Giancarlo Chiariglione – «Il discepolato di Ernesto De Martino. Tra religione, filosofia e antropologia». Prefazione di Alberto Giovanni Biuso.

Ernesto De Martino 03

Giancarlo Chiariglione

Il discepolato di Ernesto De Martino

Tra religione, filosofia e antropologia

Prefazione di Alberto Giovanni Biuso

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Presto convintosi della potenza totalistica del sacro e che la religione è soprattutto un dramma, un’esperienza sia individuale che collettiva che implica un’azione, il giovane Ernesto De Martino, che aderisce dapprima al fascismo e poi al mito della Rivoluzione d’Ottobre, incontra nei suoi giorni e negli studi filosofi come Mircea Eliade, Jean-Jacques Rousseau, Antonio Gramsci, Georges Sorel e soprattutto Vittorio Macchioro, un uomo eclettico, geniale e vivente su molteplici confini culturali oltre che geografici che influenzerà come pochi altri pensatori la ricerca teorica del futuro autore di Sud e magia. Ebreo triestino, studioso dell’orfismo e autore di singolari scoperte in campo archeologico illuminate da riflessioni filosofiche, intuizioni antropologiche e vissuti religiosi, Macchioro, divenuto infine suocero di De Martino, avendo questi sposato la figlia Anna, pare infatti intuire quella deriva materialistico-economicistica e scientista che ci ha portati all’attuale mondo disincarnato, “liquido”, tanto che anche dopo la rottura consumatasi tra i due, gli studi dell’ex maestro e dell’ex discepolo, in una certa misura, saranno ancora orientati a definire, a indagare la decrepitezza di una società sempre più votata all’artificiale, alla spettacolarizzazione, alla depravazione più o meno raffinata.

 

 

Prefazione

Ernesto De Martino, «sciamano della razionalità» e «signore del limite»

di Alberto Giovanni Biuso

 

L’umano è un grumo di materia che si autocomprende. E lo fa in una molteplicità di forme e strumenti. Lo fa inventandosi dei significati, allo stesso modo in cui l’apparato percettivo si inventa i colori, gli odori, i sapori. Tra questi strumenti e forme, il più potente rimane probabilmente il sacro. Nessuna società e individuo possono infatti esistere senza la tensione costante verso un senso che superi l’andare mesto, meschino e mirabile dei giorni, senza un fulgore che riempia di gloria il tempo che siamo. Non importa il suo contenuto, importa la forma. E dunque il sacro può assumere le espressioni più diverse: un dio ma anche un amore, anche un progetto, anche una funzione, anche il denaro, anche il sapere. Religione è il legame di questi desideri con quelli di altri, con quelli vicini. Nulla a che fare con chiese e fedi trascendenti – forme anch’esse del sacro, certo ma non esclusive ed escludenti – e molto invece con l’immanenza del sentirsi ed essere vivi qui e ora.

Ernesto De Martino comprese la potenza totalistica del sacro e volle studiarla in espressioni tra loro diverse. Perché, come scrive giustamente Giancarlo Chiariglione, oggetto costante delle ricerche di De Martino fu «la fragile, caotica condizione dell’uomo in virtù della quale costui non sopravvivrebbe se non disponesse di quelle forme di protezione quali la religione, il mito e, appunto, la magia». L’attenzione verso il tarantismo salentino è parte di questo atteggiamento di acuta consapevolezza di ciò che davvero si muove nel profondo degli umani e dei gruppi. Il tarantismo infatti, scrive De Martino, «offriva, oltre i simboli del rosso e del fulgore delle armi, la possibilità di mimare scene di grandezza e di potenza, di successo e di gloria: ognuno poteva così rialzare la propria sorte tanto quanto la vita l’aveva abbassata, e viveva episodi che si configuravano come il rovescio della propria oscura esistenza».1 Un riscatto antropologico e semantico, assai più che sociale e per nulla economico.

