Massimo Stella – «Madreparola. Risorgenze della Musa tra modernismo europeo e antichità classica». Il dono materno della parola e della voce poetiche è l’onda di una lunga memoria che, dall’Antico al primo Novecento europeo, continua a spirare.

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Madreparola

Madreparola

 

 

Descrizione
Il dono materno della parola e della voce poetiche è l’onda di una lunga memoria che, dall’Antico al primo Novecento europeo, continua a spirare. La verga esiodea della poesia – il meraviglioso ramo d’alloro fiorito, quel simbolo vegetale di fecondità e iniziazione – sta sotto l’insegna della Madre (Mnemosyne), che parla, si muove e incontra il mondo attraverso l’anodos e l’epifania delle sue Figlie (le Muse). Nel futuro-passato della tradizione, saranno, quelle Figlie, le jeunes filles en fleurs della Recherche proustiana, e ancora parleranno al giovane poeta – quasi si rinnovasse in lui la figura millenaria del kouros-cantore – nell’universo creativo della figurazione rilkiana. Il canto delle donne al poeta (così Rilke intitolava uno dei suoi Neue Gedichte), da Fattrici a Fattore, è Terribile: esso rievoca e ridice, per chi “fa” con le sole parole, la gestazione della vita, quella creazione del vivente che, nella lingua dell’uomo, prenderà il nome di “anima”. Il “canto delle donne” e il movimento del loro pensiero sono the Voice of Language, il flusso sonoro del mondo che Joyce, memore quant’altri mai dell’oralità omerica e dell’epos, catturerà, di nuovo (come fosse un’ultima volta?), nel suo libro-poema, restituendoci, in Molly-Penelope, il ritmo immemoriale e incessante della mente creativa.

Dante Gabriel Rossetti - La Donna della finestra

Dante Gabriel Rossetti – La Donna della finestra

Massimo Stella è ricercatore in Critica letteraria e Letterature comparate alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Classicista di formazione, ha studiato nelle Università di Pavia e di Padova. Lavora attualmente sulla ricezione dell’Antico (tra teatro e filosofia) nelle letterature e nel pensiero moderni e contemporanei.
Ha pubblicato, oltre a numerosi saggi in riviste scientifiche internazionali e capitoli di libro (in italiano, francese, inglese, portoghese), le seguenti monografie: Madreparola. Risorgenze della Musa tra modernismo europeo e antichità classica, Mimesis edizioni, 2018; Il romanzo della Regina. Shakespeare e la scrittura della sovranità, Roma, Bulzoni, 2014; Sofocle. Edipo re. Traduzione, Introduzione e Commento a cura di Massimo Stella, Roma, Carocci, 2010; Luciano di Samosata. Vite dei filosofi all’asta. La morte di Peregrino, traduzione, introduzione e commento a cura di Massimo Stella, Roma, Carocci, 2007; L’illusion philosophique. La mort de Socrate sur la scène des Dialogues platoniciens, Grenoble, Editions Jerôme Millon, 2006; e ha curato il volume collettivo sulle sopravvivenze del mito di Edipo nella memoria letteraria europea ed extraeuropea: Edipo. Margini Confini Periferie, Pisa, ETS, 2013 (in collaborazione con Patrizia Pinotti). Ha partecipato e partecipa a gruppi di ricerca nazionali e internazionali – tra i quali, ultimamente, il progetto Cofecub 2015 (collaborazione Parigi CNRS/ENS-Rio UFRJ) sulla tradizione delle poetiche antiche.
È membro di comitato scientifico di riviste internazionali (L’immagine riflessa), membro di comitato editoriale (Collana Testo a fronte – Aracne Editore), svolge attività di referee per Storia delle Donne. Collabora con il manifesto (Alias).

Dante Gabriel Rossetti. Mnemosyne

Dante Gabriel Rossetti. Mnemosyne


Altri libri di Masimo Stella

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2006 L'illusion philosophique. La mort de Socrate sur la scène des Dialogues platoniciens

L’illusion philosophique. La mort de Socrate sur la scène des Dialogues platoniciens, Grenoble, Editions Jerôme Millon, 2006.

 

Qu’en est-il de l’écriture de Platon hors des sentiers battus de la critique moderne, au-delà des notions traditionnelles de “dialogue” et de “philosophie”? Ce livre prend en considération les dialogues platoniciens comme un unique macro-texte narratif et s’efforce d’y tracer un parcours original au moyen de la mimesis : l’auteur joue avec l’écriture platonicienne et s’y construit un récit ou, plus exactement, la trame d’un récit possible qui devient, au fil des pages, celle de la mort de Socrate. Ce jeu des textes nous présente alors Platon non plus comme un philosophe, un maître ou un théoricien de la politique mais comme le conteur, le narrateur d’une expérience intellectuelle et idéale en lien direct avec la vie de sa cité, à travers l’éros, la mort et le pouvoir.

 

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2007 Luciano di Samosata. Vite dei filosofi all’asta. La morte di Peregrino

Luciano di Samostata, Vite dei filosofi all’asta. La morte di Peregrino.

Traduzione, introduzione e commento a cura di Massimo Stella, Roma, Carocci, 2007.

 

Tra le “Vite dei filosofi all’asta” e “La morte di Peregrino” si apre una medesima scena e si svolge, al contempo, una medesima vicenda del pensiero: è un teatro e una storia della mimesi, con la giostra – un po’ folle e bislacca – delle copie, delle imitazioni, dei simulacri che danzano ormai liberi e festeggianti sulla morte, inequivocabilmente definitiva, della verità. Il grande cadavere è quello della filosofia platonica e di tutte le filosofie che, sulle orme di Platone, hanno voluto porsi sul piedistallo della virtù e della conoscenza vera. Così Luciano, il grande scrittore di Samosata (II secolo d.C.), mette in vendita, anzi in svendita, tutte le filosofie possibili sulla piazza del mercato ed erige un grande rogo su cui, simbolicamente, con l’impostura di Peregrino, sale anche tutta quella vanagloria filosofica che ha spirato con potenti soffi di alterigia per secoli e secoli. Da queste ceneri possono così rinascere la scrittura e il racconto, liberati dai sequestri e dalle ipoteche della verità e della virtù, del bene e della politica. Ha l’aria della vendetta, tutto ciò, e lo è certamente. Ma è anche qualcosa in più. Questa scena, allestita da Luciano tra le “Vite” e il “Peregrino”, è una delle riflessioni più profondamente filosofiche che sia dato di leggere sul “ragno implicito” di ogni filosofia: l’ipocrita recita dell’esemplarità. Se poi questa recita ha già trovato dei pericolosi eredi, come i cristiani…

 

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2010 Sofoche, Edipo re

Sofocle, Edipo re

Traduzione, Introduzione e Commento a cura di Massimo Stella, Roma, Carocci, 2010.

