Margherita Guidacci, Margherita Pieracci Harvell – «Specularmente. Lettere, studi, recensioni». A cura di Ilaria Rabatti

specularmente

252 ISBN

Margherita Guidacci – Margherita Pieracci Harvell

 

Specularmente. Lettere, studi, recensioni

A cura di Ilaria Rabatti

ISBN 978-88-7588-173-3, 2016, pp. 144, Euro 15, Collana “Egeria” [18].

indicepresentazioneautoresintesi

 

 

Senza titolo-1

Margherita Guidacci ricorda così l’incontro con Margherita Pieracci Harwell, avvenuto a Firenze il 25 agosto 1988: «[…] a Firenze mi aspettava una mia amica che vive ed insegna in America e che perciò posso rivedere solo durante l’estate, quando torna in Italia in vacanza. Se il mio sogno americano non fosse tramontato, l’avrei rivista anche nel giro che dovevo fare fra un mese circa in alcune Università statunitensi fra le quali, naturalmente, era inclusa anche la sua (che è Chicago); ma almeno ci siamo riviste ieri. È una donna molto sensibile e intelligente e ha scritto su di me alcune delle pagine più penetranti che mi sia capitato di leggere. Ci vogliamo bene anche perché abbiamo fra di noi una certa “specularità” e quando ci salutiamo, ci par di salutare l’eco».

Lot15_Fontana, Le Chiese di Venezia_prova 01

 

Margherita Pieracci Harwell – In lode della lettura: si legge per veder meglio in sé, riflessi in un altro.

 


Si può accedere  ad ogni singola pagina pubblicata aprendo il file word     

  logo-wordIndice completo delle pagine pubblicate (ordine alfabetico per autore) al 06-03-2016


N.B. Le immagini e i video sono stati reperiti nel web e quindi considerati di pubblico dominio. Qualora si ritenesse che possano violare diritti di terzi, si prega di scrivere al seguente indirizzo: info@petiteplaisance.it, e saranno immediatamente rimossi.


 

***********************************************
Seguici sul sito web 

cicogna petite***********************************************

Ilaria Rabatti – Tra poesia e profezia: Il buio e lo splendore, l’ultima fase della poesia di Margherita Guidacci

http://blog.petiteplaisance.it/wp-content/uploads/2016/03/sibil.jpg
M. Guidacci

M. Guidacci

Il buio e lo splendore

Il buio e lo splendore

Ilaria Rabatti, Tra poesia e profezia: Il buio e lo splendore, l’ultima fase della poesia di Margherita Guidacci [Articolo pubblicato su Le opere e i giorni, Periodico di cultura, arte, storia – Anno IX, NN. 1-3 – Gennaio/Settembre 2006 – Direttore responsabile: Carmine Fiorillo], pp. 21.

sintesi

 

Ma le notti alte dell’estate,
ma le stelle, le stelle della terra.
Oh esser morti una volta, e saperle all’infinito
tutte le stelle perché come, come, come dimenticarle!
R. M. Rilke

 

Ad identificare i contorni, dilatati in infiniti spazi di luce, dell’ultima stagione poetica guidacciana, sembrerebbe indispensabile mettere in campo una fortissima tensione verso il trascendente (quasi mistica preparazione al “viaggio” verso l’eterno, consumato e atteso ad ogni istante, drammaticamente avvertito come “confine tra l’incontro e l’addio”), oltre la “soglia” del tempo e dello spazio, in un’assorta, pascaliana contemplazione dell’universo stellare, da lei amato con una profonda conoscenza scientifica. Il tema cosmico-astrale – che nasce nella Guidacci come corollario contemplativo della tarda epifania amorosa – già ampiamente introdotto nell’Inno alla gioia, torna ancora più fulgido a campeggiare nel Liber fulguralis (1986) che del maggiore Il buio e lo splendore, pubblicato solo nell’89 da Garzanti, costituisce il significativo e prezioso anticipo. Nel Liber fulguralis, edito quasi “clandestinamente” a Messina, nella collana “La mela stregata”, curata dalla Facoltà di Magistero, sono riunite infatti (fiancheggiate dalla traduzione inglese di Ruth Feldmann) in un ideale ponte lirico tra passato e futuro, cinque poesie dell’Inno alla gioia (Supernova, Anche tu conosci i nomi delle costellazioni, Ubbidiente e fedele, Appuntamento di sguardi nella luna, Aratura) e dodici testi inediti che successivamente confluiranno nel libro garzantiano dell’89 (più esattamente, undici andranno a formare la sezione finale de Il porgitore di stelle, mentre uno, Sibilla Persica, arricchirà quella iniziale delle Sibyllae). [Leggi tutto, pp. 21]