A questa apertura metodologica e ricchezza di risultati De Martino giunse attraverso un lungo e intricato percorso che Chiariglione disegna in queste pagine in modo assai vivido. Partito da una concezione mistica del mondo, che lo fece aderire prima al fascismo e poi al mito della Rivoluzione d’Ottobre, De Martino incontrò nei suoi giorni e negli studi filosofi come Mircea Eliade, Jean-Jacques Rousseau, Antonio Gramsci e soprattutto Vittorio Macchioro, un singolare personaggio, un uomo eclettico e vivente su molteplici confini culturali oltre che geografici. Ebreo triestino, studioso dell’orfismo, archeologo, narratore, Macchioro divenne suocero di De Martino, avendo questi sposato la figlia Anna.

«Sciamano impotente», questa la definizione che Chiariglione ne dà, Macchioro fu per De Martino maestro dell’essenziale, del senso, della potenza del mondo, e tale rimase anche quando da lui prese le distanze seguendo altre strade e diventando uno «sciamano della razionalità in grado di portare a compimento quell’esorcismo solenne della ragione tradizionale non riuscito pienamente a studiosi come Freud e Jung».

E infatti per De Martino la Terra del rimorso è certamente la Puglia, nella quale fu vivo il simbolismo della taranta che morde e avvelena ma il cui morso può essere sconfitto dalla forza della musica, del canto, della danza e dei colori. La Terra del rimorso è anche l’intero Sud d’Italia, nel quale il passato torna ogni volta a mordere con il suo peso di ingiustizia, di violenza, di povera e cupa umanità rispetto al Sole accecante che la sovrasta. La Terra del rimorso è infine e soprattutto la terra tutta, è l’intero pianeta abitato dagli umani, che torna ogni volta a sentire il morso dell’orrore d’esserci e in molti modi cerca di liberarsene.

Al di là dei temi e degli ambienti che costituiscono i suoi specifici oggetti d’indagine, l’etnografia di De Martino assume un significato sempre universale, toccando i temi del tempo nel quale gli umani sono immersi insieme alla Terra intera, non sopra o dentro la Terra ma proprio insieme. E in questo modo lo studioso della magia, della taranta e del furore «diventa una sorta di Signore del limite; va via via ad acquisire un ruolo “esoterico-redentore-trasformatore” che solo una figura carismatica come lo sciamano può incarnare».

Aver mostrato il nucleo antropologico e insieme sacrale dal quale la ricerca di De Martino muove è forse il pregio maggiore della empatica e lucida analisi che Chiariglione ha dedicato a uno dei più significativi e fecondi studiosi che la recente cultura europea abbia nutrito.

 

1 E. De Martino, La terra del rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud, Il Saggiatore, Milano 19763, p. 170.

M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.
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Alberto Giovanni Biuso – Quei labirinti temporali che redimono il dolore. Recensione del libro «Fenomenologia e patografia del ricordo» di Pio Colonnello.

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004 Il tempo ha una struttura labirintica, le sue direzioni sono molteplici, esso va e viene sia nelle componenti profonde della materia atomica sia nella materia consapevole di se stessa, i cervelli animali.

 

Anche per questo la domanda sul tempo non riguarda soltanto il movimento fisico delle

xxSalvatdor Dalì, La persistenza della memoria, 1931

S. Dalì, La persistenza della memoria, 1931

cose, dei viventi, degli astri. È una domanda che ha sempre a che fare anche con la memoria. È tale complessità che Pio Colonnello ha indagato in Fenomenologia e patografia del ricordo (Mimesis 2017, pp. 151, euro 16), ponendo in connessione il lavoro della memoria con il «bisogno di redimere il dolore», di rendere lieve il peso dell’accaduto, di riunire il separato, di coniugare l’adesso con il già stato in modo da dare un senso a ciò che sta per avvenire e che verrà. Passato, presente e futuro sono delle «estasi», sono delle aperture ai ricordi, al percepito, all’atteso ed è per questo che «nel singolare rapporto delle ekstasi temporali tra loro, entra finalmente in gioco la riconciliazione, il rinnovato accordo dell’uomo con il suo proprio destino».