Tragedia del potere, perché cronaca della destituzione d’un capo, tragedia della politica, perché analisi del conflitto tra poteri, l’Edipo re è un’opera teatrale che recide definitivamente i suoi legami con tutte le illusioni della tradizione (il mito, il rito) per farsi “opera di denuncia”: sono i sussurri e le grida di una comunità che divora sé stessa, sotto un cielo senza dèi, su una terra maledetta.

 

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2013 Edipo. Margini e confini

Edipo. Margini Confini Periferie, ETS, Pisa, 2013
(in collaborazione con Patrizia Pinotti).

 

Margini, confini, periferie dell’edipo: territori estremi, liminali e decentrati del mito di Edipo (riformulato da Sofocle) e del suo complesso (secondo Freud) nella geografia politica e culturale dell’Europa Occidentale tra Otto e Novecento, nonché dei suoi domini ed ex-domini coloniali. Questo il nodo problematico e lo snodo temporale intorno ai quali il volume è fondamentalmente costruito.
Su suolo europeo, tra Inghilterra (Dickens, Eliot), Francia (Hugo, Gide, Cocteau), Russia e Austria felix (Dostoevskij Freud) – nell’arco temporale che si estende dall’epopea capitalistico-borghese di seconda metà dell’Ottocento fino alle due guerre – vengono analizzate e studiate le forme latenti e dislocate della configurazione edipica, integrando nel percorso alcuni esemplari rovesciamenti e scardinamenti prodotti, durante gli Anni Settanta, dalla cultura della Contestazione (Morante, Testori, Deleuze e Guattari).
Per altro verso, dall’altra parte dell’Oceano e del Mediterraneo, ritornano, dall’America e dall’Africa (tra Faulkner e Rotimi), vere e proprie figurazioni speculari e distorte della stessa vicenda, storie familiari disfunzionali e post-edipiche, come a rammentare quali violente e regressive conseguenze abbia avuto sulle periferie e sui confini del mondo la vocazione civilizzatrice della civiltà borghese alle prese con i propri disagi.
Non manca l’attenzione per il destino dei personaggi non centrali e/o marginalizzati della storia di Edipo: Giocasta, innanzitutto, e i figli-fratelli dell’incesto, recuperati dal grande alveo della tradizione drammaturgica romana e da Seneca in particolare, per proseguire, con significativi affondi in Shakespeare (la Cordelia/Antigone di Re Lear), attraverso sentieri poco noti del teatro tardorinascimentale e secentesco (Manfredi, Pallavicino), fino al postmoderno (Molinaro). Chiude il volume la traduzione di The Gods Are Not To Blame di Ola Rotimi ad opera di Francesca Lamioni.

 

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2014 Il romanzo della regina

Il romanzo della Regina. Shakespeare e la scrittura della sovranità, Roma, Bulzoni, 2014.


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Camilla Migliori – Un archetipo in cerca di autore: «La carriera di Edipo». Dal 9 all’11 marzo al Teatro Tordinona (Sala Pirandello), Roma.

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Un archetipo in cerca di autore:

La carriera di Edipo, di Camilla Migliori

 

Dall’8 all’11 marzo 2018

Teatro Tordinona (Sala Pirandello),
Via degli Acquasparta 16, ore 21,
domenica ore 18, per la regia di Luca Milesi.


Il libro

 

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La condadina dello spettacolo

 

Teatro Tordinona - La Carriera di Edipo

Teatro Tordinona – La Carriera di Edipo

 

Locandina in PDF – Teatro Tordinona – La Carriera di Edipo


 

 

 


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L’introduzione di Daniele Orlandi

Un vecchio garage fiocamente illuminato da un lampadina. Un manichino impolverato che passa di mano in mano. Una compagnia minimale composta da due donne (regista e aiuto regista) e un attore egocentrico e di nessun talento. Un’ambizione non da poco: Sofocle, Edipo re.

     Avrebbe dovuto essere una rivisitazione dell’inconsapevole parricidio ma in La carriera di Edipo, di Camilla Migliori – autrice e regista teatrale con una quarantennale esperienza -, lo psicodramma familiare travalica i limiti del canovaccio sofocleo per divenire anche dramma politico. Se per famiglia s’intende ancora la cellula base della società, dunque di una polis. Consci della superfluità del riassunto in una prefazione, lasciamo la parola ad Adriana, la regista nella finzione scenica di questo Sofocle pirandellianamente rivisitato: «L’idea», spiega la donna al pragmatico dirigente, metà Innominato metà disprezzata figura paterna, «è quella di attualizzare il mito e renderlo più aderente alla realtà di oggi, più comprensibile». Questo basti ad una breve sinossi.

     In una recente intervista, l’intramontabile Franca Valeri invitava a lasciare in pace i classici se non si vuole che il teatro muoia per dissanguamento d’idee. L’odiato dirigente arriverà più o meno alla stessa conclusione quando, incurante dell’idealismo commovente della giovane donna, asserirà che «il voler andare oltre a tutti i costi è solo un pretesto per sterili quanto inutili giochi mentali». Di diverso avviso sarebbe stato Italo Calvino che individuava nei classici qualcosa a che vedere con l’inconscio collettivo molto più di quanto pensiamo. Com’è fin troppo noto, un classico era per il grande scrittore «un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire». In questo senso, la messa in scena della tragedia diviene speculare, nei suoi elementi tipici, al meta-teatro immaginato da Camilla Migliori: Guido-Edipo, Adriana-Antigone, Chiara-Ismene, il manichino-Laio… ma mentre l’originale si sviluppava sotto il segno del fato, l’ananke, nella sua impossibile riproposizione l’autrice rappresenta una guerra tra psyché e dikē, tra ribellione assetata di affrancamento dal padre costituito e dal ferreo regolamento della prassi sociale fatta sistema.

