«Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada». Eraclito
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Il volume analizza il ruolo dell’anima nella filosofia dei primi scolarchi dell’Accademia antica dopo Platone, Speusippo e Senocrate, ricostruendone le dottrine attraverso testimonianze frammentarie, indirette e spesso di controversa interpretazione. Alla luce del rigoroso metodo storico-critico e sistematico, sono qui indagati i legami tra psicologia, “ontologia”, cosmologia, epistemologia ed etica, evidenziando le innovazioni teoriche rispetto a Platone e al dibattito veteroaccademico. Si tratta di un’opera che tenta di colmare una lacuna negli studi, offrendo nuove prospettive di ricerca sulla psicologia antica.
Flavia Palmieri è dottoressa di ricerca in Filosofia presso Sapienza Università di Roma. È stata assegnista di ricerca presso il medesimo ateneo, dove è anche cultrice della materia in Storia della filosofia antica. I suoi interessi si concentrano principalmente sull’Accademia platonica antica e sul pensiero economico dell’antichità.
Review of Richard Schorlemmer: Transmission und Transformation. Überlieferungsanalysen und Rekons… more
M. Catapano, Sesto Empirico e i tropi della sospensione del giudizio, Hakkert, («Lexis Ancient Philosophy», 13), Amsterdam 2018, in «Rivista di Cultura Classica e Medievale», LXIII, 2, 2021, pp. 619-623.
Forcignanò, F. (ed.), Platone: Settima lettera, Carocci, Roma 2020, in Syzetesis VIII (2021) 439-445.
M. .Bonazzi, F. Forcigranò, A. Ulacco (eds.), “Thinking, Knowing, Acting. Epistemology and Ethics in Plato and Ancient Platonism”, Brill, Leiden-Boston, in “BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ FILOSOFICA ITALIANA”, 229 (2020), pp. 92-95.
S. Marchand, Le Scepticisme: Vivre sans opinions, “Syzetesis – Rivista di filosofia” VI/1 (2019) pp. 279-286, ISSN 1974-5044
M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.
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Arianna Fermani Sinfonia danzante del καιρός «all’apparir del vero». Declinazioni filosofiche e rifrazioni concettuali su pieghe e intrecci di καιρός e apparenza . ISBN 978-88-7588-433-8, 2025, pp. 72, Euro 10 In copertina:Joan Miró i Ferrà,Dancer, olio su tela, 1925.
In copertina
In copertina: Joan Miró i Ferrà, Dancer, olio su tela, 1925.
Il dipinto è stato ispirato da un ballerino che Miró ha visto esibirsi a Barcellona in un bar chiamato Eden Concert. La sfera lunare in alto ne raffigura la testa, da cui si diparte la linea del corpo, che procede verso il basso animandosi nel cuore rosso, da cui guizza in movimento danzante una gamba curva verso l’alto, mentre l’altra è tesa verso il basso; i piedi sono raffigurati da note stilizzate, metafora iconica della musica che si diffonde intorno all’altra linea sul lato destro, attraverso i cerchi punteggiati di giallo che dal basso risalgono verso l’alto fino a rendere possibile la metamorfosi della linea, appena vibrante, in una danzante flessuosa e armonica curva sinusoidale.
– Sono il Momento opportuno, signore di ogni cosa. Καιρὸς,ὁπανδαμάτωρ.
[…]
– Perché i capelli sono solo davanti agli occhi? Ἡ δὲ κόμη τί κατ᾽ὄψιν;
– Perché chi viene incontro l’afferri. Ὑπαντιάσαντιλαβέσθαι.
– Non hai capelli dietro, perché? Τἀξόπιθεν πρὸς τί φαλακρὰ πέλει;
– Perché, una volta che io gli sia sfrecciato accanto sugli alati piedi, nessuno, per quanto lo desideri, mi afferra da dietro! Τὸν γὰρ ἅπαξ πτηνοῖσι παραθρέξαντά με ποσσὶν οὔτις ἔθ᾽ ἱμείρων δράξεται ἐξόπιθεν».
Antologia Palatina,16, 275.
Indice
Preludio
«Sono il Momento opportuno, signore di ogni cosa».
