Anna Beltrametti, Silvana Borutti, Marco Francesconi, Alessia Fusilli De Camillis, Mariano Horenstein, Alfredo Lombardozzi, Lorena Preta, Daniela Scotto di Fasano – «Freud a Gaza. Un testimone auricolare: lo psicoanalista», a cura di Marco Francesconi e Daniela Scotto di Fasano.



ISBN 978-88-7588-413-0, 2024, pp. 160, Euro 15

Chi sono i perseguitati in Medio Oriente?”.

I palestinesi costretti a emigrare nel sud di Gaza o i giovani israeliani massacrati e presi in ostaggio dai terroristi di Hamas quando solo pochi secondi prima ballavano al ritmo della musica elettronica?

Gli ebrei della diaspora che sognavano di tornare in una terra sicura ed essere liberi dai pogrom avvenuti sul suolo europeo, o i palestinesi che, avendo vissuto per generazioni in quegli stessi luoghi, sono vessati sia dai coloni israeliani sia dai presunti fratelli arabi che chiudono loro le frontiere? I termini Shoah e Nakba possono essere usati nella stessa frase? Sono solo alcune delle domande del confronto tra vertici disciplinari diversi (tragedia greca, filosofia, psicoanalisi) aperte dalla riflessione dello psicoanalista ebreo argentino Mariano Horenstein. Che afferma che gli psicoanalisti devono stare sempre dalla parte dei perseguitati. Pensare dalla parte dei perseguitati. Perché se la psicoanalisi merita di continuare ad esistere, non è solo perché porta un notevole sollievo a chi vi si affida. Non solo perché offre un insieme di teorie che descrivono il funzionamento psichico dell’essere umano come nessun altro sapere. Soprattutto perché la psicoanalisi è pensiero critico in una contemporaneità dove prevale il pensiero unico, omologato e assertivo. Gli autori riflettono, come scrive nell’Introduzione Francesconi, sulla coazione a ripetersi della Storia, che, confermando Primo Levi, tende a distruggere ed espellere i perché, il pensiero causale, dando anche morte all’angoscia per liberarsi dell’angoscia di morte dopo averla depositata illusoriamente nella distruzione di un nostro simile, solo un po’ dissimile.

Freud a Gaza si propone come particolarmente prezioso non solo per chi si occupa di salute mentale ma anche per studenti, insegnanti, educatori e per quanti seguono con apprensione questo ‘declino’ dell’umanità nella guerra tra Israele e Hamas.

Gli psicoanalisti, di cui nel libro si presentano i contributi, fanno quasi tutti parte del Gruppo Internazionale Geografie della Psicoanalisi coordinato dal 2008 da Lorena Preta. Questo lavoro quasi ventennale ha insegnato a chi ne fa parte a immergersi nella rete complessa dell’esperienza dell’alterità (testimoniato in queste pagine dal contributo di una filosofa e di una studiosa dell’antichità classica) e del rimescolamento continuo delle necessità individuali e sociali, “in una ‘contaminazione’ feconda e una ‘dislocazione’ scomoda ma necessaria per tentare di ricostituire un ‘tessuto di esperienza’ che riesca a riesaminare da un’altra prospettiva i discorsi ‘catturati e presi in ostaggio’ dalle ragioni storiche e politiche”.

Ringraziamo il caro amico e apprezzato street artist e artista, noto con il nome di Exit Enter, per il dono dell’immagine di copertina. Dono che Exit Enter ha accompagnato con queste parole: «Uscire per trovare e innescare un mutamento». Due rappresentazioni stilizzate dell’uomo – silhouette che è la ‘cifra’ di Exit Enter sui muri delle strade di molte città – una che si trova soltanto per mera contingenza storico-geografica su un gradino più alto e che si china tendendo la sua mano verso l’altra figura che si trova, ancora per mera accidentalità, sul gradino sottostante e che verso di lei si protende. Gesto che ai curatori è parso evocare il compito dello psicoanalista, che – pur muovendo da una posizione asimmetrica –, porge orecchio e mette a disposizione del paziente la propria ‘cassetta degli attrezzi’, il proprio bagaglio teorico e metodologico. Nessuna disparità di essere – in tale posizione asimmetrica – tra le rispettive dignità, dell’uno e dell’altro soggetto dell’immagine.

Questa la forza iconica del messaggio di Exit Enter.