     Per realizzare lo spettacolo servono conoscenze in alto loco, autorizzazioni, bustarelle, insomma «olio e non sabbia», scriveva Günter Eich, «nell’ingranaggio del mondo». Adriana, l’idealista, non ci sta. Guido, il narciso, non può comprenderla mentre la docile Chiara si assume il ruolo di mediatrice senza medium. Ma i personaggi usciti dalla penna di Camilla Migliori sfuggono al determinismo dell’arché e trasformano l’equazione hegeliana tra razionale e reale in una strenua lotta contro i diaframmi congeniti di un’inevitabile trasfigurazione con l’autorità. Qui sta l’originalità – e la forza – di questo piccolo gioiello letterario: non appena ci si rende conto che l’immedesimazione con i mitopoietici personaggi consente sovrapposizioni ma non saldature.

     Scritta negli anni Ottanta, al termine di un’epoca storica dove il parricidio era stato anche e notevolmente uno slogan sopra lunghi tazebao per poi tornare – miracoli del “riflusso” – sui tavoli di conferenze unicamente come complesso più famoso della storia, quest’opera non teme il confronto col mondo attuale. Anzi, lo anticipa svelando relatori di oggi quali parricidi di ieri dietro il medesimo striscione. Ciò che il re di Tebe non aveva potuto prevedere era come il suo sconvolgente dilemma, il suo contrappasso ante litteram che da allora ci tormenta tutti, si sarebbe risolto nel denaro. Edipo ha fatto carriera e si è lasciato alle spalle le remore di una volta. Non v’è intuizione più geniale, a nostro parere, né più perfetta aderenza alla realtà. A noi resta la nostalgia che s’accompagna ad ogni tramonto, quando potevamo amare Giocasta e nello scotto pagato rivendicare una dignità.

     Per tornare alla contestazione di una qualche società, al parricidio e al necessario transfert avremmo bisogno anzitutto di ciò che oggi manca di più: i padri. Siamo dunque condannati al suicidio. O per sempre all’acculturazione borghese?

DANIELE ORLANDI

 

(Da D. Orlandi, Prefazione, in C. Migliori, La carriera di Edipo, Pistoia, Petite Plaisance, 2015, pp. 5-7)

 


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Leonardo Soldati – «Lo Spettro della Rosa». Il teatro di Maura Del Serra tradotto in Messico.

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CHT163698 Nijinsky performing the Danse Siamoise from 'Les Orientales' by Foquine (1880-1942) performed in Paris, 1910 (sepia photo) by French Photographer, (20th century); Private Collection; (add.info.: season of the 'Ballets Russes';); Archives Charmet; French, it is possible that some works by this artist may be protected by third party rights in some territories

 

 

 

«Non voglio denaro! Io non amo il denaro, Serjoža. Amo la vita, il ritmo della vita nel mondo, nella gente. Voglio che mi sentano, quando danzo. Che creino con me la bellezza, la verità». Vaslav Nijnskij,
in «Lo Spettro della Rosa»

Nijinsky

240 ISBN
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S’intitola Lo Spettro della Rosa il testo teatrale della drammaturga pistoiese Maura Del Serra pubblicato in Messico nell’Antologia Drammaturgia italiana contemporanea. La prestigiosa raccolta contiene infatti testi teatrali in edizione bilingue (italiano e spagnolo) di sedici drammaturghi italiani viventi, editi nella “Colleccion Teatro” della Secreteria de Cultura del Gobierno De Jalisco a Guadalajara, coordinata da Efrain Franco Fris e Luis Miguel Lopez con traduzioni a cura di Enrique Vazquez Lozano e Giuseppina Mortola, distribuita in tutti i Paesi dell’America Latina. Il libro è stato presentatto anche in Italia, nel corso di un ricevimento tenutosi a Roma nella sede dell’Ambasciata del Messico, alla presenza di varie autorità e personalità del mondo della politica, della cultura, dello spettacolo e dell’arte di entrambi i Paesi. Durante la cerimonia Maura Del Serra è stata menzionata più volte, non solo come autrice del testo contenuto nella raccolta ma più in generale per la sua vasta attività poetica e drammaturgica, in particolare per aver dedicato a Sor Juana Inez de la Cruz, personalità storica della cultura messicana, il testo teatrale La Fenice di cui è stata annunciata la traduzione e pubblicazione per conto di una primaria casa editrice messicana.

                                                                     Leonardo Soldati

Settimanale “La Vita”, Cultura, p. 3, 14/1/2018

 

La Secretaría de Cultura de Jalisco ha pubblicato in Messico il libro Dramaturgia Italiana Contemporánea, che contiene la versione italiana e la traduzione spagnola dei monologhi di 16 autori del CENDIC, su invito dell’attore e produttore Luis Miguel López  A dimostrazione della necessità della istituzionalizzazione nel nostro Paese di un Centro di Drammaturgia Italiana Contemporanea, il CENDIC è stato contattato da Luis Miguel López tramite l’Ambasciata del Messico, come punto di riferimento della drammaturgia italiana. Edito da Samuel Gómez Luna Cortés nella collana “Colección teatro”, coordinato da Efraín Franco Frías e Luis Miguel López, tradotto da Enrique Vázquez Lozano y Giuseppina Mortola, il volume Dramaturgia Italiana Contemporánea è un’antologia di testi di Aquilino, Enrico Bagnato, Duska Bisconti, Angelo Callipo, Maria Letizia Compatangelo, Maura Del Serra, Gennaro Francione, Luciana Luppi, Guglielmo Masetti Zannini, Patrizia Monaco, Liliana Paganini, Luigi Passarelli, Massimiliano Perrotta, Antonio Sapienza, Flavio Sciolè e Angela Villa, con corredo di fotografie e curriculum degli autori.


Maura Del Serra – Adattamento teatrale de “La vita accanto” di Mariapia Veladiano
Maura Del Serra, Franca Nuti – Voce di Voci. Franca Nuti legge Maura Del Serra.
Intervista a Maura Del Serra. A cura di Nuria Kanzian. «Mantenersi fedeli alla propria vocazione e all’onestà intellettuale, senza cedere alle lusinghe di un facile successo massmediatico»
Maura Del Serra – Il lavoro impossibile dell’artigiano di parole
Maura Del Serra – La parola della poesia: un “coro a bocca chiusa”
Maura Del Serra, «Teatro», 2015, pp. 864
Maura Del Serra – Quadrifoglio in onore di Dino Campana
Maura Del Serra – I LIBRI ed altro
Maura Del Serra – Miklós Szentkuthy, il manierista enciclopedico della Weltliteratur: verso l’unica e sola metafora
Maura Del Serra – Al popolo della pace.
Maura Del Serra – «L’albero delle parole». La mia vita è stata un ponte per centinaia di vite, che mi hanno consumato e rinnovato, per loro libera necessità.

