Nichilismo e Umanesimo. La cecità relazionale insita nell’assolutizzare l’utile economico è ormai dilagante nel suo volersi imporre come norma indefettibile dei rapporti sociali e interpersonali. Bisogna allora ricostruire l’umanesimo e opporsi alla guerra che è in atto contro l’essere umano. Il mero utile economico è soltanto calcolo nel quale l’altro muore, ma così ognuno di noi muore al mondo e alla comunità. L’umanesimo è rischio che deve essere affrontato (un rischio che già Platone invitava ad accettare se realmente desiderosi del bene e del bello). E così Pasolini diceva: «Solo l’amare, solo il conoscere conta […]».




M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.
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Leonardo da Vinci – Il grande amore nasce dalla grande cognizione della cosa che si ama, e se tu non la conoscerai, poco o nulla la potrai amare […] l’amore è tanto più fervente quanto la cognizione è più certa.



M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.
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Giorgio Riolo – «La via del classico. Letteratura, società, vita quotidiana, conoscenza».

Giorgio Riolo,
La via del classico. Letteratura, società, vita quotidiana, conoscenza

ISBN 978-88-7588-423-9, 2025, pp. 488,  Euro 35 .

In copertina: Vittorio Amedeo Corcos, Sogni, 1896, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma.



Indice


Introduzione

Perché la letteratura e perché i classici.

Un necessario discorso preliminare

Bibliografia minima generale

Nota al testo

Parte prima

L’antichità classica

Capitolo I – Il mondo greco

Omero

Omero, Iliade

Omero, Odissea

Bibliografia minima

I tragici

Il teatro greco – Le tragedie

Eschilo, Orestea (Agamennone, Coefore, Eumenidi)

Bibliografia minima

Sofocle, Edipo re, Edipo a Colono, Antigone

Bibliografia minima

Euripide, Medea

Bibliografia minima

I filosofi

Platone

Bibliografia minima

Platone, Simposio

Bibliografia minima

Platone, Apologia di Socrate

Bibliografia minima

Platone, Eutifrone, Critone, Fedone

Bibliografia minima

Platone, La Repubblica

Bibliografia minima

Platone, Fedro

Bibliografia minima

Epicuro, Lettera a Meneceo

Bibliografia minima

Capitolo II – Il mondo romano

Seneca, Lettere a Lucilio

Bibliografia minima

Capitolo III – Il Vicino Oriente

La Bibbia e i Vangeli di Matteo e Luca

La Bibbia

Il problema Gesù: il Gesù storico e il Cristo della fede

Bibliografia minima

Parte seconda

Dal Medioevo all’età moderna

Capitolo I – Dante, Machiavelli, Shakespeare, Goethe

Dante, La Divina Commedia

Bibliografia minima

Niccolò Machiavelli, Il principe

Bibliografia minima

William Shakespeare

Bibliografia minima

W. Shakespeare, Amleto, Re Lear

Bibliografia minima

W. Shakespeare, Giulio Cesare, Il mercante di Venezia

Bibliografia minima

W. Shakespeare, Macbeth, La tempesta

Bibliografia minima

W. Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate,

Saggio di Laura Cantelmo

Bibliografia minima

Johann Wolfgang Goethe, Faust

Bibliografia minima

Capitolo II – Il Settecento e l’Illuminismo

Jean-Jacques Rousseau, Discorso sulle scienze e sulle arti, Discorso sull’origine e i fondamenti della diseguaglianza tra gli uomini, Fantasticherie di un passeggiatore solitario