Ilaria Rabatti,
Tra poesia e profezia: Il buio e lo splendore,
l’ultima fase della poesia di Margherita Guidacci

 


Si può accedere  ad ogni singola pagina pubblicata aprendo il file word     

  logo-wordIndice completo delle pagine pubblicate (ordine alfabetico per autore) al 06-03-2016


N.B. Le immagini e i video sono stati reperiti nel web e quindi considerati di pubblico dominio. Qualora si ritenesse che possano violare diritti di terzi, si prega di scrivere al seguente indirizzo: info@petiteplaisance.it, e saranno immediatamente rimossi.


 

***********************************************
Seguici sul sito web 

cicogna petite***********************************************

Elizabeth Bishop – L’arte di perdere

Elizabeth Bishop, L'arte di perdere

«Nella poesia di Elizabeth Bishop le cose oscillano tra essere come sono ed essere diverse da come sono. Quest’ambivalenza si manifesta talora con l’umorismo, talora con la metafora. In entrambi i casi si risolve invariabilmente in un salto paradossale: le cose diventano altre senza cessare di essere ciò che sono. Questo salto ha due nomi: immaginazione e libertà. L’immaginazione descrive l’atto poetico come un gioco gratuito; la libertà lo definisce comeuna scelta morale. Le poesie di Elizabeth Bishop hanno la levità di un gioco e la gravità di una decisione».

                                                                                                                        Octavio Paz

Elizabeth Bishop

L’arte di perdere.
Introduzione, traduzione e note di Margherita Guidacci.

Postfazione di Ilaria Rabatti:
L’occhio, l’orecchio e il cuore. Margherita Guidacci traduce Elizabeth Bishop.

ISBN 978-88-7588-113-9, 2013, pp. 160, formato 140×210 mm., Euro 15 – Collana “filo di perle” [8].

In copertina: Edward Hopper, Automat, olio su tela, 1927. Des Moines Art Center.

http://www.petiteplaisance.it/libri/201-220/206/sin206.html

Ilaria Rabatti
L’occhio, l’orecchio e il cuore
Margherita Guidacci traduce Elizabeth Bishop

(Incipit della Postfazione di I. Rabatti, curatrice del volume)

Di tutte le versioni effettuate da Margherita Guidacci nella sua feconda attività di traduttrice, che ha fatto da accompagnamento e contrappunto all’attività di creazione poetica, occupando negli anni, per passione e per necessità, una parte cospicua della sua esistenza, nessuna, forse, ha rappresentato un intenso “tour de force” come il confronto con la poesia di Elizabeth Bishop.

I motivi della “difficoltà” nella traduzione delle poesie di Elizabeth Bishop li enuncia, in più di un’occasione, e meglio di chiunque altro, la Guidacci stessa, che li ha vissuti, “attraversati”, con lo sforzo della sua acuta e tesa sensibilità interpretativa. Rilevando una componente scientifica nel temperamento della Bishop, la Guidacci sottolineerà come il lucido spirito analitico della poetessa americana sia alla base della tendenza ossessivamente descrittiva dei suoi testi poetici, caratterizzati da una perfezione metrica e formale impressionante, che la rendono eccentrica, “inattuale” rispetto alla pratica poetica del suo tempo:

«Flaubertianamente la Bishop non si appaga né desiste finché non abbia trovato per ciascuna idea o sensazione le mot juste. La poetica della Bishop è tutta nella puntigliosa, perseverante lotta contro le approssimazioni. Le sue enumerazioni, le sue progressioni di aggettivi (generalmente binarie o ternarie), le sue similitudini e metafore sono rigorosamente in funzione di un’esattezza a cui la poetessa tende con una passione che non sarebbe esagerato definire scientifica. (Non proponeva del resto Pound la scienza come modello dell’arte per la sua esigenza di rigore?) I risultati estetici della Bishop sono frutto di minuziosi esperimenti, compiuti con l’ostinazione di un chimico nel suo laboratorio. In questo modo ella ha conquistato la sua eccezionale padronanza tecnica, raggiungendo pari forza nell’uso del verso libero (ma sempre governato da una sapiente scansione ritmica) e nelle più difficili forme ereditate dalla tradizione, come la sestina o la “villanelle”».

E ancora, sottolineando la densità lessicale della Bishop, che keatsianamente prolifera in versi stipati di parole, la Guidacci, mettendo bene a fuoco quelloche è il problema principale nel tradurla, dirà :

«La Bishop si accanisce con metodica, implacabile ostinazione su dettagli vicini e apparentemente minimi del mondo in cui vive: li analizza e li suddivide in strati sottilissimi; ne mette in luce l’intima tessitura toccandone le segrete molecole, li smonta e li rimonta con un’abile, paziente tecnica che non lascia nessuna lacuna all’interno della cosa esaminata, nessun tratto sbavato o manchevole del suo ricostruito contorno. […] Le poesie della Bishop aborrono, letteralmente, dal vuoto; non vi è in esse fessura che non sia colmata, nulla che non sia accuratamente descritto, catalogato, definito. L’immaginazione del lettore può perfino in un primo momento sentirsi oppressa, come soffocata sotto questo puntiglioso accumularsi di particolari che sembra rifiutarle qualsiasi iniziativa, salvo il riconoscimento, reverente o infastidito, di tanto mirabile e quasi maniaca esattezza».

L’“esattezza”, il “nitore fiammingo” dei particolari è il limite nel quale respira l’oltre bishopiano e forse il gradino più arduo per un traduttore. L’attimo epifanico, il punto segreto da cui nella poesia della Bishop scaturisce la rivelazione è sempre toccato infatti attraverso particolari concreti, in una «contiguità e coesistenza e in certi casi identificazione dell’ordinario con lo straordinario», di «domesticity» e «otherwordly» che conferisce ai suoi versi una luce assolutamente singolare e inconfondibile. La sua lirica è un microscopio, su cui si china, con precisionee sincerità, un occhio impegnato a ricercare, tra le pieghe dell’ordinario e del familiare, il mistero che vi è indissolubilmente connesso. [Continua nelle pagine del libro …]

Edward Hopper, Automat, olio su tela, 1927. Des Moines Art Center.
Edward Hopper, Automat, olio su tela, 1927. Des Moines Art Center.

Indice del volume

Nota introduttiva di M. Guidacci

 

da Nord e Sud

Mappa

ICEBERG IMMAGINARIO

QUANTO PIÙ FREDDA L’ARIA

A WELLFLEET, CAMMINANDO NELL’ACQUA

L’UOMO-FALENA

AMORE GIACE ADDORMENTATO

ERBACCIA

L’INCREDULO

IL MONUMENTO

QUAI D’ORLÉANS

UN SONNO VERTICALE

GALLI

PICCOLO ESERCIZIO

IL PESCE

TARDA MELODIA

COOTCHIE

ANAPHORA

 

 

da Una fredda primavera

UNA FREDDA PRIMAVERA

LA BAIA

SOGNO D’ESTATE

I MAGAZZINI DEL PESCE

CAPE BRETON

VARICK STREET

INVITO A MISS MARIANNE MOORE

 