 

Le immagini del passato possono risultare molto più vive rispetto a quelle che abbiamo davanti in questo momento, perché sono immagini-sintesi di sentimenti profondi, di angosce superate soltanto in parte, di ferite sempre dolenti, di desideri che non sono finiti. È la ragione per cui queste immagini «chiedono ancora spiegazioni al presente, mentre dal pozzo della memoria, cavità cupa ed evanescente, affiorano solo pallide immagini, lievi simulacri».

Percorriamo di continuo il magnifico labirinto del tempo, fatto con i mattoni dei nostri ricordi, i quali però non sono mai rappresentazioni statiche, ferme e sempre uguali a se stesse. No, i ricordi sono continuamente cangianti, riletti e riscritti alla luce delle urgenze presenti e delle aspirazioni future. Questo vuol dire Husserl quando sostiene – come prima di lui aveva fatto Agostino – che il presente della mente si distende e si estende in ogni altra dimensione del tempo, sino a creare quei ricordi di fantasia che sono generati «dalla capacità della coscienza intenzionale di ricollocarsi in ogni punto del flusso e di produrlo “ancora una volta”». Su questi ricordi si incentra con particolare attenzione la psicoanalisi.

Forme di realizzazione e compimento dell’accordo con sé e della riconciliazione con gli altri sono il perdono e la promessa, due facce dello stesso volto del tempo, poiché «l’una è rivolta al non-più e l’altra al non-ancora».

Giustamente Paul Ricoeur mette in guardia «dalla trappola del perdono facile», che pretende di cancellare il conflitto con un atto unilaterale, mentre la conciliazione va chiesta, maturata, faticosamente conquistata, là dove è possibile che accada. In questi fenomeni insieme interiori e sociali mostra tutta la sua potenza il divenire, capace di dare quiete anche ai più frenetici e feroci gesti della storia collettiva e di mutare segno alle speranze, ai desideri, alle illusioni, agli amori.

 

xxUmberto Boccioni, Tre donne, 1909

Umberto Boccioni, Tre donne, 1909

Tutti recisi dalla falce del tempo ma che del tempo sono sostanza. Una volta accaduti, infatti, essi lo sono per sempre. E i ricordi costituiscono la viva testimonianza della loro presenza adesso e qui, nel tessuto dei mesi, delle ore, dei giorni.

 

Il ritmo pacato e attento di questo libro, della sua scrittura, mostra tale divenire in filosofi e narratori come Arendt, Borges, Jaspers, Freud, Nietzsche, Heidegger. In tutti loro la salute umana mostra di essere in primo luogo equilibrio e gioco tra il ricordo e l’oblio, tra la tenacia dei sentimenti già vissuti e l’apertura ad accogliere il nuovo.

Alberto Giovanni Biuso

***

L’articolo è già stato pubblicato su «il manifesto» del 20 gennaio 2018.


Alberto Giovanni Biuso – Recensione del libro “Discorsi sulla morte” di Luca Grecchi.

Alberto Giovanni Biuso – Recensione al libro di Roberto Marchesini «Alterità. L’identità come relazione»

Alberto Giovanni Biuso – Recensione al libro di Renato Curcio «L’EGEMONIA DIGITALE. 
L’impatto delle nuove tecnologie nel mondo del lavoro». La colonizzazione dell’immaginario scandisce «un progresso tecnologico inesorabilmente avverso ad ogni anelito di progresso sociale»


Alcuni libri di Pio Colonnello

 

Tempo e necessità. Ricerche su Kant, Husserl e Heidegger

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Storia esistenza libertà. Rileggendo Croce

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Orizzonti del trascendentale

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Melanconia

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Martin Heidegger a Hannah Arendt. Lettera mai scritta

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Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada. Eraclito

Non obbedire a chi ti dice di rinunziare all’impossibile! / L’impossibile solo rende possibile la vita dell’uomo. / Tu fai bene a inseguire il vento con un secchio. / Da te, e da te soltanto, si lascerà catturare. M. Guidacci

 

