Cristina Campo (1923-1977) – Qui l’attenzione raggiunge forse la sua più pura forma, il suo nome più esatto: è la responsabilità, la capacità di rispondere per qualcosa o qualcuno, che nutre in misura uguale la poesia, l’intesa fra gli esseri, l’opposizione al male.

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Gli imperdonabili

Cristina Campo, Gli imperdonabili

«”Souffrir pour quelque chose c’est lui avoir accordé une attention extrème.” (Così Omero soffre per i Troiani, contemplando la morte di Ettore; così il maestro di spada giapponese non distingue tra la sua morte e quella dell’avversario.) E avere accordato a qualcosa un’attenzione estrema è avere accettato di soffrirla fino alla fine, e non soltanto di soffrirla ma di soffrire per essa, di porsi come uno schenno tra essa e tutto quanto può minacciarla,
in noi e al di fuori di noi. E avere assunto sopra se stessi il peso di quelle oscure, incessanti
minacce, che sono la condizione stessa della gioia.
Qui l’attenzione raggiunge forse la sua più pura forma, il suo nome più esatto: è la responsabilità, la capacità di rispondere per qualcosa o qualcuno, che nutre in misura uguale la poesia, l’intesa fra gli esseri, l’opposizione al male.
Perché veramente ogni errore umano, poetico, spirituale, non è, in essenza, se non disattenzione».

«Spezzati quegli specchi, poteva l’uomo non rimanere privo di volto? Non serve ricordare fino a che punto una folla moderna atterrisca per la totale cancellazione, nel numero, del volto umano e di quelle pure, laceranti figure che i volti umani sanno talvolta comporre. Il volto collettivo è un impossibile e i destini si annullano nelle agghiaccianti tipologie immaginarie che solo ricordare contamina: l’uomo a cui tutte le mura della metropoli gridano quale musica dovrà amare, casa desiderare, donna sognare, propongono senza tregua la folla babelica dei destini vicari, l’attrice che ha bevuto il veleno, il campione morto in un incidente. Nessun rapporto, non occorre dirlo, tra il destino e la disavventura di simili personaggi, frutto a sua volta di un vortice collettivo che li ha strappati per primi a qualunque rischio di vocazione.
E la catena è insolubile, tutte queste sorti girano a vuoto, una attratta dall’altra, gli empi camminano in tondo, come appunto avverte il Salmista».

Cristina Campo, Gli imperdonabili, Adelphi, Milano, 1987.

 

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Cristina Campo.

 

 


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