 

da Problemi di viaggio

Brasile

ARRIVO A SANTOS

PROBLEMI DI VIAGGIO

FIGLI DI SQUATTER

CANTO PER LA STAGIONE DELLE PIOGGE

L’ARMADILLO

LA MATTINA DELL’EPIFANIA o COME VOLETE

 

 

Altrove

SESTINA

PRIMA MORTE NELLA NUOVA SCOZIA

DAL DIARIO DI TROLLOPE

VISITE A ST. ELIZABETH

 

 

 

da Poesie nuove e mai raccolte

SOGNI DIMENTICATI

SOTTO LA FINESTRA: OURO PRETO

 

 

 

da Geografia III

SALA D’ATTESA

CRUSOE IN INGHILTERRA

L’ALCE

POESIA

Un’arte

 

 

 

 

Note

 

 

 

Postfazione

Ilaria Rabatti

L’occhio, l’orecchio e il cuore
Margherita Guidacci traduce Elizabeth Bishop

Ilaria Rabatti – «La casa di carta», di Carlos María Domínguez

Carlos María Domínguez, La casa di carta, Sellerio, 2011

 

Carlos María Domínguez

 

«…il lettore è un viaggiatore che si muove in un paesaggio già scritto. Un paesaggio infinito.
L’albero è già stato scritto, e la pietra, e il vento fra i rami, e la nostalgia di quei rami e l’amore cui prestarono la loro ombra.
E non conosco gioia più grande che percorrere, in poche ore, un tempo umano che altrimenti mi sarebbe estraneo…
Non basta una vita… una biblioteca è una porta nel tempo».  (C. M. Domínguez)

 

Nella mia vita di appassionata lettrice ho maturato la certezza che un buon libro lascia sempre al lettore l’impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale.

Sarà forse perché amo respirare l’aria dei libri, o perché, col passare degli anni, la mia (vera) casa assomiglia sempre di più ad una “casa di carta”, che ho trovato folgorante il racconto, a tratti surreale, a tratti amaramente ironico, dello scrittore argentino Carlos María Dominguez, La casa di carta, scritto nel 2002, ma tradotto e pubblicato in Italia da Sellerio solo dopo un decennio, nel 2011. Attraversa la storia – che è anche un viaggio intorno al leggere – una tensione in forma di domanda, comune, mi pare, a tanta parte della letteratura argentina più recente (da Borges, a Manguel, a Piglia) sulla natura e l’essenza misteriosa del lettore.

Il protagonista indiretto della narrazione, Carlos Brauer, è un personaggio indimenticabile, con una totale aspirazione all’intimità e all’isolamento creativo. Lettore “puro”, assoluto (qualcuno lo definirebbe, troppo facilmente, compulsivo), egli intende il leggere non solo come un’attività, ma come una forma di vita che è al contempo difesa dalla vita e rifugio di fronte all’ostilità del mondo.

Ma Carlos Brauer è anche un geniale costruttore di cataloghi. Arrivato a raccogliere nella sua casa più di ventimila volumi, egli si porrà il problema della gestione e della disposizione dei libri nella sua biblioteca, risolvendo la “spinosa” questione delle “affezioni” – ovvero, mai collocare vicine le opere di autori che non si sopportano, come Borges e García Lorca; Marlowe e Shakespeare; Martin Amis e Julian Barnes; Vargas Llosa e García Márquez – elaborando un sistema aperto, basato sui numeri frattali, con cui poter modificare in ogni momento la collocazione dei volumi secondo criteri dinamici, ma ipotetici, «perché in fin dei conti nulla è più volubile delle valutazioni letterarie».