  • Bibliografia minima

Parte terza

La grande stagione del romanzo realistico

Capitolo I – I francesi

Honoré de Balzac

Premessa

Vita e opere

Balzac, Illusioni perdute, Splendori e miserie delle cortigiane

Bibliografia minima

Balzac, Eugénie Grandet

Bibliografia minima

Balzac, Papà Goriot

Bibliografia minima

Stendhal, Il rosso e il nero

Bibliografia minima

Capitolo II – I russi

Nikolaj V. Gogol’, Racconti di Pietroburgo

Bibliografia minima

Fëdor M. Dostoevskij

Bibliografia minima

Dostoevskij, Delitto e castigo

Bibliografia minima

Dostoevskij, L’idiota

Bibliografia minima

Dostoevskij, I demoni

Bibliografia minima

Dostoevskij, I fratelli Karamazov

Bibliografia minima

Lev N. Tolstoj

Tolstoj, Tre morti, I cosacchi, Dopo il ballo

Tolstoj, Padrone e lavorante

Tolstoj, La cedola falsa

Tolstoj, La morte di Ivan Ilic

Tolstoj, Il divino e l’umano

Tolstoj, Padre Sergio

Tolstoj, La sonata a Kreuzer

Tolstoj, Hadzi Murat

Tolstoj, Guerra e pace

Tolstoj, Anna Karenina

Tolstoj, Resurrezione

Bibliografia minima

Anton P. Cechov

Cechov, Racconti

(La steppa, La signora col cagnolino, Reparto N. 6)

Bibliografia minima

Capitolo III – Thomas Mann

Thomas Mann, I Buddenbrook

Thomas Mann, Tonio Kröger

Thomas Mann, La morte a Venezia

Thomas Mann, Tristano

Thomas Mann, Disordine e dolore precoce

Thomas Mann, La montagna incantata

Thomas Mann, Doctor Faustus

Bibliografia minima

Capitolo IV – LOttocento italiano

Alessandro Manzoni, I promessi sposi

Bibliografia minima

Giacomo Leopardi, Canti, Operette morali

Bibliografia minima

Giovanni Verga, Novelle

Bibliografia minima

Parte quarta

La grande letteratura italiana del secondo dopoguerra

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il gattopardo

Bibliografia minima

Elio Vittorini, Conversazione in Sicilia

Bibliografia minima

Primo Levi, Se questo è un uomo, I sommersi e i salvati

Bibliografia minima

Italo Calvino, La giornata di uno scrutatore

Bibliografia minima

Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli

Bibliografia minima

Cesare Pavese, La luna e i falò

Bibliografia minima

Beppe Fenoglio, Il partigiano Johnny, Una questione privata

Bibliografia minima

Francesco Jovine, Le terre del Sacramento

Bibliografia minima

Ignazio Silone, Uscita di sicurezza

Bibliografia minima

Leonardo Sciascia, Le parrocchie di Regalpetra, Il contesto,

Todo modo, Gli zii di Sicilia, Il mare colore del vino

Bibliografia minima

Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari e Lettere luterane

Bibliografia minima

don Lorenzo Milani, Lettera a una professoressa

Bibliografia minima

Parte quinta

Marguerite Yourcenar

Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano

Bibliografia minima

Parte sesta

La storia

Edward H. Carr, Sei lezioni sulla storia

Bibliografia minima

Marc Bloch, Apologia della storia o mestiere di storico

Bibliografia minima

AA.VV. Lettere di condannati a morte della Resistenza europea

Bibliografia minima

Massimo M. Salvadori, Storia d’Italia.

Il cammino tormentato di una nazione. 1861-2016

Bibliografia minima

Parte settima

Il pensiero critico

Karl Marx, Opere

Bibliografia minima

Antonio Gramsci, Alcuni temi della quistione meridionale,

Lettere dal carcere, Quaderni del carcere

Bibliografia minima

György Lukács, Il marxismo e la critica letteraria,

Estetica

Il fascino delle origini

L’intermezzo moscovita

Le concezioni estetiche di Marx ed Engels

Il realismo critico, la particolarità e il “tipo”