M. F. e D. S. di F.

Autori

Anna Beltrametti, già professoressa ordinaria di Letteratura greca e Drammaturgia antica presso l’Università di Pavia, dove ha diretto il CRIMTA (Centro di Ricerca Interdisciplinare Multimediale sul Teatro Antico). I suoi interessi sono focalizzati principalmente sul rapporto tra letteratura e storia con particolare attenzione per la storiografia e il teatro attico del V secolo. Nel 2005 è stata componente del comitato fondatore della rivista «Storia delle donne» e tuttora è membro della redazione. Dal 2011 al 2018 ha fatto parte della redazione di «Dioniso», annale dell’Inda. A tutt’oggi è nel CTS della rivista «Il confronto letterario» e nel Comitato di garanzia della rivista «Engramma». Tra le sue molte pubblicazioni: Erodoto: una storia governata dal discorso (1986); Euripide, le tragedie. Introduzioni tematiche, notizie storiche (2002); Dalla Repubblica di Platone (2003); La letteratura greca. Tempi e luoghi, occasioni e forme (2005); Studi e Materiali per le Baccanti di Euripide. Storia Memorie Spettacoli (2007); La storia sulla scena. Quello che gli storici antichi non hanno raccontato (2011).

Silvana Borutti, già professore ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Pavia, e Visiting Professor all’Università di Losanna. È direttore della rivista filosofica «Paradigmi», socio onorario della Società Italiana di Filosofia Teoretica e co-direttore con Ute Heidmann del Groupe de recherche CLE – Comparer les littératures en langues européennes. Continua le sue ricerche sull’epistemologia delle scienze umane, le teorie dell’immagine e le teorie della traduzione. Tra le pubblicazioni più recenti: con U. Heidmann, La Babele in cui viviamo. Traduzioni, riscritture, culture (Bollati Boringhieri, 2012); Nodi della verità. Concetti e strumenti per le scienze umane (Mimesis, 2017); La forma dell’immagine. Filosofia e universi letterari (Rosenberg & Sellier, 2023).

Marco Francesconi, Medico, specializzato in Neurologia e in Psichiatria; Membro Associato IIPG; Docente presso diverse scuole riconosciute di Psicoterapia (IRG, AIPPI, IIPG, Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica di Lugano). Dal 2023 è Docente dell’insegnamento di psicoterapia delle psicosi al secondo biennio e Supervisore del Corso dell’Adulto della Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica (SPP) di Milano. Ha insegnato presso la Scuola di Specializzazione in Psichiatria dell’Università di Pavia. È attualmente Docente di Psicodinamica al Corso di Laurea in Psicologia dell’Università di Pavia, dove ha insegnato Psicologia Dinamica dal 2001 al 2021, facendo seguito a analogo incarico presso l’Università di Parma dal 1996 al 2001. Fa parte del Gruppo di Ricerca Internazionale Geografie della Psicoanalisi. Ha curato – con D. Scotto di Fasano – la pubblicazione di: L’appetito: un crimine? (FrancoAngeli, 2004); L’interpretazione della colpa, la colpa dell’interpretazione (B. Mondadori, 2005); Adolescenti: cultura del rischio ed etica dei limiti (FrancoAngeli, 2009); Apprendere dal bambino. Riflessioni a partire dall’Infant Observation (Borla, 2009); L’ambiguità nella clinica, nella società, nell’arte (Antigone ed., 2012); Il sonno della ragione. Saggi sulla violenza (Liguori, 2014); La complessità della memoria. Neuroscienze, etica, filosofia, psicoanalisi (IPOC, 2014); Aree di confine. Cosa, corpo, parole tra Filosofia e Psicoanalisi (Mimesis, 2017); Nec Nomine. Nell’Argentina delle stragi: Menzogne, Identità, Verità (Edizioni Bette, 2024).

Alessia Fusilli De Camillis è psicologa, associanda della Società Psicoanalitica Italiana e capo redattore di Psiche. Rivista di cultura psicoanalitica. Redattore della Collana Psicopatologia diretta da Mario Rossi Monti per FrancoAngeli Editore, e ad hoc reviewer per riviste scientifiche italiane e internazionali. Ha insegnato Psicologia e Psicopatologia Dinamica presso l’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara. Ha pubblicato lavori sull’area borderline e delle psicosi, e volumi tra cui: Atlante di fenomenologia dinamica, con G. Stanghellini, A. Ambrosini e R. Ciglia (Magi, 2008) e Effetto borderline. Soggettivazione e movimenti del desiderio (Franco Angeli, 2016).