Riflessioni iniziali su pieghe e intrecci di καιρός e apparenza
1. Brevi postille su due nozioni (apparentemente) “leggerissime”
2. Perché il καιρός è buono e perché saperlo vedere e attuare fa bene (anche alla salute)
3. Dall’attimo fuggente al luogo giusto: il καιρός che si vede
4. Quando le cose sono come sembrano, ovvero quando la verità è quella che appare: il καιρός come accettazione della sfida del visibile
Sinfonia danzante del καιρός «all’apparir del vero»: la sfida del visibile, la cattura del bene.
Declinazioni filosofiche e rifrazioni concettuali
1. Riflessioni introduttive
2. Pieghe linguistiche e concettuali del καιρός
3. Il καιρός come “luogo giusto”
4. Il καιρός come “tempo giusto”
4.1. Il καιρός, il suo mancato coglimento
e la responsabilità dell’apparire
5. Riflessioni conclusive
5.1. Il καιρός è nel tempo e fuori dal tempo
5.2. Dinamiche di cattura e di produzioni del καιρός, tra rapidità e lentezza
5.3. Spazi e tempi del καιρός: tra bene, giusta misura e felicità
Indice dei nomi
L’autrice
Arianna Fermani insegna Storia della Filosofia Antica all’Università di Macerata. Tra le sue pubblicazioni: Aristotele, Il giudizio etico. Imparare a distinguere il bene e il male per vivere felici, a cura di A. Fermani, Morcelliana, Brescia 2023; Virtù, Unicopli, Milano 2021; Aristotele e l’infinità del male. Patimenti, vizi e debolezze degli esseri umani, Morcelliana 2019; Vita felice umana. In dialogo con Platone e Aristotele, prefazione di S. Natoli, Eum 2019; L’etica di Aristotele. Il mondo della vita umana, Morcelliana 2012; By the Sophists to Aristotle through Plato. The necessity and utility of a Multifocal Approach, E. Cattanei, A. Fermani, M. Migliori (eds.), Academia Verlag 2016. Ha tradotto integralmente le Etiche di Aristotele (Aristotele, Le tre Etiche, Bompiani 2008, Giunti 2018, più volte riedito), Topici e Confutazioni Sofistiche (in Organon, Bompiani 2016). Insieme a Maurizio Migliori ha curato il manuale Filosofia antica. Una prospettiva multifocale, Morcelliana Brescia 2020. Con “petite plaisance” ha già pubblicato, tra gli altri, Equità e giustizia dal volto umano. Aristotele tra νόμος e φρόνησις; Economia e felicità. Del buon uso della ricchezza in Aristotele (2023); Concedetemi di diventare bello dentro. Viaggio alato nel Fedro di Platone; Desiderio. Navigazioni filosofiche tra le parole greche di desiderio (2024)
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«[…] Prezioso è il capitolo iniziale del volume, dovuto ad Arianna Fermani e intitolato Tra ambiguità e misura: l’ “etica del bere” in alcuni snodi della riflessione di Platone e Aristotele: pregevole contributo alla definizione del rapporto tra vino e filosofia, un binomio che la studiosa definisce fecondo e che affonda le sue radici nella ricchissima e varia humus della cultura greca delle origini. Perché “ambiguità” e “misura”? Il vino costituisce la bevanda ambigua per eccellenza; esso è un dono del dio Dioniso, una bevanda propria dell’uomo, simbolo della civiltà di un popolo, portentosa medicina dell’anima e del corpo, ma al tempo stesso un potente e pericoloso veleno: oscillazione tra salute e malattia, tra bene e male, che – osserva la Fermani– era alla base del pensiero dionisiaco».
«Il capitolo di Mino Ianne, La natura “parla” ai filosofi. Conservazione dell’ambiente naturale e simbolismo dell’albero d’ulivo nel pensiero dei Greci, è diviso sostanzialmente in due parti; nella prima egli delinea l’idea di natura e di paesaggio nella filosofia greca, in particolare nei presocratici e in Platone; nella seconda esamina il simbolismo dell’ulivo, tra l’altro, nella mitologia greca, in Omero e nei lirici greci… Per Ianne ripercorrere la storia dell’ulivo nel mondo greco permette di illuminare, da un’angolatura particolare, l’intero ecosistema della civiltà greca”
dalla Premessa introduttiva di Mario Capasso
Mino Ianne
Diremo addio ai filosofi greci?
