Giorgio Riolo – «La via del classico. Letteratura, società, vita quotidiana, conoscenza».

Giorgio Riolo,
La via del classico. Letteratura, società, vita quotidiana, conoscenza

ISBN 978-88-7588-423-9, 2025, pp. 488,  Euro 35 .

In copertina: Vittorio Amedeo Corcos, Sogni, 1896, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma.



Indice


Introduzione

Perché la letteratura e perché i classici.

Un necessario discorso preliminare

– Bibliografia minima generale –

Nota al testo

Parte prima

L’antichità classica

Capitolo I – Il mondo greco

Omero

Omero, Iliade

Omero, Odissea

– Bibliografia minima –

I tragici

Il teatro greco – Le tragedie

Eschilo, Orestea (Agamennone, Coefore, Eumenidi)

– Bibliografia minima –

Sofocle, Edipo re, Edipo a Colono, Antigone

– Bibliografia minima –

Euripide, Medea

– Bibliografia minima –

I filosofi

Platone

– Bibliografia minima –

Platone, Simposio

– Bibliografia minima –

Platone, Apologia di Socrate

– Bibliografia minima –

Platone, Eutifrone, Critone, Fedone

– Bibliografia minima –

Platone, La Repubblica

– Bibliografia minima –

Platone, Fedro

– Bibliografia minima –

Epicuro, Lettera a Meneceo

– Bibliografia minima –

Capitolo II – Il mondo romano

Seneca, Lettere a Lucilio

– Bibliografia minima –

Capitolo III – Il Vicino Oriente

La Bibbia e i Vangeli di Matteo e Luca

La Bibbia

Il problema Gesù: il Gesù storico e il Cristo della fede

– Bibliografia minima –

Parte seconda

Dal Medioevo all’età moderna

Capitolo I – Dante, Machiavelli, Shakespeare, Goethe

Dante, La Divina Commedia

– Bibliografia minima –

Niccolò Machiavelli, Il principe

– Bibliografia minima –

William Shakespeare

– Bibliografia minima –

W. Shakespeare, Amleto, Re Lear

– Bibliografia minima –

W. Shakespeare, Giulio Cesare, Il mercante di Venezia

– Bibliografia minima –

W. Shakespeare, Macbeth, La tempesta

– Bibliografia minima –

W. Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate,

Saggio di Laura Cantelmo

– Bibliografia minima –

Johann Wolfgang Goethe, Faust

– Bibliografia minima –

Capitolo II – Il Settecento e l’Illuminismo

Jean-Jacques Rousseau, Discorso sulle scienze e sulle arti, Discorso sull’origine e i fondamenti della diseguaglianza tra gli uomini, Fantasticherie di un passeggiatore solitario

  • Bibliografia minima –

Parte terza

La grande stagione del romanzo realistico

Capitolo I – I francesi

Honoré de Balzac

Premessa

Vita e opere

Balzac, Illusioni perdute, Splendori e miserie delle cortigiane

– Bibliografia minima –

Balzac, Eugénie Grandet

– Bibliografia minima –

Balzac, Papà Goriot

– Bibliografia minima –

Stendhal, Il rosso e il nero

– Bibliografia minima –

Capitolo II – I russi

Nikolaj V. Gogol’, Racconti di Pietroburgo

– Bibliografia minima –

Fëdor M. Dostoevskij

– Bibliografia minima –

Dostoevskij, Delitto e castigo

– Bibliografia minima –

Dostoevskij, L’idiota

– Bibliografia minima –

Dostoevskij, I demoni

– Bibliografia minima –

Dostoevskij, I fratelli Karamazov

– Bibliografia minima –

Lev N. Tolstoj

Tolstoj, Tre morti, I cosacchi, Dopo il ballo

Tolstoj, Padrone e lavorante

Tolstoj, La cedola falsa

Tolstoj, La morte di Ivan Ilic

Tolstoj, Il divino e l’umano

Tolstoj, Padre Sergio

Tolstoj, La sonata a Kreuzer

Tolstoj, Hadzi Murat

Tolstoj, Guerra e pace

Tolstoj, Anna Karenina

Tolstoj, Resurrezione

– Bibliografia minima –

Anton P. Cechov

Cechov, Racconti

(La steppa, La signora col cagnolino, Reparto N. 6)