Lo scoiattolo e l’elefante

Il rigore della maturità

Dalla vita quotidiana alla vita quotidiana

La catarsi, dall’antica Atene alle moderne metropoli

La catarsi nella vita e nella letteratura: Lev Tolstoj

Bibliografia minima

Ernst Bloch, Il principio speranza

Ernst Bloch e il marxismo critico

Il principio speranza

Il diritto degli esseri umani a “camminare eretti” e il socialismo

Il Sessantotto e oltre

La vita e l’opera

Bibliografia minima

Simone Weil, La prima radice

Bibliografia minima

Frantz Fanon, I dannati della terra

Bibliografia minima

Indice dei nomi




M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.
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Salvatore Bravo – Equilibrio e civiltà nello spirito di M. Zambrano. L’etica dell’amicizia e del dono non è solo un ideale, ma è una pratica che stabilisce il cammino verso cui orientarsi. A noi tutti spetta il lavoro dello spirito, affinché l’Aurora di M. Zambrano risorga e la “nascita” possa sostituire la morte. Ogni nascita è un ponte verso la vita, ogni nascita reca con sé la dimensione del dono.


Salvatore Bravo

Equilibrio e civiltà nello spirito di M. Zambrano.
L’etica dell’amicizia e del dono non solo un ideale,
ma è una pratica che stabilisce il cammino verso cui orientarsi.
A noi tutti spetta il lavoro dello spirito, affinché l’Aurora di M. Zambrano risorga
e la “nascita” possa sostituire la morte.
Ogni nascita è un ponte verso la vita, ogni nascita reca con sé la dimensione del dono

 

La parola civiltà deriva da civitas, ovverossia la città. Il luogo dove vivono le buone relazioni è la città nella quale le idee si sviluppano parallelamente alle buone relazioni. Anche il conflitto rientra nelle buone relazioni, se esso non è mortifero, ma è fecondo scontro dialettico. La civitas è luogo urbano e simbolico della civiltà. Le buone relazioni presuppongono la stabilità e la valutazione etica. La stabilità è data dal reciproco riconoscimento della comune umanità sempre mediata dalla consapevolezza delle differenze, mentre la valutazione etica è la condizione che pone la geometria delle buone relazioni; è lo spazio ideale all’interno delle quali esse devono essere fondate. Si pensi alla sfera di Parmenide metafora dell’essere. Ogni punto della superficie è equidistante dal centro. La sfera è il simbolo della civitas-polis, l’uguaglianza senza stabilità e reciprocità è solo vuoto ciarlare. La sfera è indivisibile, come la civitas, se in essa subentra la divisione non è più tale, ma è semplice giustapposizione di individui. L’etica dell’amicizia e del dono non è, dunque, solo un ideale, ma è una pratica che stabilisce il cammino verso cui orientarsi. La madre è archetipo del dono e della mediazione della legge, mentre il padre è la legge che pone il limite entro cui è necessario disporsi. La civiltà necessita della complementarietà dei due archetipi, i quali sono incarnati in figure reali, il padre e la madre, o in figure simboliche e istituzionali. L’equilibrio fonda la possibilità della civiltà. Già Empedocle affermava che solo l’equilibrio tra forze contrastanti consente la vita.