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Romeo Castellucci – «ETHICA. Natura e origine della mente». Il teatro è nato nella polis, è un mondo sperimentale, scuote, fa inciampare, cambiare direzione. Costringe a riconfigurare lo sguardo. L’essenza del teatro è stupore primario.

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ETHICA. Natura e origine della mente

Fotografie di Guido Mencari

«Il teatro è un pugno nello stomaco, necessariamente. […] Politico lo è per natura. Il teatro è nato nella polis, la tragedia greca è espressione della politica e della città, ha a che fare con il vivere comune, non c’è niente di mistico o di naturale: è un mondo sperimentale, un laboratorio in cui si constata la disfunzione dell’essere. Quindi sì, il teatro è politico. Ma quando i contenuti sono politici, per me è un fallimento. […] Il teatro deve scuotere necessariamente lo spettatore […]. È il lascito della tragedia greca […] Per questo lo spettacolo scuote, fa inciampare, cambiare direzione. Costringe a riconfigurare lo sguardo […] Nel teatro ci sono elementi viscerali che scavalcano la funzione stessa del linguaggio ed entrano nel corpo in modo diretto. Esattamente come fa la musica. […] Il teatro ha a che fare con una dimensione primaria che tocca corde profonde. […] L’essenza del teatro è stupore primario».

 

Intervista a cura di Annachiara Sacchi, pubblicata su la lettura, 18-06-2017, p. 34.

ETHICA. Natura e origine della mente

ETHICA. Natura e origine della mente

Fotografie di Guido Mencari

 

 

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ETHICA. Natura e origine della mente

Fotografie di Guido Mencari


Romeo Castellucci, ETHICA. Natura e origine della mente.

 

È il titolo del secondo dei cinque libri che compongono Ethica di Baruch Spinoza (1632-1677) e ispira l’azione.
In scena una giovane donna è sospesa a un cavo, a diversi metri dal suolo e impersona la Luce. Guardando più attentamente, lo spettatore si accorge che è tenuta solo dal dito indice della mano sinistra. Sembra che per poco possa essere vittima di una caduta vertiginosa. In mezzo al pubblico si aggira un cane poliglotta: parla sia il linguaggio dei gatti, sia quello umano. Il cane impersona una Telecamera. C’è poi un terzo personaggio, composto da una moltitudine di presenze, che dà voce alla Mente.
Lo spettacolo ha l’obiettivo di congelare questo pensiero nell’atto di ricevere l’immagine, non da un punto di vista scientifico, ma per consacrare la fusione tra la ricezione dello spettatore e la creazione dell’immagine d’orgine.
Il titolo è tratto dal libro secondo dell’Etica di Spinoza, nel quale il filosofo esplora la natura del pensiero superiore e la potenza dello spirito, ossia “la sorgente della mente”.

Romeo Castellucci nasce nel 1960 a Cesena. Si diploma in Pittura e Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel 1981 insieme a Claudia Castellucci e a Chiara Guidi fonda la Socìetas Raffaello Sanzio. Da allora realizza numerosi spettacoli come autore, regista, e creatore delle scene, delle luci, dei suoni e dei costumi. Noto in tutto il mondo – i suoi lavori sono stati presentati in più di cinquanta nazioni. Le sue regie propongono linee drammatiche non soggette al primato della letteratura, facendo del teatro un’arte plastica, complessa, ricca di visioni. Questo ha sviluppato un linguaggio comprensibile come possono esserlo la musica, la scultura, la pittura e l’architettura. Il suo lavoro è regolarmente invitato e prodotto dai più prestigiosi teatri di prosa, teatri d’Opera e festival internazionali.

Nel 1998 riceve il Premio Europa come nuova realtà teatrale, Taormina

Nel 2013 è insignito del Leone d’Oro alla Carriera da La Biennale di Venezia.

 

 

Epopea della polvere, Ubulibri, 2001

Epopea della polvere, Ubulibri, 2001

 

 

Intervista a cura di Matteo Marelli, pubblicata su il manifesto, 03-03-2017, p. 12.

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Epitaph, Ubulibri, 2000

Epitaph, Ubulibri, 2000


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Daniele Orlandi – Attraverso il prisma dostoevskijano, Camilla Migliori ci invita a considerare l’espressione artistica come un mezzo d’elevazione dell’uomo al di sopra dei suoi limiti.

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Dostoevskj

Camilla Migliori, Dostoevskij. Il destino di uno scrittore, la libertà di una coscienza, Aracne, 2016, pp. 270, € 12.