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L’arco di pietra

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Riflessi condizionali

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Fabio Acerbi,

Riflessi condizionali


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Piero Della Francesca,

De Prospectiva pingendi. Libro I


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Alberto Giovanni Biuso,
Per una filosofia dell’informazione

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Un altro dibattito sulla scienza

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Tra antico e moderno. Osservazioni sul ruolo della traduzione nell’apprendimento delle lingue classiche

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La formazione degli insegnanti di storia. Difficoltà e ambiguità nel rapporto tra università e scuola

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Punti Critici N° 5/6 (Dicembre 2001) – Scritti di A.G. Biuso, A. Martini, R.E. Proctor, L. Stefanini, G. Stelli, F. Vieri, L. Russo.

Punti Critici n. 5-6

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Comitato di direzione: Franco Ghione, Sandro Graffi, Paolo Maddalena, Angela Martini, Lucio Russo, Giovanni Stelli.
Comitato scientifico: Alberto Giovanni Biuso (Liceo Beccaria di Milano), Laura Catastini (Istituto Statale d’Arte, Pisa), Antonio Gargano (Istituto Italiano per gli Studi Filosofici), Franco Ghione (Università di Roma Tor Vergata), Sandro Graffi (Università di Bologna), Antonio La Penna (Università di Firenze), Paolo Maddalena (Corte dei Conti per il Lazio e Università di Viterbo), Emanuele Narducci (Università di Firenze), Lucio Russo (Università di Roma Tor Vergata), Paolo Serafini (Università di Udine), Augusto Schianchi (Università di Parma), Giovanni Stelli (IRRSAE dell’Umbria, Perugia).

Segretaria di redazione: Carla Russo.


Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa  In questo numero

Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa   pp. 13-62

Giovanni Stelli,
La rivincita di Eutifrone-Didattica postmoderna e intelligemza artificiale

Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa   pp. 63-72

Fornaretto Vieri,
Didattica dell’dentità e didattica della differenza

Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa   pp. 75-98

Robert E. Proctor,
Le «arti liberali» negli Stati Uniti e il patrimonio culturale italiano

Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa   pp. 99-124

Ledo Stefanini,
Le forme del laboratorio di fisica

Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa   pp. 127-161

Angela Martini,

Equità ed efficcia nel sistema scolastico.
L’impatto delle nuove politiche educative


Logo Adobe Acrobat   Freccia rossa   pp. 163-176

Alberto Giovanni Biuso,
Sulla «Grande riforma» della scuola italiana

Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa   pp. 179-183

Due appelli per la scuola


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Notizie sugli Autori

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Per leggere le pagine

del n° 1.

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Punti Critici N° 1 (Maggio 1999) – Scritti di Fabio Acerbi, Giovanni Gallavotti, Sandro Graffi, Giovanni Lombardi, Paolo Radiciotti, Lucio Russo, Maria Sepe, Giovanni Stelli.

Per leggere le pagine

del n° 2.

Coperta N- 2

Punti Critici N° 2 (Settembre/Dicembre 1999) – Scritti di Paolo Maddalena, Alberto Giovanni Biuso, Giovanni Gallavotti, Sandro Graffi, Lucio Russo, Stefano Isola, Marco Mamone Capria, Angela Martini.

Per leggere le pagine

del n° 3.

Punti Critici N_3 g

Punti Critici N° 3 (Maggio 2000) – Scritti di Vladimir I. Arnold, Laura Catastini, Franco Ghione, Sandro Graffi, Pietro Greco, Giovanni Lombardi, Angela Martini, Emanuele Narducci, Lucio Russo.

Per leggere le pagine

del n° 4.

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Punti Critici N° 4 (Febbraio 2001) – Scritti di Fabio Acerbi, Piero Brunori, Giovanni Lombardi, Angela Martini, Paolo Maddalena, Lucio Russo, Ledo Stefanini, Mauro Zennaro.

Si può accedere  ad ogni singola pagina pubblicata aprendo il file word     

  logo-wordIndice completo delle pagine pubblicate (ordine alfabetico per autore al 12-08-2017)


N.B. Le immagini e i video sono stati reperiti nel web e quindi considerati di pubblico dominio. Qualora si ritenesse che possano violare diritti di terzi, si prega di scrivere al seguente indirizzo: info@petiteplaisance.it, e saranno immediatamente rimossi.


