Eschilo (525-456 a.C.) – «È bello anche da vecchio imparare la saggezza».

 

 

 

«È bello anche da vecchio

imparare la saggezza»

 

Eschilo, Frammento 282 (=396 N; 674 M)

 

 

I. Repin, Ritratto di Tolstoj, 1887

I. Repin, Ritratto di Tolstoj, 1887

 


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Eschilo (525-456 a.C.) – «Specchio dell’immagine è il bronzo, ma il vino lo è della mente».

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Vino eschilo

Uomini che fanno il vino, dettaglio della pittura murale egizia della XVIII dinastia (XVI – XIV secolo a.C.), tomba di Nakht, Tebe

Uomini che fanno il vino, dettaglio della pittura murale egizia della XVIII dinastia (XVI – XIV secolo a.C.), tomba di Nakht, Tebe.

«Specchio dell’immagine è il bronzo,

ma il vino lo è della mente»

 

Eschilo, Frammento 279 (=393 N; 670 M)

 

 

Jan van Bijlert (1598-1671), Giovane che beve un bicchiere di vino, 1635-1640 olio su tela, Collezione privata

Jan van Bijlert (1598-1671), Giovane che beve un bicchiere di vino, 1635-1640 olio su tela, Collezione privata.

 

Giacomo Ceruti, detto Pitocchetto (1698-1767), Gli spillatori di vino, olio su tela, 117 x 151 cm. Collezione privata

Giacomo Ceruti, detto Pitocchetto (1698-1767), Gli spillatori di vino, olio su tela, 117 x 151 cm. Collezione privata.

 

Jan Vermeer (1632 – 1675), Il bicchiere di vino, 1659 – 1660 circa, olio su tela (Gemäldegalerie, Berlino)

Jan Vermeer (1632 – 1675), Il bicchiere di vino, 1659 – 1660 circa, olio su tela (Berlino).

Paul Cézanne (1839-1906), Il bevitore, 1891 olio su tela, The Barnes Foundation (United States)

Paul Cézanne (1839-1906), Il bevitore, 1891 olio su tela, The Barnes Foundation (United States).

Henri de Toulouse-Lautrec (1864 – 1901), Postumi di sbornia (Suzanne Valadon), 1887 – 1889, olio su tela (Cambridge, MA, Harvard Art Museums, Fogg Art Museums)

Henri de Toulouse-Lautrec (1864 – 1901), Postumi di sbornia (Suzanne Valadon), 1887 – 1889, olio su tela (Cambridge, MA, Harvard Art Museums, Fogg Art Museums).

Edouard Manet (1832 – 1883), Bar delle Folies-Bergère, 1881 – 1882, olio su tela (Londra, Courtauld Institute Galleries)

Edouard Manet (1832 – 1883), Bar delle Folies-Bergère, 1881 – 1882, olio su tela (Londra, Courtauld Institute Galleries)

Edvard Munch (1863 – 1944), Il giorno dopo, 1894 – 1895, olio su tela (Oslo, Nasjonalgalleriet)

Edvard Munch (1863 – 1944), Il giorno dopo, 1894 – 1895, olio su tela (Oslo, Nasjonalgalleriet).

Joan Miró (1893-1983), La bottiglia di vino, 1924, Fondacion Joan Mirò, Barcellona

Joan Miró (1893-1983), La bottiglia di vino, 1924, Fondacion Joan Mirò, Barcellona.

 


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Carmine Fiorillo – Crisi è decisione vitale, giudizio totale

Il Pensatore

The Thinker, Musee RodinA. Rodin, Il pensatore.