– Bibliografia minima –

Capitolo III – Thomas Mann

Thomas Mann, I Buddenbrook

Thomas Mann, Tonio Kröger

Thomas Mann, La morte a Venezia

Thomas Mann, Tristano

Thomas Mann, Disordine e dolore precoce

Thomas Mann, La montagna incantata

Thomas Mann, Doctor Faustus

– Bibliografia minima –

Capitolo IV – L’Ottocento italiano

Alessandro Manzoni, I promessi sposi

– Bibliografia minima –

Giacomo Leopardi, Canti, Operette morali

– Bibliografia minima –

Giovanni Verga, Novelle

– Bibliografia minima –

Parte quarta

La grande letteratura italiana del secondo dopoguerra

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il gattopardo

– Bibliografia minima –

Elio Vittorini, Conversazione in Sicilia

– Bibliografia minima –

Primo Levi, Se questo è un uomo, I sommersi e i salvati

– Bibliografia minima –

Italo Calvino, La giornata di uno scrutatore

– Bibliografia minima –

Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli

– Bibliografia minima –

Cesare Pavese, La luna e i falò

– Bibliografia minima –

Beppe Fenoglio, Il partigiano Johnny, Una questione privata

– Bibliografia minima –

Francesco Jovine, Le terre del Sacramento

– Bibliografia minima –

Ignazio Silone, Uscita di sicurezza

– Bibliografia minima –

Leonardo Sciascia, Le parrocchie di Regalpetra, Il contesto,

Todo modo, Gli zii di Sicilia, Il mare colore del vino

– Bibliografia minima –

Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari e Lettere luterane

– Bibliografia minima –

don Lorenzo Milani, Lettera a una professoressa

– Bibliografia minima –

Parte quinta

Marguerite Yourcenar

Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano

– Bibliografia minima –

Parte sesta

La storia

Edward H. Carr, Sei lezioni sulla storia

– Bibliografia minima –

Marc Bloch, Apologia della storia o mestiere di storico

– Bibliografia minima –

AA.VV. Lettere di condannati a morte della Resistenza europea

– Bibliografia minima –

Massimo M. Salvadori, Storia d’Italia.

Il cammino tormentato di una nazione. 1861-2016

– Bibliografia minima –

Parte settima

Il pensiero critico

Karl Marx, Opere

– Bibliografia minima –

Antonio Gramsci, Alcuni temi della quistione meridionale,

Lettere dal carcere, Quaderni del carcere

– Bibliografia minima –

György Lukács, Il marxismo e la critica letteraria,

Estetica

– Il fascino delle origini

– L’intermezzo moscovita

– Le concezioni estetiche di Marx ed Engels

– Il realismo critico, la particolarità e il “tipo”

– Lo scoiattolo e l’elefante

– Il rigore della maturità

– Dalla vita quotidiana alla vita quotidiana

– La catarsi, dall’antica Atene alle moderne metropoli

– La catarsi nella vita e nella letteratura: Lev Tolstoj

– Bibliografia minima –

Ernst Bloch, Il principio speranza

– Ernst Bloch e il marxismo critico

– Il principio speranza

– Il diritto degli esseri umani a “camminare eretti” e il socialismo

– Il Sessantotto e oltre

– La vita e l’opera

– Bibliografia minima –

Simone Weil, La prima radice

– Bibliografia minima –

Frantz Fanon, I dannati della terra

– Bibliografia minima –

Indice dei nomi




M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.
M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.

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Gioacchino Turco – «ETERNIT». Quando i soldi si impadroniscono del cuore la salute e la vita stessa dei lavoratori e dei cittadini vengono sacrificate sull’altare del profitto.

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Eternit

Risvolto di copertina

Questa storia prende vita negli anni del secondo dopoguerra, quando un forte flusso migratorio si spostava dal Meridione al Settentrione industrializzato. Si svolge in tre diversi ambienti: Casale Monferrato, Reggio Calabria e Torino, ruotando intorno al caso Eternit e ai tanti morti per amianto. Per l’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Salute sul lavoro, sono almeno tremila casi l’anno nella sola Italia (centomila nel mondo), e gli epidemiologi dicono che si morirà a causa dell’amianto fino al 2040. Questo libro unisce elementi di verità storica all’invenzione di alcuni personaggi che questa vicenda raccontano. Una storia singolare e insieme universale, di persone semplici, che esalta la forza dell’uomo di rialzarsi e andare avanti nonostante le tragedie e mette a nudo la fragilità umana al cospetto del denaro. È, infatti, quando i soldi si impadroniscono del cuore che la salute e la vita stessa dei lavoratori e dei cittadini vengono sacrificate sull’altare del profitto.

Gioacchino Turco, Eternit. Quando i soldi si impadroniscono del cuore, Sensibili alle foglie, pp. 80, 2016.

Gioacchino Turco, operatore socio-sanitario, è nato a Reggio Calabria nel 1976. Amante della letteratura inglese, fin da ragazzo cerca nella natura che lo circonda una forma di ispirazione. Questo è il suo primo romanzo.

 

 


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Marie-Henri Beyle, Stendhal (1783-1842) – Le azioni ispirate da una vera passione mancano raramente di produrre il loro effetto.

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La Certosa di Parma

«È esatto dire che, in mezzo ai bassi interessi del denaro e alla scolorita freddezza dei pensieri volgari che riempiono la nostra vita, le azioni ispirate da una vera passione mancano raramente di produrre il loro effetto, quasi che una divinità propizia si desse premura di condurle per mano».