Sarà la drammatica (e metaforica) perdita in un incendio del catalogo – efficace ed ordinata sintesi, per tutti noi bibliofili, della realtà, la mappa che ci guida nella confusione della vita – a modificare definitivamente le sue prospettive e ad indurlo a trasferirsi, con i suoi libri, in un luogo sperduto «senza mezze tinte, né anestesia, né distrazioni, né consolazione» ai confini del mondo, sulla spiaggia di Rocha (Uruguay), dove poi maturerà la scelta con cui riscatterà la sua esistenza…

Il racconto, di cui volutamente taccio l’epilogo per non togliere al lettore il gusto della sorpresa finale, è innescato da una breve storia d’amore vissuta dal protagonista, di cui resta traccia in una dedica sul frontespizio di una copia de La linea d’ombra di Joseph Conrad, romanzo che mi pare splendidamente evocare un altro tema centrale della storia di Domínguez: quello del passaggio alla maturità del protagonista che si configura con il superamento della “propria” linea d’ombra attraverso un atto di amore estremo e assoluto.

Ilaria Rabatti

Autori, e loro scritti

R

R

Ilaria Rabatti – «La casa di carta», di Carlos María Domínguez. Una biblioteca è una porta nel tempo … Non basta una vita…

Ilaria Rabatti – Un libro di John Berger: «Da A a X. Lettere di una storia».

Ilaria Rabatti – Tra poesia e profezia: Il buio e lo splendore, l’ultima fase della poesia di Margherita Guidacci.

Ilaria Rabatti – «Al fuoco della carità». Introduzione al libro di Margherita Guidacci, «Il fuoco e la rosa. I “Quattro Quartetti” di Eliot e Studi su Eliot».

Ilaria Rabatti – «Ricrescite», il libro di Sergio Nelli. Prezioso, straordinario incontro con una voce poetica che ha la forza – “contro le fiatate del vuoto” – di far respirare i muri e di muovere desideri.

Sergej Vasil’evič Rachmaninov (1873-1943) – Comporre è una parte essenziale di me, come respirare e mangiare, è l’espressione dei miei pensieri più profondi. La musica nasce dal cuore e si rivolge al cuore. È amore. Sorella della musica è la poesia, e madre la sofferenza.

Aleksandr Nikolaevič Radiščev (1749-1802) – Vuoi sapere chi sono? cosa faccio? dove vado? Sono colui che ero e sarò sempre nella vita: uomo! Lo scrittore può essere profeta di verità o essere al servizio della menzogna.

Massimo Raffaeli – Jules Vallès, ruvida lingua di un io che parla per gli infelici noi.

Ezio Raimondi (1924-2014) – Ogni lettura importante reca con sé i segni di una relazione straordinaria, mai pacifica, mista di inquietudine e di ebbrezza.

Maria Stella Rasetti – Nelle stanze dei libri, cittadelle della democrazia. La direttrice delle biblioteche e archivi della città di Pistoia racconta i luoghi che il Dpcm ha negato agli utenti, nonostante l’esperienza maturata durante il “lockdown”.

Giovanni Reale (1931-2014) – Si è filosofi solo se e finché si è totalmente liberi, ossia solo se e finché si cerca il vero come tale. Conoscendo in modo disinteressato, l’uomo si accosta alla verità e in questa maniera realizza la sua natura razionale al più alto grado.

Giovanni Reale (1931-2014) – Il vero “vincere”, per Socrate consisteva nel “convincere”. Il nichilismo compiuto “insegna il piacere della distruzione”. La malvagità corre molto più veloce della morte.

Giovanni Reale (1931-2014) – «Eudaimonia». La felicità dipende da te, non dalle cose. Sei tu che scegli il tuo «daimon» e la virtù non ha padroni. Ma oggi la filosofia si sta distruggendo con una formula di autofagia.

Giovanni Reale (1931-2014) – Alcuni pensieri dei Presocratici si impongono come eterne verità. Fare filosofia nel senso più forte significa cercare ciò che sta oltre il fenomeno per spiegare i fenomeni stessi, e questo vale per ogni filosofare, alle origini così come ora, e così varrà anche per tutti i tempi.

Franco Rella – Progettare significa costruire il luogo della differenza, perché ciò che è solo possibile diventi reale. I progetti sono infatti “frammenti dell’avvenire”. Il progetto è il germe soggettivo di un oggetto in divenire.