Mariano Horenstein, è psicoanalista con funzioni di training della Cordoba Psychoanalytic Society (di cui è past President), membro della Federazione Psicoanalitica dell’America Latina e full member della International Psychoanalytical Association, nel cui Booard è rappresentante per l’America Latina. Ha diretto la rivista «Caliban» della società dell’America Latina ed è membro del Gruppo Internazionale Geografie della psicoanalisi. Molte le pubblicazioni in Argentina, tra cui: Conversaciones de diván, La Fábrica Editorial, 2021. In Europa, ha pubblicato per Mimesis, nel 2019, nella collana “Geografie della Psicoanalisi International”, The compass and the couch. Psychoanalysis and its necessary foreigness. È anche direttore dell’Istituto di Formazione dellAssociazione Psicoanalitica di Córdoba (Argentina). Tra gli altri riconoscimenti, ha ricevuto il Premio Elise Hayman per lo studio dell’Olocausto e del Genocidio (Associazione Psicoanalitica Internazionale, 2011), il premio Ángel Garma (Associazione Spagnola di Neuropsichiatria, 2013) e il premio FEPAL (Federazione Psicoanalitica dell’America Latina, 2020).

Alfredo Lombardozzi è psicoanalista individuale e di gruppo, socio ordinario con funzioni di training della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalitical Association (IPA). Antropologo di formazione è stato docente di Antropologia psicoanalitica all’Università di Chieti e de L’Aquila.  È stato direttore della rivista Koinos – Gruppo e funzione analitica. È direttore della «Rivista di Psicoanalisi». Ha pubblicato molti contributi sul rapporto tra antropologia e psicoanalisi, tra cui i volumi: Figure del dialogo tra antropologia e psicoanalisi (Borla, 2006), L’imperfezione dell’identità (AlpesItalia, 2015), Culture di gruppo. Per un’antropologia del gruppo psicoanalitico (AlpesItalia, 2021).

Lorena Preta, Ordinario SPI, Full Member IPA, Direttore di «Psiche Rivista di cultura della SPI» dal 2001 al 2009, Responsabile del Gruppo di Ricerca Internazionale Geografie della Psicoanalisi. Ha ideato e diretto Spoletoscienza, da cui molte pubblicazioni per la casa Editrice Laterza, tra le quali Che cos’è la conoscenza, con M. Ceruti (1990), La narrazione delle origini (1991), Immagini e metafore della scienza (1992); sempre per Laterza Nuove Geometrie della mente (1999). Cura due collane: Geografie della psicoanalisi (per Mimesis) e Geographies of Pshychoanalisis (per Mimesis International). È autrice di diversi articoli e curatrice di molte pubblicazioni tra cui: Cartografie dell’inconscio (Mimesis, 2016), Dislocazioni. Nuove forme del disagio psichico e sociale (Mimesis, 2018), La Brutalità delle cose. Trasformazioni psichiche della realtà (Mimesis, 2015) tradotto in varie lingue. Recentemente ha curato Prendersi cura (Alpes, 2021) e ultimo Still Life. Ai confini tra vivere e morire (Mimesis, 2023).

Daniela Scotto di Fasano, Psicologa, Psicoanalista, membro ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytic Association, ha fatto parte della Redazione di «Psiche» (rivista della S.P.I.) e collabora con la Redazione dello SPIWEB. Presso il Corso di Laurea in Psicologia dell’Università degli Studi di Pavia ha avviato, nel 2000, i Seminari di Infant Observation. Dal 2008 fa parte del gruppo di ricerca internazionale Geografie della Psicoanalisi. Ha curato, con M. Rampazi, la pubblicazione de Il sonno della ragione. Saggi sulla violenza, (Dell’Arco, Milano 1993) e, con M. Francesconi, Apprendere dal bambino. Riflessioni a partire dall’Infant Observation (Borla, 2009); L’ambiguità nella clinica, nella società, nell’arte (Antigone edizioni, 2012); Il sonno della ragione. Saggi sulla violenza (Liguori, 2014), La complessità della memoria. Neuroscienze, etica, filosofia, psicoanalisi (IPOC, 2014); Aree di Confine. Cosa, Corpo, Parole tra Filosofia e Psicoanalisi, (Mimesis, 2017); Nec Nomine. Nell’Argentina delle stragi: Menzogne, Identità, Verità (Edizioni Bette, 2024).

Introduzione


Mi sarebbe piaciuto per questa occasione tornare a descrivere in una breve nota introduttiva il senso del lavoro ormai quasi ventennale del Gruppo Internazionale Geografie della Psicoanalisi ma mi rendo conto che mi vengono incontro immagini, descrizioni, enunciazioni che sottolineano come la vera sostanza di questa operazione culturale, pur nella sua complessità, stia nel suo valore di ‘esperienza’, il che rende più complicato riportarne la vitalità.