Marie-Henri Beyle (Stendhal), La Certosa di Parma (Libro Secondo – Capitolo XXII), Garzanti, 2012

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Immagine in evidenza:
Uno scritto di Stendhal (Prima regola: Essere se stessi)
su un libro conservato presso la Bibliothèque Sainte-Geneviève a Parigi.


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Elias Canetti (1905-1994)– L’opera sopravvive perché contiene pura quantità di vita e lo scrittore coinvolge tutti coloro che sono con lui nell’immortalità dell’opera.

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L’immortalità

È bene prender le mosse da un uomo come Stendhal se si vuol parlare di tal genere di immortalità privata o letteraria. Difficilmente si potrebbe trovare una persona più aliena dalle correnti immagini di fede. Stendhal fu del tutto libero dai vincoli e dalle promesse di qualsiasi religione; le sue sensazioni e i suoi pensieri furono esclusivamente rivolti alla vita terrena, che egli sperimentò e godette nel modo più preciso e profondo. Egli si aprì a tutto ciò che poteva recargli piacere, e così facendo non fu sciocco giacché conservò intatto l’elemento individuale: non ricondusse nulla entro una precaria, globale unità. Diffidò di tutto ciò che non gli fu possibile sperimentare. Pensò molto, ma in lui non vi fu alcun pensiero freddo. Ogni cosa che egli registrava, ogni cosa che egli plasmava, restava prossima all’istante ardente in cui era nata. Amò molte cose, credette a molte cose, ma tutte meravigliosamente concrete. Di qualunque cosa si trattasse, egli poteva trovarla proprio in sé senza dover ricorrere ad alcun trucco.
Quest’uomo che non diede nulla per presupposto, che volle toccare ogni cosa, che fu la vita stessa nella misura in cui la vita è senso e spirito, che visse ogni avvenimento nel cuore pur riuscendo anche ad osservarlo dall’esterno, – quest’uomo nel quale parola e contenuto coincisero con suprema naturalezza come se di sua iniziativa si fosse accinto a purificare la lingua, quest’uomo raro e veramente libero, ebbe tuttavia anch’egli una fede, della quale parlò con facilità e spontaneità come di un’amata.
Senza alcuna insofferenza egli si accontentò di scrivere per pochi: era però certissimo che entro cent’anni molti lo avrebbero letto. Nei tempi moderni non esiste una fede nell’immortalità letteraria più chiara, isolata e priva di presunzione della sua. Cosa significa tale fede? Quale è il suo contenuto? Essa significa che lo scrittore vivrà quando tutti gli altri suoi contemporanei non saranno più vivi. Ciò non vuol dire affatto che lo scrittore sia maldisposto verso i viventi in quanto tali. Egli non si sbarazza di loro, non fa nulla di ostile a loro, e tantomeno vi si pone contro in battaglia. Egli disprezza coloro che si sono procurati falsa gloria, ma altrettanto disdegna di combatterli con le loro stesse armi; non nutre rancore verso di essi, poiché sa bene quanto si ingannino. Egli si sceglie la compagnia di coloro alla cui schiera sa di appartenere: coloro che furono nei tempi trascorsi, e la cui opera ancora vive – coloro che parlano ancora a qualcuno, e delle cui opere ci si nutre. La gratitudine che si prova per essi è gratitudine per la vita stessa.
Uccidere per sopravvivere non può avere alcun valore dal punto di vista di questo modo di sentire, giacché chi lo fa proprio non vuole sopravvivere ora. Egli entra in lizza cent’anni dopo, quando ormai non vive più, né può dunque uccidere. Agendo così, egli rinuncia a contrapporre opera contro opera ed è poi troppo tardi perché possa intervenire nel confronto. La vera e propria rivalità inizia quando i rivali non sono più in vita. Essi non possono assistere alla battaglia tra le loro rispettive opere. L’opera, però, deve sopravvivere, e per sopravvivere deve contenere la maggiore e la pura quantità di vita. Lo scrittore non soltanto ha disdegnato uccidere, ma ha coinvolto tutti coloro che erano con lui in quell’immortalità, ove ogni cosa è attivamente presente, la più piccola come la più grande.
Tale quadro è esattamente l’opposto di quello fornito dai potenti che portano con sé nella morte tutto ciò che li circonda, al fine di poter ritrovare nell’aldilà ogni cosa cui erano abituati. Nulla denuncia in modo più terribile la loro profonda impotenza. Essi uccidono da vivi, uccidono da morti, un corteo di uccisi li accompagna nell’aldilà.
Ma chi apre Stendhal ritrova lui stesso insieme con tutti coloro che lo circondavano, e li ritrova in questa vita. Così i morti si offrono come il pià nobile nutrimento ai vivi. La loro immortalità torna a vantaggio dei vivi; grazie a questo capovolgimento del sacrificio dei morti, tutto prospera. La sopravvivenza ha perduto il suo aculeo e il regno dell’inimicizia è alla fine».

Elias Canetti, Massa e potere, Adelphi, 1981, pp. 334-336.

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