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Punti Critici N° 3 (Maggio 2000) – Scritti di Vladimir I. Arnold, Laura Catastini, Franco Ghione, Sandro Graffi, Pietro Greco, Giovanni Lombardi, Angela Martini, Emanuele Narducci, Lucio Russo.

Punti Critici n. 3

Punti Critici N_3_pic

Comitato di direzione: Franco Ghione, Sandro Graffi, Paolo Maddalena, Angela Martini, Lucio Russo, Giovanni Stelli.
Comitato scientifico: Alberto Giovanni Biuso (Liceo Beccaria di Milano), Laura Catastini (Istituto Statale d’Arte, Pisa), Antonio Gargano (Istituto Italiano per gli Studi Filosofici), Franco Ghione (Università di Roma Tor Vergata), Sandro Graffi (Università di Bologna), Antonio La Penna (Università di Firenze), Paolo Maddalena (Corte dei Conti per il Lazio e Università di Viterbo), Emanuele Narducci (Università di Firenze), Lucio Russo (Università di Roma Tor Vergata), Paolo Serafini (Università di Udine), Augusto Schianchi (Università di Parma), Giovanni Stelli (IRRSAE dell’Umbria, Perugia).

Segretaria di redazione: Carla Russo.

Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa   Presentazione

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Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa   pp. 11-39 

Angela Martini,
Abitare le rovine.
Il destino dell’educazione liberale nell’epoca della globalizzazione


Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa   pp. 41-56

Emanuele Narducci,
Umberto Eco. le Guerre Puniche e la luna rossa, nonché I Baluba

Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa   pp. 57-59

Giovanni Lombardi,
Formarsi sui videogiochi o progettarli? Il caso del Giappone

Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa   pp. 61-70  

Lucio Russo,
Due libri sulla scuola italiana

Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa   pp. 73-85    

Vladimr I. Arnold,
Sull’insegnamento della matematica

Logo Adobe Acrobat   Freccia rossa   pp. 87-98    

Lucio Russo,
L’articolo di Arnold e i rapporti tra storia della cultura e scienza esatta

Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa   pp. 99-128  

Laura Catastini e Franco Ghione,
Immagini, analogie e sassolini nei pitagorici

Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa   pp. 129-141

Pietro Greco,
Ideali scientifici mediterranei

Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa   pp. 143-171    

Sandro Graffi,
Sull’origine dell’interpretazione statistica della meccanica quantistica

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Notizie sugli autori

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Per leggere le pagine

del n° 1.

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Punti Critici N° 1 (Maggio 1999) – Scritti di Fabio Acerbi, Giovanni Gallavotti, Sandro Graffi, Giovanni Lombardi, Paolo Radiciotti, Lucio Russo, Maria Sepe, Giovanni Stelli.

Per leggere le pagine

del n° 2.

Coperta N- 2

Punti Critici N° 2 (Settembre/Dicembre 1999) – Scritti di Paolo Maddalena, Alberto Giovanni Biuso, Giovanni Gallavotti, Sandro Graffi, Lucio Russo, Stefano Isola, Marco Mamone Capria, Angela Martini.

Per leggere le pagine

del n° 4.

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Punti Critici N° 4 (Febbraio 2001) – Scritti di Fabio Acerbi, Piero Brunori, Giovanni Lombardi, Angela Martini, Paolo Maddalena, Lucio Russo, Ledo Stefanini, Mauro Zennaro.

Si può accedere  ad ogni singola pagina pubblicata aprendo il file word     

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N.B. Le immagini e i video sono stati reperiti nel web e quindi considerati di pubblico dominio. Qualora si ritenesse che possano violare diritti di terzi, si prega di scrivere al seguente indirizzo: info@petiteplaisance.it, e saranno immediatamente rimossi.