Le cose che ci siamo detti in tanti e svariati contesti, le diverse lingue, i mix di molteplici vertici disciplinari, le multiformi personalità che vi hanno dato voce, sono certo documentate nei tanti libri, nei podcast, nei siti di Geografie addetti, sia nazionali (come quello della Società Psicoanalitica Italiana)1 che internazionali (come quello dell’International Psychoanalytical Association)2 ma nulla può dare conto del tutto del vissuto emozionale e del lavoro di definizione concettuale che hanno prodotto i viaggi nei diversi Paesi e gli approfondimenti operati nei vari incontri rispetto a specifici argomenti, provocando una ‘contaminazione’ feconda e una ‘dislocazione’ scomoda ma necessaria.

Ogni tema lanciato, come quello attualissimo di questo libro, è come se richiedesse per essere approcciato, uno spostamento dai punti originari di osservazione.

Siamo noi che cerchiamo di portare la psicoanalisi, con il suo centenario apparato clinico-teorico, in mezzo alle ennesime rovine della guerra, alle atrocità attuali dovute ai conflitti irrisolvibili di quei Popoli, cercando di mettere in funzione i suoi strumenti per comprendere e cercare di dare un barlume di interpretazione alle dinamiche che si ripropongono instancabili in ogni guerra ma che assumono ogni volta la cifra particolare e irripetibile di quella situazione storica e geografica?

Oppure noi stessi, assaliti dalla violenza indescrivibile degli eventi, cerchiamo disperatamente di muoverci nella rete intersecata e planetaria delle motivazioni che si intrecciano e che ci coinvolgono, anzi più esattamente ci risucchiano, noi che siamo apparentemente in altri Paesi, in altre realtà del mondo.

E siamo così costretti ad ‘aggrapparci’ all’esperienza dell’alterità e del rimescolamento continuo delle istanze individuali e sociali cercando di individuarne le sfaccettature, come la psicoanalisi dovrebbe aiutarci a fare, scomponendo e sciogliendo nodi inestricabili nel tentativo quasi impossibile di continuare a far funzionare il ‘pensiero’ in queste circostanze.

Non possiamo che lasciarci inizialmente travolgere, dai movimenti profondi che portano purtroppo alle violente azioni che sfociano nella realtà, per cercare di uscirne ogni tanto riemergendo dagli abissi, per tentare di ricostituire un ‘tessuto di esperienza’ che riesca a riesaminare da un’altra prospettiva i discorsi ‘catturati e presi in ostaggio’ dalle ragioni storiche e politiche.

Queste tendono a fissare le traiettorie della storia in una mappa rigida e intrasformabile oppure in una inflessibile ‘denegazione’ che cancella nella sostanza appartenenze e diversità, immaginari individuali e sociali.

Non siamo soli però nel tentativo di mettere in atto una sorta di “costruzione anomala” che ribalti queste modalità. Come avviene in questo libro, incontriamo altri saperi, la filosofia, il pensiero dell’antichità, che ci consentono di rimescolare le carte, le nostre insieme alle loro, per ritrovarci a porre le stesse domande ma da tradizioni differenti. In questo processo mischiamo anche concettualizzazioni psicoanalitiche molto diverse tra loro, appartenenti a tradizioni di pensiero a volte lontane.

Possiamo considerarla come la costruzione di una mappa inedita?

Mi servirò di una considerazione da me già usata in un libro, ma che può rendere più evidente il discorso:

Nel 1949 Fernand Braudel scrive un libro fondamentale per tutta la storiografia a venire dopo di lui, Il Mediterraneo. Lo spazio, la storia, gli uomini, le tradizioni:3

Che cos’è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio ma innumerevoli paesaggi. Non un mare ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre”.

Da questo coacervo di paesaggi fisici ed umani, crocevia eteroclito, mescolanza antica e sempre rinnovata, il Mediterraneo descritto da Braudel emerge secondo un’immagine coerente, con una sua unitarietà ed originalità. Il modello di lettura proposto che riesce a tenere insieme le varie realtà geografiche e storiche e i diversi intrecci che le hanno caratterizzate, porta all’“invenzione” del Mediterraneo.