Ai vertici della letteratura universale si incontra l’opera di Fëdor Dostoevskij (1821-1881). Una letteratura tanto grande quanto enormi sono i temi – il tema, a ben vedere – che essa affronta: l’indagine spietata sul senso dell’esistenza, dal “sottosuolo” dell’animo umano fino all’eventualità (e, talvolta, al rimpianto) di Dio. I frutti della strenua ricerca vengono declinati in romanzi filosofici imperituri – da Povera gente (1846) a I fratelli Karamazov (1880), passando per Memorie dal sottosuolo (1864) e Delitto e castigo (1866), solo per citarne alcuni – dove il grandangolo dello scrittore russo si allarga via via ad inglobare l’intero enigma-uomo. Chiavi d’accesso ne sono la povertà e la ricchezza, la colpa e l’espiazione, la fede e l’ateismo, perenni irrisolvibili dicotomie.
Se fosse possibile comporre in un’unica degna citazione le molte anime che formano il «magma dostevskiano» (p. 181), sceglieremmo senza dubbio alcuno un luogo dell’intercessione di San Bernardo alla Vergine: «[…] Questi, che da l’infima lacuna/ de l’universo infin qui ha vedute/ le vite spiritali ad una ad una» (Dante, Par., XXIII 22-24).
Dopodiché, per pudore, più non diremmo.
Siamo invece chiamati a parlare di Camilla Migliori – regista teatrale, drammaturga e pittrice, con una quarantennale carriera alle spalle – e del suo coraggioso e appassionato confrontarsi con il creatore di Ivan Karamazov. Un dialogo ininterrotto che approda, per ora, a questa raccolta di tre testi teatrali basati sulla biografia e sulla poetica dell’autore. «Ne sono stata influenzata», confessa l’autrice, «coinvolta, a volte perseguitata e in ogni mio lavoro c’è una traccia che rimanda al pensiero del grande scrittore» (p. 5).
Dostoevskij. Il destino di uno scrittore, la libertà di una coscienza. Si tratta, ripercorrendolo di propria mano, del tentativo di illuminare il percorso spirituale dell’uomo Dostevskij riverso nelle opere fino a coincidere con esse. Vorremmo dire, fin da subito, che si è altresì davanti a un esempio pregevole non solo di costruzioni dialogiche da parte di Camilla Migliori ma anche di un’immersiva investigazione e trasposizione dell’autrice nell’autore, sia pure sotto le mentite spoglie di un narratore-personaggio. In questo senso, si potrebbe affermare che il contributo di Camilla Migliori alla comprensione del messaggio dostevskiano sia anche questo: Fëdor è destinato a divenire il doppio autobiografico di ogni artista che abbia un altissimo concetto dell’arte, impossibile da svilire in mere indagini di mercato.
Non è la prima volta che l’autrice va ingaggiando un corpo a corpo con classici che hanno scoraggiato (e spesso sconfitto) molti suoi colleghi. Abbiamo già avuto l’onorevole occasione di parlarne e di apprezzare la profondità dello scavo nonché l’eleganza del suo tocco prefando La carriera di Edipo (2015), mise en abyme della tragedia sofoclea. Allora parlammo di gioiello letterario. Nel presente caso rinnoviamo convintamente l’impressione.
Fotogrammi di una vita è il primo e più cospicuo capitolo di questa trilogia. Vi sono rappresentate, con fluido montaggio, le più significative stazioni della vicenda biografica dello scrittore, inesauribili fonti d’ispirazione per le sue opere. I lutti genitoriali in tenera età, le prime letture di Puškin e Turgenev, il tormento dell’epilessia, le difficoltà economiche, la morte di due adorati figli, il primo romanzo e l’avvicinamento – mai acritico – al socialismo utopistico di marca fourieriana, fino all’arresto e alla condanna a morte per attentato allo Stato poi commutata in quattro anni di lavori forzati nelle lande siberiane e cinque di esilio. Nasce in tal grembo quel grande affresco dell’universo concentrazionario che è Memorie di una casa di morti (1861-1862). Esperienza, quest’ultima, che costituisce uno spartiacque nella vita dell’autore, nell’esatto momento in cui il plotone d’esecuzione lo sta consegnando al nulla: «La consapevolezza che ciò è inevitabile. Questa è la coscienza del vero dolore» (p. 188).
Particolarmente pregnante è la messa in scena della differenza tra i due maggiori scrittori russi del tempo, Dostoevskij e Lev Tolstoj. Per l’autore di Anna Karenina, lo scontro tra Bene e Male può essere descritto solo oggettivamente, come frutto dei conflitti interni alle società mentre per Dostoevskij è il cuore umano l’unico vero «campo di battaglia» (p. 212) della guerra tra Dio e Satana. Siamo davanti a un Dostoevskij che ha abbandonato la poetica del realismo puro in favore di uno sguardo introspettivo nel pozzo della psicologia umana, «capace di riunire in sé tutti i possibili contrasti e di contemplare a un tempo i due abissi» (p. 216) dell’ideale e della degradazione.
In Dostoevskij. Un uomo, una moltitudine, secondo tempo del trittico, protagonisti sono lo scrittore e i suoi personaggi, in un momento scenico onirico e metaletterario di grande suggestione. Qui emergono in straordinaria sequenza i nuclei tematici maggiori del suo pensiero. Colpisce particolarmente l’interrogarsi sul problema del Male e segnatamente nei confronti degli innocenti, che sembra sconfessare o di certo mettere in discussione i disegni divini. E non può non venire in mente la domanda principe che Primo Levi pone al mondo, quasi al termine della sua lunga riflessione su Auschwitz, nel capitolo Vanadio del Sistema periodico: «Perché i bambini in gas?».
Infine, in Conversazione. Da Dostoevskij a Tarkovskij, Camilla Migliori mette in scena un dialogo tra un editore affarista e uno scrittore iconoclasta di se stesso e dedito alla difesa del supremo senso dell’arte e non sarà casuale il riferimento a Tarkoskij, regista inviso al regime stalinista per la scelta di seguire la libera ispirazione contro il diktat di un’arte asservita alla costruzione dell’uomo nuovo sovietico. Il cerchio dunque va chiudendosi dove l’abbiamo aperto seguendo la medesima circonferenza tracciata da Camilla Migliori. Attraverso il prisma dostoevskijano, l’autrice ci invita a considerare l’espressione artistica come un mezzo d’elevazione dell’uomo al di sopra dei suoi limiti, nel senso più nobile del termine. Se non negli abissi del cielo e della terra, certamente in quello della complessa, mutevole personalità di Fëdor Dostoevskij, luogo nel quale l’opera di Camilla Migliori fa, ancora una volta, da affidabile guida e lucerna.

DANIELE ORLANDI


I libri di Camilla Miglori

Un cuore che non trema

Un cuore che non trema

Noie, paranoie, piccole manie

Noie, paranoie, piccole manie

Narrativa in scena

Narrativa in scena

Le donne e il loro dòimon

Le donne e il loro dòimon

L'era del granchio

L’era del granchio

Effetto Mozart

Effetto Mozart

Crimini, finzioni, misfatti

Crimini, finzioni, misfatti

Coperta 233_ISBN

La carriera di Edipo

indicepresentazioneautoresintesi


Daniele Orlandi – Costanzo Preve sulla «zona grigia» di Primo Levi
Daniele Orlandi – Nostalgie semiserie di un medievista senza Eco
Daniele Orlandi – Quell’amore di Dino Buzzati

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Maria Letizia Compatangelo – La mia passione per il Teatro.

Maria Letizia Compatangelo 02

Lorca_disegnoSeppia

Il teatro è uno degli strumenti più espressivi
e più utili per la formazione di un paese,
ed è il barometro che ne segna la grandezza o la decadenza
.

