelling e Hegel, e termina storicamente con le due figure di Feuerbach e di Marx, che ne fanno parte integrante.
Si tratta di un vero e proprio “riorientamento gestaltico”, [Leggi tutto, pp. 35]

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Costanzo Preve – Invito allo Straniamento 2° • Costanzo Preve marxiano ci invita ad un riorientamento, ad uno “scuotimento” associato a un mutamento radicale di prospettiva, alla trasformazione dello sguardo con cui ci si accosta al mondo.

Preve marxiano

Costanzo


Straniamento è il concetto brechtiano adottato da Preve come metafora dell’operazione filosofica e dello scopo della propria opera: mettere in moto un riorientamento, uno “scuotimento” associato a un mutamento radicale di prospettiva, alla trasformazione dello sguardo con cui ci si accosta al mondo. Fare ingresso nel pensiero di Preve significa invitare a familiarizzare con lo straniamento, a prendere confidenza con la problematizzazione del proprio tempo. I contributi del presente volume mirano a produrre tale risultato, cercando di fornire al lettore alcune coordinate utili per orientarsi nel laboratorio filosofico che Preve ha costruito intorno al suo confronto con Marx e il marxismo.

In onore di Costanzo Preve

 

Straniamento due cop


 

Invito allo Straniamento

I. Costanzo Preve filosofo

211 Coperta

ISBN 978-88-7588-111-5, 2014, pp. 176, Euro 15 – Collana “Il giogo” [57]

A cura di Alessandro Monchietto e Giacomo Pezzano
Contributi di:
Alessandro Monchietto, Giacomo Pezzano, Stefano Sissa, Alessandro Volpe, Piotr Zygulski, Diego Fusaro, Andrea Bulgarelli, Luca Grecchi.

indicepresentazioneautoresintesi

 

Invito allo Straniamento

II. Costanzo Preve marxiano

254 ISBN

ISBN 978-88-7588-152-8, 2016, pp. 176, Euro 15 – Collana “Il giogo” [67]

A cura di Alessandro Monchietto
Contributi di:

Andrea Bulgarelli, Oliviero Calcagno, Diego Fusaro, Luca Grecchi, Gianfranco La Grassa, Diego Melegari, Rodolfo Monacelli, Giacomo Pezzano, Francesco Ravelli, Franco Toscani.

indicepresentazioneautoresintesi

  Costanzo Preve marxiano

 

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Il volume omaggia la filosofia di Costanzo Preve (1943-2013), uno dei pensatori più originali e meno riconosciuti del nostro tempo.

Straniamento è il concetto brechtiano adottato da Preve come metafora dell’operazione filosofica e dello scopo della propria opera: mettere in moto un riorientamento, uno “scuotimento” associato a un mutamento radicale di prospettiva, alla trasformazione dello sguardo con cui ci si accosta al mondo.

Fare ingresso nel pensiero di Preve significa invitare a familiarizzare con lo straniamento, a prendere confidenza con la problematizzazione del proprio tempo. I contributi del presente volume mirano a produrre tale risultato, cercando di fornire al lettore alcune coordinate utili per orientarsi nel laboratorio filosofico che Preve ha costruito intorno al suo confronto con Marx e il marxismo.

 

Brecht 's 'Verfremdungseffekt' theory.

Brecht ‘s ‘Verfremdungseffekt’ theory [Teoria effetto straniamentodi Brecht].


Alcuni libri di Costanzo Preve:

Un secolo di marxismo. Idee e ideologie.
Hegel Marx Heidegger. Un percorso nella filosofia contemporanea.
Marxismo, Filosofia, Verità.

Storia dell’etica.
Storia del materialismo.
Storia della dialettica.
Marx e gli antichi Greci.

Lettera sull’Umanesimo.
Filosofia della verità e della giustizia. Il pensiero di Karel Kosík.
Una nuova storia alternativa della filosofia. Il cammino ontologico-sociale della filosofia.


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N.B. Le immagini e i video sono stati reperiti nel web e quindi considerati di pubblico dominio. Qualora si ritenesse che possano violare diritti di terzi, si prega di scrivere al seguente indirizzo: info@petiteplaisance.it, e saranno immediatamente rimossi.


 

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Costanzo Preve – Religione Politica Dualista Destra/Sinistra. Considerazioni preliminari sulla genesi storica passata, sulla funzionalità sistemica presente e sulle prospettive future di questa moderna Religione

Preve 02

La discussione sulla funzionalità della dicotomia Destra/Sinistra per spiegare i conflitti storici, politici ed ideologici del nostro tempo è (per ora) interminabile. Interminabile nel senso etimologico della parola, perché non se ne vede per ora la fine. Non credo però che la fine non verrà mai. La dicotomia Destra/Sinistra non interpella infatti le strutture fondamentali della riproduzione della vita umana in società, ma concerne soltanto un particolare “immaginario” sorto con la genesi storica della società moderna, borghese e capitalistica (preferisco evitare il termine imperfettamente fuso insieme, e quindi fuorviante, di società borghese-capitalistica con il trattino). Questo immaginario storicamente determinato è stato poi “retrodatato” al passato, costruendo appunto una grande-narrazione metastorica, e “prolungato” nel futuro immaginando un conflitto eterno di tipo sostanzialmente ciclico (per cui si ha il paradosso che i sostenitori di una concezione lineare e teolologica del progresso storico si immaginano in realtà un nicciano eterno ritorno del sempre uguale conflitto fra Destra e Sinistra, con vittoria finale definitiva della sola Sinistra, in una Umanità che allora diventerebbe simbolicamente monca, e cioè con una mano sola).
Vi è qui un vero nodo di paradossi e di contraddizioni. Per contribuire a scioglierne una parte (ma senza farmi nessuna illusione) proporrò un percorso in tre tappe, partendo da una analisi della genesi della dicotomia per poi passare al suo attuale carattere strutturale e per terminare infine con alcune ipotesi sul (prossimo) futuro.. [continua a leggere]

 

Costanzo Preve, Religione Politica Dualista Destra-Sinistra

 


Vedi anche:

Costanzo Preve, Elementi di Politicamente Corretto
Costanzo Preve, Capitalismo senza classi e società neofeudale
Costanzo Preve – Introduzione ai «Manoscritti economico-filosofici del 1844» di Karl Marx.
Costanzo Preve – Le avventure della coscienza storica occidentale. Note di ricostruzione alternativa della storia della filosofia e della filosofia della storia.
Costanzo Preve – Nel labirinto delle scuole filosofiche contemporanee. A partire dalla bussola di Luca Grecchi.
Costanzo Preve – Questioni di filosofia, di verità, di storia, di comunità. INTERVISTA A COSTANZO PREVE a cura di Saša Hrnjez
Costanzo Preve – Recensione a: Carmine Fiorillo – Luca Grecchi, «Il necessario fondamento umanistico del “comunismo”», Petite Plaisance, Pistoia, 2013

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