Disarmonie

L’occidente ha rotto ogni equilibrio, l’archetipo della madre trova il suo senso nella tensione feconda col padre. Ancora una volta la cultura classica ci svela e rivela la verità: il polemos eracliteo è armonia degli opposti. L’armonia dinamica consente il fiorire della vita e delle vite nell’equilibrio tra gli opposti. La relazione tra gli opposti pone il senso e il significato. L’occidente a tutto questo ha rinunciato. Il logos, relazione dialogica, in cui i dialoganti attraversano gli spazi che li divide per ritrovarsi nella verità è già civitas-civiltà. Non a caso dialoghi socratici con una sola eccezione sono sempre ambientati nella città. L’occidente muore nell’efferatezza, perché ha rinunciato alla civitas, al logos e alla relazione dialettica tra gli archetipi. Non è un evento indeterminato, ma la rinuncia alla civiltà è l’effetto finale del momentaneo trionfo del capitalismo. Quest’ultimo deve trasformare ogni creatura in un essere consumante e in carriera. Esso ha sollevato con successo l’atomistica delle solitudini e governa mediante l’illimitata conflittualità. Tutto è odio e tutto è indifferenza verso l’umano. In questo clima di guerra e di solitudine competitiva l’efferatezza delle relazioni non meraviglia. I generi si guardano con sospetto e la perpetua campagna di denigrazione del maschile non può che favorire con la solitudine generale. L’occidente si frammenta e si disperde nella guerra di tutti contro tutti. Le nuove generazioni sono nutrite col cattivo cibo del desiderio che rende indifferenti al bisogno altrui e insegna ad ascoltare solo il proprio immediato desiderio; differirlo e pensarlo è considerato “il male”. I padri e le madri non ci sono. Il senso dell’uno e dell’altro è nella relazione tra le differenze. La rottura dell’equilibrio ha comportato il tramonto di entrambe le figure. Non resta che il mercato, il quale è diventato “il cattivo maestro” di tutti, poiché assimila nell’illimitato, in quanto si nutre dei desideri indotti e deforma la natura razionale ed etica dell’essere umano. La civiltà declina e all’orizzonte non si profila una nuova civitas, ma il “niente” nel presente appare con la sua incomparabile efferatezza. L’Occidente è, di conseguenza, sterile, produce guerre e non vita. La vita biologica e le nascite spirituali sono fortemente osteggiate, in quanto sono il consumo e la logica della morte a governare.

 

Coscienza e viscere in Maria Zambrano

Dove non vi è equilibrio e stabilità come i classici ci hanno insegnato regna la negazione. Tutto questo non è un destino, ma una contingenza storica. Innumerevoli sono i percorsi della prassi, uno dei fondamentali è riconnettere la “coscienza al viscere”, ovvero alla vita sentita come Maria Zambrano nel suo esilio filosofico e politico ci ha indicato. Bisogna ricongiungere interiormente e nelle relazioni ciò che la civiltà del globish ha diviso per innalzare gli altari della competizione-dominio in cui tutto muore e nulla nasce:

«E la terra le servirà da appoggio, da spazio illimitato. Ma la superficie, il piano, non le basta, alla vita già dotata di un corpo, per assimilato che questo sia alla pianura, alla desolazione della semplice superficie. Essa ritorna nella cavità della grotta iniziale protetta dalla luce e da qualsiasi elemento che non sia lei, torna alla terra, alla terra come tale, al viscere terrestre. In seguito, il corpo vivo otterrà di recare in sé questo viscere. E la grandezza delle viscere, la loro molteplicità, la loro ricchezza, il loro rigore, anche, contrassegneranno la scala della vita, la scala in cui l’essere vivente mostra già il suo viso. Al sembiante dell’essere vivo fa riscontro l’oscurità delle viscere; al sembiante, fattosi chiaro, del mammifero, e al suo luminoso volto, corrisponde il viscere vivo, tesoro che ormai la caverna terrestre non avrà più il privilegio di contenere. Viscere, ha la terra, in cui la luce è custodita scintillante, indelebile. La luce formata di acqua e di fuoco, di aria e di sale. Il sale della terra che assorbe e fissa la luce».1

Civiltà è nel sentire la presenza dell’altro, il quale nella sua sacralità ci riconnette con la vita consentendo la comunicazione tra il sentire delle viscere e il pensare. Il taglio sanguinoso tra il sentire e il pensare produce individui che hanno sostituito il logos con il calcolo dell’immediato e con l’abbaglio dei risultati da ottenere subito in termini di piacere, denaro e potere. In questo contesto uccidere è un’azione banale, è un mezzo tra i tanti, tanto più che la vita non è più un valore sacrale, ma è anch’essa assoggettata al desiderio. L’Occidente ha perso l’Aurora, ancora una volta le parola della filosofia poetante di Maria Zambrano sono preziose per riorientarci tra le macerie del presente. L’Aurora è il pensiero che emerge dall’equilibrio tra il femminile e il maschile, l’Aurora è la condizione chiaroscurale del sentire nella quale è possibile la nascita del “nuovo”:

«L’Aurora, che ha risvegliato il germe – preesistente ma quasi normalmente assopito – dell’illimitato e dell’ardente, ci appare come un limite, un confine che ci arresta e ci chiama in modo ineludibile. È un sogno, un luogo dove i semplici sentire, con il loro naturale fantasticare, sembrano sul punto di essere soppressi […]. L’apparizione dell’Aurora unifica i sentire trasformandoli in senso, reca il senso. […] In nome di quale ragione occulta, sconosciuta, l’Aurora appare e scompare? Appare così, senza ragione, si mostra all’improvviso, oscillando tra la purezza massima della ragione e il suo apparente opposto […]. Improvvisamente qualcosa che sembrerebbe naturale si manifesta come una rivelazione: il fatto che abbia colore. […] Ci sembra allora inevitabile che l’Aurora apra il senso, l’orizzonte e la luce di ogni giorno […], che la luce debba anch’essa farsi ogni giorno di nuovo, perché la vita, a sua volta, ogni giorno si faccia; perché l’essere e la vita uniti non muoiano una volta per sempre, come se fossero stati creati […] una volta sola e per sempre qui, dove siamo: se l’eternità ci si offrisse fin dal principio, se questo principio non fosse una gloriosa, impensabile rivelazione. Se il pensiero non dovesse alimentarsi respirando, anche solo per lievi istanti, l’eternità; un inconfondibile tremore, e quell’inconcepibile fiore che a volta è l’Aurora […]. È lei, l’Aurora, che fugge nell’istante in cui viene percepita, che si nega ad avere un corpo, che annuncia, tremando, questo sì, un mondo altro, in cui i sensi si trovano in un tempo proprio […]; poiché il tempo ci appare come il primo datore dell’essere, e non come il suo rivale. […] Il vuoto in cui la bellezza appare, sarà a sua volta proprio esso a manifestarsi? Essere, essere in altro modo, o essere in verità, o oltre la verità, o oltre l’essere; vuoto e bellezza annunciano qualcosa che non si perde ma che non si dà. E lei è, così immaginiamo, l’unica tra tutti gli dèi e le parole che un tempo furono come dèi; lei è, ci sembra, la sola ad aver conservato quella condizione. Lei, l’Aurora».2

A noi tutti spetta il lavoro dello spirito, affinché l’Aurora risorga e la “nascita” possa sostituire la morte. Ogni nascita è un ponte verso la vita e le vite, ogni nascita reca con sé la dimensione del dono. L’alternativa al comunismo deve fondarsi sulla Metafisica della vita e dell’intero. Se ciò non accadrà il futuro non sarà che la fosca ripetizione del passato da cui dobbiamo congedarci già nel presente. Il compito è grande, ma il percorso è necessario.

1 M. Zambrano, I Beati, a cura di Carlo Ferrucci, SE Edizioni, Milano 2010.

2 M. Zambrano, Dell’Aurora, Marietti, 2020, pp. 27-29


M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.
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Carlo Natali – «[…] una lettura del concetto di natura in Aristotele come fonte della normatività pratica, deve essere discussa anche dal punto di vista storiografico per valutare la correttezza del richiamo all’autorità del pensatore antico, e, soprattutto, per trovare se nella lettera del testo si trovino spunti teorici ulteriori e più complessi, utili sia a una comprensione storica del concetto di natura in Aristotele, sia all’utilizzo di questo concetto in una discussione moderna sull’idea del bene umano. Questo è il compito che si è assunto P.M. Morel nel suo bel libro su “La nature et le bien”».