Il Cristianesimo deellenizzato del terzo millennio
Nell’epoca cartesiana dell’hic et nunc, del trionfo del “moderno” e dei suoi “valori”, ha ancora un senso parlare dell’influenza del pensiero greco nella storia cristiana? C’è ancora spazio per questo grande patrimonio di sapere, di razionalità, di umanesimo? E, più in generale, l’umanesimo classico ha ancora un valore per la storia dell’Occidente? Il cristianesimo oggi pare inseguire e giustificare l’attualità, non più interessato a un giudizio su di essa; ma senza la mentalità filosofica greca delle domande, del dialogo, del desiderio di conoscenza, esso è prigioniero degli interessi e dei poteri dominanti. C’è una sola voce che è uscita fuori dal coro, il punto di vista lucido del Papa Benedetto XVI, sul quale è caduta la cappa del silenzio. Questo studio ripropone le ragioni di Ratzinger e del legame originario tra cristianesimo e pensiero filosofico greco, come germe di razionalità per la società multietnica contemporanea, vittima della banalità omologante che avvolge il mondo contemporaneo.
Sommario
Presentazione di Luca Grecchi Prefazione di Arianna Fermani
Introduzione Abbiamo ancora bisogno dei Greci L’humanitas antica nell’epoca dei vorticosi cambiamenti La grecizzazione del cristianesimo antico Paolo ad Atene Logos greco e Dio cristiano La discussione sulla deellenizzazione Conclusione
Bibliografia
M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.
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Se c’è una costante nel pensiero aristotelico, al di là delle sue innumerevoli declinazioni e delle sue infinite modulazioni, essa va rinvenuta nell’attenzione al dato fenomenico, ovvero a ciò che appare, a quello che si vede. Come si legge in Topici I, 11, 105a5-7, infatti, in un passo dotato di grande realismo e bella espressione di un sano “atteggiamento economico”: «quelli che sono in dubbio sul fatto che la neve sia bianca oppure no hanno semplicemente bisogno di guardarla».
Analogamente, nell’Etica Nicomchea1, il Filosofo stigmatizza la teoria socratica secondo la quale è impossibile fare consapevolmente il male, ricordando che: «un tale ragionamento contraddice i fatti in modo lampante». Si tratta di affermazioni che restituiscono a pieno quello che è stato giustamente definito come un tratto tipico della forma mentis greca: «i Greci si distinguono per un atteggiamento realistico-pragmatico nei riguardi della vita. Essi si confrontano con il mondo così come è fatto»2.
Questo “pentagramma aristotelico” prova, dunque, a far risuonare le varie “corde” del sistema del Filosofo a partire dalla presa d’atto che la riflessione dello Stagirita non si può comprendere se non a partire dalle sue “sane e profonde radici nella vita”.
Un sistema ricco e articolato, quello di Aristotele, fatto di numerose distinzioni ma mai di “separazioni”, costantemente “aperto” alla “provocazione” e sempre all’ascolto di tutte le note del reale, anche di quelle dissonanti, sempre pronto ad accettare le “sfide del visibile”, disposto ad osservare da vicino il mondo in tutte le sue pieghe, “deangolando” costantemente lo sguardo tra prospettive diverse e scorrendo su e giù tra i piani dell’“in sé” e del “per noi”.
In questa raccolta di scritti si prova a spaziare da questioni di carattere metodologico (come nel saggio dal titolo Quale “sistema” e quale “sistematicità” in Aristotele?), a riflessioni sul possibile intreccio dei due piani dell’immanenza e della trascendenza all’interno della riflessione etica del Filosofo, all’indagine sul senso e sui limiti di quella fondamentale dimensione utopica che, anche in Platone, aveva rappresentato uno dei nodi teorici e problematici più significativi, per approdare, da un lato, a una indagine sull’attualità del pensiero di Aristotele e sull’ineludibilità della ricerca filosofica e, dall’altra, a uno scavo del fondamentale tema della σχολή, ovvero di quel tempo, parimenti, libero e decisivo della (e per la) nostra esistenza.
