Koinè – «L’essere della libera comunità e l’amore». La dimensione dell’amore è il livello più alto, e in un certo senso metafisicamente conclusivo, dell’umanità dell’essere umano. Non la si può quindi esprimere veramente se non al compimento di una crescita spirituale che ne abbia realizzato le condizioni ontologiche.

Koinè_Amore

La dimensione dell’amore è il livello più alto,
e in un certo senso metafisicamente conclusivo,
dell’umanità dell’essere umano.
Non la si può quindi esprimere veramente
se non al compimento di una crescita spirituale
che ne abbia realizzato le condizioni ontologiche.



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Amore

L’amore è la pietra angolare della libera comunità umana. Due persone che si amano veramente già formano una libera comunità, che fornisce loro la motivazione per valorizzare forme di amore altre e di altri, inserendole e inserendosi così nel cerchio di più ampie comunità libere. L’amicizia filosofica, e la condivisione spirituale di progetti etici, sono alla base di altre libere comunità. La libera comunità, proprio in quanto resa viva dall’amore, costituisce ogni soggetto come valore di cui aver cura, e rappresenta perciò il fondamento dell’universalità umana, ovvero il modello della giustizia. L’amore è quindi la misura della giustizia.

La superficiale mentalità odierna troverebbe ridicola l’idea che l’economia possa essere fatta in qualche modo dipendere dall’amore tra gli esseri umani: essa appare infatti naturalmente regolata da leggi – che si vogliono – oggettive ed esterne. Ma le leggi economiche sono sempre un prodotto storico, mai un dato naturale. Sul piano ontologico, l’unico modello in rapporto al quale è umanamente sensato capire cosa vada accettato, e cosa respinto, di un sistema economico, è la libera comunità, che rappresenta un criterio di giustizia, il cui fondamento ontologico è però l’amore.

Il sistema economico contemporaneo è la negazione speculare della libera comunità, in quanto produce una collettività disgregata, despiritualizzata, coattivamente e ossessivamente comandata dalla ricerca del profitto e dalle procedure della tecnica. Esso prefigura perciò la morte dell’umanità dell’uomo, proprio in quanto è al di fuori di ogni giustizia e di ogni amore. In nome della giustizia e dell’amore la nostra umanità esige, per non morire, una resistenza alla attuale logica sistemica.

 

 

Indice

 

Comunità arcaica e libera comunità
Lo spazio dialogico
L’uomo universale
La libera comunità come universalità umana
Libera comunità e resistenza
L’inesistenza di un soggetto sociale anticapitalistico
L’amore: rapporto dell’uomo con la fragilità
Le quattro condizioni ontologiche dell’amore
La radice ontologica dell’amore

 

 


Amici

Tra l’ottobre e il dicembre del 2000 Koinè promosse un seminario – sapientemente coordinato da Massimo Bontempelli (improvvisamente mancato il 31-07-2011) – nella discussione e nell’elaborazione redazionale delle tesi che formano il numero intitolato «Diciamoci la verità», con vari significativi contributi critici che portarono alla definizione delle 53 tesi, pubblicate sul numero 1/2, Anno IX, Gennaio/Giugno 2001 di Koinè.
Il testo che pubblichiamo (L’essere della libera comunità e l’amore) costituisce la parte finale dell’elaborato pubblicato nel 2001 (dalla tesi XLV alla tesi LIII). Il sommario delle 53 tesi può consultarsi alla pagina 37.


Contraddizione

Luigi Zoja – Se oggi interroghiamo il nostro mondo interiore sul suo bisogno più assoluto e originario, la risposta sarà un bene in cui la giustizia non è separabile dalla bellezza.

Luigi Zoja 001

Giustizia e Bellezza

Giustizia e Bellezza

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«Se oggi interroghiamo il nostro mondo interiore
sul suo bisogno più assoluto e originario,
la risposta sarà un bene
in cui la giustizia
non è separabile dalla bellezza».

 

Luigi Zoja, Giustizia e Bellezza, Bollati Boringhieri, Torino 2009, p. 12.

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Fra gli studi sulla crisi della modernità, questo saggio si inserisce con forza da una prospettiva inattesa. I nostri antenati greci avevano un sistema di valori indivisibile, fatto di giustizia e bellezza. La bellezza, raccolgliendo approvazioni indiscutibili, aiutava ad assicurare un consenso anche alla morale. Una relazione armonica tra bellezza e giustizia sopravviveva nel Rinascimento, insieme a un rapporto tra piazza e palazzo. Ma il protestantesimo e la modernizzazione spaccano questa unione, in nome di una giustizia ascetica e della funzionalità. Il bello, non essendo direttamente utile, si incammina in direzione del passatempo e dell’investimento. Intanto, privatizzazione e razionalizzazione della vita eliminano la piazza, dove si godeva la bellezza gratuitamente e insieme. L’arte si fa specialistica e la massa si abitua alla bruttezza come condizione normale. Ma il cinismo verso i valori della giustizia, che la società di oggi si rimprovera, potrebbe derivare anche dall’aver eliminato quelli della bellezza, da cui la loro radice è inseparabile.


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