Marco Revelli – Oggi è improponibile l’idea secondo cui lo sviluppo tecnologico trainerebbe con sé, in quanto tale, anche lo sviluppo sociale. L’ideologia del progresso non ha nessuna universalità e nessun universalismo

Gigi Richetto – Promemoria per il ministro Salvini in visita al cantiere-fortino di Chiomonte, per complimentarsi con chi sta “difendendo” la zona devastata e il buco inutile.

Djamila Ribeiro – Per sradicare il razzismo bisogna avere il coraggio di voler rovesciare tutto il sistema capitalista.

Paul Ricoeur (1913-2005) – Il carattere singolare della situazione di cura è un principio fandamentale. La diversità delle persone umane fa sì che non sia la specie a essere curata, ma ogni volta un essere unico del genere umano

Paul Ricoeur (1913-2005) – L’immaginazione, dando consistenza al desiderio di un’assenza, apre all’orizzonte del volontario, nel cuore stesso dell’involontario.

Rob Riemen – «La nobiltà di spirito. Elogio di una virtù perduta»: La cultura, come l’amore, non ha il potere di costringerre. Non offre garanzie.

Rainer M. Rilke (1875-1926) – Non dimenticare mai di formulare un desiderio: i desideri durano a lungo, tutta la vita, tanto che non potremmo aspettarne l’adempimento.

Rainer Maria Rilke (1875 – 1926) – La pazienza è tutto.

Rainer Maria Rilke (1875-1926) – E queste cose, che passano ma ci credono capaci di salvarle, noi che passiamo più di tutto, vogliono essere trasmutate, entro il nostro invisibile cuore in – oh Infinito – in noi! Quale che sia quel che siamo alla fine.

Rainer Maria Rilke (1875-1926) – Occorre raccogliere senso e dolcezza per tutta una vita. Anche i ricordi di per se stessi ancora “non sono”. Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto, non più scindibili da noi, solo allora può darsi che in una rarissima ora sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso.

Rainer M. Rilke (1875-1926) – Sicurezza significa non sospettare di nulla, non tenere nulla a distanza, non considerare nulla come un Altro irriducibile, significa spingersi oltre ogni concetto di proprietà e vivere di acquisizioni spirituali e mai di possessi reali.

Rainer M. Rilke (1875-1926) – On voudrait avoir les yeux toujours ouverts, pour avoir vu, avant le terme, tout ce que l’on perd.

Rainer Maria Rilke (1875-1926) – Le mani di Rodin hanno vissuto come cento, una vita in cui tutto è vivo e presente nello stesso sitante e nulla è perduto. Cercava la grazia delle grandi cose e una pacatezza radicata dentro di lui gli mostrò il saggio cammino. Diceva: «Non bisogna avere fretta».

Rainer Maria Rilke (1875-1926) – Per i nostri padri una ‘casa’, una ‘fontana’, il loro vestito, erano infinitamente più intimi che per noi. Ora dall’America s’affollano tante cose vuote e indifferenti, parvenze di cose, imitazioni della vita …

Sergio Rinaldelli – Vento di sogni. Note di pittura (1976-2018). Una conoscenza che si alimenta in un divenire ciclico nel quale si realizza la pienezza dell’espressione.

Giorgio Riolo – Leonardo Sciascia e la letteratura come smascheramento del mondo e delle trame del potere

Manuel Rivas – I libri bruciano male. Incerto è, a dire il vero, l’avvenire. Chi sa cosa accadrà? Ma incerto è anche il preterito. Chi sa cosa è accaduto?

Gianni Rodari – Imparate a fare cose difficili.

Carlo Rocchetta – La tenerezza è forza, segno di maturità e vigoria interiore, e sboccia solo in un cuore libero, capace di offrire e ricevere amore. Si offre come componente costitutiva per una piena realizzazione dell’umanità della persona.

Gianni Rodari (1920-1980) – Vorrei che tutti leggessero perché nessuno sia più schiavo.

Gianni Rodari (1920-1980) – Una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni.