Se fino ad allora si poteva pensare quel mare come un bacino su cui si affacciavano le varie civiltà, o un insieme di stati o popolazioni, ora lo si vede come l’origine e allo stesso tempo il motore propulsivo delle differenti culture, molto più che un denominatore comune che consente la loro chiave di lettura (anche se in realtà non è possibile trovare il Mediterraneo inteso in questo senso nelle carte geografiche e neanche nella storia).

È così che un modello riesce ad essere insieme strumento d’interpretazione di una realtà e artefice della stessa.4

È possibile a volte immettere, nella pur necessaria definizione del modello o del punto di vista che usiamo, quell’attività immaginifica che ci permette di tracciare confini nuovi e panorami originali e dare sostanza e voce e immagine a qualcosa che prima non era neanche pensabile, come il caso del Mediterraneo.

Nulla può cambiare nella mappa politica esistente ma si può mettere in moto un processo di scomposizione e ricomposizione che attingendo alla dinamica inesprimibile dell’inconscio, porti sulla scena nuove figure e inedite combinazioni che ci aiutino a tracciare scenari alternativi.

Non per lasciare affidata all’alienità di queste istanze, che sempre dobbiamo considerare vengono dal profondo, il disegno della mappa culturale e sociale diversa che si andrebbe delineando, ma per metterle in contatto con il piano che ci è dato osservare delle spiegazioni storiche che, pur essendo giustamente vincolanti, rischiano a volte di fissare la realtà in un quadro già dato, conseguente e lineare impedendo magari di valutarne la dinamicità.

In questo senso Geografie può essere l’invenzione di una mappa. Non di quelle destinate a una libreria polverosa, che possono essere consultate e lette ma non ridisegnate, e neanche l’opera d’arte di un artista creativo che proponga una sua personalissima visione, ma un ‘artifizio metodologico’ per cartografare in maniera inedita il territorio psichico e sociale che si incontra. Uno strumento di interpretazione della realtà, dicevo più sopra, e un artefice della stessa.

Portiamo Freud a Gaza come lui a suo tempo pensava di portare in maniera onnipotente la peste in America? O ci ritroviamo noi stessi tra le rovine di Gaza come degli increduli, impreparati osservatori o testimoni auricolari e per non soccombere cerchiamo di tracciare percorsi di pensabilità e di rappresentabilità dell’indicibile?

Siamo in ogni caso dei “guaritori feriti” e solo tenendo aperta la nostra piaga di sconcerto, ignoranza, impossibilità di pensare, possiamo tentare ogni volta una cura.

In questo libro assolutamente emozionante, dove i pensieri si intrecciano intorno alla proposta originale e generosa di Mariano Horenstein, molte riflessioni diverse sono offerte al tentativo di ‘pensabilità’ della realtà brutale che ci è di fronte.

Sono indicazioni che vengono da saperi differenti, da menti ‘speciali’ impegnate nel loro campo da tempo per costruire, a mio avviso, mappe inedite per orientarci senza perdere di vista le circostanze ma anche la necessità di pensarle altrimenti, in un altrove forse, che solo la fiducia e la speranza di una sopravvivenza dell’umanità, di quello che ancora consideriamo ‘essere umani’ ci consente di concepire.

Un grazie infinito a loro tutti.

1 https://search.app/mY22UBkCvMmUEebn7 –– https://geographiesofpsychoanalysis.podbean.com/e/podcast-3-1615881067/

2 https://www.ipa.world/IPA/en/en/Psychoanalysis/Geographies_of_Psychoanalysis_folder/Landing_Page.aspx

3 F. Braudel, Il Mediterraneo. Lo spazio, la storia, gli uomini, le tradizioni, Newton Compton, Roma 2002.

4 L. Preta, La brutalità delle cose. Trasformazioni psichiche della realtà, Mimesis, Milano 2015, pp. 47-48


M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.
M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.

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Massimo Stella – «Madreparola. Risorgenze della Musa tra modernismo europeo e antichità classica». Il dono materno della parola e della voce poetiche è l’onda di una lunga memoria che, dall’Antico al primo Novecento europeo, continua a spirare.