Il testo che pubblichiamo è la versione italiana della recensione,
scritta da Carlo Natali originariamente in lingua francese,
al libro di Pierre-Marie MOREL,
La nature et le bien.
L’Éthique d’Aristote et la question
naturaliste,
Louvain-La-Neuve, Peeters, 2021 (Aristote. Traductions et études), p. 279,
e pubblicata sulla rivista «Philosophie antique [En ligne]», 22, 2022.
Ringraziamo la direzione e la redazione di
«Philosophie antique»
per aver concesso l’autorizzazione alla pubblicazion
anche della versione
italiana.




M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.
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Rodolfo Mondolfo – Senza un lungo studio e un grande amore non si può fare l’indagine scientifica né in filosofia né in qualsiasi altro ramo della cultura.




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Enrico Crivellato – «Passo dopo passo. Scritti di storia della medicina e della scienza». È una storia non di rado trascurata, ma che segna il faticoso percorso verso nuove conquiste del sapere e verso l’acquisizione di nuovi paradigmi concettuali. È una storia affascinante, e commovente, che disvela i limiti e la grandezza dello spirito umano.


Enrico Crivellato, Passo dopo passo. Scritti di storia della medicina e della scienza

ISBN 978-88-7588-427-7, 2025, pp. 456, Euro 30

In copertina: Alberto Burri, da Sestante (1989). Ex-Seccatoi Tabacco, Città di Castello, Perugia









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La contraddizione
Amici
Amore
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Mario Vegetti – «L’etica aristotelica fra l’antico e il moderno». Premessa di Francesco Fronterotta. Presentazzione di Luca Grecchi.


Mario Vegetti
L’etica aristotelica fra l’antico e il moderno.
Premessa di Francesco Fronterotta.
Presentazione di Luca Grecchi.

ISBN 978-88-7588-425-3, 2025, pp. 112, Euro 12.

In copertina: Joan Miró, Le soleil rouge, litografia, 1976.




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La contraddizione
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Amore
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Stefano Isola – Nel testo «A fin di bene: il nuovo potere della ragione artificiale» non si parlerà, se non in modo marginale, di vantaggi, svantaggi, prestazioni, opzioni, di questa o quella innovazione tecnologica. Si parlerà del tipo di potere che sta prendendo forma con l’avvento su larga scala delle tecnologie dell’informazione e della cosiddetta “intelligenza artificiale”, e del tipo di mondo che tale potere prefigura.




Le prime 30 pagine


Stefano Isola

Stefano Isola vive a Firenze, dov’è nato nel 1959.
È professore ordinario di Fisica Matematica
presso l’Università di Camerino,
ed è autore di numerose pubblicazioni scientifiche su temi di sistemi dinamici, probabilità,
epistemologia, storia della scienza e teoria musicale,
e di  libri e saggi divulgativi di storia e critica sociale.
Ha svolto anche attività di editore, agricoltore, musicista e compositore.

Curriculum


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Lucio Russo, fisico, matematico, storico della scienza, ci ha lasciati il 12 luglio 2025, a Bologna (era nato a Venezia il 22 novembre 1944). La sua profonda sensibilità culturale, la sua straordinaria vastità di conoscenze, la poliedricità dei suoi interessi scientifici, l’umanesimo che ha contraddistinto sempre il suo alto magistero universitario, sono e rimarranno un dono prezioso per tutta la società, in particolare poi per «Petite Plaisance», con cui ha collaborato per molti anni, dai suoi scritti pubblicati su «Koinè», al rapporto solidale con la rivista da lui diretta «Punti critici», i cui vari numeri volle fossero messi in rete attraverso il nostro blog: «Invito alla lettura». Sapremo conservare la memoria di un uomo che ha vissuto intensamente la “passione durevole” della ricerca, sapendone trasmettere i contenuti innovativi soprattutto alle nuove generazioni.



















Alcuni dei libri di Lucio Russso














M. Ludovico Dolce, Dialogo nel quale si ragiona del modo di accrescere e conservar memoria, Venezia 1562.
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