Richard Rorty (1931-2007) – Salvatore Bravo critica «il pensiero debole» alla Vattimo e il nichilismo pragmatista e liberista alla Rorty. Essi nascondono che il tempo del capitale assoluto è mera temporalità cronologica, che si traduce solo nei simboli della produttività coatta, deprivando dello slancio vitale.

Livio Rossetti – Parmenide e Zenone “sophoi” a Elea

Livio Rossetti – Rodolfo Mondolfo storico della filosofia antica

Livio Rossetti – Due falsI originali d autori di «qualità»: Enrico Berti (Arisotele) e Mario Vegetti (Platone).

Livio Rossetti – Anche i bambini pensano: tre modalità primarie di favorire lo sviluppo della filosofia germinale. Il libro di Dorella Cianci e Massimo Iiritano, «Pensare da bambini».

Ferruccio Rossi-Landi (1921-1985) – Pensiero come ragione creatrice di realtà. Realizzare tale pensiero e rendere permanenti quelle esperienze per mezzo di progettazioni sociali vuol dire costruire un futuro affatto diverso dal passato e dal presente che ci opprimono. Ma allora non c’è scelta: bisogna costruirlo; ed è questo il senso della rivoluzione.

Ferruccio Rossi-Landi (1921-1985) – Quando i beni circolano sotto forma di merci essi “sono” messaggi; quando gli enunciati circolano sotto forma di messaggi verbali essi “sono” merci.

Jean Rostand (1894-1977) – L’egoismo è una sorta di regressione affettiva e non contribuisce certo a creare l’attitudine alla felicità. ogni possesso è precario e ogni sicurezza illusoria. Dopo esserci dibattuti nell’incertezza e nell’effimero, verrà il giorno che ci costringerà ad abbandonare ogni cosa.

Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) – L’arte di interrogare non è facile come si pensa.

Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) – Qualcuno pensò di dire «questo è mio». «Guardatevi dal dare ascolto a questo impostore; siete perduti se dimenticate che i frutti sono di tutti e la terra è di nessuno».

Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) – Più sensibile è l’anima di chi contempla, più questi si abbandona all’estasi suscitata in lui da dall’ armonia della natura. Tutti i singoli oggetti gli sfuggono, ed egli non vede e non sente che il tutto.

Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) – Ne ho visti molti che filosofavano molto più dottamente di me, ma la loro filosofia era per così dire estranea a loro stessi. Studiavano la natura umana per poterne parlare con dottrina. Molti di loro volevano soltanto fare un libro, uno qualsiasi, purché fosse ben accolto.

Carlo Rovelli – Sette brevi lezioni di fisica. Per natura amiamo e siamo onesti. E per natura vogliamo sapere di più. E continuiamo a imparare.

Andrea Rovere – Cade in questi giorni il quinto anniversario della morte del filosofo Costanzo Preve. Scriveva: «L’impegno intellettuale e morale, conoscitivo e pratico, deve essere esercitato direttamente. Saremo giudicati solo dalle nostre opere».

Isaak I. Rubin (1886-1937) – Il capitalista fin dal momento della produzione della merce la equipara con una determinata somma di denaro. Ma ciò avviene preliminarmente nella sua “coscienza”, per potersi poi realizzare nello scambio effettivo. Ecco un rapporto “umano” che acquista la forma di “cosa”, la reificazione di un rapporto di produzione tra persone.

Luigi Ruggiu – Tempo Coscienza e Essere nella filosofia di Aristotele. Saggio sulle origini del nichilismo.

Lucio Russo – Cosa sta accadendo alla scienza?

Lucio Russo – Sfatare alcuni miti della storia della scienza. Da «La Rivoluzione dimenticata» … a «La bottega dello scienziato», passando per «Stelle, atomi e velieri» con il forte riferimento a «Euclide».

Lucio Russo, Un esempio di trasmissione parziale delle conoscenze: la sfericità della terra.

Lucio Russo, Matematica politicamente corretta.

1 2