Massimo Stella 01

Madreparola

Madreparola

 

 

Descrizione
Il dono materno della parola e della voce poetiche è l’onda di una lunga memoria che, dall’Antico al primo Novecento europeo, continua a spirare. La verga esiodea della poesia – il meraviglioso ramo d’alloro fiorito, quel simbolo vegetale di fecondità e iniziazione – sta sotto l’insegna della Madre (Mnemosyne), che parla, si muove e incontra il mondo attraverso l’anodos e l’epifania delle sue Figlie (le Muse). Nel futuro-passato della tradizione, saranno, quelle Figlie, le jeunes filles en fleurs della Recherche proustiana, e ancora parleranno al giovane poeta – quasi si rinnovasse in lui la figura millenaria del kouros-cantore – nell’universo creativo della figurazione rilkiana. Il canto delle donne al poeta (così Rilke intitolava uno dei suoi Neue Gedichte), da Fattrici a Fattore, è Terribile: esso rievoca e ridice, per chi “fa” con le sole parole, la gestazione della vita, quella creazione del vivente che, nella lingua dell’uomo, prenderà il nome di “anima”. Il “canto delle donne” e il movimento del loro pensiero sono the Voice of Language, il flusso sonoro del mondo che Joyce, memore quant’altri mai dell’oralità omerica e dell’epos, catturerà, di nuovo (come fosse un’ultima volta?), nel suo libro-poema, restituendoci, in Molly-Penelope, il ritmo immemoriale e incessante della mente creativa.

Dante Gabriel Rossetti - La Donna della finestra

Dante Gabriel Rossetti – La Donna della finestra

Massimo Stella è ricercatore in Critica letteraria e Letterature comparate alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Classicista di formazione, ha studiato nelle Università di Pavia e di Padova. Lavora attualmente sulla ricezione dell’Antico (tra teatro e filosofia) nelle letterature e nel pensiero moderni e contemporanei.
Ha pubblicato, oltre a numerosi saggi in riviste scientifiche internazionali e capitoli di libro (in italiano, francese, inglese, portoghese), le seguenti monografie: Madreparola. Risorgenze della Musa tra modernismo europeo e antichità classica, Mimesis edizioni, 2018; Il romanzo della Regina. Shakespeare e la scrittura della sovranità, Roma, Bulzoni, 2014; Sofocle. Edipo re. Traduzione, Introduzione e Commento a cura di Massimo Stella, Roma, Carocci, 2010; Luciano di Samosata. Vite dei filosofi all’asta. La morte di Peregrino, traduzione, introduzione e commento a cura di Massimo Stella, Roma, Carocci, 2007; L’illusion philosophique. La mort de Socrate sur la scène des Dialogues platoniciens, Grenoble, Editions Jerôme Millon, 2006; e ha curato il volume collettivo sulle sopravvivenze del mito di Edipo nella memoria letteraria europea ed extraeuropea: Edipo. Margini Confini Periferie, Pisa, ETS, 2013 (in collaborazione con Patrizia Pinotti). Ha partecipato e partecipa a gruppi di ricerca nazionali e internazionali – tra i quali, ultimamente, il progetto Cofecub 2015 (collaborazione Parigi CNRS/ENS-Rio UFRJ) sulla tradizione delle poetiche antiche.
È membro di comitato scientifico di riviste internazionali (L’immagine riflessa), membro di comitato editoriale (Collana Testo a fronte – Aracne Editore), svolge attività di referee per Storia delle Donne. Collabora con il manifesto (Alias).

Dante Gabriel Rossetti. Mnemosyne

Dante Gabriel Rossetti. Mnemosyne


Altri libri di Masimo Stella

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2006 L'illusion philosophique. La mort de Socrate sur la scène des Dialogues platoniciens

L’illusion philosophique. La mort de Socrate sur la scène des Dialogues platoniciens, Grenoble, Editions Jerôme Millon, 2006.

 

Qu’en est-il de l’écriture de Platon hors des sentiers battus de la critique moderne, au-delà des notions traditionnelles de “dialogue” et de “philosophie”? Ce livre prend en considération les dialogues platoniciens comme un unique macro-texte narratif et s’efforce d’y tracer un parcours original au moyen de la mimesis : l’auteur joue avec l’écriture platonicienne et s’y construit un récit ou, plus exactement, la trame d’un récit possible qui devient, au fil des pages, celle de la mort de Socrate. Ce jeu des textes nous présente alors Platon non plus comme un philosophe, un maître ou un théoricien de la politique mais comme le conteur, le narrateur d’une expérience intellectuelle et idéale en lien direct avec la vie de sa cité, à travers l’éros, la mort et le pouvoir.

 

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2007 Luciano di Samosata. Vite dei filosofi all’asta. La morte di Peregrino

Luciano di Samostata, Vite dei filosofi all’asta. La morte di Peregrino.

Traduzione, introduzione e commento a cura di Massimo Stella, Roma, Carocci, 2007.