Crisi viene dalla parola greca – eminentemente polisemica – krísis,[1]  la cui radice è collegata al verbo kríno, anch’esso ricco di molteplici significati.[2]
È ben vero che crisi, anche in greco antico, connota un significativo e improvviso cambiamento, in senso favorevole o sfavorevole, che avviene nel decorso di una malattia. Individua altresì un accesso improvviso, un fenomeno violento, per lo più di breve durata (crisi isterica, crisi nervosa, crisi di pianto; anche: crisi di rigetto). In senso figurato, con riferimento alla singola persona, si dice appunto essere in crisi, di chi viva un momento difficile (crisi di coscienza, crisi spirituale, crisi religiosa, crisi adolescenziale, crisi matrimoniale); con riferimento alla vita di una collettività (crisi sociale), il turbamento vasto e profondo di una società (si pensi, tra gli altri, a testo di Huizinga La crisi della civiltà). L’espressione crisi economica è ormai diventata nell’uso corrente semplicemente crisi. Si parla anche di crisi parlamentare, crisi ministeriale, crisi politica, crisi costituzionale, crisi istituzionale, crisi sindacale, crisi energetica, crisi ecologica, crisi culturale. È parola davvero inflazionata.
Domandiamoci perché nel tempo si è andata perdendo la consapevolezza del senso originario più pregnante di crisi, come decisione e giudizio, come «decisione vitale» e «giudizio totale»? Forse proprio perché la filosofia, come la poesia,[3] vorrebbe essere ridotta alla stregua di mera «comunicazione», una «informazione» come un’altra. Preferiamo, anche per la parola crisi, tornare alle radici e rifarci a Eschilo,[4]  a Sofocle,[5] a Platone: kríno tò aletés te kaì me,[6] a Omero,[7] a Senofonte .[8]
A chi le domandava se oggi si può parlare di “poesia in crisi” e di “poesia della crisi”, una delle più profonde voci poetiche del Novecento, M. Guidacci, rispondeva: «Per me ogni clausola determinativa aggiunta al nome “poesia” è fortemente riduttiva. Bisognerebbe accostare questi due termini: poesia e crisi; facendo sentire che è solo un accostamento nel tempo (con innegabili rispecchiamenti), ma non una fusione, la poesia resta crisi. A meno che non si ricorra, anche questa volta, al senso greco, crisi=decisione, giudizio; nel qual caso l’idea di poesia-crisi mi piace moltissimo: la poesia è una decisione vitale e un giudizio totale, tridimensionale sull’universo, poiché costituisce essa stessa un accrescimento di tutto ciò che esiste» (in: “Riscontri”, n. 3, luglio-settembre 1980, pp. 117-119).
Chi si pone delle domande e si interroga sui criteri di valore della filosofia e della poesia (momento valutativo della critica) oggi  è fatto oggetto di scherno. Crisi della filosofia? Crisi della poesia? Meglio parlare di cedimento catastrofico, a partire dagli intellettuali. Per la filosofia come per la poesia continua ad essere valido lo Stirb und Werde, il «muori e diventa» goetiano. Crisi è per me decisione, giudizio: la filosofia è decisione vitale, giudizio totale.

Carmine Fiorillo

Note

1  forza distintiva, separazione; scelta; elezione; giudizio, decisione, sentenza; esito, risoluzione, evento, riuscita.
2  distinguo, scevero, secerno, separo; scelgo, preferisco;  decido, giudico; fo entrare in fase decisiva o critica; stimo, penso, credo, giudico, dichiaro.
poíesis è l’arte poetica, la poesia, come ci dice Platone (Gorgia 502); poiéo significa: fo, fabbrico, costruisco, lavoro, fo con arte, compongo, scrivo in versi. In latino i versi erano chiamati carmina e la parola carmen è assimilabile al sanscrito karma. La radice sanscrita kri, da cui viene karma, si ritrova nel verbo latino creare e ha lo stesso significato del verbo greco poiéin, cioé fare, lavoro in cui si racchiude ad un tempo l’umano e l’arte, e da cui deriva poíhsis, poesia, un “fare” operoso che è conoscenza di sé e del mondo, canto “cultuale” che è una ri-creazione del cosmo.
4  «Nel giudizio degli Dei»; Eschilo, Agamennone 1288]; k. aftonon olbon [preferisco una felicità che non desta invidia; Eschilo, Agamennone 471].
5  «Quando si tratta di scegliere fra uomini giusti e virtuosi»; Sofocle, Filottete 1050].
6 «Distinguo il vero e ciò che non è tale»; Platone, Teeteto 150.
7 «Sceverare al soffio dei venti il grano e la pula»; Omero, Iliade 5, 501.
8«Distinguere i buoni dai cattivi»; Senofonte, Memorabilia 3, 1, 9.