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Punti Critici N° 2 (Settembre/Dicembre 1999) – Scritti di Paolo Maddalena, Alberto Giovanni Biuso, Giovanni Gallavotti, Sandro Graffi, Lucio Russo, Stefano Isola, Marco Mamone Capria, Angela Martini.

Punti Critici n. 2

Coperta N- 2pic

Comitato di direzione: Franco Ghione, Sandro Graffi, Paolo Maddalena, Angela Martini, Lucio Russo, Giovanni Stelli.
Comitato scientifico: Alberto Giovanni Biuso (Liceo Beccaria di Milano), Laura Catastini (Istituto Statale d’Arte, Pisa), Antonio Gargano (Istituto Italiano per gli Studi Filosofici), Franco Ghione (Università di Roma Tor Vergata), Sandro Graffi (Università di Bologna), Antonio La Penna (Università di Firenze), Paolo Maddalena (Corte dei Conti per il Lazio e Università di Viterbo), Emanuele Narducci (Università di Firenze), Lucio Russo (Università di Roma Tor Vergata), Paolo Serafini (Università di Udine), Augusto Schianchi (Università di Parma), Giovanni Stelli (IRRSAE dell’Umbria, Perugia).

Segretaria di redazione: Carla Russo.


Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa   pp. 2-4

Presentazione

Logo Adobe Acrobat  Freccia rossa   pp. 5-6

In questo numero

Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa   pp. 9-24

Paolo Maddalena,
Il rapporto tra ragione e diritto

Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa   pp. 27-46    

Alberto Giovanni Biuso,
Educazione e antropologia

Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa   pp. 47-51

Giovanni Gallavotti,
Venti di riforma universitaria e avvertenze

Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa   pp. 53-76

Sandro Graffi,
La sezione fisico-matematica degli istituti tecnici

Logo Adobe Acrobat  Freccia rossa   pp. 79-91

Lucio Russo,
Alcune osservazioni sulla complessità

Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa   pp. 93-136

Stefano Isola,

Su alcune formulazioni matematiche della complessità


Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa   pp. 139-151

Marco Mamone Capria,
Questioni di responsabilità scientifica

Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa   pp. 153-170

Angela Martini,
Un monito dall’America: Le scuole di cui abbiamo bisogno

Logo Adobe Acrobat    Freccia rossa     pp. 171-172

Notizie sugli autori

 

Per leggere le pagine

del n° 1.

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Punti Critici N° 1 (Maggio 1999) – Scritti di Fabio Acerbi, Giovanni Gallavotti, Sandro Graffi, Giovanni Lombardi, Paolo Radiciotti, Lucio Russo, Maria Sepe, Giovanni Stelli.

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Alberto Giovanni Biuso – Recensione al libro di Renato Curcio «L’EGEMONIA DIGITALE. 
L’impatto delle nuove tecnologie nel mondo del lavoro». La colonizzazione dell’immaginario scandisce «un progresso tecnologico inesorabilmente avverso ad ogni anelito di progresso sociale»

Renato Curcio_L'egemonia digitale

 

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Renato Curcio (a cura di)

L’EGEMONIA DIGITALE. 
L’impatto delle nuove tecnologie nel mondo del lavoro

Sensibili alle foglie, Roma 2016

 