 

Tra le “Vite dei filosofi all’asta” e “La morte di Peregrino” si apre una medesima scena e si svolge, al contempo, una medesima vicenda del pensiero: è un teatro e una storia della mimesi, con la giostra – un po’ folle e bislacca – delle copie, delle imitazioni, dei simulacri che danzano ormai liberi e festeggianti sulla morte, inequivocabilmente definitiva, della verità. Il grande cadavere è quello della filosofia platonica e di tutte le filosofie che, sulle orme di Platone, hanno voluto porsi sul piedistallo della virtù e della conoscenza vera. Così Luciano, il grande scrittore di Samosata (II secolo d.C.), mette in vendita, anzi in svendita, tutte le filosofie possibili sulla piazza del mercato ed erige un grande rogo su cui, simbolicamente, con l’impostura di Peregrino, sale anche tutta quella vanagloria filosofica che ha spirato con potenti soffi di alterigia per secoli e secoli. Da queste ceneri possono così rinascere la scrittura e il racconto, liberati dai sequestri e dalle ipoteche della verità e della virtù, del bene e della politica. Ha l’aria della vendetta, tutto ciò, e lo è certamente. Ma è anche qualcosa in più. Questa scena, allestita da Luciano tra le “Vite” e il “Peregrino”, è una delle riflessioni più profondamente filosofiche che sia dato di leggere sul “ragno implicito” di ogni filosofia: l’ipocrita recita dell’esemplarità. Se poi questa recita ha già trovato dei pericolosi eredi, come i cristiani…

 

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2010 Sofoche, Edipo re

Sofocle, Edipo re

Traduzione, Introduzione e Commento a cura di Massimo Stella, Roma, Carocci, 2010.

Tragedia del potere, perché cronaca della destituzione d’un capo, tragedia della politica, perché analisi del conflitto tra poteri, l’Edipo re è un’opera teatrale che recide definitivamente i suoi legami con tutte le illusioni della tradizione (il mito, il rito) per farsi “opera di denuncia”: sono i sussurri e le grida di una comunità che divora sé stessa, sotto un cielo senza dèi, su una terra maledetta.

 

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2013 Edipo. Margini e confini

Edipo. Margini Confini Periferie, ETS, Pisa, 2013
(in collaborazione con Patrizia Pinotti).

 

Margini, confini, periferie dell’edipo: territori estremi, liminali e decentrati del mito di Edipo (riformulato da Sofocle) e del suo complesso (secondo Freud) nella geografia politica e culturale dell’Europa Occidentale tra Otto e Novecento, nonché dei suoi domini ed ex-domini coloniali. Questo il nodo problematico e lo snodo temporale intorno ai quali il volume è fondamentalmente costruito.
Su suolo europeo, tra Inghilterra (Dickens, Eliot), Francia (Hugo, Gide, Cocteau), Russia e Austria felix (Dostoevskij Freud) – nell’arco temporale che si estende dall’epopea capitalistico-borghese di seconda metà dell’Ottocento fino alle due guerre – vengono analizzate e studiate le forme latenti e dislocate della configurazione edipica, integrando nel percorso alcuni esemplari rovesciamenti e scardinamenti prodotti, durante gli Anni Settanta, dalla cultura della Contestazione (Morante, Testori, Deleuze e Guattari).
Per altro verso, dall’altra parte dell’Oceano e del Mediterraneo, ritornano, dall’America e dall’Africa (tra Faulkner e Rotimi), vere e proprie figurazioni speculari e distorte della stessa vicenda, storie familiari disfunzionali e post-edipiche, come a rammentare quali violente e regressive conseguenze abbia avuto sulle periferie e sui confini del mondo la vocazione civilizzatrice della civiltà borghese alle prese con i propri disagi.
Non manca l’attenzione per il destino dei personaggi non centrali e/o marginalizzati della storia di Edipo: Giocasta, innanzitutto, e i figli-fratelli dell’incesto, recuperati dal grande alveo della tradizione drammaturgica romana e da Seneca in particolare, per proseguire, con significativi affondi in Shakespeare (la Cordelia/Antigone di Re Lear), attraverso sentieri poco noti del teatro tardorinascimentale e secentesco (Manfredi, Pallavicino), fino al postmoderno (Molinaro). Chiude il volume la traduzione di The Gods Are Not To Blame di Ola Rotimi ad opera di Francesca Lamioni.

 

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2014 Il romanzo della regina

Il romanzo della Regina. Shakespeare e la scrittura della sovranità, Roma, Bulzoni, 2014.


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Sigmund Freud (1856-1939) – Per la musica sono quasi incapace di godimento. Una disposizione razionalistica o forse analitica si oppone in me a ch’io mi lasci commuovere senza sapere perché e da cosa.