Federico García Lorca

 

news_45948_1Maria Letizia Compatangelo

 

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Copertina 221

Maria Letizia Compatangelo

La cena di Vermeer

indicepresentazioneautoresintesi

 

 

La Cena di Vermeer racconta l’incredibile scommessa con l’arte e con la vita di Han van Meegeren, “il falsario che truffò i nazisti”. Obbligato a diventare falsario per sopravvivere, Han sceglie Vermeer: all’inizio vuole solo vendicarsi dei critici che lo hanno messo al bando, impedendogli di dipingere. Ma va oltre e non riesce più a fermarsi. Lui non “falsifica” Vermeer, lui diventa Vermeer. Crea dei nuovi originali, riconosciuti e venerati nei musei come opera del grande maestro di Delft. E quando accetterà di parlare per salvarsi la vita, non sarà creduto e dovrà combattere per farsi giudicare colpevole! La Cena di Vermeer affronta un tema nodale di tutti i tempi, e particolarmente del nostro: il rapporto tra verità e apparenza. Come in un borgesiano gioco di specchi, si confrontano e si contaminano apparenti verità e vere apparenze, in una sorta di giallo in cui di continuo i ruoli del detective e dell’assassino si invertono, ma alla fine è legittimo sospettare che siano entrambi una sola entità: la vita.


 

Come te. I figli del silenzio. Il Veliero e il Pesce Rosso

Come te. I figli del silenzio. Il Veliero e il Pesce Rosso

 

 

La maschera e il video, I

La maschera e il video, I

 

La maschera e il video, II

La maschera e il video, II

 

 

O capitano, mio capitano! Eduardo maestro di drammaturgia

O capitano, mio capitano! Eduardo maestro di drammaturgia


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Romeo Castellucci – Scandalo è una parola abusata e perlopiù misconosciuta. In senso greco l’etimologia è «la pietra d’inciampo». E’ qualcosa che ti arresta, solo per un momento, ma che ti rende presente il tuo cammino. La provocazione è stupida, avvilisce l’intelligenza.

Romeo Castellucci
Epopea della polvere, Ubulibri, 2001

Epopea della polvere, Ubulibri, 2001

«Scandalo è una parola abusata e perlopiù misconosciuta. Lo scandalo nell’arte non solo può succedere ma direi che è il destino, l’orizzonte di ogni opera: non si dà opera d’arte senza scandalo. Scandalo però in senso greco; l’etimologia è “la pietra d’inciampo“: quando tu inciampi sei costretto a riformulare il tuo passo; è qualcosa che ti arresta, solo per un momento, ma che ti rende presente il tuo cammino. ne divieni cosciente. Lo scandalo è un interruttore.
Poi. ovviamente. c’è un uso “giornalistico” di questa parola … ma non c’entra più niente, lì diventa provocazione, rientra a far parte di un vocabolario completamente diverso.
La provocazione è stupida, avvilisce l’intelligenza non solo di chi la fa ma anche quella delle persone a cui viene rivolta; è avvilente, è una tecnica pubblicitaria: miserabile perché troppo semplice, si smaschera inunediatamente.
Lo scandalo invece è qualcosa di molto più profondo e nascosto.
Un’opera scandalosa non necessariamente ha dei toni forti. Lo scandalo può essere sepolto molto all’interno, può essere un elemento estremamente soffice, quasi invisibile.
Mi viene in mente H6lderlin, uno dei poeti. degli artisti più scandalosi della storia.
Un altro è Robert Walser, nella sua opera tutto quanto è grazioso. eppure c’è uno scandalo profondissimo. lo scandalo della vita che viene nascosto sotto una patina di borotalco.
Queste sono tra le esperienze più radicali che mi vengono in mente. Bisogna capirsi attorno alla parola “scandalo”. che comunque è molto importante».

Romeo Castellucci

Intervista a cura di Matteo Marelli, pubblicata su il manifesto, 03-03-2017, p. 12.

A te, giovane artista ignoto, Bononia University Press, 2015,

A te, giovane artista ignoto, Bononia University Press, 2015,

Romeo-Castellucci_784x0

Epitaph, Ubulibri, 2000

Epitaph, Ubulibri, 2000


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Giovanni Antonucci – Il Teatro poetico di Maura Del Serra vive sul palcoscenico e nel corpo dell’interprete

Giovanni Antonucci_Teatro_Maura Del Serra

240 Coperta

indicepresentazioneautoresintesi

***

Maura Del Serra, poetessa di rilievo internazionale, è anche la nostra massima rappresentante di un teatro di poesia di grande qualità lirica e insiema drammaturgica. In questo volume ha raccolto tutta la sua produzione, ventitré testi, frutto di trant’anni di attività per il palcoscenico.
Il regista Antonio Calenda, il più colto della nostra scena, ha scritto nella finissima introduzione che il teatro della Del Serra “è una sorta di lavacro lustrale nei confronti di tanta drammaturgia contemporanea e della pratica del fare teatro”, aggiugendo che “il suo teatro è il sublime tentativo di rappresentare il mistero, incognito e forse inconoscibile, della vita e della morte, grazie anche all’uso di una parola che diviene senso e si fa azione”.
Teatro poetico, quindi, ma teatro teatrale che vive sul palcoscenico e nel corpo dell’interprete. Questa concezione è già tutta ne La fonte ardente. Due atti per Simone weil, scritta nel 1985 e andata in scena per la prima volta a Firenze nel 1992. Un testodi grande respiro che affronta non solo la straordinaria figura della Weil, ma anche un’intera epoca culturale, politica e sociale, i cui protagonisti sono Trotskij, Alain, Simone De Beauvoir, Georges Bataille, René Daumal, ma anche Monsignor Roncalli, poi Papa Giovanni XIII. Personaggi reali, ma, come sottolinea la stessa autrice, “intesi, in primo e ultimo luogo, in senso esemplare, cioè poetico e simbolico”, come è proprio del grande teatro.
Di assoluto rilievo è La Fenice (1990) la cui protagonista è la suora messicana Juana Inés de la Cruz, ritratto interiorizzato di questa straordinaria scrittrice barocca che incarna tutti itemi della sua epoca: la contrastata dignità della donna e anche come ha scritto Mario Luzi, “la tormentosa dialettica di scienza e fede, di sapere e obbedienza”.
Andreij Rublijòv, scritto fra il 1989 e il 1990, capolavoro della nostra drammaturgia, è un affresco del grande artista russo, morto intorno al 1430, “che disegna il rapporto – sottolinea la Del Serra – fra artista e società, cultura egemone e istanze di liberazione, tradizione e rinnovamento”.
Lo Spettro della Rosa (1992) coglie il rapporto fra genialità e follia attraverso la parabola tragica del grande danzatore russo Vaslav Nijnskij.
Agnodice (1995) è l’invenzione di un personaggio femminile semistorico, e “doppio”, donna medico brillante, nell’Atene ellenistica del III secolo a.C., che ha il potere di scoprire i segni nelle cose, con la sete di sapere, di collegare i fenomeni, scontrandosi con il potere costituito.
Guerra di sogni, vincitore del Premio “Ugo Betti” nel 1999, rappresenta in chiave mitico-visionaria il tema della violenza totalitaria nella lotta fra la dittatura supermediatica degli Extra e la ribellione dionisiaca degli Intra.
Isole (2002) è un’ivestigazione poetica, degna di Marguerite Yourcenar, sulle donne di un Ulisse ibernato, la madre Anticlea, la maga Circe, la fanciulla Nausicaa e la moglie Penelope.
Il volume è concluso dalle due opere più recenti di Maura Del Serra, Isadora (2014) e La torre di Iperione (2015). La prima è il ritratto di Isadora Duncan, la grande e innovativa danzatrice che vive per l’arte e la bellezza. La seconda ha per protagonista il grande poeta Hölderlin che dialoga con “spiriti” eterogenei a lui idealmente affini per la caduta nella follia, come Kant, Nietzsche, Dino Campana e Virginia Woolf.
È un teatro, questo di Maura Del Serra, che ogni vero appassionato deve avere nella sua biblioteca.