Due cantieri di socioanalisi narrativa svolti a Milano e a Roma hanno permesso di saggiare le tesi espresse con grande chiarezza in L’impero virtuale. Colonizzazione dell’immaginario e controllo sociale (Sensibili alle foglie, Roma 2015) dentro gli ambiti professionali e di vita costituiti dal lavoro subordinato; dagli studi professionali; dalle banche -dove i venditori finanziari devono «dire al cliente solo una mezza verità, imparare a tacere ciò che può insospettirlo» (p. 42)-; dalle scuole -nelle quali registri elettronici e altri strumenti non hanno in realtà una funzione didattica ma trasformano «l’istituto scolastico in un dispositivo panottico digitale. Da quando si entra a quando si esce, tutto, lì dentro, viene messo sotto controllo. Monitorato, registrato, tracciato, ripreso, trasmesso e memorizzato» (52); da ospedali e studi medici ormai al servizio di un «processo che vede sempre più la salute ridotta a pacchetti di prestazioni che sono vendibili, quindi ridotta a merce» (84); ai trasporti pubblici e privati.
Lo squilibrio tra tecnologie di controllo dallo sviluppo velocissimo e la consapevolezza sociale del loro significato e dei loro effetti, che procede invece molto lentamente, genera relazioni e strutture collettive caratterizzate da un dominio della quantità di marca fortemente riduzionistica e ossessionato da parametri numerici, che «non sa che farsene del pensiero critico, della soggettività inventiva, dell’epistemologia indisciplinata e dell’immaginario creativo, beni assai più rilevanti per la nostra specie di quello in realtà più modesto, anche se attualmente idolatrato, dell’innovazione capitalistica» (125). Si tratta di un vero e proprio Dataismo, come lo ha chiamato Byung-Chul Han, per il quale «tutto deve diventare dato e informazione» (136), una vera e propria ideologia della misurabilità.
La dissoluzione del non misurabile, della qualità, delle sfumature, delle relazioni, induce chi insegna a diventare voce narrante di supporti audiovisivi e conduce l’intero corpo sociale alla distanziazione tra gli individui anche quando essi sono fisicamente vicini, al «chiacchiericcio informe e anaffettivo di WhatsApp o di Facebook» (60), alla «sterilizzazione anaffettiva, ben rappresentata dai ‘Mi piace’ di Facebook e raccontata dal successo delle emoticon, alle quali non può corrispondere, come tutti sappiamo, alcun reale piacere corporeo ed emozionale», smarrito in una «algida indifferenza» data dalla «maledizione degli algoritmi» che chiude le persone in un infinito e compulsivo smanettamento nel quale i gesti corporei perdono ogni calore, non provando più «alcun piacere, come nessun dolore, né per ciò che fanno, né per le implicazioni ‘esterne’ all’ambito operazionale del loro agire», esattamente come se si fosse degli algoritmi (127).
L’obesità tecnologica sprofonda nella hybris, nello smarrimento della «scelta umana condivisa» che fonda il limite (131), nella schiavitù trasparente generata in Italia dal cosiddetto Jobs Act che cancellando l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori ha invaso ogni attività professionale di «strumenti mobili o fissi (bracciali, cellulari, badge, smartphone aziendali, tom tom traccianti, etc.)» (14), talmente onnipresenti da imporre un dominio sulle persone che mai è stato «più invasivo e pervasivo; mai come negli attuali luoghi di lavoro la sfera personale dei lavoratori è stata assoggettata a una trasparenza ‘quasi totale’» (15).
La colonizzazione dell’immaginario scandisce «un progresso tecnologico inesorabilmente avverso ad ogni anelito di progresso sociale» (122), confermando in questo modo l’ambiguità originaria di ogni progressismo, che sin dal XIX secolo ha accomunato padroni e lavoratori nell’illusione di un avvenire inevitabilmente migliore di ogni passato.
La complessità di tali dinamiche rende insufficiente ogni tecnofobia o tecnofilia, ogni uso buono o cattivo delle tecnologie digitali poiché, ancora una volta, «non sono le ‘tecnologie’ in quanto tali a costituire la minaccia bensì la loro determinazione proprietaria» (122).
Come ogni forma di dominio, anche l’algocrazia – il dominio degli algoritmi che osservano, controllano, determinano le vite – non è una questione in primo luogo tecnologica ma sempre e profondamente politica.

Alberto Giovanni Biuso

www.biuso.eu

Una versione leggermente più sintetica della recensione è stata pubblicata su il manifesto del 14 aprile 2017.


 Colonizzazione dell’immaginario e controllo sociale, l’intervento di Renato Curcio


Renato Curcio lo scorso aprile ha incontrato la Comunità di base delle Piagge per ragionare sui temi del suo ultimo libro “L’impero virtuale, colonizzazione dell’immaginario e controllo sociale” (Edizioni Sensibili alle Foglie). Sullo stesso tema è intervenuto sulla rivista Pagina Uno. Bimestrale di cultura, politica e letteratura.


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