All’interno di tali tematiche e di tali linee teoriche generali, che si muovono sul terreno ontologico e metafisico, gnoselogico-epistemologico, etico e politico, si situano riflessioni sull’intreccio tra le dimensioni del visibile e dell’invisibile, di divino e umano, ideale e reale, intero-parti, assoluto e relativo, necessario e bello.
Tale “pentagramma” prova a restituire, sulla scorta di quel paradigma del Multifocal Approach che già su molti terreni ha trovato conferme e verifiche, alcuni tratti della polifonia di una riflessione, come quella aristotelica, in cui la pluralità delle prospettive non solo non viene mai soffocata o anche solo semplicemente ridotta, ma in cui convivono, in modo non contraddittorio, prospettive opposte. Tra di esse, solo per citare un esempio, l’invito ad “immortalarsi”, da un lato, e a “umanizzarsi” dall’altro, a nutrire la propria “fame di cielo” e, insieme, quello a soddisfare l’esigenza del proprio radicamento a terra. «Questo, peraltro, è esattamente ciò che fece nella sua prassi e nella sua esperienza quotidiana di scienziato lo stesso Aristotele, il teorizzatore del motore immobile, l’elaboratore di una teoria elevatissima come quella di un Dio come “pensiero di pensiero” e, insieme, il collezionista di pesci, l’acuto osservatore della natura in tutte le sue manifestazioni, il ricercatore insaziabile»3.
D’altronde, come ci ricorda Diogene Laerzio, «il sapiente amerà, parteciperà alla vita politica, si sposerà»4. Si tratta di un dato apparentemente banale ma, in realtà, essenziale per la comprensione e per la riuscita della nostra esistenza: come una sinfonia non può nascere da un solo suono, così, come ci insegnano gli Antichi e Aristotele nello specifico, per essere felici dobbiamo “saperci suonare” e – facendo riferimento anche all’insegnamento del mio indimenticabile maestro Maurizio Migliori –, imparare a realizzarci in molti modi.
1 Aristotele, Etica Nicomachea VII, 1145 b 27-28.
2 U. Wolf, Die Suche nach dem guten Leben, Rowohlt Taschenbuch, Verlag GmbH 1996; trad. it. G. Mancuso: La filosofia come ricerca della felicità, Raffaello Cortina Editore, Milano 2001, p. 22.
3 Cfr., in Pentagramma aristotelico, p. 84.
4 Diogene Laerzio, Vite dei Filosofi, V, 1, 32.
L’autrice
Arianna Fermani insegna Storia della Filosofia Antica all’Università di Macerata. Tra le sue pubblicazioni: Aristotele, Il giudizio etico. Imparare a distinguere il bene e il male per vivere felici, a cura di A. Fermani, Morcelliana, Brescia 2023; Virtù, Unicopli, Milano 2021; Aristotele e l’infinità del male. Patimenti, vizi e debolezze degli esseri umani, Morcelliana 2019; Vita felice umana. In dialogo con Platone e Aristotele, prefazione di S. Natoli, Eum 2019; L’etica di Aristotele. Il mondo della vita umana, Morcelliana 2012; By the Sophists to Aristotle through Plato. The necessity and utility of a Multifocal Approach, E. Cattanei, A. Fermani, M. Migliori (eds.), Academia Verlag 2016. Ha tradotto integralmente le Etiche di Aristotele (Aristotele, Le tre Etiche, Bompiani 2008, Giunti 2018, più volte riedito), Topici e Confutazioni Sofistiche (in Organon, Bompiani 2016). Insieme a Maurizio Migliori ha curato il manuale Filosofia antica. Una prospettiva multifocale, Morcelliana Brescia 2020. Con “petite plaisance” ha già pubblicato, tra gli altri, Equità e giustizia dal volto umano. Aristotele tra νόμος e φρόνησις; Economia e felicità. Del buon uso della ricchezza in Aristotele (2023); Concedetemi di diventare bello dentro. Viaggio alato nel Fedro di Platone; Desiderio. Navigazioni filosofiche tra le parole greche di desiderio (2024)
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