                                                                                                    Giovanni Antonucci

in,
“Teatro E Cinema Contemporaneo – Rivista Di Teatro E Cinema”.
Editrice “Pagine”, Roma, VIII, 24 giugno 2016

 

Teatro e cinema contemporaneo

 



I libri di Maura Del Serra

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Poesia

 

Scala dei giuramenti

Scala dei giuramenti

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Tentativi di certezza

Tentativi di certezza

***

Voce di voci

Voce di voci

***

Canti e pietre

Canti e pietre

***

Scintille

Scintille

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Infinito presente

Infinito presente

***

Infinite Present

Infinite Present

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L'opera del vento

L’opera del vento

***

Adagio con fuoco

Adagio con fuoco

***

Congiunzioni

Congiunzioni

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L'età che non dà ombra

L’età che non dà ombra

***

Za solecem i nociju vosled

Za solecem i nociju vosled

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Aforismi

Aforismi

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Elementi

Elementi

***

Dietro il sole e la notte

Dietro il sole e la notte

***

Corale

Corale

***

Sostanze

Sostanze

***

senza niente

senza niente

***

Concordanze

Concordanze

***

Meridiana

Meridiana

***

La gloria oscura

La gloria oscura

***

L'arco

L’arco


Teatro

 

Teatro

Teatro

***

La vita accanto

La vita accanto

***

Guerra di sogni

Guerra di sogni

***

La fonte ardente

La fonte ardente

***

Andrej Rubliòv

Andrej Rubliòv

***

Eraclito. Due risvegli

Eraclito. Due risvegli

***

Isole. Poema scenico

Isole. Poema scenico

***

Scintilla d'Africa

Scintilla d’Africa

***

Agnodice

Agnodice

***

Dialogo Natura e Anima

Dialogo Natura e Anima

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Rosens ande

Rosens ande

***

Lo spettro della rosa

Lo spettro della rosa

***

La fenice

La fenice

***

La Minima

La Minima

***

L'albero delle parole

L’albero delle parole


Critica

 

Una rara pietà

Una rara pietà

***

Simone Weil. 'intelligenza della santità

Simone Weil: l’intelligenza della santità

***

Di poesia e d'altro, III

Di poesia e d’altro, III

***

Di poesia e d'altro, II

Di poesia e d’altro, II

***

Di poesia e d'altro, I

Di poesia e d’altro, I

***

Crescita e costruzione. Immagini del giardino

Crescita e costruzione. Immagini del giardino

***

Le foglie della sibilla

Le foglie della sibilla. Scritti su Margherita Guidacci

***

L'uomo comune. Claudellismo e passione ascetica in Jahier

L’uomo comune. Claudellismo e passione ascetica in Jahier

***

Clemente Rebora. Lo specchio e il fuoco

Clemente Rebora. Lo specchio e il fuoco

***

Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli

***

Ungaretti

Ungaretti

***

Dino Campana

Campana

***

L'immagine aperta

L’immagine aperta

***

Mostra bio.bibliografica su Dino Campana

Mostra bio-bibliografica su Dino Campana


Traduzioni

 

R. Tagore-V. Ocampo, Non posso tradurre il mio cuore

R. Tagore –  V. Ocampo, Non posso tradurre il mio cuore

***

Tagore, Ricordi di vita

Tagore, Ricordi di vita

***

Cicerone, Manualetto elettorale

Cicerone, Manualetto elettorale

***

K. Mansfield, Poesie e prose liriche

K. Mansfield, Poesie e prose liriche

***

D. Barnes, Disincanto

D. Barnes, Disincanto

***

Victor Segalen, Odi

Victor Segalen, Odi

***

Le poesie di Simone Weil

Le poesie di Simone Weil

***

F. Thompson, Il Segugio del Cielo

F. Thompson, Il Segugio del Cielo

***

Orlando n

V. Woolf, Orlando

***

V. Woolf, Orlando

V. Woolf, Orlando

***

V. Woolf, Orlando

V. Woolf, Orlando

***

tutti-i-racconti-10_4349_

K. Mansfield, Tutti i racconti

***

K. Mansfield, Tutti i racconti

K. Mansfield, Tutti i racconti

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K. Mansfield. Tutti i racconti

K. Mansfield. Tutti i racconti

***

Una stanza

V. Woolf, Una stanza tutta per sé

***

V. Woolf, Una stanza tutta per sé

V. Woolf, Una stanza tutta per sé

***

V. Woolf, Una stanza tutta per sé

V. Woolf, Una stanza tutta per sé

***

Shakespeare molto-rumore-per-nulla_1479_

W. Shakespeare, Molto rumore per nulla

***

W. Shakespeare, Molto rumore per nulla

W. Shakespeare, Molto rumore per nulla

***

M. Hamburger, Taccuino di un vagabondo europeo

M. Hamburger, Taccuino di un vagabondo europeo

***

E. LASKER-SCHÜLER, Caro cavaliere azzurro

E. LASKER-SCHÜLER, Caro cavaliere azzurro

***

Vi. Woolf, Le onde

Vi. Woolf, Le onde

***

M. Proust, Alla ricerca del tempo perduto

M. Proust, Alla ricerca del tempo perduto

***

G. Herbert, Corona di lode

G. Herbert, Corona di lode

***

E. Lasker-Sculer, Ballate ebraiche e altre poesie

E. Lasker-Schuler, Ballate ebraiche e altre poesie

 