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«Siamo assolutamente pronti a riconoscere che un “sentimento oceanico esiste in molte persone, e propendiamo a ricondurlo a una prima fase del sentimento dell’Io».

 S. Freud, Disagio della civiltà [1929, trad.it. in Opere , vol. X, p. 564].
«Intendo dire questo: se si eseguono un paio di battute e qualcuno, come avviene nel Don Giovanni, dice “E’ dalle Nozze di Figaro di Mozart”, tutt’in una volta fluttuano in me ricordi, dei quali però, un attimo dopo, niente di isolato può giungere alla coscienza. La frase significativa serve da punto di irruzione, a partire dal quale viene posto contemporaneamente in eccitazione tutto un complesso. Potrebbe non succedere diversamente nel pensiero inconscio».
S. Freud, L’interpretazione dei sogni, 1900. Trad.it. in Opere, vol. III, p. 455.
«Premetto che in fatto d’arte non sono un intenditore, ma un profano. Ho notato spesso che il contenuto di un’opera d’arte esercita su di me un’attrazione più forte che non le sue qualità formali e tecniche, alle quali invece l’artista attribuisce un valore primario. Per molte manifestazioni e per più d’un effetto che l’arte produce mi manca invero l’esatta comprensione […].
Le opere d’arte esercitano tuttavia una forte influenza su di me, specialmente la letteratura e le arti plastiche su di me, più raramente la pittura. Sono stato indotto perciò a indugiare a lungo di fronte ad esse quando mi se ne è presentato l’occasione, con l’intento di capirle a modo mio, cioè di rendermi conto per qual via producano i loro effetti. Nel caso in cui ciò non mi riesce, come per esempio per la musica, sono quasi incapace di godimento. Una disposizione razionalistica o forse analitica si oppone in me a ch’io mi lasci commuovere senza sapere perché e da cosa.
La mia attenzione è caduta così sul fatto, apparentemente paradossale, che proprio alcune delle creazioni artistiche più meravigliose e travolgenti sono rimaste oscure alla nostra comprensione. Le ammiriamo, ci sentiamo sopraffatti dalla loro grandezza, ma non s appiamo dire che cosa rappresentano». [1913]

Sigmund Freud, Der Moses des Michelangelo, in Gesammelte Schriften, voI. X, Internationaler psychoanalytischer Verlag, Leipzig 1924, pp. 257-86 (trad . it. Il Mosé di Michelangelo, in Id., Opere complete, Bollati Boringhieri, Torino 1975, voi. VII, p. 299).


Angelo Villa, Pink Freud. Psicoanalis della cansone d'autore da Bob Dylan a Van De sfroos, Mimesis

Angelo Villa, Pink Freud. Psicoanalis della cansone d’autore da Bob Dylan a Van De sfroos, Mimesis


Gabriele Scaramuzza, Hegel e la musica


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Sigmund Freud (1856-1939) – Il valore della caducità è un valore di rarità nel tempo. La limitazione della possibilità di godimento aumenta il suo pregio. Se un fiore fiorisce una sola notte, non per ciò la sua fioritura ci appare meno splendida.

Sigmund Freud 01

Opere, Vol VIII

Opere, Vol VIII

Caducità

«Non molto tempo fa, in compagnia di un amico silenzioso e di un poeta già famoso nonostante la sua giovane età, feci una passeggiata in una contrada estiva in piena fioritura. Il poeta ammirava la bellezza della natura intorno a noi ma non ne traeva gioia. Lo turbava il pensiero che tutta quella bellezza era destinata a perire, che col sopraggiungere dell’inverno sarebbe scomparsa: come del resto ogni bellezza umana, come tutto ciò che di bello e nobile gli uomini hanno creato o potranno creare. Tutto ciò che egli avrebbe altrimenti amato e ammirato gli sembrava svilito dalla caducità cui era destinato. […] Il valore della caducità è un valore di rarità nel tempo. La limitazione della possibilità di godimento aumenta il suo pregio. […] Se un fiore fiorisce una sola notte, non per ciò la sua fioritura ci appare meno splendida. …».[L’intera pagina nel PDF allegato]

Sigmund Freud, Caducità, in Opere, a cura di C. L. Musatti, Boringhieri, 1982, vol. VIII, p. 174.

 

Sigmund Freud, Caducità

 

Saggi sull'arte, la letteratura e il linguaggio

Saggi sull’arte, la letteratura e il linguaggio

 


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