 

Curatele

 

 

Kore. Iniziazioni femminili

Kore. Iniziazioni femminili

***

M. Guidacci, Le poesie

M. Guidacci, Le poesie

***

Poesia e lavoro

Poesia e lavoro

***

Egle Marini, La parola scolpita

E. Marini, La parola scolpita

***

G. Boine, La città

G. Boine, La città

***

Gianna Manzini, Bestiario

Gianna Manzini, Bestiario

***

P. Parigi, Noi lenti e le stelle

P. Parigi, Noi lenti e le stelle

***

Filastrocche della nonna

Filastrocche della nonna


Leggi anche:

 

Pagine di Maura Del Serra – Indice – Nuovo Rinascimento

Maura Del Serra – Adattamento teatrale de “La vita accanto” di Mariapia Veladiano

Maura Del Serra, Franca Nuti – Voce di Voci. Franca Nuti legge Maura Del Serra.

Intervista a Maura Del Serra. A cura di Nuria Kanzian. «Mantenersi fedeli alla propria vocazione e all’onestà intellettuale, senza cedere alle lusinghe di un facile successo massmediatico»

Maura Del Serra – Il lavoro impossibile dell’artigiano di parole

Maura Del Serra – La parola della poesia: un “coro a bocca chiusa”

Maura Del Serra, «Teatro», 2015, pp. 864

Maura Del Serra – Quadrifoglio in onore di Dino Campana

 


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Paranormal Creativity: Giovani Vertigini Creative – Incontro con giovani artisti – Lettura e interpretazione di testi scritti da giovani esordienti – Mostra di Paolo Di Noto – Mostra di Nilowfer Awan Ahamede – Balli delle Chejà Celen coordinate da Vania Mancini e delle Ragazze di Spin Time coordinate da ICBIE Europa onlus

paranormal

sensibili_alle_foglie X

logoScrittaSENSIBILI ALLE FOGLIE e SPIN TIME LABS

propongono un incontro interamente gestito dai giovani
per valorizzare le forme espressive e i talenti delle nuove generazioni

Paranormal Creativity01

 

Giovedì 17 Marzo – Ore 18

presso

SPIN TIME LABS

Via Santa Croce in Gerusalemme, 59  – Roma

Incontro con giovani artisti

Giacomo Buonafede (attore)
Gertrude Cestiè (giornalista)
Alessandro Cicone (cantautore)
Cloe Curcio (scrittrice)
Francesco Ferrone (scrittore)
Alessio Imparato (poeta e rapper)
Simone Proietti Gaffi (attore)

Edilson Araujo (attore)
Marianna Arbia (attrice)
Silvio Impegnoso (attore)

leggono e interpretano testi scritti da giovani esordienti


Mostra di disegni di Paolo Di Noto


Mostra di fotografie di Nilowfer Awan Ahamede


Balli delle Chejà Celen coordinate da Vania Mancini

e delle Ragazze di Spin Time coordinate da ICBIE Europa onlus


 

Logo Adobe Acrobat Locandina Paranormal Creativity – Giovani Vertigini Creative

 

Paranormal Creativity05


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Georg Büchner (1813-1837) – La drammaturgia critica di un rivoluzionario: La morte di Danton – Leonce e Lena – Woyzeck

buchner

La morte di Danton

Georg Büchner

Teatro

La morte di DantonLeonce e LenaWoyzeck

Logo Adelphi

Risvolto di copertina

«L’autore drammatico non è altro, ai miei occhi, che uno storico, ma sta al di sopra di quest’ultimo, perché egli ricrea per noi la storia una seconda volta: invece di fornirci un racconto secco e spoglio, ci introduce immediatamente nella vita di un’epoca, ci dà caratteri invece di caratteristiche, personaggi anziché descrizioni». Così Büchner, autore drammatico, definisce il proprio compito in una lettera alla famiglia del 1835. Aveva appena terminato La morte di Danton, il suo primo lavoro letterario, e neanche venti mesi lo separavano dalla morte in esilio a Zurigo, a soli 24 anni, spesi quasi interamente nell’attività rivoluzionaria e negli studi scientifici. Delle altre due opere, Leonce e Lena e Woyzeck – pubblicate parecchi anni dopo la sua morte –, Büchner non parla, almeno nelle lettere di lui che ci sono rimaste. Tanto maggiore ci sembra il prodigio nel vedere come quel giovane abbia potuto precorrere – in queste opere che costituiscono forse il tentativo più audace di rinnovamento che la storia del teatro del XIX secolo conosca – motivi formali e ideologici la cui riscoperta ad opera del naturalismo, e soprattutto dell’espressionismo alla vigilia della prima guerra mondiale, sarebbe stata definita da Walter Benjamin come uno dei «pochi avvenimenti politico-letterari dell’epoca la cui attualità deve apparire di una luce accecante alla presente generazione». Dalla prima rappresentazione di La morte di Danton, curata da Max Reinhardt nel 1916, a quella di Vogt del 1921 con Alessandro Moissi nella parte di Danton, il teatro di Büchner è entrato ormai a far parte del repertorio classico, sia in Germania, sia in Francia, sia in Italia.


Risvolto di copertina
Sotto l’apparenza del dramma storico Morte di Danton nasconde i nervi scoperti della condizione umana, cosí come sarà rivelata e rappresentata un secolo dopo, nel Novecento, con quella stessa incandescenza, la stessa disillusione, lo stesso urlo soffocato. Per Büchner, come per Leopardi, la Storia non è che una macchina celibe, anche se le ragioni per scatenare la rivoluzione sono sempre tutte vive e presenti. Quello che commuove, in Morte di Danton, è la fragilità: sembra un paradosso, trattandosi di vicende che raccontano i protagonisti di un tempo in cui si è sprigionata una forza di cui ancora oggi sentiamo la spinta. Eppure nessuno di quegli uomini ha potuto sottrarsi, oltre che alla ghigliottina, alla verifica della propria impossibilità di invertire la rotta assegnata (da Dio? dalla Natura? dal Nulla?) agli esseri umani, nonché di porre rimedio all’ingiustizia che da sempre regna sovrana.

Mario Martone

 

 

La visione di Danton. Mario Martone porta in scena una riuscita quanto inquietante riflessione sulla politica

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La drammaturgia critica di un rivoluzionario: Büchner
La morte di Danton: autopsia di una rivoluzione

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